STORIA di MASSA LUBRENSE

dall'Età Neolitica al Regno di Napoli

Dai reperti rinvenuti nella Grotta della Conca (nei pressi di Sorrento), in quella delle Noglie (vicino Nerano), ma soprattutto nella Grotta La Porta e le altre attorno Positano, è stato determinato senza ombra di dubbio che la Penisola fu abitata da trogloditi fin dai tempi più remoti, in età neolitica e nell'età del bronzo. Ma i primi popoli dei quali si abbia notizia sono quelli degli Osci, o Oscici, Ausoni e Opici. La regione fu quindi anche chiamata Opicia e corrispondeva più o meno a quella che successivamente si sarebbe chiamata Campania. I primi stranieri ad approdare sulle coste dell'Opicia furono molto probabilmente i Fenici o gli Egei, ma sia gli uni che gli altri fondarono però solo delle stazioni commerciali costiere.

I navigatori greci Lestrigoni e Cimmeri furono i primi a colonizzare le regioni dell'Italia Meridionale alla fine della prima età del ferro, e la prima delle città che fondarono sulle coste campane fu Cuma, probabilmente nell'XI secolo a.C.. I Teleboi, altro popolo greco, si insediarono a Capri e alla estremità della Penisola nel X o IX secolo a.C. portando con sé il mito e il culto delle Sirene, che tanta fama avrebbe dato a questo territorio.

I Greci probabilmente non si fusero con gli Osci, ma li ricacciarono all'interno assoggettando solo la Penisola Sorrentina e Capri. La parte più interna della Campania non occupata dai Greci, che in genere si insediavano quasi esclusivamente nelle zone costiere, fu invece conquistata dagli Etruschi e dai Tirreni verso il VI secolo a.C.. I Tirreni sicuramenete occuparono la Valle del Sarno fino a Marcina (l'attuale Vietri) città che divenne poi uno dei più importanti centri dei Picentini.

A partire dal V secolo a.C. e fino all'epoca della conquista romana (289 a.C.) le regioni costiere subirono l'influenza dei Siracusani, ma il territorio fu materialmente conquistato dai Sanniti che scesero dai monti dell'interno e conquistarono prima Capua, poi Cuma, e infine anche Sorrento.

A quest'epoca alcuni fanno risalire l'origine del nome Campania in quanto i Sanniti che avevano conquistato la pianura (i campi) furono da allora in poi chiamati Campani per distinguersi da quelli che erano rimasti nella loro terra di origine sulle alture appenniniche. Una teoria più moderna e fondata vuole invece che il termine derivi dal nome della città di Capua, e di conseguenza Campani sarebbe stata una evoluzione di Capuani.

Pare, però, che i Sanniti avessero concesso ai Greci di rimanere all'estremità della Penisola per custodire i luoghi sacri dedicati alle Sirene e ad Atena. Infatti a quei tempi la Punta della Campanella era già famosa presso i naviganti di tutto il Mediterraneo e da questi era conosciuta proprio con il nome di Ateneo o Sirenusio. All'epoca non esisteva una nazione Campana, ma delle confederazioni; una delle più importanti era quella Nocerina, che comprendeva tutta la valle del Sarno e le città costiere di Ercolano, Pompei, Stabia e Sorrento.

Nel IV secolo a.C. ebbero inizio le Guerre Sannitiche che si protrassero per ben 74 anni, ma alla fine, nonostante l'alleanza con i Bruzi e i Lucani, i Sanniti furono sconfitti e Roma si impossessò definitivamente della Campania nel 289 a.C.; Sorrento e l'Ateneo furono assoggettate politicamente, ma sostanzialmente rimasero di cultura greca.

Nel 268 furono deportate in Campania le popolazioni ribelli dei Piceni (provenienti da Atri, vicino al Tronto) alle quali fu assegnato il territorio corrispondente più o meno all'attuale provincia di Salerno. Questa regione, che era stata confiscata ai Lucani, comprendeva le città di Eburum (Eboli), Salernum (Salerno) e Picentia (Pontecagnano); quest'ultima era all'epoca la città più importante e da essa prese il nome la Provincia Picentina o dei Picentini.

E' a quest'epoca quindi che si devono far risalire le prime divisioni amministrative del territorio della Penisola fra la regione Campana a nord-ovest e quella Picentina a sud-est. Questo confine, a volte esclusivamente amministrativo, altre volte di determinante importanza politica, nei secoli successivi sarà molte volte spostato dalle vicinanze di Positano, alla valle del Sarno, alle Tore di Sorrento.

Nel 216 a.C., nel corso della II Guerra Punica, gli abitanti della Penisola si allearono con Annibale contro Roma e anche questi nuovi conquistatori rispettarono la grecità dei luoghi. Poi, all'inizio del I secolo a.C., vari popoli (fra i quali i Marsi, i Sanniti e i Campani) si unirono contro Roma formando la Lega Italica (Guerra Sociale). Furono eletti due consoli: Pompedio Silone (Marso) e Papio Mutilio (Sannita). Varie città campane, fra le quali Stabia, scacciarono il presidio romano e accolsero Papio Mutilio. A seguito dell'emanazione della legge Giulia (che concedeva la cittadinanza romana alle popolazioni che si assoggettavano a Roma), alcune di queste città non si lasciarono sfuggire l'occasione e ritornarono dalla parte dei Romani abbandonando la Lega Italica. Stabia fu una di quelle che rimase invece fedele alla Lega e a Papio Mutilio e per questa ragione fu incendiata e rasa al suolo da Lucio Silla nell'89 a.C. .

Al tempo di Augusto fu istituita una colonia militare di veterani di Silla alla quale fu assegnata quasi tutta l'estremità della Penisola (l'attuale territorio di Massa Lubrense e parte di quello Sorrentino) e quindi a far data da allora i Romani si sostituirono ai Greci e l'Ateneo divenne Promontorium Minervae a tutti gli effetti.

Augusto prima e Tiberio poi cominciarono a trascorrere buona parte dell'anno nell'isola di Capri, dove il secondo fece costruire la celeberrima Villa Iovis. A causa di ciò in Penisola affluirono i più eminenti cittadini romani e in particolare la costiera sorrentina diventò uno dei luoghi di villeggiatura più in voga nel I° secolo. In questo periodo è da ricordare la presenza di veterani di Augusto assegnatari di poderi da coltivare.

Nel V secolo tutta la Campania subì le invasioni dei barbari e fu poi teatro della guerra fra Goti e Bizantini, e la battaglia finale nel 555, vinta dai secondi, fu combattuta proprio al limitare della Penisola, nei pressi del fiume Sarno. A seguito delle invasioni dei barbari, la costiera amalfitana cominciò ad essere popolata da coloro i quali cercavano scampo in quei territori impervi, tentando di sfuggire così agli assedi, ai saccheggi e alle epidemie portate dai Vandali e dai Visigoti.

Nel 570 i Bizantini furono scacciati dai Longobardi i quali occuparono gran parte della Campania, ma non riuscirono a conquistare le principali basi navali quali Gaeta, Napoli, Amalfi, Sorrento e Salerno. Successivamente i soli stati italo-greci che resistettero furono Napoli, Sorrento e Amalfi, mentre le vicine città di Nocera e Salerno (630), anch'esse passarono sotto il dominio longobardo del Ducato di Benevento.

All'epoca i possedimenti di Sorrento si estendevano dal Sarno al Promontorium Minervae. Il territorio di Stabia, fra il Sarno e il Monte Aureo (Monte Faito), si chiamava Plagia Maggiore; ad occidente di questa c'era Massa Equana (Vico); seguiva la piana sorrentina divisa in Planizie (il Piano di Sorrento) e Sorrento; infine all'estremità della penisola, includendo quindi il Promontorium Minervae, c'era Massa Publica (Massa Lubrense). La maggior parte degli studiosi sostengono che Massa derivi da mansa, termine longobardo che indica un luogo atto alla coltura. Al nome di Massa fu unito l'aggettivo publica a significare demaniale, agro pubblico, evidentemente uno di quelli che appartenevano allo stato sorrentino. Solo nel XIV secolo l'attributo publica fu sostituito da lubrensis (delubrum = tempio, riferito alla cattedrale che sorgeva sulla spiaggia di Fontanella). Insieme con l'aggettivo la municipalità assunse a suo stemma l’immagine della Vergine della Lobra. Il nome di Massa senza aggettivi è riferito di solito al casale della cattedrale, attualmente indicato come centro o capoluogo.

A partire dal VII secolo, quindi, le zone costiere facilmente difendibili da attacchi portati via terra acquisirono importanza e ivi si trasferirono i ceti dirigenti romano-bizantini in fuga davanti ai Longobardi. Per un certo tempo in questo periodo, Sorrento ed Amalfi furono annesse a Napoli, resasi definitivamente indipendente dai Bizantini nel 752 quando Eutichio, ultimo Esarca di Ravenna, cedette ai Longobardi. Fino a quel momento i territori del versante napoletano e di quello salernitano erano stati quasi sempre accomunati sotto la stessa bandiera, ma d'allora in avanti, fino alla fine del secolo XII, ebbero vita politica separata. A nord-ovest si costituì il libero Ducato di Sorrento mentre a sud-est nasceva la Repubblica di Amalfi, che comprendeva anche Capri. 

Massa fece parte del Ducato di Sorrento con alterne fortune fino all'avvento del regno normanno. Iniziò la sua emancipazione sotto gli Svevi, costituendosi in civitas. Anche dopo la caduta di Amalfi nel XII secolo, il Ducato di Sorrento mantenne la propria autonomia fino alla dominazione di Re Ruggiero. Il territorio sorrentino, oltre a non appartenere, se non per quel breve periodo nell'XI secolo, all'Italia dei Longobardi, non fu conquistata dai Normanni, e quindi evitò l'imposizione del regime feudale. Il 26 febbraio 1266 con la battaglia di Benevento finì il dominio della dinastia normanno-sveva di Federico II e Manfredi e il regno passò agli Angioni, il cui primo sovrano fu Carlo I d'Angiò, il quale stabilì la capitale a Napoli. Nel 1273 i massesi, in maggioranza ghibellini, le procurarono la rappresaglia di Carlo D'Angiò, che reincorporò il territorio in quello di Sorrento.