Stampe e ristampe sulla storia di Massa

MASSA LUBRENSE. Massa Lubrense, ottenne la sua autonomia da Sorrento nel 1470, ma i confini tracciati non soddisfacevano nessuno dei centri confinanti, per cui s'intavolarono intense trattative per rettificarli: così Priora fu attribuita ai sorrentini, mentre Sant'Agata ed un'ampia parte della Marina di Puolo passarono ai massesi. Sulla nuova "università" sono state scritte non poche storie, sia sotto il profilo storico che geologico e dopo quella di G.B.Persico (1644) e prima di quella di Riccardo Filangieri di Candida (1910), e dopo ancora quella del Milano (1820), è stata proposta quella scritta da Gennaro Maldacea nel 1840 con l'appendice del nipote Francesco Saverio Maldacea di 41 anni dopo. Entrambe ricche di notizie e di indagini etnografiche; la prima più intensa e completa, la seconda quasi come complemento all'altra. 

Varie volte - specie quelle del Persico e del Maldacea "zio" - le Storie di Massa Lubrense sono state oggetto di ristampa e di diffusione in edizioni varie e ad iniziativa di enti ed associazioni diverse, fra cui meritano richiamo quelle dell'Archeoclub Massese e di Benito Iezzi, quest'ultima su carta a mano d'Amalfi, edizioni "Il Sorriso d'Erasmo". Oggi, è Giovanni Visetti che, divenuto editore, presenta le due opere dei Maldacea unite in un'edizione pressoché tascabile ed economica, nonché di facile lettura e consultazione da rappresentare una piacevole curiosità. Più quella del nipote, "Massalubrense antica", che "Storia di Massa Lubrense" dello zio (da notare che quest'ultimo, più correttamente, indica il nome della città diviso e non unito come l'altro), perché più rara e molto ricercata dagli studiosi della regione lubrense, anticamente nota come promontorio di Minerva per il celebre tempio innalzato a questa Dea nell'antichità. Giovanni Visetti è meritevole per le sue ricerche sul "tenimento di Massa Lubrense” e sulle coste della Penisola Sorrentina, che lo hanno segnalato all'attenzione dei mondo storico-culturale massese. Ora ha acquisito altra benemerenza con l'aver messo a disposizione dei curiosi di storia lubrense due testimonianze del secolo XIX, sempre ricercate, ma difficilmente reperibili nei testi originali. E' un'attività decisamente da segnalare ed incoraggiare: e questo è il significato di questa nostra nota. 

Il promontorio di Minerva (o Atenaion, in epoca più remota) - nei cui pressi un decennio fa lo studioso Mario Russo scoprì una scritta "osca" che testimonia l'antichità del tempio - oggi è noto come Punta della Campanella perché dopo la funesta e famosa incursione dei turchi di Alì Pascià vi fu costruita una torre "per dar l'allarme con una piccola campana all'avvicinarsi dei corsari". Questa notizia storica annullerebbe quella popolare secondo cui, allorché i turchi, nel saccheggiare Sorrento, asportarono la campana della chiesa del patrono, Sant'Antonino, per fonderla per costruire cannoni, la caricarono su di una nave, che, nel fuggire verso i padri lidi, nell'incrociare il capo, non riuscì a proseguire fin quando non si scaricò della "campana". Così nacque la tradizione secondo cui i sorrentini, ogni anno nel giorno della festa del Santo - il 14 febbraio - si recassero sul posto e potessero ascoltare la campana suonare alla... punta della Campanella. 

L’invasione dei turchi, come prima l'infedeltà dei massesi agli Aragonesi - per aver parteggiato per gli Angioini - avevano fatto edificare in luoghi diversi la chiesa della protettrice, la Madonna delle Grazie, battezzata come S.Maria della Lobra. Il nome di Massa Lubrense derivò proprio dall'antico tempio pagano Delubrum Minervae, luogo ove era il tempio nel quale si consumavano i sacrifici. Il nipote di Gennaro Maldacea, medico, usa alcune parole in modo difformi che Giovanni Visetti corregge (ed avverte della correzione), "Parma" invece di "Palma", "Neraro" al posto di "Nerano", "Schiani" in ruolo di "Schisani" ed altre in senso alternativo fra cui "Monisteri" e "Monasteri", "Napolitani" e "Napoletani", "Castellamare" e "Castellammare", ecc.

Dalla lettura dell'appendice di Francesco Saverio Maldacea si hanno le conferme sull'esistenza del tempio in onore di S.Pietro, costruito su quello distrutto di Apollo, alle falde del monte "Caprolla" (da "Acrapolla") - più corretto sarebbe "Crapolla" - cioè alla punta del promontorio che "guarda il seno Pestano" ed ove gli assaccati della Confraternita di S.Pietro, posta nella chiesa di S.Eufemia (oggi di S.Antonio) di Sorrento si recavano "nel secondo giorno festivo di Pasqua". E si apprendono anche molte interpretazioni di toponimi dell'estremo lembo della Penisola Sorrentina! La frazione di Torca deriva il nome da via teorica, via delle Teorie che erano le sacre legazioni che recavano offerte ad Apollo da varie località della Grecia. Quando si sente Montaccora si pensa che sia una dialettizzazione di Montecorvo o Montecorbo (come attualmente sono indicate le strade che attraversano questa zona che divide Sorrento da Massa Lubrense. Invece - secondo il nostro "giovane" autore - è proprio corretto dire Montaccora e tale appellativo deriva da Monte Tan kopan, cioè Monte delle Vergini, perché in detta zona era attribuita l'esistenza dei Tempio delle Sirene, queste ultime chiamate Vergini del monte

E Francesco Saverio Maldacea conclude il suo lavoro con una citazione dell'epico sorrentino, Torquato Tasso, il quale, parlando delle Sirene, lamenta che "appresso il cui sepolcro ebbi la cuna / cosi avuto vi avessi o tomba o fossa". E' un'ulteriore dimostrazione che, una volta, il nostro grande Poeta era più sovente nel ricordo della cultura della Penisola!

Nino Cuomo - Il Giornale di Napoli - 27/1/2000