LA  SETA

La produzione della seta scomparve completamente alcuni decenni fa a seguito di una terribile malattia che portò quasi a scomparire gli alberi di gelso, fonte principale dell’alimentazione dei bachi da seta. Di tale produzione, oggi, non resta che qualche forno e qualche ricordo. Dell’importanza economica di tale produzione e della eccezionale bravura delle nostre donne ci parlano studiosi e storici. Tra le testimonianze bibliografiche rinvenute abbiamo scelto quella di Franca Assante dal volumetto, di cui è autrice, “ La Costiera nel ‘700”, che ci è sembrata la più efficace.

Riferendosi alla "piccola sassosa costiera di Vico, di Sorrento e di Massa" Galanti la definiva "povera di terra, ma ricchissima d'industrie". Antichissima l'industria della seta; in Campania; la Costiera si collocava al terzo posto dopo il nolano e la città di Napoli con 16.000 libbre. Si allevavano bachi un po' dovunque: in particolare a Sorrento, il cui prodotto secondo il Giustiniani era stimato il migliore del regno. A Vico si filava la seta da destinare al mercato napoletano

A Massa, in particolare, la coltura dei bachi da seta costituiva l'occupazione principale; ancora nella prima metà del secolo XIX la manifattura più importante "consisteva nelle fettucce di seta" e "non vi era donna che non sapesse tessere e che non si occupasse, disbrigate le faccende domestiche, a tal opera". Nel corso degli anni la produzione di seta grezza tratta al grande aspo diminuirà a favore di quella tratta al piccolo aspo, la prima destinata alla filatura della seta ordinaria, l'altra alla filatura della seta fine (organzino).

Tale lavorazione conservava aspetti e metodi propri della lavorazione artigianale, legata al lavoro a domicilio e alle commesse dei mercanti. Gli strumenti della filatura e della tessitura erano molto semplici ma tecnicamente essenziali. La presenza di "votatori di filatoio" induce a pensare alla "ruota”. Oltre alla filatura erano anche presenti altre fasi della lavorazione; dalla cardatura delle "capisciole" alla trattura, alla tessitura, alla manifattura di calzette e di "zagarelle". A Sorrento c'era chi attendeva alla fabbricazione di veli. Esiste anche una traccia di lavorazione della canapa: pettinatori a Piano e a Sorrento e ancora filatori di spago e i famosi "funari" a Massa.

(Tratto da ALLA RISCOPERTA DELL’ ARTIGIANATO LUBRENSE

Studio realizzato dalla III A (94/95) della S.M.S. Bozzaotra

in collaborazione con Archeoclub d'Italia - Sede di Massa Lubrense)