STORIA di MASSA LUBRENSE

dal 1300 ai nostri giorni

A partire dalla dominazione angioina ebbero inizio le lotte di Massa, e a volte di Piano e Vico, contro i soprusi dei Sorrentini. A volte si limitavano a battaglie legali, altre volte si ricorreva alla forza e alle armi. Ogni qualvolta se ne presentò l'occasione, per farsi guerra, si schierarono con le fazioni opposte, e ciò capitò spesso nel corso delle successive interminabili dispute fra Angioini e Durazzeschi. Per oltre un decennio in questo periodo il Territorio di Massa Lubrense fece parte del Du­cato di Amalfi e con esso della Provincia di Principato Citra.

Con la tragica morte di Giovanna I cominciarono le guerre fra Durazzeschi e Angioini per la successione al Regno di Napoli. Primi avversari furono nel 1382 Carlo III di Durazzo e Ludovico Duca d'Angiò. Morto Carlo gli successe Ladislao, sotto la reggenza della madre Margherita e gli contendeva il Regno Ludovico II, figlio del defunto Duca d'Angiò. La Penisola rimaneva possedimento dei Durazzeschi e nel 1389 fu edificato il Castello a Massa e fu anche riedificata la città che era stata in precedenza distrutta da Carlo I d'Angiò nel 1273.

Nel 1420 la Penisola passò dalla parte degli Angioini (Ludovico III Re di Sicilia), ma nel 1422 Castellammare fu restituita a Giovanna II di Durazzo, la quale fece assediare Sorrento e Massa. La Regina Giovanna affidò la cura dei territori di Sorrento e di Amalfi all'Ammiraglio Artaldo de Luna, Conte di Caltabellotta, il quale fu nominato, per 5 anni, Governatore e Capitano Generale di Sorrento, Massa, Vico, Amalfi, Capri, Atrani, Ravello, Scala, Tramonti, Agerola, Positano e Conca (18 luglio 1422). La prima a sottomettersi era stata Positano subito seguita da Sorrento e Massa. Per ultimo il castello di Tramonti che, preso dopo una strenua resistenza, fu messo a ferro e a fuoco. 

Nel 1423 Giovanna (che soggiornò a Massa nel casale di Quarazzano in uno splendido palazzo) dichiarava decaduto Alfonso e adottava il suo nemico Ludovico d'Angiò. Castellammare, Vico, Sorrento e Massa, che si erano sottomesse ad Alfonso, gli rimasero fedeli, ma l'anno seguente furono riconquistate dalle truppe della Regina Giovanna, la quale si avvalse dell'appoggio dell'armata genovese. Morta Giovanna nel 1435, le successe Renato d'Angiò che, tre anni più tardi donò alla moglie Isabella il Ducato di Amalfi unitamente a Sorrento, Massa e Castellammare. Nel 1441 Massa fu presa dagli Aragonesi, i quali l'anno successivo conquistarono anche Sorrento e tutto il Regno giungendo così all' unificazione del Regno di Napoli e di Sicilia. Nel 1445 Massa, Sorrento e Vico furono censite come terre demaniali della Provincia di Principato Citra, governata dal Duca di Calabria. Nel 1465 Ferrante d'Aragona distrusse il borgo dell'Annunziata, sede del Vescovo e dell'autorità civile, unico casale munito di torre e cinto da mura, dopo averlo assediato per due anni.  

Un'altra data fondamentale per la storia della Penisola (ma anche per tutto il Regno di Napoli) fu il 1503, anno in cui con Ferdinando il Cattolico iniziò il dominio Vicereale spagnolo. Nel 1527 l'armata francese, incaricata della riconquista del Regno, giungeva nel Golfo di Napoli guidata da Andrea Doria. Torre del Greco, Castellammare, Sorrento e Massa si arresero; ma poi, dopo un periodo di tregua, il potere tornò agli Spagnoli. L'anno successivo gli stessi territori furono ripresi dai Francesi e successivamente tornarono ancora una volta agli Spagnoli.

Durante il vicereame spagnolo Massa Lubrense attraversò un periodo di travagliate vicende politiche in un’epoca di decadenza morale e civile peggiorata dalle frequenti invasioni dei corsari turchi che nel 1558, dopo aver compiuto stragi orrende e saccheggi, portarono via come schiavi un migliaio e mezzo di persone, in piccola parte poi riscattate. La minaccia che ininterrottamente veniva dal mare costrinse i massesi ad erigere lungo la costa una serie di torri di avvistamento, quasi tutte ancora esistenti e in stato di discreta conservazione, che rappresentano una caratteristica particolare del paesaggio. Nel 1656 la peste scoppiata a Napoli qualche anno prima dilagò anche nelle nostre contrade mietendo moltissime vittime. Nei primi anni del 1600, nel sito dove era sorto il Palazzo di Giovanna II di Durazzo, il gesuita Vincenzo Maggio innalzò  l'imponente edificio del Collegio (il Quartiere) con annessa un'alta torre di difesa (il Torrione) importante opera di architettura delle fortificazioni e massimo monumento cittadino.

Fino alla fine del XVIII secolo il Regno rimase unito e quindi fu un periodo di relativa calma, interrotto solo dalla rivoluzione di Masaniello (1647), che ebbe numerosi sostenitori anche in Penisola, e precedentemente dalle solite incursioni e razzie dei Saraceni. Nel 1707 il Regno di Napoli passò alla dinastia borbonica che detenne il potere di tutto il Meridione fino all'unità d'Italia, con una sola breve interruzione a cavallo dei due secoli. Infatti Ferdinando IV, salito al trono nel 1759, il 21 dicembre 1798 lasciava Napoli di gran fretta per fuggire a Palermo a seguito dell'invasione del Regno da parte dei Francesi. Seguì la ben nota rivolta popolare e la proclamazione della Repubblica Partenopea il 24 gennaio 1799.

Alla Repubblica Partenopea i Massesi diedero un nobile contributo di uomini e di idee e tre concittadini, Luigi Bozzaotra, Severo Caputo e Nicola Pacifìco, furono vittime della repressione e quindi giustiziati. Poi tornarono i Borboni e gli Inglesi aiutati dal Cardinale Ruffo, capo dei Sanfedisti. Le truppe alleate sbarcarono a Castellammare, prendendo anche Lettere e Gragnano, e a Salerno, prendendo Vietri, Cava, Pagani e Nocera; il 1^ maggio sbarcarono a Sorrento.

Il 23 febbraio 1806 Ferdinando IV fuggì di nuovo a Palermo mentre Napoli veniva occupata dal generale francese Massena. Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) fu proclamato Re di Napoli. Pochi mesi dopo gli Inglesi, alleati dei Borboni, riconquistarono Capri; il comando della guarnigione fu affidato a Lowe, lo stesso che qualche anno più tardi sarebbe stato il custode di Napoleone a Sant'Elena.

Da questa base militare a Capri gli Inglesi tentarono più volte lo sbarco a Massa e anche a Meta, ma sempre senza successo; egualmente i Borboni tentarono due volte di prendere Capri, ma neanche loro riuscirono nell'impresa. 

"Ancora un altro tentativo facevano gli inglesi contro Massa nel 1808, ed avevano a tal uopo corrispondenza segreta con cinque persone dimoranti in questa città. Scoperti, costoro furono subito giudicati e condannati a morte; e furono quindi afforcati il 1° maggio di quell'anno nella via dell'Arco, ai piedi del Torrione, ove poi la civica pietà fece sorgere la Croce che tuttora si vede." (da Storia di Massa Lubrense di R. Filangieri) (saggio di Atanasio Mozzillo) (ricostruzione di Luigi Sigismondi)

Nel 1808 Giuseppe passò a reggere il Regno di Spagna e gli successe Gioacchino Murat, il quale decise che la sua prima azione militare sarebbe stata la presa di Capri. Vi riuscì al primo tentativo, nell'ottobre dello stesso anno, nonostante la strenua resistenza degli Inglesi di Lowe ai quali fu concesso l'onore delle armi. Tutta l'operazione fu seguita e diretta dallo stesso Gioacchino Murat appostato a Villa Rossi, sulla collina dell'Annunziata. 

Murat rimase al potere anche dopo la caduta di Napoleone, ma solo per un breve periodo. Fu fucilato a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815. Ferdinando IV riottenne il Regno con il titolo di Ferdinando I Re delle Due Sicilie il 7 giugno 1815. Gli successero Francesco I, Ferdinando II nel 1830 e infine Francesco II (1859/60). Il regno di quest'ultimo fu bruscamente interrotto dalla spedizione dei Mille i quali, guidati da Garibaldi, entrarono in Napoli il 7 settembre 1860. Poco più di un mese più tardi, il 21 ottobre, ebbe luogo il Plebiscito d'annessione all'Italia. Da quel momento in poi, come è ben noto, non ci sono state altre dominazioni straniere.

Durante la dominazione borbonica anche Massa risentì del progresso dei tempi e all'antica civiltà contadina si affiancarono notevoli attività commerciali e artigiane. Mancando vie di comunicazione terrestri, una cospicua flotta di grosse barche faceva rotta per la capitale ed altri porti del Mediterraneo esportando prodotti agricoli, bestiame e opere di artigianato ed importando materie prime e generi di consumo. Il commercio con Napoli fu talmente intenso che un intero rione presso il molo di attracco fu chiamato Porta di Massa.

A partire dalla fine dell’800 e fino a dopo la prima guerra mondiale vi fu una prima massiccia emigrazione, per lo più verso le Americhe e la Nuova Zelanda; ma anche dopo il secondo conflitto un considerevole numero di cittadini espatriò in cerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Al contrario le numerose cave di pietre (le più importanti quelle di Marcigliano, di Puolo e di Ieranto, attive dagli anni ’20 fino al 1968) attirarono numerosi cavatori sardi che senza difficoltà si inserirono nel contesto sociale massese.

Durante la seconda guerra mondiale un gran numero di sfollati, specialmente da Napoli, che veniva duramente bombardata, si alloggiò nelle case padronali. Dopo l'armistizio del '43 decine di soldati sbandati, già in forza alle postazioni di difesa costiera delle Tore e di Reola, trovarono asilo presso famiglie massesi. Molti di essi a guerra finita vi si accasarono e vi rimasero; altri tornarono ai luoghi di origine con le giovani spose. Nel '44 vi furono accolti gruppi di profughi di Cassino e di Nettuno e vi stanziarono in avvicendamento di riposo piccoli contingenti di soldati irlandesi (a Massa) e americani (a Sant'Agata).

Negli ultimi decenni l'economia agricola, nonostante la crisi del settore, è rimasta abbastanza florida, mentre la domanda turistica interna ed internazionale è sufficientemente soddisfatta, grazie al potenziamento ed al miglioramento delle strutture ricettive e delle reti di comunicazione.