Ex collegio della Compagnia di Gesù (Quartiere)

  e Torrione

Edificato per cura e limosine ritrovate dal Padre Vincenzo Maggio, patrizio di Massa e religioso della stessa Compagnia, questo Collegio si cominciò ad edificare l’anno 1600 e si abitò a’ 19 di Settembre del 1604.

Vi era una bella Chiesa dedicata a San Giuseppe, ove erano due Cappelle di stucco indorato ed in queste erano riposte e conservate cento corpi e sessanta braccia di Santi Martiri Opera sontuosa e magnifica, cui Ottavio Beltrano nella descrizione del Regno di Napoli stampata nel 1640, nell’articolo Massa Lubrense, dice che non vi era cosa simile in tutto il Regno. Queste reliquie sono ora custodite nel Monistero di Santa Teresa.

Il Collegio aveva un giardino tutto murato di quaranta moggia, ricco d’acqua ed adorno di belle fontane.

Il sito ove si fondò il Collegio si chiamava la Casa della Regina perché realmente un tempo ivi era il Palazzo di Giovanna II ed una Chiesa detta della Maddalena; ma amendue questi edificii si dovettero demolire perché entravano nel piano di questa sontuosa fabbrica. Il Padre Maggio eresse accosto al Collegio una gran torre per sicurezza de’ Padri Gesuiti, denominata Torrione.

Questa Casa della Compagnia di Gesù in sul principio forse era mediocremente comoda, ma se non fussero stati aboliti col tempo sarebbero divenuti molto ricchi, giacché ritroviamo registrato nel manoscritto di Monsignor Nepita una copia di un testamento olografo scritto da Costanza Pignatelli nella seguente maniera.

Io Costanza Pignatelli Marchesa di Medugno; col presente Alberano scritto di proprio pugno: E’ mio ordine e volontà e sarà da me sottoscritto, perché voglio che sia valido come istrumento: Dico e dichiaro che a tempo che viveva mio Marito Ansaldo Grimaldi Marchese di Medugno unitamente noi desiderammo fondare un luogo ad onere e gloria di Dio, e sperando dalla Divina misericordia ottenere grazia e perdono de’ nostri peccati; ed a tale fine risolvemmo ritirarci nella Città di Massa Lubrense, dove era incominciata la fabbrica del Collegio de’ Gesuiti, di cui mio marito era divotissimo, e là risparmiare ogni anno parte delle nostre rendite, per impiegarle alla continuazione di detto Collegio; e per questo comprammo ivi una Casa e territorio e cominciammo ad ingrandirla onde poterci abitare comodamente, per goderla in vita nostra e poi lasciarla al Collegio: ma avendo il Signore disposto altrimenti e chiamato a sé mio marito amatissimo; restai io sempre con la stessa volontà di quanto avevamo tra noi stabilito. Ed essendo dopo ancora trapassato mio fratello Gio-Francesco Pignatelli lasciandomi erede universale sopra tutti i suoi beni e raccomandandomi l’anima sua, e desiderando che dopo la mia morte i suoi beni li destinassi ad un opera pia. Posto ciò, posso ora io disporre di ducati trenta mila, che realmente dono e lascio al detto Collegio de’ Gesuiti di Massa, dopo la mia morte: con patto però di dare a mio fratello Fabrizio ducati cinquanta al mese vita sua durante: e ciò si intende dopo la mia morte. Desidero ancora di essere notata come fondatrice, e che sopra la porta della Sagrestia vi sieno le armi della mia famiglia; come è il solito praticarsi.

Questa Casa della famiglia Pignatelli era nel casale di Acquara che ora appartiene alla famiglia de Turris.

Questo Collegio è rimasto abbandonato per lunghissimo tempo, ma poi all’epoca che i Francesi vennero in Roma, i Trappensi di là espulsi vennero in Massa ed occuparono questo locale, e poi per la stessa ragione da qui furono mandati via nel 1806; poscia nel 1832 si cominciò a trasformarsi in Quartiere, e nel 1834 ne presero possesso gl’invalidi. 

Questo Quartiere è capiente di 600 individui e per ridurlo in questo stato vi si sono spesi 18 mila ducati.

 (da Storia di Massa Lubrense di Gennaro Maldacea - 1840 - ristampa 1999)  

.... Tornati più tardi a S. Maria gli ufficii di amministrazione e di giustizia, fu eretto nel 1600, ov'era il palazzo del Governatore, quel grandioso fabbricato che fu l'Ospizio dei PP. Gesuiti, i quali vi tennero un Collegio, e vi stettero finché non ne furono espulsi nel 1806. Quivi nel 1834 fu fondata la Casa dei Veterani, ed ultimamente, nel 1902, vi è stata istituita una stazione di militari convalescenti. 

I Gesuiti avevano acquistato il suolo che era stato la villa della regina, ed altre terre intorno, formando così un podere di 40 moggia, che fin dal tempo del Persico costituiva il più bell'agrumeto di Massa. Gli stessi Padri eressero nel nuovo edificio la grandiosa chiesa di S. Giuseppe. In occasione di questa nuova fabbrica, nel 1622, l'università fece delle opere di abbellimento in questo casale (esempio rarissimo), leggendosi nelle carte del Collaterale che aveva acquistato da Giulio de Marino, per duc. 250, «una casa e parte de giardino comprata nella via del arco et proprio in contro al Giesù di d.a Città, per ampliare la strada p.ta per ornamento tanto di d.a Città quanto per detta Chiesa». 

Accanto al Collegio, e ad esso congiunta, fu costruita una torre di grosse dimensioni, detta volgarmente il Torrione.

Il primo maggio 1808 nei pressi vennero afforcati 5  uomini.

"Grande impressione dovette quindi suscitare nell’animo dei massesi quell’orrido avvenimento, se a distanza di 25 anni lo si volle ricordare con un cippo per trasmettere ai posteri la singolare quanto memorabile emozione. Ma non siamo del tutto convinti che la Croce sia stata eretta per questo. Nessun riferimento all’eccidio nei pannelli maiolicati che ne rivestirono i lati, nessuna data. Tra l’altro non si conoscono (almeno io non li conosco) atti riguardanti l’iniziativa e la deliberazione della spesa."

(da 1808. Forche alla Villarca di Luigi Sigismondi)

Ancor degno di nota è il palazzo Barretta, ora Minieri, edificato dal Duca di Casalicchio nel 1752, a mezzogiorno del Collegio. Il portone è di piperno, ben disegnato, ed ha sulla chiave dell'arco l'arme dei Barretta in marmo, con corona principesca e mantello d'ermellino, di bel disegno. ..... In questa casa si vuole abbia dormito Gioacchino Murat il giorno avanti alla presa di Capri (17 ottobre 1808).   

(da Storia di Massa Lubrense di R. Filangieri)

il portone di Palazzo Barretta