L'area
marina protetta di Punta Campanella
l'ambiente
Il
12 dicembre 1997, il Ministero dell'Ambiente decretava l'istituzione dell'Area
Marina Protetta di Punta Campanella, ai sensi della legge quadro sulle aree
protette 6.12.1991, n. 394. Questo importante passaggio istituzionale riconosce
il valore naturalistico, paesaggistico e storica dell'area e la sottopone a
tutelo, pur nel rispetto delle attività economiche tradizionali. L'Area Marina
Protetta interessa la fascia costiera dei comuni di Massa Lubrense, Piano di
Sorrento, Positano, Sant'Agnello, Sorrento e Vico Equense. L’istituzione ha
tra i suoi fini principali la tutela e la valorizzazione delle risorse
biologiche e geomorfologiche della zona, la divulgazione della conoscenza degli
ambienti marini e costieri, nonché la promozione di uno sviluppo
socio-economico compatibile con la vocazione naturalistico-paesaggistica
dell'area. Al fine di perseguire nel modo migliore gli scopi prefissi, l'Area
Marina Protetta è suddiviso in 3 zone:
-
A: riserva integrale;
-
B: riserva generale;
-
C: riserva parziale.
La
zonazione modula in maniera elastica e funzionale l'insieme dei divieti e delle
attività consentite. Così, ad esempio, nella zona A, comprendente gli scogli
di Vervece e Vetara, è interdetta la navigazione, la balneazione e la pesca.
Nella zona B è consentito l'accesso, previa autorizzazione da parte dell'Ente
Gestore, alle imbarcazioni a motore per visite collettive guidate, e la pesca
professionale regolamentato ed autorizzata dall'Ente Gestore, mentre è vietata
la pesca subacquea e l'ancoraggio libero. Nella zona C, infine, l'accesso alle
barche a motore a bassa velocità è consentito solo per raggiungere gli
ormeggi che verranno appositamente predisposti, mentre l'ancoraggio libero è
vietato. Può altresì essere autorizzata dall'Ente Gestore la pesca
professionale con attrezzature che non danneggino i fondali, la balneazione e le
immersioni subacquee compatibili con la tutela dei fondali.
l'Ambiente
Marino
pubblicato in appendice a Le Coste di Sorrento e di Amalfi - di Giovanni Visetti - Editoriale Scientifica - 1991
Una
gita in canoa, al di là dell'aspetto puramente escursionistico, può diventare
una piacevole occasione per approfondire la conoscenza della flora e della fauna
marina viventi lungo la costa della Penisola. Naturalmente le osservazioni
saranno limitate a tutto ciò che potremo vedere restando comodamente seduti a
bordo della nostra imbarcazione, senza ricorrere , quindi, all'uso di
attrezzature subacquee. Un fatto che appare subito evidente è che la terra
sfuma nel mare attraverso una serie di ambienti o livelli, ognuno popolato in
modo caratteristico. Tale
zonazione è influenzata da fattori fisici e chimici come le maree, i moti
ondosi, la natura del substrato, la luminosità, la temperatura e la densità
dell'acqua. A questo proposito ricordiamo che nel Tirreno
-
la temperatura media del mare è di poco inferiore ai 20 gradi e comunque non
scende mai al di sotto dei 12 gradi;
-
l'escursione di marea è scarsa (mediamente solo 30 cm);
-
il tasso di salinità è di circa 38 per mille;
-
le correnti marine sono scarse.
Di
questi livelli quello più alto, detto piano
sopralitorale, viene bagnato dagli spruzzi solo quando il mare è mosso, ed
è perciò abitato da specie marine adattate a tollerare anche lunghi periodi di
esposizione all'aria. Gli Ctamali (Chtamalus stellatus)
si presentano come delle incrostazioni biancastre che, osservate più da vicino,
assomigliano a gruppi di piccoli vulcani, ciascuno con il suo cratere. Sono
crostacei molto modificati per la vita fissa al substrato, tanto che risulta
molto difficile, ad un profano, riconoscere la loro parentela con i gamberi. Il
guscio calcificato degli Ctamali (carapace) è fissato alla roccia e, nella parte superiore, è dotato
di un opercolo che quando occorre si chiude ermeticamente trattenendo così la
quantità d'acqua necessaria per la sopravvivenza. Quando finalmente il mare si
fa mosso, e quindi bagna di spruzzi la roccia litorale, l'animale riapre
l'opercolo ed estroflette gli arti, modificati in un ventaglio di cirri,
per respirare e filtrare l'acqua che li bagna trattenendo le particelle
alimentari in sospensione.
Altri
abitatori tipici di questa zona sono le Littorine
(Littorina neritoides). Questi
piccoli molluschi gasteropodi, con conchiglia globosa e scura, grande solo pochi
millimetri, sono anche essi dotati di un opercolo per evitare la disidratazione.
Mentre d'estate è più difficile vederle, in quanto si rifugiano, in gruppi
talvolta numerosi, nelle umide fessure delle rocce, per il resto dell'anno sono
maggiormente evidenti. La Ligia (Lygia italica), che
è un comune crostaceo isopode, può invece muoversi velocemente e quindi
bagnarsi periodicamente. La riconosciamo per il corpo depresso e chiaramente
segmentato, grande 1-2 cm.
Ancora
nel sopralitorale si incontrano spesso altri crostacei ben più grandi e
conosciuti quali i granchi. Due sono le specie più diffuse: lo squisito Favollo (Eriphia spinifrons),
riconoscibile per le grandi chele
minacciose, e il Granchio Corridore (Pachygrapsus
marmoratus). Questo crostaceo, dal carapace scuro e marmorizzato, quando è
disturbato torna in acqua ad una velocità sorprendente ed a ciò deve il suo
appellativo. La colorazione scura delle rocce in questa zona è dovuta alla
presenza di Alghe Azzurre (Cianoficee)
che costituiscono la quasi totalità della flora dell'ambiente di spruzzo.
La
zona immediatamente sottostante, detta piano mediolitorale, è interessata
dall'escursione di marea ed è caratterizzata dalla presenza di un abbondante
ricoprimento algale, comprendente una notevole varietà di specie. Tra tali
alghe, la Lattuga di mare (Ulva lactuca) è commestibile ed è riconoscibile per il corpo (tallo)
verde a larghe lamine, somigliante appunto a foglie di lattuga. La tradizione
vuole che le frittelle di Ulva abbiano proprietà afrodisiache. Altre alghe
verdi molto comuni sono poi quelle del genere Enteromorfa,
con tallo a nastro, e Cladofora, con
tallo a penna. Sono invece alghe brune i Sargassi
(Sargassum vulgare e Sargassum
linifolium), dotati di molte vescicole (aerocisti)
necessarie per garantire il galleggiamento quando l'alga è sommersa, la Padina (Padina pavonia),
con tallo rotondeggiante di colore biancastro, e la Cystoseira, con tallo arborescente. Quest'ultimo genere di alghe è
molto diffuso ed è rappresentato da numerose specie.
Vi
sono inoltre alghe rosse che vivono anche in zone meno esposte alla luce, ed è
proprio il loro pigmento rosso che permette l'attività fotosintetica nonostante
la minima quantità di luce assorbita. Quelle del genere Litophyllum sono molto calcificate e vanno spesso a costituire,
lungo le pareti rocciose, dei veri e propri cornicioni (i francesi li chiamano trottoir
= marciapiedi). La Corallina (Corallina mediterranea), dal tallo rosso ramificato e pennato, si
trova in zone dove c'è forte corrente e, come la Jania (Jania rubens), a
ciuffetti rosa tenue, può essere usata per preparare un rimedio contro i
cosiddetti vermi dei bambini (ossiuriasi).
Tra
i tipici abitatori della zona di marea troviamo varie specie di Patelle, molluschi dotati di conchiglia a scudo conico e piede a
ventosa. Per scopi culinari sono da preferire quelle più grosse e con carne
giallastra. Ancora in questa zona sono ampiamente diffuse varie specie di Trochidi,
molluschi gasteropodi dalla conchiglia punteggiata del diametro di 1-2 cm.
Lungo
la linea di bassa marea si notano frequentemente colonie di Cozze
(Mytilus galloprovincialis), di grande
interesse gastronomico. Questi molluschi bivalvi resistono al moto ondoso
essendo ancorati al substrato mediante i filamenti di bisso.
Il bisso è il prodotto della solidificazione a contatto con l'acqua marina del
secreto di una particolare ghiandola (ghiandola
del bisso) ed è particolarmente resistente. Le Cozze che si trovano lungo
le coste rocciose sono di solito più piccole di quelle coltivate, ma anche
molto più saporite. Fissati sulle valve delle Cozze si trovano spesso i
cosiddetti Denti di Cane (Balani), molto simili agli Ctamali, ma più rilevati. I Denti di
Cane possono rappresentare una vera rovina per le imbarcazioni: infatti,
attaccandosi alla loro carena ne rallentano di molto la velocità. I Balani sono
infatti tra i principali agenti del fouling;
questo è il termine usato in biologia marina per descrivere il fenomeno di
incrostazione sugli oggetti sommersi operato da numerosi gruppi di organismi
marini.
Quando
le condizioni di limpidità dell'acqua lo permettono, al di sotto del pelo
d'acqua e in ambienti più ombreggiati, possiamo osservare una dominanza di
specie animali rispetto a quelle vegetali. Spiccano i polipi degli Antozoi
per i colori a volte assai brillanti. Il loro semplice corpo a sacco poggia sul
substrato mediante un piede a ventosa che delimita la cavità gastrovascolare (celenteron).
La bocca si apre superiormente al centro di una corona di numerosi tentacoli
urticanti. Malgrado il loro aspetto che li fa spesso paragonare a fiori, sono
efficienti predatori e possono immobilizzare piccole prede grazie alle sostanze
tossiche contenute in particolari cellule - cnidoblasti
- situate sui tentacoli. Gli Antozoi, come gli Idrozoi
e gli Scifozoi (meduse), sono infatti una classe del Phylum
(o tipo) degli Cnidari,
caratterizzata appunto dalla presenza di cnidoblasti. Tra gli Antozoi esistono
specie coloniali come gli Astroides
calycularis che tappezzano le rocce di un bel giallo arancio.
Particolarmente abbondanti nelle grotte, sulle rocce esposte a nord e su quelle
rivolte verso il basso, appaiono come gruppi di piccoli fiori del diametro di
circa 1 cm.
L'Actinia equina, comunemente detta Pomodoro di mare, è invece solitaria. E' rossa e ritira i tentacoli
quando, con la bassa marea, è esposta all'aria, assumendo appunto l'aspetto di
un pomodoro. L'evidenza di questi punti rossi sulle rocce permette di fare una
stima immediata dello stato di marea, in quanto essi sono visibili da lontano
solo durante il periodo di bassa marea. Il grande Anemone
di mare (Anemonia sulcata), dai lunghi tentacoli grigi con punte violacee, si
trova invece in zone più illuminate e spesso nasconde e protegge piccoli
crostacei simbionti. Sia il Pomodoro di mare che l'Anemone sono commestibili e
vanno fritti dopo averli marinati in aceto. Talvolta, all'imboccatura delle
grotte, possiamo vedere le variopinte Spugne:
sono animali primitivi ed i soli ad avere una bocca (osculo)
esalante. Ciò significa che l'acqua entra attraverso un sistema di piccoli pori
(da cui il termine Poriferi) e
fuoriesce, filtrata, da un'unica apertura detta appunto osculo.
Altri
comunissimi e conosciutissimi abitatori delle coste della Penisola sono le varie
specie di Ricci e di Stelle di mare, appartenenti al Phylum degli Echinodermi. Anche se li osserviamo quasi sempre mentre stanno
immobili, questi animali si muovono molto lentamente grazie a tanti piccoli
piedini idraulici (pedicelli ambulacrali). Una specie di Riccio
gastronomicamente molto apprezzata (se ne mangiano gli ovari arancioni) è il Paracentrotus
lividus, riconoscibile per gli aculei violacei, verdastri o bruni. L'Arbacia (Arbacia lixula)
ha invece aculei neri ed è immangiabile. Per la raccolta dei Ricci è
necessario munirsi di coltello in quanto il Paracentrotus ha la capacità di
scavarsi tane nella roccia, dalla quale può risultare talvolta difficile
estrarlo. Fra le stelle di mare le più comuni sono la piccola e mimetica Coscinasterias tenuispina,
spesso con braccia di diversa lunghezza, e la Echinaster sepositus, dal colore rosso-arancio molto più vivo.
Navigando
su fondali non rocciosi, notiamo frequentemente delle estese macchie verdi. Si
tratta di praterie di Posidonia (Posidonia
oceanica), su fondi sabbiosi e ghiaiosi, e di Cymodocea
o Zostera, su fondi melmosi.
Appartengono tutte alla famiglia delle Potamogetonacee,
quindi non sono alghe, ma vere e proprie piante con fiori (Fanerogame). La differenza sostanziale consiste nel fatto che le
alghe assorbono l'acqua e i sali attraverso tutta la superficie del tallo e la
parte basale (il cosidetto callo radicale),
richiedendo alla roccia solo un punto d'appoggio.
Le
Potamogetonacee posseggono invece un grosso caule sotterraneo (o rizoma) fornito di numerose radici, le quali non solo servono ad
ancorare saldamente la pianta al fondo molle, ma funzionano anche come organo di
assorbimento succhiando dal terreno l'acqua e i sali nutritivi, proprio come le
piante terrestri. Le lunghe foglie della Posidonia vengono spesso strappate
dalle mareggiate e trasportate sulle nostre spiagge dove, specialmente in
autunno, costituiscono notevoli accumuli di detriti; sono piatte e spesso
superano di parecchio il metro di lunghezza. Queste praterie ospitano numerose
forme di vita in quanto rappresentano un ambiente di riproduzione e di rifugio
per molte specie costiere.
Nel
corso della nostra escursione incontriamo anche animali che conducono vita
pelagica (trasportati dalle correnti) e che quindi non sono legati strettamente
al substrato come tutte le forme di vita descritte finora. Tra le meduse sono
comuni e facilmente individuabili il grande Polmone di mare (Rhizostoma
pulmo), bianco e azzurro, e la giallognola Cotiloriza tubercolata. Entrambi spesso offrono protezione a
gruppetti di avannotti di Carangidi, come Ricciole
e Sugarelli. Queste meduse (Phylum
Cnidari) sono leggermente urticanti, ma non costituiscono un pericolo per
l'uomo. Al contrario la Pelagia noctiluca,
rosa e più piccola, è dotata di lunghi filamenti molto urticanti che producono
fastidiosissime ustioni.
Sempre
trasparenti, come le meduse, troviamo inoltre varie specie di Ctenofori: tra essi spicca il Cinto
di Venere (Cestus veneris) che
appare come un sottile nastro trasparente lungo fino a un metro e mezzo. Gli
Ctenofori, a differenza degli Cnidari, non presentano cellule urticanti. Anche i
Taliacei hanno corpo trasparente, ma
sono organismi molto più evoluti di quelli precedentemente descritti;
appartengono infatti al Phylum dei Tunicati,
sistematicamente vicini ai vertebrati per la presenza di un abbozzo di corda
dorsale. Il genere più facile da osservare è quello delle Salpe che appaiono come catene di barilotti in fila, ciascuno con un
nucleo centrale più scuro costituito dal tubo digerente. Questi raggruppamenti
possono superare i trenta metri di lunghezza.
Passando
infine a parlare dei pesci, quelli che più spesso è possibile vedere rimanendo
fuori dell'acqua sono gruppi numerosi di piccoli pesci argentei. Sono Alici,
Sarde o anche piccoli Cefali,
che confondono l'avvicinarsi della nostra imbarcazione con l'assalto di un
predatore, e cercano di seminarlo cambiando rotta per via aerea. Verso la fine
dell'estate e all'inizio dell'autunno si osservano spesso anche gruppi ancor più
numerosi di pesci con il corpo molto affusolato e mascelle allungate a forma di
becco. Si tratta delle Aguglie (Belone
belone), molto apprezzate dai pescatori delle nostre coste i quali
tradizionalmente le friggono dopo averne infisso il becco
nella coda, formando così una specie di ciambella.
Un
occhio attento può anche riconoscere alcune specie di pesci più in profondità.
A tale proposito ricordiamo che si troverà un'acqua più limpida in
settembre-ottobre, mentre in primavera si fa più ricca di sospensione (fitoplancton).
Le Castagnole o Guarracini (Chromis
chromis), ad esempio, essendo gregari anche da adulti, si riconoscono perché
formano nuvole di punti neri spesso in contrasto con il fondale chiaro. Più
difficile è l'osservazione di Bavose
(Blennidi), di Scorfani (Scorpaenidi) e
di altri pesci mimetici, quasi immobili sulle rocce del fondo. Molto più raro e
fortunato è l'incontro con Cetacei
come i Delfini o il grande Capodoglio.
Entrambi sono Mammiferi che in epoche remote hanno abbandonato le terre emerse
per ritornare al mare, e sono costretti, a differenza dei pesci, a tornare di
tanto in tanto in superficie per respirare. Anche se sono grandi, non fatevi
prendere dal panico: sono assolutamente innocui.
Un
altro insolito incontro è quello con la Tartaruga
Caretta (Caretta caretta), lunga
al massimo un metro. Questo simpatico rettile (attenti però perché può
mordere) è ancora relativamente comune, ma purtroppo la sua sopravvivenza è
seriamente in pericolo per il commercio che si fa del suo scudo. E se infine vi accade di vedere una pinna sbucare dalla superficie del
mare, prima di pensare ad uno Squalo, sappiate che potrebbe anche essere la
pinna ondeggiante di un Pesce Luna (Mola mola) che è venuto a galla per dormire. Questo stranissimo
pesce ha l'aspetto di una grande testa, apparentemente senza corpo né coda,
dalla quale si dipartono le pinne che lo fanno assomigliare appunto ad una falce
di luna.
La costa, il mare e i fondali dell'attuale Area Naturale Protetta fino ad alcune decine di anni fa offrivano uno spettacolo di rara suggestione. Sui fondali sabbiosi e detritici, entro i 30-35 m di profondità, si sono notevolmente ridotte le estensioni di Posidonia (Posidonia oceanica) al cui interno trovano alimento e rifugio una grande quantità di organismi marini, dai colorati Gasteropodi Nudibranchi, al caratteristico Cavalluccio marino (Hippocompus guttulatus).
Le praterie di Posidonia sono biotopi gravemente a rischio. Tra le minacce che incombono su di essi, particolarmente gravi risultano i danni causati dall'ancoraggio di natanti di ogni genere. Oggi nelle acque prospicienti la Penisola Sorrentina, la Posidonia è presente in forma estremamente frammentata. Solo poche aree si sono parzialmente salvate e tra queste gli splendidi scogli di Vetara e Vervece, giustamente inseriti nelle aree di tutela integrale. Questi sono caratterizzati da una amplissima varietà di flora e di fauna: pareti sottomarine colorate di giallo dall'antozoo Parazoanthus axinelle, conosciuto come margherita di mare, distese di alghe verdi (Halineda tuna) ed eleganti (Spirographis spallanzani). Più in profondità, delle vere foreste di gorgonie bianche, gialle e rosse (Eunicella singularis, Eunicella cavolini, Paramuricea clavata), splendidi ventagli intrecciati, intorno ai quali nuotano le rosee castagnole rosse (Anthias anthias).
Numerosi esemplari di specie stanziali quali saraghi, polpi, aragoste, cernie, donzelle, scorfani, arricchiscono la tipica fauna mediterranea. Ai piedi delle falesie, negli anfratti e all'imboccatura delle grotte sottomarine, in ambienti di grande fascino e bellezza, poco illuminati e dominati dalle correnti, con un po' di fortuna è possibile osservare gli eleganti e delicati gamberi parapandali (Plesionika narval) e l'Alicia mirabilis, un invertebrato simile ad un'attinia dai tentacoli fortemente urticanti. Altro organismo ancora discretamente diffuso nelle acque dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella è il Dattero di mare (Lithophaga lithophaga). Questo mollusco bivalve vive sulle pareti calcaree, dalla superficie fino ai 10-15 m di profondità, scavando delle nicchie al loro interno e rimanendo inglobato in esse. Il Dattero di mare impiega anche 15-20 anni per raggiungere i 5 cm di lunghezza; la pesca clandestina di questo animale è una delle cause più dirette di quella vera e propria catastrofe ecologica consistente nella distruzione dello strato superficiale roccioso di molte scogliere. Questa azione sconsiderata è causa dell'alterazione e in molti casi della scomparsa di interi ecosistemi marini legati ai substrati rocciosi; l'istituzione dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella può ora mettere finalmente un freno a quest'opera di devastazione ambientale.
aggiornamenti vincolistica della Riserva
|
scarica il Decreto contenente alcune modifiche all’area marina protetta denominata “Punta Campanella”, istituita con D.M. del 12 dicembre 1997 in formato *pdf Se non visualizzate il documento correttamente, scaricate ed installate il plugin per Acrobat dal sito Adobe |
Zona
A di Riserva Integrale
In
tale zona sono vietati:
a)
la navigazione, l'accesso e la sosta di navi e natanti di qualsiasi genere e tipo, ad
eccezione di quelli debitamente autorizzati dall'Ente Gestore per motivi di
servizio o di studio;
b)
la balneazione;
c)
la pesca, sia professionale che sportiva, con qualunque mezzo esercitata;
d)
l’immersione con o senza apparecchi respiratori salvo quanto previsto nel
successivo comma.
Sono
invece consentite:
a)
le visite guidate subacquee, regolamentate ed autorizzate dall'Ente Gestore, per
un periodo massimo di sei mesi all'anno, secondo percorsi prefissati, da
svolgersi esclusivamente con l'ausilio di guide appositamente formate e
autorizzate dall'Ente Gestore. Le citate visite potranno essere effettuate per
un massime di tre giorni a e settimana per entrambe le zone, nel numero
massimo di un turno al giorno di non più di quindici persone ciascuna,
rispettando un rapporto guida/sub non minore di 1:5.
L'autorizzazione
all'effettuazione delle suddette visite guidate subacquee sarà subordinata agli
esiti del monitoraggio periodico sugli effetti prodotti da tale attività
sull'ecosistema marino, previa valutazione degli stessi da parte della
Commissione di riserva.
Per
quanto attiene lo scoglio Vervece, il divieto di cui alla lettera a) è sospeso
la prima domenica di settembre di ogni amo, per festività locale. Il numero
delle immersioni subacquee nella suddetta data sarà autorizzato dall'Ente
Gestore.

Zona
B di Riserva Generale
In
tale zona sono vietati:
a)
la navigazione a motore di navi e natanti di qualsiasi genere e tipo non
autorizzati dall'Ente Gestore dell'area naturale marina protetta;
b)
l'ancoraggio libero;
c)
le immersioni con apparecchi autorespiratori se non previa autorizzazione
dell'Ente Gestore dell'area naturale manna protetta;
d)
la pesca subacquea e quella sportiva;
e)
la pesca professionale che non sia stata preventivamente autorizzata dall'Ente
Gestore.
Sono,
invece, consentiti:
a)
l'accesso regolamentato da apposita autorizzazione dell'Ente Gestore
dell'area naturale marina protetta per barche dotate di motore per il trasporto
collettivo e le visite guidate, anche subacquee;
b)
l'accesso libero ai natanti nei corridoi appositamente predisposti
dall'Ente Gestore;
c)
la balneazione;
d)
la fotografia subacquea in apnea;
e)
le immersioni subacquee guidate, regolamentate dall'Ente Gestore
compatibilmente con la tutela dei fondali;
f)
la pesca professionale regolamentata e autorizzata dall'Ente Gestore con gli
attrezzi della piccola pesca previsti dall'art.19 dei decreto ministeriale 26
luglio 1995, compatibilmente alle esigenze di tutela dell'area, riservata ai
pescatori residenti alla data dei 12 dicembre 1997, nei comuni del Consorzio di
gestione e nel Comune di Meta di Sorrento, nonché alle cooperative di
pescatori, costituite ai sensi della legge 13 marzo 1958, n. 950, aventi sede
legale nei detti comuni alla data dei 12 dicembre 1997, e loro soci, inseriti
alla data del 12 dicembre 1997, nel registro di ciascuna cooperativa;
g)
l'ormeggio nelle zone predisposte dall'Ente Gestore e in numero stabilito dallo
stesso.
A
prescindere da motivi di sicurezza della navigazione, nell'arca compresa tra lo
scoglio Scruopolo, e la punta a ponente della Grotta Matera, è consentito il
transito a velocità non superiore ai cinque nodi ai natanti aventi le
dimensioni massime di 7.50 metri se a motore, e di 10 metri se a vela,
autorizzati dall'Ente Gestore.
Zona
C di riserva parziale
In
tale zona sono vietati:
a)
l'ancoraggio libero, ad esclusione di quanto previsto dal successivo punto d);
b)
qualsiasi forma di pesca sportiva ad esclusione di quella autorizzata dall'Ente
Gestore;
c) la pesca professionale che non sia stata prevenùvamente autorizzata dall'Ente Gestore.
Sono,
invece, consentiti.
a)
l'accesso libero ed il transito a velocità non superiore a 10 nodi anche per
barche a motore;
b)
la balneazione;
c)
le immersioni subacquee guidate, regolamentate dall'Ente Gestore,
compatibilmente con la tutela dei fondata;
d)
l'ancoraggio libero nonché l'ormeggio predisposto in zone limitate e
individuate dall'Ente Gestore, sentita la Commissione di Riserva;
e)
la pesca professionale regolamentata e autorizzata dall'Ente Gestore con gli
attrezzi della piccola pesca previsti dall'art.19 dei decreto ministeriale 26
luglio 1995, compatibilmente alle esigenze di tutela dell'area, riservata ai
pescatori residenti alla data dei 12 dicembre 1997, nei comuni del Consorzio di
gestione e nel Comune di Meta di Sorrento, nonché alle cooperative di
pescatori, costituite ai sensi della legge 13 marzo 1958, n. 950, aventi sede
legale nei detti comuni alla data dei 12 dicembre 1997, e loro soci, inseriti
alla data del 12 dicembre 1997, nel registro di ciascuna cooperativa;
f)
la pesca sportiva autorizzata dall'Ente Gestore.