Il progetto Operazione Conoscenza

di Roberto Zanini

L’Operazione Conoscenza è un particolare tipo di censimento destinato a riempire quel vuoto conoscitivo che è alla base della più diffusa e primigenia disgrazia che si sia abbattuta sui nostri beni culturali. Noi abbiamo finalizzato questa conoscenza alla conservazione, alla programmazione economica, allo sviluppo turistico, alla ricerca scientifica, e non ultimo alla formazione civile del cittadino.

L’Operazione Conoscenza è un progetto nato dall’emergenza che da troppi anni si ravvisa a fronte del gran numero di beni culturali presenti in Italia e in pericolo di distruzione.

Siamo un Paese il cui patrimonio culturale viene stimato con un ordine di grandezza pari ad almeno cento milioni di beni culturali; ne conosciamo un decimo, quindi conosciamo un decimo delle nostre risorse storico-artistiche. Questo significa non so che siamo in grado di tutelare solamente un decimo del nostro patrimonio del passato, ma che tutto il resto non è conosciuto, sfugge ai programmi di priorità tra le singole risorse culturali, le quali, invece, vengono premiate in modo casuale; significa che conosciamo una minima parte della nostra storia e pertanto siamo uomini di scarsa cultura, incapaci a costruire un avvenire che sappia misurarsi con le testimonianze storiche.

Come ci suggerisce Carlo Argan "è fatale che quando un patrimonio non rende, si cerchi di liquidarlo è quello che si sta allegramente facendo e i più solleciti a disfarsene sono proprio i titolari. Le più oltraggiose violazioni dei centri storici sono state autorizzate, spesso caldeggiate, proprio da quelle autorità locali che avrebbero dovuto essere depositarie... E’ più serio dire che i beni culturali non sono di nessuno, e non sono beni". Parole suggerite da oltre un secolo di cattiva gestione di una ricchezza sconosciuta o mal conosciuta, oltraggiata ed umiliata, o ancora peggio, emarginata e condannata al più infame dei degradi. Una ricchezza sconosciuta che oggi si rivela con tutti i suoi immensi problemi e di cui manca un’adeguata informazione al fine di una concreta e cosciente gestione.

Una ricchezza di cui sfugge agli amministratori pubblici il senso di risorsa, ma di cui emergono, invece, con forza, le problematiche insite nella dialettica tra sviluppo e conservazione, o tra aspirazione ad una condizione di vita e strutture antiche inadeguate a soddisfare tale domanda, oppure tra costi e benefici che danno senso economico all’agire imprenditoriale.

Questo progetto è nato nel 1982 ed ha ottenuto fin dall’inizio risultati concreti presso le sedi Archeoclub dove è stato applicato. Questi risultati, parziali ma incoraggianti, vennero illustrati per la prima volta a Palazzo Braschi a Roma nel 1985 - ospite il professor Sisinni direttore generale del Ministero per i Beni Culturali - con una mia relazione ed una ricchissima mostra. Nel 1988 l’Archeoclub era in grado di presentare al San Michele, a Roma, e successivamente in altre città d’Italia il risultato ottenuto applicando il metodo dell’Operazione Conoscenza su un intero territorio comunale campione: quello di Altamura. Abbiamo così potuto dimostrare la fattibilità del progetto insieme con il suo costo molto contenuto.

Nel 1991, nei locali del Comune di Massa Lubrense, presenti quasi un centinaio di giovani, partiva l’attuazione più ambiziosa fino ad oggi mai attuata dell’Operazione Conoscenza. Non si trattava tanto di una schedatura a tappeto dei beni culturali di un territorio comunale condotta da poche persone, come fino ad allora era accaduto, ma, da una parte, di ampliare il campo d’azione alla cultura materiale, ai beni archivistici e naturalistici e, dall’altra, di coinvolgere il più gran numero di persone che mai si sia riunito per l’attuazione di tale progetto.

Il censimento dei beni culturali

E’ bene, però, chiarire cosa intendiamo per inventario dei beni culturali, in quanto, spesso si fa confusione tra censimento, catalogazione ed altre forme analoghe di conoscenza. Tanto per intenderci, chiamiamo catalogazione la catalogazione scientifica,, all’inventario, in quanto catalogazione semplificata, diamo invece un significato non scientifico nel senso stretto della parola, ma informativo. Ambedue sono forme di censimento che si servono di due mezzi: il mezzo cartografico o di rilievo, e il mezzo descrittivo, generalmente realizzato attraverso schedature; ora, la cartografia dei beni culturali, in generale, si è servita sempre di una simbologia, e le schede sono state sempre essenzialmente. descrittive, prive di facili riferimenti territoriali.

La nostra catalogazione semplificata ha ricercato una sua scientificità nella unificazione di linguaggio e di strumenti, al fine di una raccolta di dati omogenei e confrontabili, anche se provenienti dalle varie sedi in cui essa veniva attuata.

La catalogazione scientifica, quella che è stata predisposta dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (quindi la catalogazione progettata dallo Stato) non ha risolto alcune problematiche di fondo, tra cui, prioritaria, quella della tempestività: circa 15 anni fa, in un convegno a Ravello, si rilevava che perché il programma potesse essere attuato integralmente sarebbero occorsi seicento anni. Tutti noi sappiamo, invece, come, nelle attuali condizioni, un qualsiasi bene culturale non protetto, nel giro di cinquanta anni, difficilmente avrà ancora la possibilità di un’esistenza.

Inoltre dobbiamo rilevare come la catalogazione di Stato dimostri altre difficoltà e insufficienze: intanto ha bisogno di personale specializzato, manca poi di una programmazione, per cui si censiscono a volte le chiese, a volte i castelli, a volte altre testimonianze, spesso senza una scala di priorità; essa non è finalizzata alla conservazione, ha dei costi molto elevati, e non rende - questo è un altro grosso problema - protagonista il cittadino. Ma su questo argomento vorrei tornare in seguito, perché non venga dimenticato che questo enorme fatto di conoscenza, laddove viene attuato, sta passando sulla testa della società italiana, senza che ad essa venga richiesto alcun essenziale coinvolgimento, mentre noi tutti dobbiamo essere convinti che il cittadino non può essere escluso da un mondo che gli appartiene per tradizione se non per diritto.

La nostra situazione, come dicevamo, è di assoluta emergenza: per farvi fronte occorre un censimento preliminare, una catalogazione di pronto utilizzo affinché si possano predisporre gli strumenti e i programmi per una tutela ed una salvaguardia immediate. Per questo motivo, mentre si dovrà necessariamente prescindere dalla catalogazione di alcuni beni che sono di per sé protetti, per la quale occorre una preparazione specifica e mezzi economici rilevanti, sarà estremamente salutare predisporre un inventario dei beni culturali maggiormente esposti al pericolo di degrado e di distruzione, che sia finalizzato alla conservazione e non allo studio dei beni culturali inteso come indagine storico-critica.

Tale inventario potrà essere condotto da persone di buona cu tura, ma non necessariamente professionisti della storia, potrà trovare collaborazione in tecnici e studenti ed apporti da ogni cittadino, a qualsiasi ceto sociale esso appartenga. Per tutto questo l’operazione Conoscenza, laddove è stata condotta si è trasformata in una vicenda che ha visto tutti protagonisti di quella ricerca, personale e corale al tempo stesso, indirizzata a scoprire le origini e la storia del proprio territorio in funzione di risorse antiche e recenti. motivo profondo di vera cultura, riflessione sul proprio passato, ma anche sul proprio avvenire, situazione incomparabile in cui, proprio nella partecipazione, non può non ravvisarsi ogni superamento della cosiddetta "cultura di massa".

Il censimento che noi proponiamo non è un atto di presunzione o di arroganza nel riguardi di quanto è stato predisposto dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, primo Istituto in Italia ad avere elaborato un progetto di catalogazione integrale con l’uso dell’informatica; esso vuole essere, da una parte, uno strumento riutilizzabile dallo stesso Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, mettendo a disposizione degli studiosi le conoscenze acquisite e il materiale documentario raccolto, dall’altra, attraverso la compilazione della carta dei beni culturali, potrà costituire, in collaborazione con le Amministrazioni comunali, un utile apporto di base alla fondazione degli strumenti urbanistici.

Il nostro, quindi è un censimento riutilizzabile dall’Istituto per il Catalogo e la Documentazione, è organizzato in modo da garantire la qualità del risultato, punta a dare una risposta in riferimento al quadro di salute dei beni culturali in vista di una loro valorizzazione, ha un costo modesto ed è di veloce attuazione.

La carta dei beni culturali

Mai, prima del nostro, qualcuno aveva concretamente realizzato un progetto di inventariazione che unisse in maniera univoca t flessibile la cartografia alla descrizione, eliminando il limite dei simboli a favore di un’informazione molto più ricca ed articolata. Ora, in Italia, salvo casi particolari e rare eccezioni, non esiste cartografia dei beni culturali sé non a scala 1:25.000, 1:100.000, scale queste assolutamente inadeguate perché la cartografia possa essere utilizzata ai fini della pianificazione urbanistico.

Per questo motivo la base cartografica su cui noi lavoriamo parte da una scala 1: 10.000, sicuramente più appropriata per una risposta in termini di chiarezza e precisione, oltre che per i riferimenti di carattere urbanistico. Negli approfondimenti di tipo urbano però la scala scende all’1:500 e all’1:200, in modo da fornire una base attendibile per gli strumenti urbanistici attuativi.

Il censimento decentrato

Se i Beni Culturali sono, come si dice, 100 milioni, o addirittura 200 milioni - non posso essere preciso perché allo stato attuale non sappiamo esattamente nemmeno quanti siano - e noi decidessimo di realizzare un censimento a livello comunale, o quanto meno intercomunale, potremo dividere il problema per ottomila, potremo renderlo aggredibile e pertanto risolvibile: da numeri a otto zeri, si passerebbe a numeri a quattro o a tre zeri. Il censimento di Altamura e quello di Massa Lubrense sono appunto compresi tra questi due ordini di grandezza. Il decentramento è quindi il cardine dell’Operazione Conoscenza, il suo punto qualificante ed essenziale. Se noi quindi decentriamo il problema e lo facciamo risolvere a livello locale, forse riusciremo a dipanare questa terribile matassa che è la conoscenza.

Ma se dobbiamo farlo a livello locale, con quali forze, con quali strategie? Ed ecco quindi la risposta che noi proponiamo: coinvolgendo i cittadini e le associazioni locali.

Noi ci preoccupiamo soprattutto di quei beni cosiddetti minori, i quali sono i più esposti al degrado, oppure all’abbandono, e che invece costituiscono l’asse portante della storia locale di ogni centro urbano italiano; essi sono conosciuti proprio da chi vive sul territorio, da chi nel territorio c’è nato, da chi il territorio l’ama profondamente. E allora abbiamo pensato, ovviamente, sono proprio queste persone che possono dare una risposta in tempi brevi e con costi molto limitati al problema che dobbiamo risolvere.

Questa proposta potrebbe far sorridere l’esperto catalogatore, ma ci sono forse alternative? Noi abbiamo dimostrato che questa è una strada praticabile e che i risultati ottenuti sono attendibili.

Tanto più che, per evitare gli errori grossolani e per credere noi stessi ai risultati ottenuti, abbiamo costituito all’interno dell’Associazione un comitato tecnico-scientifico di cui fanno parte persone di grande preparazione e di sicura fama, che è in grado di assicurare un controllo dei risultati ed una consulenza appropriata per ogni problema connesso a questo genere di lavoro quando, a livello locale - e non è questo il caso di Massa Lubrense - non si siano trovate persone scientificamente preparate a controllare i risultati ottenuti.

Gli strumenti dell’Operazione Conoscenza

Abbiamo già detto, che l’operazione Conoscenza è un particolare inventario di beni culturali; non voglio, ora, entrare nella descrizione del progetto se non per illustrarne alcune caratteristiche salienti; tra l’altro l’intero progetto è stato oggetto di questa realizzata a Massa Lubrense, cosi significativa e ricca di contributi. Credo che caratteristica essenziale del nostro progetto sia l’avere contraddistinto ogni bene culturale esistente sul territorio attraverso un codice alfanumerico di cinque cifre, secondo un programma definito e secondo un preciso elenco di beni culturali da inventariare. Con tale codice, il bene culturale viene indicato sia sulla carta (nel rapporto 1:10.000 fino al rapporto 1:200), sia su una scheda descrittiva. In particolare i beni da ricercare sul territorio sono stati suddivisi in otto categorie, ognuna delle quali contraddistinta da una lettera dell’alfabeto (dalla A alla N), lettera che rappresenta la prima delle cinque cifre corrispondenti al codice del bene culturale.

Tale impostazione consente, mediante l’uso dell’informatica, e con l’estensione ad intere zone del territorio italiano, di avere risposte sia sulle quantità dei singoli beni, sia sul loro stato di salute, sul loro utilizzo, sulle loro ubicazioni, sui documenti o sul testi che ne parlano, sia, infine, sulle caratteristiche ambientali e turistiche di un determinato territorio. In altri termini di avere una risposta ed essere riferimento per moltissimi tipi di operazioni, di studio e di attività programmatorie. Da quanto ho fin qui detto sono emersi anche gli strumenti con cui si attua il nostro censimento:

- UN ELENCO DEI BENI CULTURALI, concepito per categorie (massime generalizzazioni) e per tipi (minime generalizzazioni). Più precise specificazioni (sottotipi) possono essere effettuate nell’ambito della compilazione delle schede.’ Weleneo comprende oltre cento voci di riferimento.

- VENTIDUE SCHEDE, suddivise in introduttive (quattro), descrittive (dodici), informative (sei), sulle quali, vengono riportate, seguendo le indicazioni su di esse riportate per una più facile compilazione, le caratteristiche e le notizie riferite ai singoli beni.

- LE CARTE TOPOGRAFICHE, che vengono divise per settori di superficie quadrata, la cui dimensione massima, nella scala 1: 1 0. 000, è di cento metri di lato, ma può scendere fino a dieci metri di lato nella scala 1:200, consentendo, quindi, un’individuazione molto precisa dei beni censiti.

- UN MANUALE, che, oltre  -a spiegare come devono essere compilate le schede e la carta dei beni culturali, contiene un dizionario terminologico e una guida per individuare caratteristiche e datazioni; esso contiene inoltre suggerimenti pratici per organizzare il lavoro, consigli utili e riflessioni sugli argomenti trattati.

- IL SOFTWARE, necessario per il controllo dei dati raccolti, per,la loro memorizzazione, per costituire un archivio generale ampliabile nel tempo e capace di dare risposte in merito a quantità e qualità dei beni censiti.

Quale conoscenza per i nostri territori

L’Operazione Conoscenza, proprio per la sua semplicità, è stata adottata in Italia da molte associazioni culturali e cooperative esterne all’Archeoclub d’Italia, le quali si sono trovate ad usufruire del nostro strumento, senza magari essere capaci di attuarne il portato ideologico che l’aveva prodotto e soprattutto di garantire la qualità dei risultati.

Questo è accaduto perché l’associazione, pur avendo realizzato un progetto che aveva già avuto l’approvazione dallo stesso Ministero per i Beni culturali (il ministro Scotti inviò una circolare a tutte le Soprintendenze d’Italia perché lo sostenessero), non ha avuto però a livello locale quei finanziamenti, che, anche.se modesti, le avrebbero permesso di crescere. In altri termini le è mancato il placet politico, e questo è abbastanza comprensibile considerando che un’operazione del genere non mette in moto grossi capitali e non può essere univocamente gestita da una sola forza politica.

Per questo motivo concludo con un discorso politico: l’informazione oggi è potere, la conoscenza è potere. Noi vogliamo con il nostro progetto dare potere ai cittadini, dare potere agli Enti locali e alle associazioni che intendono collaborare con noi: potere di scelta, s’intende.

A questo punto mi sia consentita una riflessione: se è vero che la vita dell’uomo si identifica con la sua capacità progettuale, perché dal momento in cui egli non sia più capace di progettare, gli viene meno la percezione del proprio esistere; se è vero, quindi, che costruiamo la nostra vita, il nostro mondo e quindi la nostra storia mediante la nostra umana capacità al progetto; se è anche vero che i nostri pubblici amministratori, in nome di una delega loro data, che si trasforma in potere, rinunciano a coinvolgere i cittadini al progetto della città; se è vero che, d’altra parte, molto spesso i Cittadini, anche quelli che per le loro specifiche esperienze potrebbero contribuire al risultato, spesso non sono responsabilmente preparati al confronto e alla partecipazione; allora, non c’è dubbio che il nostro destino di cittadini non è una vitale, e responsabile crescita nella società, un commisurarsi e un proporre nell’ambito dei nostri luoghi, delle nostre città, ma è la condanna all’alienazione, è il vagare senza meta alla ricerca della nostra umanità umiliata, martoriata, degenerata, infelice: un inutile e sterile ripiegarsi in se stessi, alla ricerca di sogni, illusioni, innocui fantasmi con cui dialogare disperatamente.

Spesso parliamo di ragazzi che sono abbandonati a loro stessi, che si drogano, di gente che si disinteressa di ogni realtà collettiva e agisce solo per i propri privati interessi, senza scrupoli nei riguardi della collettività; ma io stesso mi chiedo: tutti costoro in che modo sono chiamati a partecipare al progetto collettivo, sono sensibilizzati ad amare e a conservare il loro ambiente naturale e costruito? E perché poi all’emarginazione culturale, cui viene relegato, il cittadino dovrebbe dare risposte differenti?

Purtroppo stiamo assistendo al logoramento di una situazione schizofrenica di due mondi separati che sta portando le nostre città alla rovina: quello collettivo, la cui gestione è demandata a pochi, e quello personale, espropriato nei contenuti, ambito di sterili egocentrismi. Se vogliamo che le nostre città continuino a vivere, che riescano a resistere al logoramento e al degrado, se veramente desideriamo un diverso avvenire per i nostri beni culturali, se siamo consapevoli che la nostra storia futura sarà anche la storia dei beni culturali, perché essa sarà legata alla loro conservazione ed all’ambiente in generale, ebbene allora i nostri uomini politici per primi, le istituzioni pubbliche, poi, dovranno, per l’avvenire, offrire la possibilità a tutti i cittadini e alle formazioni sociali che li rappresentano, di partecipare alla conoscenza prima e al progetto poi.

Quanto è avvenuto a Massa Lubrense non rimanga un fatto isolato, si ripeta in tanti altri comuni, si ripeta anche a Massa Lubrense con l’aiuto di questi ragazzi che, oggi, più preparati di ieri, potranno essere artefici di una catena di speranza e di coscienza civile, prima che culturale.

Perché, anche se agli uomini politici eletti spetta il compito di promuovere sia la conoscenza che la progettualità, voglio credere in un futuro in cui la gestione del conoscere e del progettare non sia un dominio di pochi, ma venga affidata a quanti lo desiderino e ne abbiano capacità e merito. E questo non è un appello, ma è la ragione dell’Operazione Conoscenza.


Progetto di utilità collettiva "Censimento e catalogazione dei Beni Culturali ed Ambientali di Massa Lubrense" (Progetto 27/NA - Art.23/88, n.67)