NINFEO della

VILLA di PIPIANO

foto dei mosaici (num. nicchie da sin.)

1. particolare con pesci ed un'aragosta

2. albero con uccelli (candelabri ai lati) 

2. dettaglio del mosaico centrale

3. cavallo rampante

4. giardino con uccelli e graticcio (candelabro a sx)

4. dettaglio del mosaico centrale

4. dettaglio del candelabro

5. cervo

5. lato destro della nicchia

Particolare della decorazione a mosaico di una delle nicchie absidate del ninfeo scoperto nel 1980 sulla costa a nord della  Marina della Lobra, ricostruito nel parco del Museo Archeologico Regionale George Vallet a Villa Fondi - Piano di Sorrento. Il ninfeo, parte di una villa marittima di età giulio-claudia (50-55 d.C.), é uno degli esempi più rappresentativi sul genere e meglio conservati in Campania. E' inerente alle sontuose ville marittime consacrate all’otium dagli imperatori romani su tutto il golfo di Napoli. La straordinarietà dei ninfeo é data sia dalla grandiosa articolazione scenografica della struttura architettonica, sia dalla decorazione delle pareti interamente rivestite a mosaico. 

Sito sul pendio di una collina prospiciente al mare, il ninfeo é costituito da una parete lunga circa 24 metri per un'altezza di 2,70 m con una grande cascata al centro. Il ninfeo alterna nicchie circolari e rettangolari di finta roccia, interamente ricoperte da mosaici policromi in pasta vitrea rappresentanti giardini popolati di uccelli. Le singole scene erano collegate da motivi di candelabri tortili, festoni e maschere. Appoggiato al monte, il mosaico costituiva lo scenario della natatio, che alla parte opposta si apriva invece alla vista del mare.  

La decorazione realizzata su tutta la parete sviluppa nella tecnica del mosaico il tema centrale del giardino fiorito popolato di uccelli, molto utilizzato nella pittura del III stile pompeiano. Il giardino é posto dietro ad una transenna ad incannucciata e spicca sul blu egizio utilizzato come sfondo. Ad esso si aggiungono nature morte e fondali marini riquadrati da elementi decorativi comuni al repertorio pittorico del IV stile pompeiano. La scelta delle tessere si é indirizzata verso materiali di varia natura e provenienza: pasta vitrea (fritta egizia) di colori e sfumature diverse con largo utilizzo di blu egizio e calcari colorati, conchiglie marine e pietre dure. La fritta egizia, che Vitruvio chiama coeruleum, si otteneva cuocendo insieme silice, malachite, carbonato di calcio e carbonato di sodio. Le tessere furono prodotte probabilmente nelle officine di Pozzuoli o Literno utilizzando forse una sabbia adatta alla fusione reperibile sul litorale tra Cuma e la stessa Linternum. 

Il mosaico fu largamente usato per le sue garanzie di pictura aeterna per la sua luminosità e per le sue sfumature cangianti, é facile immaginare quanto, in questo caso, acqua e sole abbiano accentuato il fascino di queste caratteristiche. Il ninfeo fu ricoperto da cumuli di cenere dall'eruzione dei Vesuvio dei 79 d.C. che seppellì al pari le altre ville della costiera sorrentina.


Sui mosaici della villa di Marina della Lobra, vedi: 

** De Caro, S., Il ninfeo di Massalubrense, in: "Pompei - Abitare sotto il Vesuvio", catalogo della mostra del Palazzo dei Diamanti di Ferrara (29/12/1996-19/1/1997), ed. Ferrara Arte.

** Sampaolo, V., Il ninfeo a mosaico di Marina della Lobra, in: "Atti del II Colloquio dell'associazione italiana per lo studio del mosaico", Bordighera.