Necropoli del Vadabillo

Ricostruzione di una tomba della necropoli arcaica in località Vadabillo

La tomba, ritrovata durante le ultime campagne di scavo condotte dal 1993 al 1997 a S. Agata sui due Golfi nel Comune di Massa Lubrense, é costituita da una cassa di tufo grigio con locale, chiusa da un grosso lastrone anch'esso in tufo. Il corredo si disponeva intorno alla cassa e all'interno, al lati del defunto in posizione supina. La sepoltura a cui si riferisce la foto é stata ricostruita in una delle sale dei museo così come é stata ritrovata durante lo scavo.

Essa ha un ricchissimo corredo vascolare e di monili (in tutto comprende 78 pezzi): i vasi sono in bronzo, terracotta e in bucchero, alcuni di produzione locale, altri di importazione. Le forme sono varie a seconda dei pregio, dello stile o della funzione. Tra i vasi di importazione sono presenti coppe etrusco-corinzie e coppe ioniche. Gli ornamenti personali indossati dal defunto sono per lo più fibule (spille) di ferro e resti di collane di ambra e di pasta vitrea. 

Di notevole pregio sono gli oggetti di bronzo deposti all'interno della cassa tra i quali anche una grattugia. La composizione del corredo, oltre a essere indicativa dei livello economico e sociale degli indigeni dei luogo, attesta gli stretti rapporti culturali con il mondo etrusco ed etruschizzato della Campania antica. 

I precisi confronti con le necropoli coeve dei limitrofi centri costieri e della Campania interna consentono di datare la sepoltura alla prima metà dei VI sec. a.C.  


Anfora attica a figure nere

L'anfora fa parte dei corredo di una delle tombe ad inumazione a cassa di tufo della necropoli di S. Agata sul due Golfi nel comune di Massa Lubrense, scavata nel 1995. Il vaso, dipinto nella tecnica delle figure nere, presenta due scene figurate poste sul due lati del ventre. Ambedue le raffigurazioni si riferiscono al ciclo dionisiaco: su uno sono raffigurati il dio Dioniso posto tra due figure femminili ammantate, sull'altro, quello a cui si riferisce l'immagine, un satiro tra due figure femminili, le menadi, colti nel momento della danza rituale. 

Il mito di Dioniso, dio dei vino, é molto frequente nel repertorio attico: esso é legato al simposio e ripropone le immagini dei dio raffigurato insieme ai personaggi dei tiaso dionisiaco, quali satiri e menadi. In questo caso le due scene raffigurate sull'anfora si riferiscono ai due momenti del rito, quello iniziale dove le donne, menadi-sacerdotesse, sotto il controllo e la guida dei dio si preparano a mescolare il vino con l'acqua e quello della danza che segue il simposio con il satiro ebbro la cui nudità si contrappone alle vesti delle menadi. Attribuita al Gruppo del Pittore di Haimon si data alla prima metà dei V sec. a.C.