la Confraternita Morte e Orazione di Massa Lubrense

Scopi del sodalizio

1- assistenza materiale e spirituale agli infermi poveri

Un sodalizio che aspirasse a raccogliere l’eredità materiale e spirituale di un Monte de morti, moribondi e poveri infermi doveva inevitabilmente sobbarcarsi l’onere, sancito dalle capitulationi del Monte nel 1639, di “sovenire alli poveri infermi con alcun aiuto di remedij medici, et altre cose necessarie” e di visitare l’infermo consolandolo nell’Infermità, et esortandolo a fare il testamento, è a disponere per l’anima sua” accostandosi ai Sacramenti Al primo scopo provvedeva la presenza tra i trenta confratelli previsti dallo statuto, di un “infermiero”con l’incarico di informarsi degli ammalati poveri e stabilire col Maestro e tesoriere il modo di soccorrerli.

Sono tuttora conservate nell’archivio del sodalizio ricevute per quietanza di somme elargite a medici chiamati all’occorrenza ed esterni al pio sodalizio, per l’assistenza agli infermi e prove di interventi di sussidio materiale a favore di concittadini bisognosi, Enti meritevoli .emergenze locali e nazionali di particolare disagio.

Il pio sodalizio ancora oggi assolve al suo compito di istituzione caritatevole ed ha ampliato il proprio intervento assistenziale promovendo la donazione del sangue e degli organi.

2-Accompagnamento ed interro gratuito dei morti poveri

Uno degli scopi prioritari dell’Arciconfraternita era l’accompagnamento alle esequie. In un primo tempo esso era riservato solo ai defunti iscritti del Monte dei morti; successivamente con la costituzione della pia Associazione nel 1675 esso fu esteso “ ...a poveri morti...forestieri che in qualunque modo, et loco di questa Città moriranno, ò si troveranno morti, come anche à poveri cittadini, che moriranno, ò si troveranno morti tra i limiti della Parocchia maggiore di questa Città col darli sepultura nelle Chiese più commode e più prossime al loco dove morirano ò saranno trovati li cadaveri” .In un secondo momento, il Priore sarà tenuto ad informarsi non solo sulla condizione economica del cittadino defunto ma anche sulla mancanza di parenti che potessero piangerne la morte. Quando il rinnovato Statuto del 1887 riservò tale compito solo agli officiatori fu consentito al fratello impedito di farsi sostituire da un sacerdote; persino agli esponenti del Clero, costituenti buona parte del sodalizio, era concesso assentarsi dalle funzioni di interro a patto di provvedere a un sostituto In un caso la Confraternita si autoesonerava dalla partecipazione: la presenza alle esequie di altri sodalizi o del Clero secolare o regolare.

Nel diciottesimo secolo solo per i poveri la sepoltura era gratuita; infatti alle consorelle che volessero essere accompagnate dai Confratelli era richiesto un obolo di dieci carlini, e così ai parenti fino al terzo grado di un Confratello.Durante le gestione commissariale del 1941, molto concretamente fu notato come “non tutti i confratelli e consorelle iscritte in vita arrivano a pagare la somma per l’interro”; pertanto considerato “che molti si iscrivono alla Congrega in morte o dopo morte dai loro eredi per usufruire dei suffragi, dell’interro e dell’accompagnamento, considerati i tempi che corrono” si fissarono le tariffe per l’inumazione che furono approvate dalla Curia arcivescovile per la cifra massima, fatto salvo il pagamento delle spese.

3- Preghiera per le anime purganti

 Rappresentava un dovere per tutti i confratelli al fine, tra l’altro, di assicurarsi le indulgenze . L’esposizione del SS. prevedeva la recita dell’ Ufficio dei morti, o della terza parte del Rosario per le anime dei defunti, in particolar modo dei Benefattori della Confraternita lo stesso Monte all’atto della sua costituzione celebrava ogni Lunedì “non impedito da festa di precetto” la Messa in suffragio delle anime purganti e ogni Venerdì per gli agonizzanti . Gli iscritti al monte pagando una “cinquina” al mese si sarebbero assicurati dopo la morte trenta Messe; se cinque grana al mese, sessanta Messe..La Confraternita, nata come naturale accorpamento del Monte e prosieguo delle sue opere, in quanto, ribadiamo, da questo doveva essere retto, si limita ad assicurare ai soli confratelli trenta messe gratis “ col denaro di esso Monte, et ogni fratello sacerdote li dirà una messa gratis, è ciascheduno fartello laico tre Rosarij” .Ciò fu riaffermato successivamente, con la lieve modifica della scelta tra le quindici poste del Rosario o l’intero Ufficio dei morti.Nel medesimo verbale la Confraternita si accollò l’obbligo di recitare dieci messe per i Confratelli e Consorelle del monte, anche contumaci, che avessero però pagato per almeno 10 anni .

Tra le fonti di finanziamento di cui poteva avvalersi il pio sodalizio una in particolare merita attenzione: la questua. Ossia nella raccolta, da parte di appositi ufficiali eletti annualmente e detti questori, di elemosine in natura nei vari Casali di Massa Lubrense, assegnati loro all’atto dell’elezione. Nel Settecento la questua veniva praticata in particolare durante la festa dell’Assunta e nell’Ottavario dei Morti.

Delle offerte in denaro si occupava un incaricato a parte; esse si elemosinavano specialmente durante la festa della Madonna della Lobra che vedeva accorrere gran folla di popolo.

L’Archivio della Cappella del Purgatorio custodisce le cronache delle questue, redatte su strisce piuttosto lunghe di carta, ricavate dalla giunzione di diversi fogli, e destinate evidentemente ad essere esposte in pubblico mensilmente.Esse contengono in quotidiani appunti dei Questori e offrono interessanti informazioni sulla tipologia e sulla quantità degli alimenti ricevuti in dono dall’Ente, i cui rappresentanti erano il più delle volte generosamente accolti e ospitati a pranzo nelle case dei concittadini massesi, a testimonianza del consenso che sul territorio riscuoteva il pio sodalizio.Arguzia e vivacità espositiva, ad onta delle imperfezioni linguistiche, comprensibili data la scarsa diffusione della cultura all’epoca, rendono simpatica la lettura delle note giornaliere di cui diamo un breve saggio: ”Adì 12 di 9bre 1811.Uscita al Casale di Nerano, ciovè il solito invito che mi fà il Sig.r Cavaliere D. Alfonso Vespoli con la sua Sig.ra Sposa D. Marianna sichè di tavola fù D. Avorelio Mellino e il Paraco, ò che volete, che vi dico, la tavola meglio che più non poteva essere in quel luco nel casale di Nerano, sichè primo una zupiera di bravi maccaroni di zita ben guarnita, poi un bravisimo rau di Vaccina, inti poi buone braciole, indi poi arrosti di più galline eccelente, un buon vacili Strufoli ma che volete che vi dico, che la Signora li fece con tutto il suo inbegno no mi dilungo a questo bellisimo piatto che fù cose immense, poi ci furono sette triglie di un terzo e mezzo rotolo l’une, indi poi un merluzzo bianco più di tre rotola (un rotolo corrisponde a circa 890 gr). Giungata.Indi poi a tavola si vidde, guarnita Castagnie di Agerola, noci, Alacci, uva, pera di più sorte, mela, Melloni, e che volete che vi dico, dolci e Aquavita, e poi più il Cafè eccelente, che da più tempo non aveva pigliato, maccior mente era buono.....”.

Il diritto alla questua fu certamente esercitato con l’assenso dei Vescovi del tempo, e ne abbiamo riscontro in un verbale del 1701 in cui i Confratelli delegano il Priore affinché faccia istanza all’Arcivescovo di non permettere a Questori di altri Enti di raccogliere denaro e cibo nei casali massesi, eppure tale privilegio fu contestato alla fine del secolo scorso dal Capitolo Metropolitano di Sorrento, nonostante esso fosse ormai esercitato nei casali massesi in occasione della sola festa dei Morti.

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