la Confraternita Morte e Orazione di Massa Lubrense

Oratorio del Purgatorio: cenni storico-artistici

Non possedendo fin dalla sua fondazione una propria Cappella, la Confraternita “Morte e Orazione” si riuniva fino all’anno 1745 o 1746 in un luogo definito dai verbali “iusta” o “attaccato” al campanile della Cattedrale..Alcuni appunti su un foglietto nell’Archivio della Cappella del Purgatorio riportano gli estremi di un atto notarile non inventariato in archivio :“.. Compra di alcune case vecchie fatte dalla Conf.ta dal Signor Alfonzo Vespoli. Istromento per Notar Francesco Persico nell’anno 1735, ovvero 1736.” e sembrano quindi indicare la data dell’inizio della costruzione del primo Oratorio.

Nella seconda metà del Settecento si ci pose il problema di ingrandire la cappella confraternale eretta pochi decenni prima e già insufficiente. Leggiamo con quali termini il Priore Filippo Bozzaotra supplica Sua Regia Maestà: “Il priore della Ven(erabile) Congregazione della Morte, ed Orazione eretta con propria Chiesa nella Città di Massalub(rens)e vicino alla Chiesa cattedrale, munita di Regio assenso, prostrato a piedi della M.V. con umili suppliche l’espone, come in ogni primo Lunedì del mese si canta l’Officio de Morti coll’esposizione del Venerabile, dove concorre tanto Popolo, che non resta luogo da poter officiare le Fratelli, siccome succede l’istesso nella Novena de’ Morti e celebrandosi nella Chiesa della stessa Cong(regazio)ne, oltre le tante opere di pietà per il maggior culto della Religione, e per Suffragio dell’Anime del Purgatorio una Messa ivi addetta dal Fondatore in ciascuno dì Festivo verso l’ora di mezzo giorno per commodo di quel Pubblico; come che q(ue)sta è la sola Messa, che si celebra in quell’ora, vi è gran concorso di popolo a sentirla, d’onde avviene, che essendo la Chiesa di piccioliss(im)a estensione, la maggior parte della Gente resta da fuori la Chiesa, di modo che, o per la rigidezza dell’Inverno, o per l’eccessivo calore del sole nell’està, non potendo resistere all’intemperie delle stagioni, è nella necessità di dover lasciare la Messa ne’ dì Festivi, perche la Chiesa è troppo angusta, e del tutto incapace a riceverla, non essendo più la presente la lunghezza di d(ett)a Chiesa, che di palmi ventisette dall‘Altare fino alla porta; Che perciò per darsi un commodo più proporzionato a quel Popolo, si è risoluto allargarsi la med(esim)a Chiesa a spesa della Cong(gregazio)ne istessa, a qual fine non essendoci altro modo di ampliarsi, se non nell’acquisto di una piccola pianta di suolo, ove esiste un basso con camera sopra quasi diruti, contigui alla med(esim)a Cong(regazio)ne, il di cui Padrone è pronto a venderli; quindi ricorre a piedi della M.V., e per evitarsi l’inconvenienti di sopra mentovati, umilm(ent)e la supplica a volersi compiacere di accordare alla d(ett)a Cong(regazio)ne il Regal Permesso di poter allargare la d(ett)a sua Chiesa con far acquisto del d(ett)o picciuol suolo, concorrendoci benanche il consenso del Vescovo di d(ett)a Città”. Considerando che un palmo napoletano corrisponde a circa 0, 264 mt., ne viene che la Cappella in origine era lunga poco più di sette metri, effettivamente inadatta quindi ad ospitare Confratelli e popolo. Avendo il Sovrano accordato il suo regale consenso in data 13 Aprile 1782, comprata la diruta casetta, i Confratelli nella Congregazione del 14 Maggio 1783, presieduta dal Priore D. Alessandro Maggio, deliberarono di demolire “..... la casetta comprata per essere disadatta, e composta di fabriche mal sane; e nell’istesso tempo ....... pure la Sagrestia della Chiesa per potersi a proporzione della Chiesa med.a farsi l’ampliaz.e, demolirsi l’Altare per rifarsi nel luogo, ove al p(resen)te è la Sagrestia, e farvisi da dietro all’Altare il Coro per officiare i Sig.ri F.lli, e da dietro al Coro edificarvisi la sagrestia, ed una grada propria, e proporzionata per calare nella Terra Santa, la q(ua)le puranche debba ampliarsi, ed estendersi per tutta la lunghezza della nuove fabriche.  

Rifatto il pavimento, ampliata la chiesa, installato l’altare, costruito il coro, mancava l’organo sulla cantoria. A ciò si provvide presumibilmente nel 1793, commissionandolo ad organari napoletani, i Mancini.  

Attualmente l’Oratorio si presenta come una costruzione a pianta rettangolare larga 4.50 mt. e lunga 21.50 mt, sita accosto al Campanile della ex Cattedrale di S. Maria delle Grazie, edificata verso la prima metà del XVIII, presumibilmente ultimata dopo il 1786, date le numerose ricevute di pagamento e le note spese che recano tale data e sono conservate nell’Archivio della Confraternita.

Tra le opere eseguite in questo periodo ricordo il notevole pavimento di maioliche policrome, opera del napoletano Ignazio Chiaiese, figlio di quel Leonardo Chiaiese autore della celebre rappresentazione maiolicata della cacciata dall’Eden nella Chiesa di S. Michele ad Anacapri. Di tale prestigiosa paternità fanno fede le altre numerose opere dello stesso presenti in tutto il territorio della ex diocesi di Massa Lubrense, nonché le registrazioni di pagamento al medesimo effettuate per la pavimentazione della Cappella, consultabili nell’Archivio dell’ex Cattedrale. Tale pavimentazione è a festoni, tralci e cartocci di fiori e frutta; purtroppo lo stato di usura dell’ingresso e della striscia mediana verso l’altare non consente di apprezzare, se non per pochi elementi, la decorazione relativa alla simbologia dell’Arciconfraternita.  

Dietro l’altare è posto il Coro, con antichi stalli di legno e pavimento maiolicato, mentre di recente sono stati rifatti gli scanni. Sullo stallo destinato al Priore si trova una piccola tela di 82x70cm  con l’unico ritratto esistente di Padre Vincenzo Maggio fondatore, oltre che del Monte dei Morti, del vasto Collegio dei Gesuiti in Massa Lubrense, più familiarmente oggi conosciuto come “il Quartiere”. La pala d’altare della Cappella è un dipinto di circa 180x140cm presumibilmente del XVIII secolo, di ignota mano ma di discreta fattura, raffigurante il Salvatore che riscatta le anime purganti.  

Dalla Sagrestia, ove si conserva un quadro di m 1.80 x 2.10 che rappresenta la Maddalena con anime purganti, cui si è accennato nella nota 3, si scende nella suggestiva Terrasanta, estesa quanto la soprastante Cappella, dove sono custodite due bare di legno dipinto, di antica fattura, ma non in buono stato di conservazione, che ricordano il trasporto e il seppellimento gratuito delle salme dei bisognosi e degli iscritti al sodalizio, scopo precipuo del pio Ente. Sulla cantoria è posto tuttora l’organo in legno dorato e colorato, cui si è fatto cenno, oggi purtroppo bisognoso di restauro.

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