Il miracolo delle pere

Chi, avendo letto "I Promessi Sposi" non ricorda la leggenda miracolosa delle noci che Galdino, umile frate francescano, racconta con parole semplici e vive? Si, la storia dell'albero di noci che, ormai vecchio e infruttuoso, sradicato e poi, su consiglio di un francescano, ripiantato, diede al tempo del raccolto "più noci che foglie".

Noi qui ora non vogliamo analizzare la cosa per sapere se questo racconto sia scaturito totalmente dalla fantasia del Manzoni o se il Manzoni stesso, l'abbia attinto, sia pure modificandolo, da qualche altra fonte. Ci preme per far sapere che una vicenda analoga a quella manzoniana veniva raccontata, decenni or sono, anche dalle nostre parti.

Si dice che un giorno di tanti anni fa un frate questuante, durante il suo giro, bussò al portone di una villa di Massa (oggi proprietà Orsi). Ricevuto l'obolo, nell'attraversare la campagna che circonda ancora oggi la villa, il francescano s'imbatté in alcuni contadini che erano intenti ad abbattere un albero di pere. Interrogati dal monaco sul perché di quel loro lavoro, risposero che l'albero non dava frutti ormai da diverse stagioni e che era giunto il tempo di metterlo al fuoco. Il religioso consigliò loro di lasciarlo vivere ancora qualche anno perché era bene avere pazienza. Sbigottiti da quelle parole, gli operai ripiantarono il pero. L'estate seguente i rami di quell'albero erano carichi di frutto.

E' vero? E' falso? Noi non ci esprimiamo. Lasciamo a voi la libertà di crederci o meno. Aggiungiamo solo che fino a pochissimi anni or sono l'albero produceva ancora pere e che ancora oggi in quel posto si erge un'edicola in rovina che ricorda la storia con queste parole:

"ARVERAM CAEDENDA PYRUS FRANCISCE REVIXI LAETIOR A IUSSU FERTILIORQUE TUO", 

avevo fruttificato, io pero destinato al taglio; oh Francesco, ho ripreso a vivere più lieto e rigoglioso per un tuo comando - (Francesco: Gesuita Francesco de Geronimo da Grottaglie; 1642-1716).

(Tratto da Un miracolo accaduto a Massalubrense nel 1714  raccontato da Benito Iezzi)