Memento Domine

Domenica 19 ottobre alle ore 17,30, a Massa Centro, presso la Sede dell’Archeoclub d’Italia, Via Roma 29, la scrittrice Dora Liguori presenterà il romanzo storico “Memento Domine” – Le verità negate sulla tragedia del Sud fra Borbone, Savoia e Briganti.

Ricordati, o Signore, di quel genocidio operato al Sud dal 1860 al 1863 ad opera dei Savoia per costruire, con il sangue della popolazione inerme, il nuovo Regno d’Italia.

Il libro si basa su una rigorosa ricostruzione storica, integrata da fatti tramandati oralmente, dell’avventura vissuta, suo malgrado, da un capitano spagnolo (specie di agente segreto) coinvolto, nelle tragiche vicende del meridione d’Italia per ordine di Isabella di Borbone – Regina di Spagna. – Infatti, il capitano Aldrigo Seguerto, marchese di Valleloid, viene inviato in Italia, per scopi di “copertura politica”, a sostegno della spedizione capeggiata dal generale, anch’esso spagnolo, José Borjés, per il ripristino dei Borbone nel Regno delle due Sicilie.

Il capitano, travestito da prete, sarà testimone e parteciperà anche direttamente alle battaglie precedenti la mancata conquista di Potenza, supportato da una giovane nobile, coraggiosa ma disturbata nella psiche. Egli vivrà, soffrendola da vicino, l’immane tragedia delle popolazioni del salernitano e della Lucania, strette fra l’invasione dell’esercito piemontese e la reazione dei filo- borbonici capeggiata, oltre che dal Borjés, dal feroce capo-brigante Carmine Crocco Donatelli.

Mai raccontato nei particolari dalla storia ufficiale, questo è il resoconto, realistico nel suo squallore, della conquista di un regno da parte dei Savoia, mossi non da principi idealistici o per l’unità di un popolo che poco aveva, in comune, per essere unito, ma dall’esigenza di mettere mano alle ricche riserve auree del Regno delle due Sicilie, riserve indispensabili a salvare dalla bancarotta l’indebitato stato sabaudo.

Dopo il primo sconvolgimento prodotto dalle imprese di Garibaldi che, nella pratica, consegnava il sud ai Savoia, nasce una reazione, all’inizio confusa, ad opera di alcuni nobili (pochi), del clero e soprattutto dello strato più povero del popolo che preferiva i Borbone agli “stranieri” piemontesi: la cosiddetta “rivolta delle pezze ‘n culo”. La violenta rivolta, divampata in tutte le province del già regno borbonico, fu condotta da povera gente che, quasi del tutto disarmata rispetto all’organizzato esercito piemontese riuscì, ugualmente, ad impegnare quest’ultimi in violente battaglie dando parecchio filo da torcere.

I Savoia, infine, ebbero ragione del sud per un coacervo di situazioni ancora oggi non del tutto chiare e soprattutto ebbero ragione poiché soffocarono, spietatamente, la reazione in un bagno di sangue. E ciò potè avvenire attraverso esecuzioni sommarie degli abitanti di interi paesi nonché fucilazioni di massa, senza alcun regolare processo (legge Pica), di migliaia di uomini colpevoli solo di essere meridionali.

Le fosse comuni ad opera del governatore -Generale Cialdini- non avranno nulla da invidiare all’orrore di altri più recenti stermini. L’unica differenza consisterà nel fatto che, mentre queste ultime povere vittime hanno avuto, almeno, la pietà della storia, alle vittime dei Savoia è stata negata anche la conoscenza storica del loro olocausto.

Il libro, nel ripercorrere l’infelice missione dell’agente segreto spagnolo, racconta il nodo e i fatti che determinarono la mancata vittoria dell’esercito reazionario, fatti avvenuti tra Padula e Potenza.

La sconfitta non consentirà mai più, anche nell’arco dei decenni successivi, al Sud di riprendersi e ai sopravvissuti lascerà solo un’ amara scelta: l’emigrazione.

DORA LIGUORI