MASSA LUBRENSE, UNO STUDIO SULLA CHIESA PARROCCHIALE
Altare di S. Agata, mistero svelato
La preziosa opera del Seicento è da attribuire a Dionisio Lazzari

ANTONINO SINISCALCHI
L’autore dello splendido altare della chiesa parrocchiale di Sant’Agata sui due Golfi, la frazione collinare di Massa Lubrense, è Dionisio Lazzari. Figlio di Giacomo, appartenente a una celebre famiglia di artigiani fiorentini del Rinascimento che, all’inizio del ‘600, si trasferì a Napoli dove realizzò numerose opere in marmo e intarsio di pietre preziose, tra le quali anche quella della Cattedrale di Sorrento. In particolare l’altare massese, commissionato dai padri Girolomini di Napoli a Lazzari nel 1654 per la chiesa di San Filippo Neri, fu venduto nel 1845 al reggente della parrocchia santagatese, monsignor Giovanni Battista Casola.
Ora, a distanza di quasi cinque secoli, gli studi condotti da Beatrice Casola-D’Antonio e Luigi Poi hanno accertato la sicura paternità dell’opera. Di certo mai era stata in discussione la bellezza dell’altare, realizzato in armonia con lo stile rinascimentale e la manifattura fiorentina, ma il nome dell’autore è stato sempre oggetto di serrate dispute tra gli studiosi.
Si chiude così una vicenda affascinante che sarà raccontata anche in un libro da Luigi Poi, Beatrice Casola e Donato Iaccarino, con la collaborazione di altri esperti di storia dell’arte. Intanto, un comitato di residenti ha avviato una petizione ai due parroci, don Salvatore e don Mario, chiedendo di ripristinare la targa che nell’800 evidenziava la presenza dell’opera nella chiesa. In questo modo, un’altra perla del patrimonio artistico della Costiera, potrà essere «meglio valorizzata».
I due ricercatori sono giunti alla scoperta attraverso documenti in possesso della famiglia Casola-D’Antonio, dai quali emerge la certezza che l’altare fu comprato da monsignor Casola e montato nella chiesa di Sant’Agata. Pochi anni dopo, i Girolomini cercarono di riaverlo, intentando addirittura una causa poi perduta davanti alla magistratura borbonica: il parroco, come accertò la sentenza, aveva acquistato il prezioso altare in buonafede con atto stipulato «nei modi di regola».
Beatrice Casola e Luigi Poi, insieme ai soci della Pro Loco «Due Golfi», Giuseppe Casa, Antonino De Simone e Fabrizio Fiorinelli, hanno approfondito la ricerca anche presso la biblioteca dei Girolomini dove il padre superiore, monsignor Ferrara, ha confermato «che l’altare fu ceduto alla parrocchia nel 1845 con esclusione dello sportello d’oro del cenobio che, invece, fu trattenuto dai monaci e montato sull’altare della Cappella dell’Immacolata di Napoli».
Anche nella «Guida Sacra della città di Napoli» (1872) del Galante si riferisce la notizia della vendita dell’altare, vicenda suffragata anche dal volume «La Civiltà del ‘600 a Napoli». Il nome di Dionisio Lazzari, sia pure riportato con la dizione «Dioniso Nazzari», compare poi in alcuni documenti parrocchiali di inizio ‘900, raccolti in un libro da Elisabetta Aversa, scrittrice ultraottantenne, memoria storica di Sant’Agata.

da Il Mattino del 27 gennaio 2004