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	<title>massalubrense.it &#187; Territorio</title>
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	<description>Massa Lubrense</description>
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		<title>Bandiera blu 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 23:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche per l'anno 2010, unico della provincia di Napoli, il Comune di Massa Lubrense ha ottenuto la Bandiera Blu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per l&#8217;anno 2010, unico della provincia di Napoli, il Comune di Massa Lubrense ha ottenuto la Bandiera Blu.<br />
La Bandiera blu delle spiagge si assegna per: qualita&#8217; delle acque, qualita&#8217; della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale.<br />
Istituita nel 1987, anno europeo per l&#8217;ambiente, la Campagna è curata nei vari Paesi dalla<a title="fee" href="http://www.feeitalia.org/pages/default.htm" target="_blank"> FEE, Foundation for Environmental Education</a>.</p>
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		<title>Bandiera blu 2009 solo a Massa Lubrense</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 09:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest'anno Massa Lubrense è l'unica città della provincia di Napoli ad avere guadagnato la Bandiera blu!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno <strong>Massa Lubrense è l&#8217;unica città della provincia di Napoli</strong> ad avere guadagnato la <a title="bandiera blu 2009" href="http://www.feeitalia.org/doc/2009/BF09_spiagge.pdf" target="_blank">Bandiera blu</a>, il riconoscimento che la <a title="FEE Italia" href="http://www.feeitalia.org" target="_blank">FEE </a>(Fondazione per l&#8217;educazione ambientale) assegna ogni anno per qualità delle acque, qualità della costa, servizi e misure di sicurezza.</p>
<p>Massa Lubrense si afferma ancora una volta come unico luogo degno di un <strong>turismo di qualità</strong> in penisola sorrentina e in tutta la provincia di Napoli.</p>
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		<title>Area marina protetta di Punta Campanella</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 13:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 dicembre 1997, il Ministero dell&#8217;Ambiente decretava l&#8217;istituzione dell&#8217;Area Marina Protetta di Punta Campanella, ai sensi della legge quadro sulle aree protette 6.12.1991, n. 394.
Questo importante passaggio istituzionale riconosce il valore naturalistico, paesaggistico e storica dell&#8217;area e la sottopone a tutela, pur nel rispetto delle attività economiche tradizionali. L&#8217;Area Marina Protetta interessa la fascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 dicembre 1997, il Ministero dell&#8217;Ambiente decretava l&#8217;istituzione dell&#8217;Area Marina Protetta di Punta Campanella, ai sensi della legge quadro sulle aree protette 6.12.1991, n. 394.<br />
<span id="more-118"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="penisola sorrentina" src="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/07/penlunga-300x61.jpg" alt="" width="300" height="61" />Questo importante passaggio istituzionale riconosce il valore naturalistico, paesaggistico e storica dell&#8217;area e la sottopone a tutela, pur nel rispetto delle attività economiche tradizionali. L&#8217;Area Marina Protetta interessa la fascia costiera dei comuni di Massa Lubrense, Piano di Sorrento, Positano, Sant&#8217;Agnello, Sorrento e Vico Equense. L’istituzione ha tra i suoi fini principali la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, la divulgazione della conoscenza degli ambienti marini e costieri, nonché la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la vocazione naturalistico-paesaggistica dell&#8217;area. Al fine di perseguire nel modo migliore gli scopi prefissi, l&#8217;Area Marina Protetta è suddiviso in 3 zone:<br />
- A: riserva integrale;<br />
- B: riserva generale;<br />
- C: riserva parziale.<br />
La zonazione modula in maniera elastica e funzionale l&#8217;insieme dei divieti e delle attività consentite.<br />
Così, ad esempio, nella zona A, comprendente gli scogli di Vervece e Vetara, è interdetta la navigazione, la balneazione e la pesca. Nella zona B è consentito l&#8217;accesso, previa autorizzazione da parte dell&#8217;Ente Gestore, alle imbarcazioni a motore per visite collettive guidate, e la pesca professionale regolamentato ed autorizzata dall&#8217;Ente Gestore, mentre è vietata la pesca subacquea e l&#8217;ancoraggio libero. Nella zona C, infine, l&#8217;accesso alle barche a motore a bassa velocità è consentito solo per raggiungere gli ormeggi che verranno appositamente predisposti, mentre l&#8217;ancoraggio libero è vietato. Può altresì essere autorizzata dall&#8217;Ente Gestore la pesca professionale con attrezzature che non danneggino i fondali, la balneazione e le immersioni subacquee compatibili con la tutela dei fondali.</p>
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		<title>Bandiera blu a Massa Lubrense</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 10:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Massa Lubrense è l'unico comune in provincia di Napoli ad avere ottenuto la bandiera blu!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Massa Lubrense è l&#8217;unico comune in provincia di Napoli ad avere ottenuto la bandiera blu!</strong><br />
<span id="more-57"></span>Le spiagge di Massa Lubrense si sono aggiudicate la <a title="Bandiera blu 2008" href="http://www.feeitalia.org/img/bb2008/bandiera_blu_spiagge.pdf" target="_blank">bandiera blu 2008</a> della <a title="Fee Italia" href="http://www.feeitalia.org" target="_blank">Fee (Foundation for Enviromental Education)</a>.<br />
Si tratta del più prestigioso dei riconoscimenti esistenti in materia di qualità delle acque marine, qualità della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale ed informazioni.<br />
Il litorale massese, insomma, può vantare standard di una tale levatura da meritare l’ ambito “marchio di qualità”.<br />
Per concedere i propri riconoscimenti, infatti, la FEE, effettua scrupolose ricerche ed applica criteri di valutazione rigorosissimi.<br />
Basti pensare che – nel 2007 – sono state meno di 100 le spiagge italiane che hanno ottenuto la Bandiera Blu perché ritenute meritevoli di un tal genere di “premio”.</p>
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		<title>Le coste lubrensi da Puolo a Crapolla</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coste]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Poi da Surrento un miglio appare la città di Massa di nuovo nome, alla quale ha dato, e tuttavia dà gran fama Paolo Portarello eccellente Poeta, e grande humanista. Quindi poi si vede il solingo Monte Atheneo, il quale per non esse congiunto con altro monte si stende in lungo verso Ponente, ed è chiamato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Poi da Surrento un miglio appare la città di Massa di nuovo nome, alla quale ha dato, e tuttavia dà gran fama Paolo Portarello eccellente Poeta, e grande humanista. Quindi poi si vede il solingo Monte Atheneo, il quale per non esse congiunto con altro monte si stende in lungo verso Ponente, ed è chiamato altrimenti Monte di Massa, fu ancora detto Prenusso, Sirreo, Minervio, e colle Equano, nell&#8217;estremo del Promontorio si vede in gran parte il tempio di Minerva edificato da Ulisse.<br />
<span id="more-111"></span><img class="alignleft size-medium wp-image-37" title="lobraves" src="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/07/lobraves-300x153.jpg" alt="" width="300" height="153" />Nel voltare del detto Promontorio vi sono certe Isolette deserte, e sassose, nominate le Sirene, in una delle quali da quella parte che risguarda à Surrento ne&#8217; tempi antichi si vedeva un ricco Tempio, ove erano alcuni molto antichi doni, già presentati da gl&#8217;habitatori del paese per veneratione, e riverenza del sacrato luogo, del quale hoggi vi sono i vestigi. Quivi finisce il Golfo chiamato Cratera, chiuso da due Promontorij, che guardano verso mezzogiorno, e sono il Miseno e l&#8217;Ateneo. Il qual golfo è quasi tutto adornato di edificii e di giardini bellissimi, al cui incontro s&#8217;erge fra l&#8217;onde l&#8217;Isola de Capri, prima delitie di Tiberio cesare, e hor luogo destinato a relegati, ivi si fa due volte l&#8217;anno la caccia delle Quaglie&#8230; &#8221;<br />
Così si presentava la costa lubrense alla fine del XVI secolo, almeno a quanto risulta dalla Descrittione del Regno di Napoli scritta dall&#8217;abate Scipione Mazzella ed edita dalla Stamperia dello Stigliola a Porta Reale a Napoli nel 1597.<br />
Pur avendo in molte parti inevitabilmente cambiato il suo aspetto la nostra costa rimane ancora oggi uno degli ambienti più belli e interessanti d&#8217;Italia, se non del mondo intero. E sì, perché se consideriamo che in queste marine si possono rivivere oltre 2000 anni di storia attraverso un&#8217;attenta osservazione delle memorie greche, romane, angioine, aragonesi, borboniche; che si incontrano una gran varietà di specie animali e vegetali, alcune delle quali rare; che si entra in contatto con popolazioni di grandi tradizioni marinare; che il paesaggio rimane sempre vario e affascinante, con le montagne che si fondono con il mare e con la vegetazione che arriva a pochi metri da questo; che questi luoghi da sempre hanno ispirato racconti e leggende di ogni tipo e sono stati descritti come bellissimi in ogni epoca, si può ben comprendere quanto sia difficile trovare altri territori con simili caratteristiche concentrate in così poco spazio.<br />
<span style="color: #c0c0c0;">tratto da:<br />
Le Coste di Sorrento e di Amalfi &#8211; toponomastica antica, moderna e dialettale di Giovanni Visetti  &#8211; Editoriale Scientifica &#8211; 1991</span></p>
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		<title>Dalla Marina di Puolo al Capo di Massa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 17:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coste]]></category>

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		<description><![CDATA[La Marina di Puolo (frazione di Massa Lubrense) si trova esattamente a metà strada fra la Marina Grande di Sorrento e la Marina della Lobra e a tale proposito si narra l&#8217;aneddoto di Sardella.
Questi era un pescatore della Marina Grande che faceva da Caronte ai viaggiatori che, una volta giunti a Sorrento, avessero voluto proseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Marina di Puolo</strong> (frazione di <strong>Massa Lubrense</strong>) si trova esattamente a metà strada fra la <strong>Marina Grande di Sorrento</strong> e la <strong>Marina della Lobra</strong> e a tale proposito si narra l&#8217;aneddoto di <strong>Sardella</strong>.<br />
<span id="more-193"></span>Questi era un pescatore della Marina Grande che faceva da Caronte ai viaggiatori che, una volta giunti a Sorrento, avessero voluto proseguire per Massa via mare senza dover affrontare la sconnessa mulattiera. Un giorno sbarcò a Sorrento un viaggiatore il quale, pur volendo evitare il percorso terrestre, non era assolutamente disposto ad accettare di pagare la somma richiestagli per il passaggio, ma pretendeva di pagarne solo la metà. Dopo una lunga ed estenuante trattativa, Sardella cedette alle insistenze del viaggiatore, lo fece salire in barca, intascò i soldi, e incominciò a remare alla volta di Massa. Giunti a Puolo accostò, fece scendere il passeggero facendogli credere che si trattasse della Marina della Lobra (approdo di Massa Lubrense) e se ne tornò tranquillamente alla Marina Grande. Di qui nasce la tradizione, che ormai solo pochi mantengono viva, di dire: &#8220;Chesta è Massa &#8211; dicette Sardella&#8221; al passaggio davanti alla Marina di Puolo.</p>
<p>Come si è detto il rivo che sfocia sulla spiaggia di <strong>Puolo</strong> segna l&#8217;inizio della costa di Massa Lubrense, il cui territorio comprende tutta la <strong>punta della Penisola</strong> e ha uno sviluppo costiero di oltre 20 chilometri.<br />
Alle spalle dell&#8217;antico abitato si vedono &#8220;<strong>&#8216;e Tese</strong>&#8220;, regolarissime rampe zigzaganti che collegano la marina con la rotabile Massa-Sorrento che corre 100 metri più in alto. Sulla <strong>spiaggia </strong>c&#8217;è uno stabilimento balneare, vari ristoranti e bar, tabaccaio e posto telefonico pubblico. Al di là della spiaggia c&#8217;è la banchina della cava, a essa attraccavano i pontoni che venivano qui a caricare le grosse pietre calcaree che servirono per la costruzione della diga foranea del porto di Napoli. Questo specchio d&#8217;acqua è riparato da un <strong>molo</strong> di un centinaio di metri all&#8217;esterno del quale si trova una spiaggetta. Quella di Puolo è stata l&#8217;ultima <strong>cava</strong> della penisola sorrentina a chiudere; è infatti rimasta attiva fino agli anni sessanta. Attualmente il piazzale della cava è diventato un enorme parcheggio raggiungibile dalla provinciale Sorrento-Massa attraverso una strada a pedaggio che attraversa quella che fu la proprietà di Achille Lauro, il Comandante. La piccola baia compresa fra lo sperone calcareo del Capo di Massa e la tramoggia che serviva per caricare i barconi di pietrisco e ghiaia ha il nome di <strong>Portiglione</strong>. La tramoggia ha preso il posto dei <strong>Templi di Giunone ed Ercole</strong> che sorgevano su Capo Croce, completamente eliminato dalla cava. A questa baia appartiene anche un altro toponimo locale Sotto Aulivo, ma con tale nome i sorrentini intendono indicare le acque ai piedi della parete di destra, mentre a Puolo è l&#8217;equivalente di Capo Croce, o meglio di ciò che ne rimane.</p>
<p>Portiglione era il primo posto riparato dai venti e mari occidentali che si incontrava provenendo dalla Punta della Campanella. Era ritenuto molto sicuro e un tempo il mare arrivava fin dentro la grotta della quale si vede l&#8217;ingresso nell&#8217;angolo a destra, non esistendo ancora la spiaggia e tanto meno il piazzale. La grotta, coperta da due volte a botte, era abbastanza ampia e l&#8217;acqua era tanto profonda da permettere alle feluche di andarsi ad ancorare all&#8217;interno, al riparo non solo dal mare e dal vento, ma anche dalla pioggia.</p>
<p>A destra della spiaggia, nella parete, si vedono vari r<strong>uderi di epoca romana</strong>, fra i quali una cisterna circolare. Sul <strong>Capo di Massa</strong>, oltre alla ricca villa citata precedentemente, esisteva infatti anche un&#8217;altra domus più vicina al mare, in prossimità del Portiglione.</p>
<p>Si costeggia ora una parete calcarea verticale alta circa 5 metri e con pochi colpi di pagaia si raggiunge il limite occidentale della Baia di Puolo: il <strong>Capo di Massa</strong>, detto anche Capo Villazzano.</p>
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		<title>Dal Capo di Massa alla Marina della Lobra</title>
		<link>http://www.massalubrense.it/dal-capo-di-massa-alla-marina-della-lobra/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 16:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coste]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Capo di Massa fino alla Punta della Campanella la costa segue l&#8217;asse nord-sud rimanendo esposta a tutti i venti del III e del IV quadrante. Quindi al passaggio del capo attenti alle correnti ed al cambiamento di moto ondoso, a volte capita che da un lato sia assolutamente calmo e dall&#8217;altro molto agitato.
In questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>Capo di Massa</strong> fino alla Punta della Campanella la costa segue l&#8217;asse nord-sud rimanendo esposta a tutti i venti del III e del IV quadrante. Quindi al passaggio del capo attenti alle correnti ed al cambiamento di moto ondoso, a volte capita che da un lato sia assolutamente calmo e dall&#8217;altro molto agitato.</p>
<p><span id="more-196"></span>In questo tratto di costa lungo, in linea d&#8217;aria, circa sette chilometri di solito soffia nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio un vento regolare che gira fra libeccio e ponente e viene localmente detto Furano o Viento &#8216;e fora.</p>
<p><a rel="lightbox" href="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/09/tvillazz.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-197 alignleft" title="torre di villazzano" src="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/09/tvillazz-300x224.jpg" alt="" width="180" height="134" /></a>Sul Capo di Massa, a poche decine di metri dal livello dell&#8217;acqua, si nota il <strong>rudere di una torre quadrangolare</strong>, la prima di una lunga serie di torri di avvistamento fatte costruire dall&#8217;Università di Massa Lubrense, per lo più nel XVI secolo. La si trova indicata sui testi e sulle carte sia come Torre di Massa che come Torre di Villazzano, proprio come il capo. C&#8217;è da notare che questo a Puolo è chiamato &#8220;Ponta &#8216;e Puolo&#8221;, e in questa stessa marina per Ponta &#8216;e Massa si intende quello sperone calcareo che delimita le rocce del capo dal lato della Marina della Lobra, quasi 300 metri più avanti.</p>
<p>Sopra il Capo di Massa si vede la cima di <strong>Monte Corbo</strong> (240 m slm, anticamente detto <em>Montaccora</em>, e ancora oggi dai massesi <em>Montaccovero</em>) da non confondere con l&#8217;omonimo capo, adiacente al porticciolo della Marina della Lobra. Sulla sommità spicca la piccola costruzione bianca del Semaforo della Marina Militare dal quale si trasmetteva con un telegrafo ottico e nella prima metà dell&#8217;ottocento fungeva da <strong>ponte fra Napoli e Capri</strong>. Su quest&#8217;isola sorgevano due postazioni: una di avvistamento nel punto più alto di Monte Solaro e una su Monte Tuoro (detto per questo anche Telegrafo o Semaforo) adibita solo alla trasmissione dei messaggi. Di qui un ufficiale, una volta ricevuta la segnalazione da Monte Solaro, trasmetteva la notizia alla stazione di Monte Corbo; questa la ripeteva per le postazioni successive o, se la visibilità era buona, direttamente per il telegrafo di Castel Sant&#8217;Elmo (a Napoli) che a sua volta la comunicava, sempre con lo stesso sistema, a Palazzo Reale.</p>
<p>Una volta doppiato il Capo di Massa, si naviga per un paio di centinaia di metri lungo un&#8217;ampia e poco scoscesa <strong>piattaforma calcarea</strong>, priva di approdi e segnata da varie fenditure perpendicolari alla costa. Più o meno a metà di questo tratto si incontra la spaccatura più profonda (<em>&#8216;o Maciello</em> = il macello), la cui parete sinistra è cava, ed ha praticamente l&#8217;aspetto di una piccola insenatura. Poche decine di metri più avanti c&#8217;è ancora un&#8217;altra fenditura nella quale si può entrare con la canoa, ma è di dimensioni molto minori. Si trova proprio in corrispondenza di quella che a Puolo si chiama Ponta &#8216;e Massa, dove c&#8217;è uno scoglio in parte staccato dalla costa, e infatti si vede un po&#8217; di luce passare da parte a parte vicino alla base.</p>
<p>Qui ha inizio una <strong>baia </strong>(<em>dint&#8217; &#8216;a Chianella</em>) che accoglieva un tempo una <strong>cava</strong>, e lo si vede chiaramente dallo stato della parete al di sopra della fascia calcarea al livello del mare. In fondo a questa specie di piattaforma superiore ci sono i resti di una grossa costruzione in pietra viva, forse una calcara, ma sicuramente la parte bassa doveva servire da tramoggia. Per quanto riguarda il toponimo c&#8217;è da rilevare che quasi sicuramente in questo caso chianella non deve essere interpretata come pianella (calzatura), ma indica quel tipo di sporta bassa e con pochissimo bordo usata dai pescatori per trasportare il pesce.</p>
<p>Ormai si è già in vista dell&#8217;abitato della Marina della Lobra, distante circa due chilometri, e la costa, man mano che si procede, si fa sempre più alta e a strapiombo e prende il nome di <strong>Falconara</strong>, toponimo chiaramente legato alla presenza dei falchi su questa falesia. Si segue la roccia abbastanza levigata di questa parete alta oltre 50 metri e si giunge davanti ad una piccola grotta alla quale non è attribuito alcun toponimo; infatti i pescatori, quale punto di riferimento, non usano quella cavità bensì l&#8217;<em>Uocchio &#8216;o Falcone</em> (occhio del falcone). Questo è il nome di quel grosso foro circolare che si trova a destra della grotta, a una decina di metri sul livello del mare; è apprezzabile solo guardando la parete dal lato della Marina della Lobra, stando un po&#8217; distanti dalla costa.  </p>
<p>Un centinaio di metri più avanti si apre una ex cava trasformata in complesso turistico: la <strong>Conca Azzurra</strong>. Ovviamente oggi è questo il nome maggiormente in uso, ma per secoli la piccola baia è stata invece chiamata <strong>Marcigliano</strong>. Questo è chiaramente un eponimo, ma non tutti sono d&#8217;accordo a farlo derivare da Marcellianus, indicante che il signore del posto all&#8217;epoca dell&#8217;Impero era un Marcello; infatti alcuni ipotizzano che derivi da Marsilianus e quindi da Marsilius.<br />
Prima di diventare stabilimento balneare, nel periodo di sfruttamento della cava, il posto era anche conosciuto come <strong>Cava di Vitale</strong> e anche questa, come quella di Puolo, fornì parte del materiale per la costruzione della diga foranea di Napoli.</p>
<p>Sulla sinistra ci sono vari scogli emergenti fra i quali è possibile passare prestando un minimo di attenzione ad altri affioranti. A destra l&#8217;insenatura è chiusa da <strong>Punta Marcigliano</strong>, detta anche <strong>Capo Nasto</strong>, di fronte al quale si trovano gli scogli della Pila, altrimenti detti <em>&#8216;e Capuozzoli</em> o <em>&#8216;e Perozzole</em>. Alcuni sono grossi e molto ben visibili, ma altri (all&#8217;esterno) sono spesso coperti dalle onde e quindi pericolosi per la navigazione. Le rocce di Capo Nasto son anche dette Falconarella.<br />
L&#8217;approdo è facile sull&#8217;ultima spiaggetta a destra (pietre molto piccole miste a sabbia), mentre un po&#8217; più scomodo risulta sulle altre che sono costituite da massi più grossi, anche se molto levigati. Sulla sinistra esiste uno scivolo ai cui lati ci sono due piccole piattaforme sulle quali si può sbarcare se non c&#8217;è troppa risacca.<br />
Il passaggio fra gli scogli della Pila di Marcigliano e Capo Nasto è facile e sicuro, tanto da essere frequentato anche da grosse imbarcazioni, e ci porta davanti al gruppo di ville di <strong>San Montano</strong> riparato dalla furia dei marosi, che più volte hanno fatto danni, da tre scogliere parallele e sfalsate fra loro.<br />
Nell&#8217;angolo a sinistra, nelle vicinanze di una piccola rientranza della roccia, c&#8217;è un arco naturale (<em>&#8216;o Traforo</em>) sotto il quale è possibile passare facendo solo attenzione allo scoglio a fior d&#8217;acqua dal lato dell&#8217;uscita verso la Marina della Lobra. In corrispondenza della prima scogliera, dalla piattaforma di cemento sgorga ancora uno zampillo di acqua sorgiva potabile. Facile lo sbarco per dissetarsi, bisogna solo stare attenti a non scivolare sui massi resi viscidi dalle alghe.<br />
Uscendo attraverso il passaggio fra l&#8217;ultima scogliera e terra si deve prestare attenzione a vari scogli a fior d&#8217;acqua, molto poco visibili. Sulla sinistra si vede il vallone del <em>Rivo &#8216;e Patierno</em> detto anche <em>Ciummariello </em>(fiumicello) perché c&#8217;è sempre almeno un poco d&#8217;acqua anche nei periodi di siccità, quando la maggior parte degli altri rivi sono completamente asciutti. I pescatori della Marina di Cassano, fino a vari decenni or sono, usavano anche un altro toponimo per questo piccolo corso d&#8217;acqua: <em>Rivo &#8216;e Ricchione</em>.<br />
Da qui fino al porticciolo conviene mantenersi a qualche decina di metri dalla costa sia per evitare vari scogli affioranti sia per ammirare lo splendido fondale.</p>
<p>Dallo sbocco in mare del rivo, ai piedi di una scoscesa parete argillosa, cominciava la <strong>Chiaja</strong>, lunga spiaggia di grosse pietre chiare di arenaria (Pietra di Massa) tanto levigate dal mare da essere anche chiamata &#8216;e Prete lisce. La Pietra di Massa, essendo molto facile da lavorare, nei secoli passati fu utilizzata per la costruzione di portali, sedili, rivestimenti. Fu usata anche per lastricare le strade avendo il pregio di non essere sdrucciolevole, neanche quando è bagnata, e varie stradine massesi conservano ancora, a volte integralmente e altre volte solo in parte, l&#8217;antica pavimentazione.<br />
Nel 1988 è stata installata su questa spiaggia una lunga condotta fognaria che unisce la Marina della Lobra al depuratore nei pressi del rivo. A protezione dei lavori è stata creata una linea di frangiflutti costituita da grosse pietre nere che hanno completamente coperto la Chiaja.</p>
<p>Circa a metà strada fra &#8216;o Rivo &#8216;e Patierno e l&#8217;imboccatura del porticciolo della Marina della Lobra, fuoriesce da questa linea scura un piccolo molo conosciuto come <strong>Scogliera di Cutolo</strong>; questa ripara un piccolo approdo un tempo conosciuto con il toponimo <em>fora &#8216;a Marinella</em>. Nei pressi c&#8217;erano varie sorgenti di acqua potabile che sgorgava dalla parete argillosa e spesso ristagnava tanto da far chiamare il posto <em>&#8216;o Pantano</em> o <em>Pantaniello</em>.</p>
<p>Prima di arrivare al porto di <strong>Marina della Lobra</strong> si devono ancora superare tre o quattro grossi scogli a pelo d&#8217;acqua fra Cutolo e la passerella prendisole di un villaggio turistico, gli ultimi dei quali, molto pericolosi per la navigazione, affiorano proprio in prossimità dei piloni di sostegno del piccolo pontile.</p>
<p>In alto, sul crinale del promontorio che termina in mare con <strong>Capo Corbo</strong>, comunemente conosciuto come <strong>Punta San Liberatore</strong>, si vedono un bastione troncoconico e parte delle mura del Castello Aragonese che sorgeva fra Santa Maria e l&#8217;Annunziata. Più in basso spiccano invece la Torre della Marina di Massa e la chiesa del cimitero di San Liberatore con la sua grossa croce che di notte diventa un ottimo punto di riferimento essendo luminosa.</p>
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		<title>Massa Lubrense e le sue frazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 08:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Asturi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può dire che da sempre il territorio di Massa Lubrense è stato punteggiato da numerosissimi piccoli agglomerati: i Casali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può dire che da sempre il territorio di Massa Lubrense è stato punteggiato da numerosissimi piccoli agglomerati (<strong>Casali</strong>) e questa situazione è tuttora riscontrabile considerato che il Capoluogo, detto semplicemente Massa, supera di poco i 1000 abitanti e che lo statuto comunale individua, oltre al suddetto capoluogo, ben <strong>17 frazioni</strong>:</p>
<p><span id="more-187"></span><a rel="lightbox" href="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/09/mappacichelligif.gif" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-188" title="Massa 1703 - Incisione di Pacicchelli" src="http://www.massalubrense.it/wp-content/uploads/2008/09/mappacichelligif-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Acquara, Annunziata, Casa, Marciano, Marina del Cantone, Marina della Lobra, Monticchio, Nerano, Pastena, Puolo, Sant’Agata, San Francesco, Santa Maria, Santa Maria della Neve, Schiazzano,Termini, Torca.</p>
<p>Come si diceva questa è una situazione che si trascina da secoli tant’è che già <strong>al tempo degli Angioini</strong> i Casali erano numerosi; in documenti del 1343 se ne enumerano circa 30.  A seconda dei periodi i vari piccoli agglomerati vengono considerati casali autonomi o accorpati a piccoli gruppi così nel censimento dei Fuochi (nuclei familiari) del 1489, ne sono annoverati 22 più il Corpus civitatis (cioè tutta la collina di Santa Maria e l’Annunziata, dove rimanevano solo i ruderi di quello che era stato il Castello e la città murata). In documenti successivi il numero dei casali varia in aumento ed in diminuzione: nel 1529 se ne contano solo 16 e 21 nel 1561. Vari autori, anche coevi, ne riportano elenchi diversi sia nel numero che nei nomi: il Persico (1644) e il Pacichelli (1703) ne contano nel 24, mentre il Capaccio (1634) e Parrino (1700) ne elencano 30. In un documento del 1638 si espone come i casali di Massa, detti ottine, fossero 20.</p>
<p><strong>I casali elencati nei Fuochi del 1489</strong> sono: Corazano (Quarazzano), Serignano (Sirignano), Campo, Morta (Mortella, ma localmente è detta Mortora), Priola (Priora), Aquara (Acquara), Titigliano, Larulilla (Arolella), Pàstina (Pastena), Sant’Agata, Torcha (Torca), Nubila (Nula), Monditio (Monticchio), Crapile (Caprile), Metrano, Casa, Scazano (Schiazzano), Jnerano (Nerano), Lari, Termini, Marciano, Hospitale (corrisponde all’area circostante la chiesa di S.Andrea, ma comunque esiste ancora una via Spito) ed il già citato Corpus Civitatis (S. Maria e Annunziata).</p>
<p><strong>Altri casali</strong> citati solo saltuariamente sono: Cigliano, Corignano, Lobra, Palma, Pedara, Puolo, Rachione, San Francesco, Serola, Villazzano, ecc.</p>
<p>“Sotto gli Angioini tutti questi casali furori divisi in due zone, per la recollectio (esazione delle collette): tale divisione esisteva già nel 1326, ed il punto di confine doveva essere una chiesa di S. Giovanni, dacché troviamo che l&#8217;una zona era chiamata a sancto joanne inferius, e l&#8217;altra, a sancto joanne superius. Da ciò è derivata la distinzione ancora in uso tra casali di basso e casali di sopra. &#8230;&#8230;  Maggiore importanza fra tutti acquistò quello di Guarazzano, che divenne sede delle autorità civili; ed in seguito, per l&#8217;edificazione della nuova Cattedrale nel luogo detto Palma, e per l&#8217;ampliamento dei prossimi casali di Sirignano, Morta ecc., esso, verso lo scorcio del XVI sec., finì per costituire il nuovo centro di Massa Lubrense.“</p>
<p><strong>L&#8217;attuale centro urbano</strong> di Massa comprende, oltre  all&#8217;antico casale di Quarazzano, vero centro storico,  quelli di Palma (ora Vescovado), Rachione, Mortora, Sirignano, Campo.</p>
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