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1842 - La penisola di Sorrento, Francesco Alvino, Napoli, G. Barone - pagg. 53-58 

MASSALUBRENSE (sic)

Allorché si lascia Sorrento e si cominciano a salire le rampe di Massa niente può paragonarsi all'amenità della strada; tutta la pianura di Sorrento ed i tanti casali e villaggi del Piano si presentano come un gentile panorama. Seguono poi colli fioriti e silenziose vallette, irrigate talvolta da ruscelletti limpidi, i quali spesso s'arrestano per formare graziosissima e feconda peschiera. Questi luoghi abbondano ancora di cacciagione, ed incontro spessissimo beccafichi, tordi, quaglie, ed altri volatili delicati. Di tanto in tanto veggonsi sparse in sì piacevoli siti case solitarie, che ne interrompono la monotonia: in fine dopo quattro miglia di strada piacevolissima e variata trovi la città di Massalubrense.

Il paese è situato sopra un promontorio, chiamato anticamente promontorio Ateneo o di Minerva, oggi capo della campanella. L'intero territorio di Massa forma una penisoletta circondata dal Tirreno, e liga soltanto verso levante col territorio di Sorrento. Amenissima è la situazione della città, posta a pendio in una deliziosissima vallata.

Massa dapprima fu un villaggio o casale di Sorrento. Nel 1150 venne distrutta, indi fu riedificata in altro sito, ma essendosi poi nel 1465 ribellata al re Fernando, egli la fece del tutto demolire.

Le sue strade sono amenissime e molto proprie; sorge nel mezzo del paese un vasto fabbricato il quale oggi è la casa degli invalidi.

Il Paese co' suoi villaggi vien diviso in dieci parrocchie differenti, che dipendono dal Vescovo di Sorrento dal momento che fu abolito quello di Massa.

Fra le diverse chiese merita essere osservata l'antichissima dedicata a S. Pietro, la quale ha un pavimento a musaico, come ancora quella posta fra la marina e la città dedicata alla Vergine col titolo di Lobre, dal quale ebbe Massa l'aggiunto di Lubrense.

Il suo clima è saluberrimo; ma in taluni mesi l'aria è soverchiamente elastica, perciò il soggiornarvi allora conviene soltanto a persone sanissime e di buona complessione.

Vegeti, forti ed ilari i suoi abitatori i quali ascendono, compresi i villaggi, a 3200 circa. Essi esercitano tutte le arti ed i mestieri degli altri abitanti della penisola, ma da loro vien preferita la pesca, la coltivazione delle compagne ed il traffico delle loro derrate.

Il territorio di Massa è atto ad ogni produzione, e tutto produce in buona qualità. Ma particolarissimi son poi l'olio, le frutta, gli agrumi, i latticini, i formaggi; ed i suoi pascoli eccellenti nutriscono le vitelle famose conosciute col nome di Vitelle di Sorrento. Il vino è ottimo oltre ogni credere, ed ancora coltivansi le viti all'uso greco.

I fenomeni avvenuti nell'anno 1819 e nel 1829 mostrano che sotto di questi luoghi esistano vulcani che tuttavia bruciano e rendano perciò maggiormente fertili questa contrada.

Il dì 28 maggio verso le ore tre passate le ventiquattr'ora in un oliveto mezzo miglio discosto il casale di Termini si manifestò un'apertura, specie di voragine ove per quattro ore continue uscivan fulmini e fumo accompagnato da tuoni e da terramoto. L'apertura sussiste ancora.

Il dì 17 gennaio poi dei 1829 anche di notte nel sito detto Covone vicino al villaggio di Pastena si aprì parimente una voragine dalla quale usciva denso fumo ed una materia cretosa. All'intorno puranco dalle molte fenditure della terra usciva e fumo e fango. Alla metà del giorno seguente tutto era scomparso.

Questo colle famoso è stato fino a' dì nostri ingombro di vetuste ruine che attestavano essere stato un soggiorno prediletto di antichi ricchi e ragguardevoli personaggi. Vedevansi or sono pochi anni vestigia di tempii e d'altri pubblici monumenti; e qui sonosi ritrovate monete di bronzo, d'argento e d'oro con perfetta impronta, vasi di svelte e care forme su' quali vedevansi effigiate ardite figure, statue e basso rilievi infranti, mutilati, ma che lasciavano travedere il finito e la espressione d'uno scarpello greco perfetto; tutto infine concorreva a far congetturare la nobiltà e magnificenza de' monumenti di Massa.

Seguendo l'antico uso, cioè d'inalzare le are sulle più alte cime de' monti', Ulisse ne inalzò una qui a Minerva. In seguito nello stesso sito sorgea un tempio famosissimo e precisamente nel sito che si domina Capri, ed ove si curva il promontorio. Questo tempio dedicato a Minerva compariva a destra alle barche che venivano dal seno posidoniate. Nell'epoca del suo maggior lustro veniva governato da sacerdoti greci, che lo tennero quasi fino al termine della romana repubblica. Era questo insigne tempio in grande venerazione, particolarmente presso i naviganti, i quali da questa dea prosperi invocavano i loro viaggi. Nell'anno di Roma 582 ricchi doni la capitale del mondo inviò alla dea Minerva di Sorrento, in ringraziamento di taluni benefizii ottenuti. Da ogni luogo si portavano a questo tempio offerte e donativi; perciò s'arricchiva e prosperava. Ma quando Augusto tolse le vaste terre che possedeva per darle a' coloni romani che vennero in Sorrento, appoco appoco fu da' suoi ministri il tempio abbandonato, perdé la rinomanza e derelitto cadde in rovina.

Un altro tempio ugualmente insigne ed in pari venerazione s'ergea poco discosto dalla parte del golfo di Salerno dedicato alle Sirene. Era antichissimo e pieno di tabelle votive e donativi: esisteva e mostravasi fino a' tempi di Strabone.

Finalmente un altro tempio sorgeva a Massa, e precisamente nel luogo ove ora inalzasi la chiesa della Vergine di Lobra. Era un antico delubro di Diana Trivia, d'un gusto molto semplice. Demolito allorché fu in Massa abbracciato il cristianesimo, costruirono sugli avanzi la chiesa della Vergine che ritenne il nome corrotto di Lobra, il quale dà a Massa l'aggiunto di Lubrense.

Nella triste epoca del 1837, allorché tutti i casali e tutti i paesi formavano sollecitamente i Campi santi pei Colerosi, Massa n'eseguì uno nel luogo denominato il deserto. Fu ivi rinvenuto allora un cimitero antico, con vasi, monete ed altri utensili, e fra le altre particolarità si rinvenne una tomba con un cadavere che misurato,era di pal. 8 ed un 1/4 (circa piedi 7): che dovea essere vivo?

In ultimo dobbiam dire che i resti d'opere antiche che veggonsi nella sua rada, sono gli avanzi dell'antico porto.


1857 - Guida della città di Sorrento del villaggio di S. Agata e dell’isola di Capri, Carlo Merlo, Napoli, stabilimento tipografico vico de’ Ss. Filippo e Giacomo n°26, p. p.

Gite sull’asino nei dintorni più ameni

1.      omissis

2.      Andare al Deserto, nelle cui terrazza vi è un eco di un grande effetto, ed una vista incantevole

3.      omissis

Gite in portantina

Le gracili persone, gli uomini avanzati in età o quelli che non sono in buona salute possono andare anche in portantina. Chi scegliesse questa comoda maniera per vedere i dintorni e bramasse avere gli uomini più accreditati, si dirigesse a D. Nicola Ros negoziante fuori Porta. Egli mi ha detto che per l'intera giornata gli uomini della portantina si pagano una piastra, e per mezza sei carlini.

 

PUNTI DI VISTA RIMARCHEVOLI  nei dintorni di Massalubrense.

A mezza strada che da Sorrento conduce a Massa, vi è sulla dritta un alto monte, su cui è un Telegrafo: quel monte si chiama Monte Corvo, amenissimo punto, dal quale si scorge tutta la penisola Sorrentina, le isole adiacenti ed il Golfo di Napoli.

Vicino all'Annunziata poi (antica Cattedrale) vi è un luogo detto il Castello da dove si distingue vicina l'Isola di Capri, e ove trovansi vestigi di antichissime fabbriche.

Conviene andare anche a Termini, e poi risalire il monte S. Costanzo, ov'è una sorprendente visuale, ed alle cui falde dalla parte di mezzogiorno è il nuovo Faro alla punta di Campanella, ov'era anticamente il Tempio di Minerva.

 

UN CENNO SUL VILLAGGIO DI S. AGATA, AD UN'ORA SOPRA SORRENTO

Strada da percorrere

Partendo da Sorrento per salire a S. Agata, la miglior via è quella per i villaggi di Priore, Aquaro e Pastena, s'impiega un'ora circa a cavallo, poiché l'altra strada di Lu Circu di lu mpisu (ossia quercia dell'appiccato) e per la quale discendono i contadini, quantunque sia più breve, è quasi impraticabile a cavallo. Si ascende l'erta montagna per due viali a zig-zag, alcuni dei quali selciati, ove in certi punti si presentano delle vedute piacevoli. Alla fine si arriva a S. Agata, ed eccovi in una lunga e larga strada piana di circa mezzo miglio (ch'io chiamerò via principale) all’estremità della quale a sinistra vi è la parrocchia. ......

Alcune utili notizie

L'aria è salubre e secca in tutte le stagioni, meno l'inverno ch'è spesso soggetta a folta nebbia.

La posizione è incantevole.

L'acqua è purissima.

Il numero degli abitanti è di 1200.

Nelle due invasioni del colera 1837 e 1854 il villaggio di S. Agata è rimasto illeso.

Si trovano quasi tutti i viveri, compreso il pesce, meno che la carne, per la quale bisogna inviare a Sorrento, ove gli abitanti di S. Agata scendono e salgono sollecitamente, avendone l'abitudine sin dalla più tenera età.

Non vi è farmacia, meno che una provvisoria a Pastena; quindi ove occorresse, bisogna mandare a Sorrento.

Buon negoziante di seta che fa lavorar nastri è il sig. D. Carlo Schisani.

Buon barbiere ........ Aniello Cacace.

Piccolo caffè, quello di Europa nella via principale di Luigi Gargiulo.

Affittator d'asini ...... Antonio Castellana per agnome Mascella.

Buon marinaro per il traffico giornaliero con Napoli, Salvatore Cacace alias Taccusciello.

Il Giudice Regio risiede a Massalubrense.

VILLE RIMARCHEVOLI DI AFFITTO

1.    La grandiosa casina del sig. Marchese d'Andrea, contigua alla Parrocchia, capace di numerosa famiglia, e però avrebbe bisogno accomodi. Si affitta senza mobili per l'annua pigione di ducati 50. In oggi 1857 la tiene da più anni locata l'egregio Pittore ritrattista sig. D. Floriano Pietrocola, che passa una metà dell'anno in S. Agata.

2.    Altra villetta adiacente alla Parrocchia ove da più anni abita la cortese ed antica nobile famiglia Sorrentina del sig. Guardati, i cui figli pieni di gusto l'han fornita di molta eleganza, talché quella casinetta è graziosa sin dal piccolo cortile abbellito in tutti i punti di bene ordinata collezione di piante e scelti fiori. In casa di questi signori spesso si riunisce la società dei villeggianti la sera, quindi è di risorsa per il paese.

3.    Altra villetta nella via principale, bella solo per l'apparente facciata ultimamente rifatta, appartenente al sig. Cherinto del Vecchio fabbricante di stoviglie in Napoli, vicino il castello del Carmine, che tiene per suo particolar uso.

4.    Verso la fine della via principale poi a man dritta vi è la villa di graziosa architettura, ma quasi abbandonata, appartenente al sig. Marchese Sersale. E’ da più anni affittata per duc. sessanta ad un tal Aniello de Gregorio, bottegaio di commestibili. A dire il vero e per l'architettura e per la interna comoda ripartizione, non che per la veduta, sembrerebbe degna di miglior sorta.

Nel fondo della via principale poi, al punto opposto alla Parrocchia, si trova la signorile villa dei sig. Principe Ferdinando Strongoli Pignatelli, capace per una numerosa famiglia, convenientemente ben fornita, avendo una vasta terrazza sporgente in mare, dalla quale si vede il Golfo di Salerno, il che rende questa villa di una vista deliziosa. E’ d'uopo far conoscere che il suddetto signor Principe suole tutti gli anni passarvi la stagione, a meno di qualche volta che trova a locarla in modo da compensargliene la privazione.

Quartini di affitto

Si prevengono i villeggianti che a S. Agata tutti gli affitti di case si fanno a stagione, ossia dal 1° maggio al 1° ottobre; ma mi hanno assicurato che quel che si paga per la stagione, basterebbe per tutto l'anno.

1. Quartino mobigliato mediocremente del sig. Volpicelli di Napoli: per l'affitto di questo quartino è incaricato Gennaro Talamo in S. Agata. Egli ne chiede quindici ducati al mese.

2. Quartino nella via principale di Antonio Cosola per agnome Ibraimo, mobigliato passabilmente bene. In questo quartino può alloggiarvi una piccola famiglia, ma è divisibile in due braccia indipendenti per alloggiarvi due persone. Per tutta la stagione dell'intero quartino ne chiede ducati sessanta. N.B. Questo Ibraimo manifattura il miglior butiro e lo manda a Sorrento e a Napoli.

3. Il quartino del Cav. Federico Gualtieri dietro la Parrocchia, e propriamente nella contrada detta Casa Pastena, e ne chiede per la stagione ducati quaranta, e però non è mobigliato.

4. Appartamentino della signora Baronessa Pastena, dietro la Parrocchia, ne chiede ducati quaranta per la stagione, e però senza mobili.

5. Quartino di Domenico Roselli, negoziante di ferrarecce in Napoli strada Montoliveto, ne chiede per la stagione duc. 30 e però senza mobili.

AVVERTENZA

Credo opportuno insinuare ai proprietari di case di affitto in S. Agata, che farebbero bene ammobigliarle, poiché qualunque potesse essere il desiderio di passare la stagione nella tranquilla e deliziosa S. Agata, non è presumibile che un forestiero voglia darsi la pena di pensare a fornirsi un quartino per pochi mesi, e credo bensì che anche ad un napolitano riuscirebbe di peso.

PASSEGGIATE AMENE

1. La selva di Cappelli vicino il villaggio, ov'è un'ombra ed un fresco piacevole.

2. Le selve di Scalupo, vicino la villa del parroco, più estese di quella di Cappelli su menzionata, di alberi più folti, ove anche al meriggio si gode di un'ombra piacevole. Or per andarvi bisogna uscire da S. Agata per una piccola strada ov'è un arco, ch'io chiamerò Arco Felice, perché contiguo alle abitazioni delle più rimarchevoli bellezze di S. Agata.

3. La passeggiata al Deserto è anche piacevole, perché lì giunto si gode di una vista deliziosa dei due golfi e di tutte le campagne del Piano di Sorrento. Lì poi si trova un terrazzo ove havvi una eco di un grand'effetto. E’ d'uopo sapere che in quel locale facendovi al 1837 degli scavi per seppellire i colerici, si rinvennero nei dintorni dei sepolcri antichissimi, adorni di vasi etruschi.

4. Si può andare a passeggiare ai Colli di Fontanella, dal qual punto si vedono i due golfi e tutte le campagne dei dintorni.

Gite sull'asino

1. Partendo da S. Agata e giunto ai Colli di Fontanella si può scendere a quelli di Cermenna, e quando si è nel piano si trova un'antica diruta torre, ed in quel punto vi è un'eco di un effetto sonoro.

2. Si lasci S. Agata per andare a S. Maria della Neve, ov'è una veduta incantevole, e poi si scenda a Monticchio, ove si trova la bella pianura di Teverillo, rinomata per le reti delle quaglie nella stagione.

NOTIZIA DEL CHIARO SIG. D. FLORIANO PIETROCOLA

Come ho detto di sopra l'egregio pittor ritrattista sig. D. Floriano Pietrocola, passando sei mesi dell'anno a S.Agata, non si è lasciata sfuggire la opportunità di prendere per modelli ai suoi ritratti le più vaghe donne di S.Agata (come sogliono fare tutti gli artisti). quindi ha fatto i ritratti della Bella Raffaella moglie di Aniello lo zoppo, pescatore.

di Maria Luigia Persico Benincasa.

delle sorelle Talamo, e di molte altre.


 

1884 - L’Appennino della Campania, Giustino Fortunato, Napoli, ristampa a cura della sezione napoletana del Club Alpino Italiano, (pag. 61)

 

Al primo albeggiare del 17, terzo ed ultimo giorno della nostra escursione, eravamo nuovamente in istrada: grosse nubi coprivano il cielo, ma una brezza sottile ci assicurava tuttora del buon tempo. Avviatici a' Conti delle Fontanelle, salimmo per la viuzza di Maracòccola alle amene pasture del villaggio di Sant'Agata, su la cui piazzetta sbucammo dopo appena due ore di cammino. E subito proseguendo pel colmo di Santa Maria della Neve, giù dall'estremo borgo di Termini ascendemmo d'un fiato ambo i cocuzzoli del Monte San Costanzo, fermandoci a breve asciolvere un po' prima delle 10 e mezzo. Riapparso il sole fra i rotti nuvoli, correva lì attorno tale un'aria di tripudio, che l'animo veramente n'era preso ed esaltato: chiudevasi ai nostri piedi, silenziosa e profonda, la cala verdognola di Jeranto, e lungi all'oriente s'indoravano gl'isolotti de' Galli, le Sirenuse paventate di Ulisse; d'innanzi oramai, a tre miglia in linea retta, contornavasi tutta, deserta e fantastica, la Capri tiberiana. Un'ora più tardi, discesi alla Campanella un dì sacra a Minerva, ivi infine raggiungemmo la meta della gita, mirando il mare, dalla torre nuova del faro, flagellar cupo bensì quella punta cavernosa, ma poi stendersi affatto calmo e scintillare a perdita di occhio. Essendo però di già risoluti a partire col treno delle 4, fu mestieri a mezzogiorno ripigliar tosto la corsa per la straducola del fianco occidentale; e risaliti a Termini, continuare frettolosamente per la via vecchia di Massa Lubrense sino a Sorrento: d'onde infatti, entrati in carrozza, muovemmo alle 2 per la stazione di Castellammare. Muovemmo col proposito, metà speranza e metà desiderio, di tornare altre volte su' Monti Lattari.


1929 - Sorrento e dintorni - Nuova Guida compilata da Wladimiro Frenkel, H. Bernard-Frenkel Editrice - Torre del Greco


ANNUARIO GENERALE T.C.I. 1932-33 (XI)

massalubrense, Napoli km. 54; m.120; ab. 3033-8357; P3 T5 t Pir; A per Sorrento km 6 indi Tr per Castellamare di Stabia (F) km 18.5 - Console del TCI: Iaccarino Luigi - Albergo non affiliato TCI: Esposito - Azienda di Cura

Frazioni: Acquara, Marciano, Marina di Puolo, Monticchio, Nerano, Pastena, Sant’Agata, Schiazzano, Termini, Torca

spiegazione delle abbreviazioni e altre notizie fornite a mezzo di simboli:

Capoluogo di provincia Napoli, distante 54 km; 120 m di altitudine sul livello del mare, misurata al centro dell’abitato; popolazione desunta dal censimento del 21 aprile 1931; 3033 abitanti presente nell'agglomerato del centro e 8357 abitanti sono la popolazione dell’intero comune; Ricevitoria postale di II classe (orario e servizio come quelle di I classe, cioè orario completo, abilitata a tutti i servizi postali nei limiti massimi); Ufficio Telegrafico con orario limitato (ore 8-12 e 15-19 da aprile a tutto settembre; ore 9-12 e 14-18 da ottobre a tutto marzo); posto telefonico pubblico; servizio di trasporto marittimo; Stazione Ferroviaria più vicina raggiungibile con servizio pubblico automobilistico fino a Sorrento (6 km) indi tranvia per Castellamare di Stabia (km 18,5); Medico in luogo; Farmacia in luogo; Dogana sezione di Piano di Sorrento.


1940 - Guida breve Italia Meridionale - Libia, T.C.I, Milano, (pag. 95-96)

 

Da Sorrento a Massalubrense e a S. Agata km 10.4 autocorriera in min. 30. Si sale a (km 2.8) Capo di Sorrento m.98 poche case fra vigne e giardini ..................

Oltrepassato Villazzano, si gira attorno al M.Corvo m.240, mentre appare la visione di Capri le cui bianche spiagge e le rocce sfu­mano nell'azzurro del mare. Km 5.4 Massalubrense m.120 ab 2172- 8769 (Alb.: Internazionale, 12 l.), forse di origine longobarda, buona stazione climatica. L'ex Cattedrale, del 1512, rifatta nel XVIII sec., conserva un pavimento di mattonelle maiolicate del '700 e, nell'abside, una Madonna, attribuita ad Andrea da Salerno.

Alla Marina, alla quale si scende tra agrumeti, la chiesa di S. Maria della Lobra, eretta nel XVI sec. con bel portale e soffitto a lacunari del '700. Continuando si lascia a d. (km.7) una breve diramazione per l'Annunziata m.324, antica cattedrale, rifatta alla fine del '600, con a d. l'altar maggiore settecentesco di marmi policromi. Km. 8.4 strada per (Km. 3) Termini. (Da Términi m.330 in 45 min. si scende alla Punta della Campanella (faro), situata all'estremità della Penisola Sorrentina, di fronte a Capri. Portandosi su un dirupo a E della torre (1566), si può gettare uno sguardo sulla Marina di Jéranto, selvaggia insenatura rocciosa con magnifiche colorazioni d'acqua, dominata dal M. S. Costanzo). Km. 9 Pastena; Km. 10.4 S. Agata m. 391 (Alb.: Iaccarino, 70 l.; S. Gervasio, 13 l.), grazioso e frequentato luogo di villeggiatura estiva. La chiesa di S. Maria delle Grazie conserva un altar maggiore con incrostazioni di pietre dure, bellissimo lavoro d'arte fiorentina del '500. - Da S. Agata in 20 min. si può andare al Deserto oppure scendere alla Marina di Crapolla, angusta spiaggia tra due brevi dirupati promontori; su quello O, gli avanzi della famosa Abbazia di S. Pietro m. 142, ricordata fin dal sec. XII.


1950 - Napoli e Dintorni, guida storica e artistica, Gino Doria, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane

Massalubrense: di solito i turisti non fanno che traversare di volata, ed è grave torto, questa deliziosa cittadina, privilegiata per la posizione, per la costituzione orografica, per gli aspetti della natura, che ne fanno una Capri di terraferma. Di origine antichissima, legata al culto delle Sirene e a quello di Minerva, poi volta a volta aggregata e ribelle al ducato di Sorrento, città vescovile fino ai primi dell' 800, Massa è divisa in numerose frazioni, che vanno dal livello del mare (di fronte alla marina lo scoglio detto Vervece, sul quale è piantata una croce) ai 300 m. di S. Agata e ai 333 di Termini. Ognuna di queste frazioni, adagiate sui dolci pendii delle colline, e quasi sepolte nel verde perenne degli agrumeti e nel grigio argenteo degli oliveti, ha la sua particolare bellezza. Non possiamo, al solito, segnalare se non le cose più importanti.

Nel centro cittadino la Chiesa ex-cattedrale, intitolata a S. Maria delle Grazie, originaria del 1512, rifatta nel sec. XVIII (nell’int.: bel pavimento maiolicato settecentesco, nell'abside Madonna delle Grazie, di Andrea da Salerno). Si scende verso la Marina, oltrepassando la graziosa Chiesa di S. Teresa e il massiccio edilizio del Quartiere con tozza torre quadrata: quasi al termine della rotabile per la Marina, Chiesa della Madonna della Lobra, sorta nel 1528 sull’area di un tempio pagano (notevole, nella capp. a d. della di maggiore, un Crocifisso ligneo adattato su una tavola quattrocentesca della Madonna e S. Giovanni).

Sulla collina: frazione di Santa Maria, che fu il centro cittadino nel Medio Evo. Nella Chiesa di S. Maria della Misericordia, oltre a una Madonnina marmorea trecentesca, é una tela di Guido Reni: Madonna col bambino e santi. Poco più oltre, all'Annunziata, la cattedrale primitiva e gli avanzi del castello eretto nel 1389; la superstite torre cilindrica è stata di recente mutilata della parte superiore.

Dal centro di Massa si diparte la bella strada panoramica per Sant'Agata.

Al bivio del km 8 conviene fare una diversione per la carrozzabile che, attraversata la frazione di Monticchio (ivi la Chiesa di S. Pietro con caratteristica cupola) e quella di Metrano, muore al villaggio di Termini, a cavallo fra i golfi di Napoli e di Salerno. Da questo luogo di sorprendente bellezza, si possono fare gite al Monte S. Costanzo (498 m), a Marciano, alla Punta della Campanella e a Nerano, con l’ampia spiaggia della Marina del Cantone e la insenatura di Jeranto, visione incomparabile di mitica e selvaggia bellezza.

Ripresa la strada provinciale s'incontra prima la frazione di Pàstena (nella chiesa parrocchiale: SS. Pietro e Paolo, tela attribuita a Luca Giordano, e S. Francesco di Paola di scuola di Guido Reni) e poi si sosta a Sant'Agata sui due golfi, stazione climatica ben attrezzata turisticamente.

La Chiesa di S. Maria delle Grazie vanta un magnifico altare maggiore, di marmi commessi policromi, con incrostazioni di pietre dure, opera fiorentina del sec. XVI, proveniente dalla chiesa dei Gerolomini di Napoli.

Anche da S. Agata possono farsi bellissime gite. Al Deserto, dov’è un famoso belvedere. Alle Tore, di dove si può imprendere una piacevole discesa a Sorrento. Alla frazione Torca e alla Marina di Crapolla, con ruderi romani e avanzi di una badia benedettina del XII sec.