diari di viaggio, guide e annuari
1842
- La penisola di Sorrento, Francesco Alvino, Napoli, G. Barone - pagg.
53-58
MASSALUBRENSE
(sic)
Allorché
si lascia Sorrento e si cominciano a salire le rampe di Massa niente può
paragonarsi all'amenità della strada; tutta la pianura di Sorrento ed i tanti
casali e villaggi del Piano si presentano come un gentile panorama. Seguono poi
colli fioriti e silenziose vallette, irrigate talvolta da ruscelletti limpidi, i
quali spesso s'arrestano per formare graziosissima e feconda peschiera. Questi
luoghi abbondano ancora di cacciagione, ed incontro spessissimo beccafichi,
tordi, quaglie, ed altri volatili delicati. Di tanto in tanto veggonsi sparse in
sì piacevoli siti case solitarie, che ne interrompono la monotonia: in fine
dopo quattro miglia di strada piacevolissima e variata trovi la città di
Massalubrense.
Il
paese è situato sopra un promontorio, chiamato anticamente promontorio
Ateneo o di Minerva, oggi capo della campanella. L'intero territorio
di Massa forma una penisoletta circondata dal Tirreno, e liga soltanto verso
levante col territorio di Sorrento. Amenissima è la situazione della città,
posta a pendio in una deliziosissima vallata.
Massa
dapprima fu un villaggio o casale di Sorrento. Nel 1150 venne distrutta, indi fu
riedificata in altro sito, ma essendosi poi nel 1465 ribellata al re Fernando,
egli la fece del tutto demolire.
Le
sue strade sono amenissime e molto proprie; sorge nel mezzo del paese un vasto
fabbricato il quale oggi è la casa degli invalidi.
Il
Paese co' suoi villaggi vien diviso in dieci parrocchie differenti, che
dipendono dal Vescovo di Sorrento dal momento che fu abolito quello di Massa.
Fra
le diverse chiese merita essere osservata l'antichissima dedicata a S. Pietro,
la quale ha un pavimento a musaico, come ancora quella posta fra la marina e la
città dedicata alla Vergine col titolo di Lobre, dal quale ebbe Massa
l'aggiunto di Lubrense.
Il
suo clima è saluberrimo; ma in taluni mesi l'aria è soverchiamente elastica,
perciò il soggiornarvi allora conviene soltanto a persone sanissime e di buona
complessione.
Vegeti,
forti ed ilari i suoi abitatori i quali ascendono, compresi i villaggi, a 3200
circa. Essi esercitano tutte le arti ed i mestieri degli altri abitanti della
penisola, ma da loro vien preferita la pesca, la coltivazione delle compagne ed
il traffico delle loro derrate.
Il
territorio di Massa è atto ad ogni produzione, e tutto produce in buona qualità.
Ma particolarissimi son poi l'olio, le frutta, gli agrumi, i latticini, i
formaggi; ed i suoi pascoli eccellenti nutriscono le vitelle famose conosciute
col nome di Vitelle di Sorrento. Il vino è ottimo oltre ogni credere, ed
ancora coltivansi le viti all'uso greco.
I
fenomeni avvenuti nell'anno 1819 e nel 1829 mostrano che sotto di questi luoghi
esistano vulcani che tuttavia bruciano e rendano perciò maggiormente fertili
questa contrada.
Il
dì 28 maggio verso le ore tre passate le ventiquattr'ora in un oliveto mezzo
miglio discosto il casale di Termini si manifestò un'apertura, specie di
voragine ove per quattro ore continue uscivan fulmini e fumo accompagnato da
tuoni e da terramoto. L'apertura sussiste ancora.
Il
dì 17 gennaio poi dei 1829 anche di notte nel sito detto Covone vicino
al villaggio di Pastena si aprì parimente una voragine dalla quale usciva denso
fumo ed una materia cretosa. All'intorno puranco dalle molte fenditure della
terra usciva e fumo e fango. Alla metà del giorno seguente tutto era scomparso.
Questo
colle famoso è stato fino a' dì nostri ingombro di vetuste ruine che
attestavano essere stato un soggiorno prediletto di antichi ricchi e
ragguardevoli personaggi. Vedevansi or sono pochi anni vestigia di tempii e
d'altri pubblici monumenti; e qui sonosi ritrovate monete di bronzo, d'argento e
d'oro con perfetta impronta, vasi di svelte e care forme su' quali vedevansi
effigiate ardite figure, statue e basso rilievi infranti, mutilati, ma che
lasciavano travedere il finito e la espressione d'uno scarpello greco perfetto;
tutto infine concorreva a far congetturare la nobiltà e magnificenza de'
monumenti di Massa.
Seguendo
l'antico uso, cioè d'inalzare le are sulle più alte cime de' monti', Ulisse ne
inalzò una qui a Minerva. In seguito nello stesso sito sorgea un tempio
famosissimo e precisamente nel sito che si domina Capri, ed ove si curva il
promontorio. Questo tempio dedicato a Minerva compariva a destra alle barche che
venivano dal seno posidoniate. Nell'epoca del suo maggior lustro veniva
governato da sacerdoti greci, che lo tennero quasi fino al termine della romana
repubblica. Era questo insigne tempio in grande venerazione, particolarmente
presso i naviganti, i quali da questa dea prosperi invocavano i loro viaggi.
Nell'anno di Roma 582 ricchi doni la capitale del mondo inviò alla dea Minerva
di Sorrento, in ringraziamento di taluni benefizii ottenuti. Da ogni luogo si
portavano a questo tempio offerte e donativi; perciò s'arricchiva e prosperava.
Ma quando Augusto tolse le vaste terre che possedeva per darle a' coloni romani
che vennero in Sorrento, appoco appoco fu da' suoi ministri il tempio
abbandonato, perdé la rinomanza e derelitto cadde in rovina.
Un
altro tempio ugualmente insigne ed in pari venerazione s'ergea poco discosto
dalla parte del golfo di Salerno dedicato alle Sirene. Era antichissimo e pieno
di tabelle votive e donativi: esisteva e mostravasi fino a' tempi di Strabone.
Finalmente
un altro tempio sorgeva a Massa, e precisamente nel luogo ove ora inalzasi la
chiesa della Vergine di Lobra. Era un antico delubro di Diana Trivia,
d'un gusto molto semplice. Demolito allorché fu in Massa abbracciato il
cristianesimo, costruirono sugli avanzi la chiesa della Vergine che ritenne il
nome corrotto di Lobra, il quale dà a Massa l'aggiunto di Lubrense.
Nella
triste epoca del 1837, allorché tutti i casali e tutti i paesi formavano
sollecitamente i Campi santi pei Colerosi, Massa n'eseguì uno nel luogo
denominato il deserto. Fu ivi rinvenuto allora un cimitero antico, con
vasi, monete ed altri utensili, e fra le altre particolarità si rinvenne una
tomba con un cadavere che misurato,era di pal. 8 ed un 1/4 (circa piedi 7): che
dovea essere vivo?
In ultimo dobbiam dire che i resti d'opere antiche che veggonsi nella sua rada, sono gli avanzi dell'antico porto.
1857
Gite
sull’asino nei dintorni più ameni
1.
omissis
2.
Andare al Deserto, nelle cui terrazza vi è un eco di un grande effetto,
ed una vista incantevole
3.
omissis
Gite
in portantina
Le
gracili persone, gli uomini avanzati in età o quelli che non sono in buona
salute possono andare anche in portantina. Chi scegliesse questa comoda maniera
per vedere i dintorni e bramasse avere gli uomini più accreditati, si dirigesse
a D. Nicola Ros negoziante fuori Porta. Egli
mi ha detto che per l'intera giornata gli uomini della portantina si pagano una
piastra, e per mezza sei carlini.
PUNTI
DI VISTA RIMARCHEVOLI nei dintorni di Massalubrense.
A
mezza strada che da Sorrento conduce a Massa, vi è sulla dritta un alto monte,
su cui è un Telegrafo: quel monte si chiama Monte Corvo, amenissimo punto, dal
quale si scorge tutta la penisola Sorrentina, le isole adiacenti ed il Golfo di
Napoli.
Vicino
all'Annunziata poi (antica Cattedrale) vi è un luogo detto il Castello da dove
si distingue vicina l'Isola di Capri, e ove trovansi vestigi di antichissime
fabbriche.
Conviene
andare anche a Termini, e poi risalire il monte S. Costanzo, ov'è una
sorprendente visuale, ed alle cui falde dalla parte di mezzogiorno è il nuovo
Faro alla punta di Campanella, ov'era anticamente il Tempio di Minerva.
UN
CENNO SUL VILLAGGIO DI S. AGATA, AD
UN'ORA SOPRA SORRENTO
Strada
da percorrere
Partendo
da Sorrento per salire a S. Agata, la miglior via è quella per i villaggi di
Priore, Aquaro e Pastena, s'impiega un'ora circa a cavallo, poiché l'altra
strada di Lu Circu di lu mpisu (ossia quercia dell'appiccato) e per la
quale discendono i contadini, quantunque sia più breve, è quasi impraticabile
a cavallo. Si ascende l'erta montagna per due viali a zig-zag, alcuni dei quali
selciati, ove in certi punti si presentano delle vedute piacevoli. Alla fine si
arriva a S. Agata, ed eccovi in una lunga e larga strada piana di circa mezzo
miglio (ch'io chiamerò via principale) all’estremità della quale a sinistra
vi è la parrocchia.
Alcune
utili notizie
L'aria
è salubre e secca in tutte le stagioni, meno l'inverno ch'è spesso soggetta a
folta nebbia.
La
posizione è incantevole.
L'acqua
è purissima.
Il
numero degli abitanti è di 1200.
Nelle
due invasioni del colera 1837 e 1854 il villaggio di S. Agata è rimasto illeso.
Si
trovano quasi tutti i viveri, compreso il pesce, meno che la carne, per la quale
bisogna inviare a Sorrento, ove gli abitanti di S. Agata scendono e salgono
sollecitamente, avendone l'abitudine sin dalla più tenera età.
Non
vi è farmacia, meno che una provvisoria a Pastena; quindi ove occorresse,
bisogna mandare a Sorrento.
Buon
negoziante di seta che fa lavorar nastri è il sig. D. Carlo Schisani.
Buon
barbiere ........ Aniello Cacace.
Piccolo
caffè, quello di Europa nella via principale di Luigi Gargiulo.
Affittator
d'asini ...... Antonio Castellana per agnome Mascella.
Buon
marinaro per il traffico giornaliero con Napoli, Salvatore Cacace alias Taccusciello.
Il
Giudice Regio risiede a Massalubrense.
VILLE
RIMARCHEVOLI DI AFFITTO
1.
La grandiosa casina del sig. Marchese d'Andrea, contigua alla Parrocchia,
capace di numerosa famiglia, e però avrebbe bisogno accomodi. Si affitta senza
mobili per l'annua pigione di ducati 50. In oggi 1857 la tiene da più anni
locata l'egregio Pittore ritrattista sig. D. Floriano Pietrocola, che passa una
metà dell'anno in S. Agata.
2.
Altra villetta adiacente alla Parrocchia ove da più anni abita la
cortese ed antica nobile famiglia Sorrentina del sig. Guardati, i cui figli
pieni di gusto l'han fornita di molta eleganza, talché quella casinetta è
graziosa sin dal piccolo cortile abbellito in tutti i punti di bene ordinata
collezione di piante e scelti fiori. In casa di questi signori spesso si
riunisce la società dei villeggianti la sera, quindi è di risorsa per il
paese.
3.
Altra villetta nella via principale, bella solo per l'apparente facciata
ultimamente rifatta, appartenente al sig. Cherinto del Vecchio fabbricante
di stoviglie in Napoli, vicino il castello del Carmine, che tiene per suo
particolar uso.
4.
Verso la fine della via principale poi a man dritta vi è la villa di
graziosa architettura, ma quasi abbandonata, appartenente al sig. Marchese
Sersale. E’ da più anni affittata per duc. sessanta ad un tal Aniello de
Gregorio, bottegaio di commestibili. A
dire il vero e per l'architettura e per la interna comoda ripartizione, non che
per la veduta, sembrerebbe degna di miglior sorta.
Nel
fondo della via principale poi, al punto opposto alla Parrocchia, si trova la
signorile villa dei sig. Principe Ferdinando Strongoli Pignatelli, capace per
una numerosa famiglia, convenientemente ben fornita, avendo una vasta terrazza
sporgente in mare, dalla quale si vede il Golfo di Salerno, il che rende questa
villa di una vista deliziosa. E’
d'uopo far conoscere che il suddetto signor Principe suole tutti gli anni
passarvi la stagione, a meno di qualche volta che trova a locarla in modo da
compensargliene la privazione.
Quartini
di affitto
Si
prevengono i villeggianti che a S. Agata tutti gli affitti di case si fanno a
stagione, ossia dal 1° maggio al 1° ottobre; ma mi hanno assicurato che quel
che si paga per la stagione, basterebbe per tutto l'anno.
1.
Quartino mobigliato mediocremente del sig. Volpicelli di Napoli: per
l'affitto di questo quartino è incaricato Gennaro Talamo in S. Agata. Egli
ne chiede quindici ducati al mese.
2.
Quartino nella via principale di Antonio Cosola per agnome Ibraimo,
mobigliato passabilmente bene. In questo quartino può alloggiarvi una piccola
famiglia, ma è divisibile in due braccia indipendenti per alloggiarvi due
persone. Per tutta la stagione dell'intero quartino ne chiede ducati sessanta. N.B.
Questo Ibraimo manifattura il miglior butiro e lo manda a Sorrento e a Napoli.
3.
Il quartino del Cav. Federico Gualtieri dietro la Parrocchia, e propriamente
nella contrada detta Casa Pastena, e ne chiede per la stagione ducati quaranta,
e però non è mobigliato.
4.
Appartamentino della signora Baronessa Pastena, dietro la Parrocchia, ne chiede
ducati quaranta per la stagione, e però senza mobili.
5.
Quartino di Domenico Roselli, negoziante di ferrarecce in Napoli strada
Montoliveto, ne chiede per la stagione duc. 30 e però senza mobili.
AVVERTENZA
Credo
opportuno insinuare ai proprietari di case di affitto in S. Agata, che farebbero
bene ammobigliarle, poiché qualunque potesse essere il desiderio di passare la
stagione nella tranquilla e deliziosa S. Agata, non è presumibile che un
forestiero voglia darsi la pena di pensare a fornirsi un quartino per pochi
mesi, e credo bensì che anche ad un napolitano riuscirebbe di peso.
PASSEGGIATE
AMENE
1.
La selva di Cappelli vicino il villaggio, ov'è un'ombra ed un fresco piacevole.
2.
Le selve di Scalupo, vicino la villa del parroco, più estese di quella di
Cappelli su menzionata, di alberi più folti, ove anche al meriggio si gode di
un'ombra piacevole. Or per andarvi bisogna uscire da S. Agata per una piccola
strada ov'è un arco, ch'io chiamerò Arco Felice, perché contiguo alle
abitazioni delle più rimarchevoli bellezze di S. Agata.
3.
La passeggiata al Deserto è anche piacevole, perché lì giunto si gode di una
vista deliziosa dei due golfi e di tutte le campagne del Piano di Sorrento. Lì
poi si trova un terrazzo ove havvi una eco di un grand'effetto. E’ d'uopo
sapere che in quel locale facendovi al 1837 degli scavi per seppellire i
colerici, si rinvennero nei dintorni dei sepolcri antichissimi, adorni di vasi
etruschi.
4.
Si può andare a passeggiare ai Colli di Fontanella, dal qual punto si vedono i
due golfi e tutte le campagne dei dintorni.
Gite
sull'asino
1.
Partendo da S. Agata e giunto ai Colli di Fontanella si può scendere a quelli
di Cermenna, e quando si è nel piano si trova un'antica diruta torre, ed
in quel punto vi è un'eco di un effetto sonoro.
2.
Si lasci S. Agata per andare a S. Maria della Neve, ov'è una veduta
incantevole, e poi si scenda a Monticchio, ove si trova la bella pianura di Teverillo,
rinomata per le reti delle quaglie nella stagione.
NOTIZIA
DEL CHIARO SIG. D. FLORIANO PIETROCOLA
Come
ho detto di sopra l'egregio pittor ritrattista sig. D. Floriano Pietrocola,
passando sei mesi dell'anno a S.Agata, non si è lasciata sfuggire la opportunità
di prendere per modelli ai suoi ritratti le più vaghe donne di S.Agata (come
sogliono fare tutti gli artisti). quindi ha fatto i ritratti della
di
Maria Luigia Persico Benincasa.
delle
sorelle Talamo, e di molte altre.
1884
Al
primo albeggiare del 17, terzo ed ultimo giorno della nostra escursione, eravamo
nuovamente in istrada: grosse nubi coprivano il cielo, ma una brezza sottile ci
assicurava tuttora del buon tempo. Avviatici a' Conti delle Fontanelle, salimmo
per la viuzza di Maracòccola alle amene pasture del villaggio di Sant'Agata, su
la cui piazzetta sbucammo dopo appena due ore di cammino. E subito proseguendo
pel colmo di Santa Maria della Neve, giù dall'estremo borgo di Termini
ascendemmo d'un fiato ambo i cocuzzoli del Monte San Costanzo, fermandoci a
breve asciolvere un po' prima delle 10 e mezzo. Riapparso il sole fra i rotti
nuvoli, correva lì attorno tale un'aria di tripudio, che l'animo veramente
n'era preso ed esaltato: chiudevasi ai nostri piedi, silenziosa e profonda, la
cala verdognola di Jeranto, e lungi all'oriente s'indoravano gl'isolotti de'
Galli, le Sirenuse paventate di Ulisse; d'innanzi oramai, a tre miglia in linea
retta, contornavasi tutta, deserta e fantastica, la Capri tiberiana. Un'ora più
tardi, discesi alla Campanella un dì sacra a Minerva, ivi infine raggiungemmo
la meta della gita, mirando il mare, dalla torre nuova del faro, flagellar cupo
bensì quella punta cavernosa, ma poi stendersi affatto calmo e scintillare a
perdita di occhio. Essendo però di già risoluti a partire col treno delle 4,
fu mestieri a mezzogiorno ripigliar tosto la corsa per la straducola del fianco
occidentale; e risaliti a Termini, continuare frettolosamente per la via vecchia
di Massa Lubrense sino a Sorrento: d'onde infatti, entrati in carrozza, muovemmo
alle 2 per la stazione di Castellammare. Muovemmo col proposito, metà speranza
e metà desiderio, di tornare altre volte su' Monti Lattari.
massalubrense,
Napoli km. 54; m.120; ab. 3033-8357; P3 T5
t Pir; A per Sorrento km 6 indi Tr
per Castellamare di Stabia (F) km 18.5
- Console del TCI: Iaccarino Luigi - Albergo non affiliato TCI:
Esposito - Azienda di Cura
Frazioni: Acquara, Marciano, Marina di Puolo, Monticchio, Nerano,
Pastena, Sant’Agata, Schiazzano, Termini, Torca
Capoluogo
di provincia Napoli, distante 54 km; 120 m di altitudine
sul livello del mare, misurata al centro dell’abitato; popolazione desunta dal
censimento del 21 aprile 1931; 3033 abitanti presente nell'agglomerato del
centro e 8357 abitanti sono la popolazione dell’intero comune;
1940
Da
Sorrento a Massalubrense e a S. Agata km 10.4 autocorriera in min. 30. Si
sale a (km 2.8) Capo di Sorrento m.98 poche case fra vigne e giardini
..................
Oltrepassato
Villazzano, si gira attorno al M.Corvo m.240, mentre appare la
visione di Capri le cui bianche spiagge e le rocce sfumano nell'azzurro del
mare. Km 5.4 Massalubrense m.120 ab
2172- 8769 (Alb.: Internazionale,
12 l.), forse di origine longobarda, buona stazione climatica. L'ex
Cattedrale, del 1512, rifatta nel XVIII sec., conserva un pavimento di
mattonelle maiolicate del '700 e, nell'abside, una Madonna, attribuita ad Andrea
da Salerno.
Alla
Marina, alla quale si scende tra agrumeti, la chiesa di S. Maria della Lobra,
eretta nel XVI sec. con bel portale e soffitto a lacunari del '700. Continuando
si lascia a d. (km.7) una breve diramazione per l'Annunziata m.324, antica
cattedrale, rifatta alla fine del '600, con a d. l'altar maggiore settecentesco
di marmi policromi. Km. 8.4 strada per (Km. 3) Termini. (Da Términi
m.330 in 45 min. si scende alla Punta
della Campanella (faro), situata all'estremità della Penisola Sorrentina,
di fronte a Capri. Portandosi su un dirupo a E della torre (1566), si può
gettare uno sguardo sulla Marina di Jéranto,
selvaggia insenatura rocciosa con magnifiche colorazioni d'acqua, dominata dal
M. S. Costanzo). Km. 9 Pastena; Km.
10.4 S. Agata m. 391 (Alb.:
Iaccarino, 70 l.; S.
Gervasio, 13 l.), grazioso e frequentato luogo di villeggiatura estiva.
La chiesa di S. Maria delle Grazie
conserva un altar maggiore con incrostazioni di pietre dure, bellissimo lavoro
d'arte fiorentina del '500. - Da S. Agata in 20 min. si può andare al Deserto oppure scendere alla Marina
di Crapolla, angusta spiaggia tra due brevi dirupati promontori; su quello
O, gli avanzi della famosa Abbazia di S.
Pietro m. 142, ricordata fin dal sec. XII.
1950 - Napoli e Dintorni, guida storica e artistica, Gino Doria, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane
Massalubrense:
di solito i turisti non fanno che traversare di volata, ed è grave torto,
questa deliziosa cittadina, privilegiata per la posizione, per la costituzione
orografica, per gli aspetti della natura, che ne fanno una Capri di terraferma.
Di origine antichissima, legata al culto delle Sirene e a quello di Minerva, poi
volta a volta aggregata e ribelle al ducato di Sorrento, città vescovile fino
ai primi dell' 800, Massa è divisa in numerose frazioni, che vanno dal livello
del mare (di fronte alla marina lo scoglio detto Vervece, sul quale è piantata
una croce) ai 300 m. di S. Agata e ai 333 di Termini. Ognuna di queste frazioni,
adagiate sui dolci pendii delle colline, e quasi sepolte nel verde perenne degli
agrumeti e nel grigio argenteo degli oliveti, ha la sua particolare bellezza.
Non possiamo, al solito, segnalare se non le cose più importanti.
Nel
centro cittadino la Chiesa ex-cattedrale, intitolata a S. Maria delle Grazie,
originaria del 1512, rifatta nel sec. XVIII (nell’int.: bel pavimento
maiolicato settecentesco, nell'abside Madonna delle Grazie, di Andrea da
Salerno). Si scende verso la Marina, oltrepassando la graziosa Chiesa di S.
Teresa e il massiccio edilizio del Quartiere con tozza torre quadrata: quasi al
termine della rotabile per la Marina, Chiesa della Madonna della Lobra, sorta
nel 1528 sull’area di un tempio pagano (notevole, nella capp. a d. della di
maggiore, un Crocifisso ligneo adattato su una tavola quattrocentesca della
Madonna e S. Giovanni).
Sulla
collina: frazione di Santa Maria, che fu il centro cittadino nel Medio Evo.
Nella Chiesa di S. Maria della Misericordia, oltre a una Madonnina marmorea
trecentesca, é una tela di Guido Reni: Madonna col bambino e santi. Poco più
oltre, all'Annunziata, la cattedrale primitiva e gli avanzi del castello eretto
nel 1389; la superstite torre cilindrica è stata di recente mutilata della
parte superiore.
Dal
centro di Massa si diparte la bella strada panoramica per Sant'Agata.
Al
bivio del km 8 conviene fare una diversione per la carrozzabile che,
attraversata la frazione di Monticchio (ivi la Chiesa di S. Pietro con
caratteristica cupola) e quella di Metrano, muore al villaggio di Termini, a
cavallo fra i golfi di Napoli e di Salerno. Da questo luogo di sorprendente
bellezza, si possono fare gite al Monte S. Costanzo (498 m), a Marciano, alla
Punta della Campanella e a Nerano, con l’ampia spiaggia della Marina del
Cantone e la insenatura di Jeranto, visione incomparabile di mitica e selvaggia
bellezza.
Ripresa
la strada provinciale s'incontra prima la frazione di Pàstena (nella chiesa
parrocchiale: SS. Pietro e Paolo, tela attribuita a Luca Giordano, e S.
Francesco di Paola di scuola di Guido Reni) e poi si sosta a Sant'Agata sui due
golfi, stazione climatica ben attrezzata turisticamente.
La
Chiesa di S. Maria delle Grazie vanta un magnifico altare maggiore, di marmi
commessi policromi, con incrostazioni di pietre dure, opera fiorentina del sec.
XVI, proveniente dalla chiesa dei Gerolomini di Napoli.
Anche
da S. Agata possono farsi bellissime gite. Al Deserto, dov’è un famoso
belvedere. Alle Tore, di dove si può imprendere una piacevole discesa a
Sorrento. Alla frazione Torca e alla Marina di Crapolla, con ruderi romani e
avanzi di una badia benedettina del XII sec.