Sorrento e dintorni

Nuova Guida compilata da Wladimiro Frenkel

H. Bernard-Frenkel Editrice - Torre del Greco, 1929


In pochi minuti, raggiungeremo la Strada S. Lucia, che già conosciamo, e proseguiremo fino alla chiesetta omonima (4 min.). Volteremo a sinistra. Dopo 7 min. piegheremo di nuovo a sinistra sempre fra i soliti giardini. Ci appariranno poi a sinistra: tutta la pianura sorrentina, i bei colli di Vico Equense, il Vesuvio... La stradetta sarà sempre più in salita e sempre più ripida. Ma il quadro dei bizzarri declivi delle pittoresche alture, con i stranissimi contrasti del nudo roccioso e della vegetazione lussureggiante, ci farà dimenticare la fatica... Dopo pochi minuti raggiungeremo un poggetto è un meraviglioso belvedere improvvisato dalla natura - donde lo spettacolo del lido, del piano e delle colline è addirittura stupendo. La salita sarà più ripida ancora. Ma anche lo spettacolo diverrà di passo in passo più impressionante. Proseguendo lungo il declivio dei colli coperti di olivi, a destra, e costeggiando, a sinistra, il precipizio con altri, olivi che scendono verso l'abisso, arriveremo ad un gruppo di tre case che la saggezza popolare chiama...Mezzomondo. Da questo punto ammireremo infatti un...mezzomondo e saremo nel mezzo del cammino da S. Agata. Saliremo ancora. Altre depressioni, altre alture, altre voltate, ci offriranno altri quadri viventi. Dopo 7 minuti incontreremo un bivio e volteremo a sinistra. Costeggeremo per altri 4 min. un burrone. Ancora voltate e poggetti, ancora oliveti e agrumeti, ancora visioni feeriche che non stancano mai... Altri 4 min. di cammino. Arriveremo alla barriera di Pagliara di Sandolo: saremo sul territorio di Massalubrense. Cammineremo ormai fra noci, peri, meli. In 5 min. raggiungeremo una specie di capanna delle zio Tom - “Cantina del Riposo”: riposo... per modo di dire, giacché vi funziona dentro, un mulino a vapore... che rompe i timpani - e in altri 4 min. ci troveremo nella famosissima

S. AGATA (m. 390). - Oltrepasseremo, a destra, la Pensione Jaccarino e lasceremo, a sinistra, la stradetta che conduce in 30 min. alle Tore, sboccheremo nel viale principale di questo incantevole summer-resort di prim'ordine. S. Agata domina i due golfi e la valle di Sorrento. Le selve di castagni sui fianchi delle circostanti colline - Le Tore, il Deserto e la Neve - rendono freschissimo nell’estate il suo clima tonico-sedativo. Il nome di S. Agata deriverebbe da un'antica cappella ivi esistita. I greci, secondo alcuni, sarebbero stati i primi suoi abitatori. L'ammettiamo volentieri. Non siamo forse qui nelle vicinanze delle terre del Tempio di Atena? S. Agata si ribellò durante la sua esistenza.. storica, dal 1347, una sola volta contro Massalubrense. il tentativo di emanciparsene fallì, e il paesello, abbandonando la politica, si dedicò esclusivamente al lavoro. Divenne poi molto importante. Il Persico, nel 1644, lo chiama “grande e ricco”, patria di “huomini principalissimi”. I santagatesi fabbricavano coltelli e falci. Quel rozzo mestiere, che poco armonizzava col...paradiso terrestre, proveniva, a quanto pare, dalle frequenti incursioni dei saraceni. Molti artefici si trasferirono nel '500 a Napoli e vi si raggrupparono in una stradetta che prese il nome di Vicolo dei Cortellari. S. Agata continuava a progredire. Sul suo attivo viene portata anche la cospirazione dei liberali, nei 1848, sotto la direzione di Giacomo Antonio Merolla di Torca e il parroco di S. Agata D. Giambattista Casola, i quali scontarono con lunghi mesi di prigione il loro odio per i Borboni. La “città“ conta ora 200 abitanti. Il grandiose viale di questo Giardino d'Armida, incominciando presso la chiesa e correndo verso mezzogiorno, sbocca nella stradetta in discesa che, in 40.45 min., attraverso il casale Pedara dominante il Golfo di Salerno, conduce alla Marina di Crapolla*. La stradetta a sinistra immette in 15 min., nel villaggio di Torca**.


NOTE

* CRAPOLLA (Capreolae) è situata fra due erti promontori. Vi si scorgono ruderi d'una villa romana. A destra, sul promontorio occidentale, gli avanzi dell'Abbazia di S. Pietro (secolo XII). Gli isolotti che si vedono dalla spiaggia - appartengono al Comune di Massalubrense - sono - Isca, a 500 m. a SO e Vivaro, a 1500 m. e SE.

** TORCA (m. 375). - Sorge sul declivio meridionale delle Tore di Sorrento. Anche essa domina il Golfo di Salerno. Le sue origini risalgono al 1336. Nel 1625 cercò di staccasi da Massa, ma senza riuscirvi. Ripeté il tentativo 150 anni più tardi col medesimo risultato negativo. Finì con un solenne mea culpa dichiarando evangelicamente in un ricorso, citato dal Filangieri, che i torchesi sono - “quasi tutti persone jdiote” e che “non hanno avuto a caro esercitare tali ufficij”...


I sentieri a destra, quello particolarmente ch'è di fronte alla Pensione Petagna, portano in 5-6 min., ad una ridente collinetta - Pensione S. Agata - dove fra lo splendore dei due golfi, appaiono vicinissimi, con tinte vive e ben ombreggiati sfumi, Pastena, il Deserto, S. Agata, i monti, le colline, le vallate... Più in sù, in 10 min. di cammino, si arriva al cimitero, situato sulla collinetta di S. M. della Neve (425 m.): lì lo spettacolo è molto più suggestivo ancora. Ma non ci avventuriamo per ora in cerca di queste emozioni... artistiche: la Penisola Sorrentina, tutta intersecata da sentieri... voluttuosi, “c'innalzerà lo spirito, quasi ad ogni passo, alle sublimi idee del bello estetico"!... Visitiamo piuttosto, prima di riprendere il nostro itinerario, l'antichissima chiesa di S. Agata:

Chiesa di S. Maria delle Grazie. - Sorge sopra le rovine d'un tempio pagano. Ha una sola navata a croce latina. Il suo tesoro principale è l'altare, maggiore ricco di pietre: madreperla, lapislazzuli, malachite, ecc. Il disegno dell'altare, meraviglioso,per la purezza e correttezza, “forma la più vaga espressione dell'arte Florentina del '500”. Esso si trovava in pezzi, come bric.à.brac senza valore, presso i PP. dell'Oratorio in Napoli, e il suddetto parroco di S. Agata, D. Giambattista Casola, li acquistò, nel 1845, per poche centinaia di ducati... e li fece “mettere insieme”. La magica trasformazione della “roba vecchia” colpì sensibilmente i buoni PP. dell'Oratorio e li spinse a rivendicar il diritto ai "pezzi" venduti, ma i giudici diedero ragione al futuro cospiratore contro i Borboni... Tra i quadri della chiesa notiamo: la Vergine fra i Ss. Agnello e Sebastiano del Calense (sec. XVI); l'Immacolata del Cacciaputti (sec. XVIII); la Madonna del Pesce e S. Francesco d'Assisi d'un ignoto pennello; la Madonna col Bambino e S. Giovannino (nella sagrestia) d'un ignoto pennello (sec. XVII).

Uscendo dalla chiesa e voltando a destra nel vicoletto, sotto l'arco d'una casa, sboccheremo nella Via del Deserto. Saremo fra continui frutteti. Dopo 5 min. ci apparirà la celebre collina - il Deserto - del Cenobio di S. Francesco. Il paesaggio, arricchito ora dall'imponente Monte S. Costanzo, è molto pittoresco e ci fa, anche qui, dimenticare la fatica. Altri pochi minuti ancora: ecco la Via Crucis che conduce alla vetta del Deserto, dove P. Ludovico da Casoria "congiunse bellezze di natura e di carità” nel desiderio di “abbracciare da quest'altezza tutti gli uomini per portarli ai beati amori di Dio". Il Cenobio fu edificato nel 1679 dai Teresiani col denaro raccolto (più di un milione di lire) nell'evangelizzare la Persia e il Malabar. Dopo il cataclisma del 1799 il Cenobio passò, sotto il regno di Gioacchino Murat, al parroco di S. Agata. E fu quasi abbandonato. Francesco II Borbone lo restituì ai Teresiani nel 1859. Ma la rivoluzione del 1860 rese nullo il decreto reale. Il Cenobio fu di nuovo abbandonato. Nel 1867 P. Ludovico da Casoria, fondatore dei Bigi, vi istituì un ricovero per orfanelli e vecchi. L'orfanotrofio-collegio vi prospera tuttora, sostenuto dall'opera dei frati e dall'offerta dei visitatori. Quest'ultimi, accolti qui con garbata ospitalità francescana, possono, a richiesta, ottenere in questa oasi del... deserto, qualche ristoro o colazione fredda, sebbene il ristoro più... ideale essi l'avranno appena raggiunte le terrazze del Cenobio, che offrono allo sguardo uno spettacolo “indescrivibile" sul serio... Contemplando i quattro “bel Sorrento”, i colli e le colline sorrentine, S. Costanzo con le altre alture massesi, Capri, i due golfi, comprendiamo qui, più che altrove, tutta la vanità e degli entusiasmi più... coloristici, e degli aggettivi più... qualificativi, e delle similitudini più smaglianti... “Il mare è d'un turchese opalino meraviglioso... Sorrento come un'antica Sirena si tuffa colle sue rive a picco coronate di fiori nel liquido elemento... I ruderi della Villa di Pollio sepolti sotto le verdi onde che li inghirlandono di vaghe spume marine... La costiera piena di aranci, di cactus e di fichi che danno il miele bianco e profumato"... Tutte queste e tante altre frasette, che vengono lanciate dalle terrazze del Deserto, non sono, in verità, che semplici “elementi liquidi” e... inutili in confronto con questo grandioso quadro sublime della Natura che, come nella Certosa di S. Martino, c'invita a glorificare il gran Creatore di tutto le cose -

... the mighty source

Of all things, the stupendous force

On which all strength depends:

From Whose right arm, beneath whose eyes,

All period, power, and enterprise

Commences, reigns and ends.

Sulla sommità del Cenobio (m. 488 sul livello del mare) sorge l'Osservatorio meteorologico fondato dal P. Ludovico da Casoria nel 1883. Quell'uomo illustre “comprese che Maria e Marta sono due sorelle inseparabili e non volle separarle: accanto alla casa della preghiera egli eresse le case della carità, del lavoro, dello studio". Esaminando l'arredamento dell'Osservatorio - il Barometro (Fortin), i due Termografi, lo Psierometro (Belli), l'Anemogetografo (Denza) - trascriviamo i risultati seguenti delle osservazioni ivi eseguite (1919 - 1928 per la pioggia e 1924 - 1928 per la pressione, temperatura, ecc.) dai gentili osservatori prof. Beniamino D'Ecclesiis e agr. Giuseppe Ragucci sotto la direzione del P. Giovanni Cesaro.

Temperatura dell’aria: Media

annuale                         15°,67

ridotta al mare             18°,49

del mare più freddo (febbraio) 8°,17

del mare più caldo         23°,28

massima annuale           30°,17

minima annuale             -1°,47

Pressione barometrica (ridotta al livello del mare): 

media annuale        mm 761,08

massima annuale   mm 772,77

minima annuale     mm 748,26

Umidità: Tensione del vapore acqueo.

media annuale          mm 12,74

massima annuale     mm 26,70

minima annuale       mm   3,80

Umidità relativa:

media annuale    87,42%

massima annuale 100,00%

minima annuale    54,60%

Piogge:

media annuale    mm 822,63

Primavera          mm 115,00

Estate                 mm 68,09

Autunno             mm 397,45

Inverno              mm 242,09

Giorni piovosi:

media annuale    giorni 80,40

Primavera          giorni 16,80

Estate                 giorni   8,80

Autunno             giorni 23,40

Inverno              giorni 31,40

Nebulosità: media annua

giorni sereni     76,80

giorni misti     212,00

giorni coperti   76,20

Grandine, neve, nebbia: media annua di giorni con 

grandine     6,40

neve            3,40

nebbia    101,80

La nebbia ci viene, quasi sempre, con lo spirar di scirocco e perdura, di consueto, qualche ora, raramente un giorno intero, sfiorando appena la cima delle colline, quasi mai le falde basse di esse.

Venti dominanti:

1° Sud-est, 2° nord-est, 3° ovest, 4° nord, 5° sud-ovest, 6° sud, 7° nord-est, 8° est.

Lasciando il Deserto, dal lato nord, e proseguendo fra vigneti e frutteti verso il mare, avremo dinanzi a noi l'Isola di Capri e la plaga sorrentina. Dopo 5 min. volteremo a destra nella direzione d'una casetta bianca che sorge accanto ad un pino. Avremo a destra le alture di Vico e a sinistra il Vesuvio. Saremo in pianura. Arrivati in 3 min. alla casetta, volteremo a sinistra e costeggeremo il mare. Dopo 5 min. lasceremo a sinistra un'altra casetta colonica - Capri sarà qui vicinissima - e volteremo a destra in discesa. Incontreremo pochi olivi, ma buone tracce della “battaglia del grano". Cammineremo verso il Monte Corbo. La strada, accanto ad una casa (a destra), diverrà più ripida. Goderemo un'altra visione sorrentina. Il Monte Corbo ci apparirà più distintamente. Proseguiremo sempre in discesa, fra giardini, e in 5 altri min. saremo nel larghetto di Priora (m. 245), frazione di Sorrento, famosissima per i suoi vini. Prenderemo la stradetta di fronte, accanto alla chiesetta quella di sinistra conduce in 30 min. a Massa - e, passando sotto un arco, volteremo subito a destra fra vigneti, oliveti e agrumeti. Dopo 8 min. sboccheremo in una strada che a sinistra, mena al suddetto Monte Corbo. Volteremo a destra e scenderemo sempre fra oliveti e vigneti.

.......

Ritornando sui nostri passi e proseguendo la feerica strada in direzione di Massa, incontreremo, dopo pochi min. di cammino, la discesa, per la quale in 15 min. si arriva alla sopra menzionata Spiaggia di Puolo (da Pollio) che, in parte, appartiene al Comune di Sorrento. E’ una bellissima spiaggia, rinchiusa fra il Capo di Sorrento e il Capo di Massa. Come la Marina Grande di Sorrento, essa è popolata da pescatori. Le sue arene, secondo la tradizione, hanno virtù prodigiose contro le malattie reumatiche, il rachitismo, ecc.

Dalla Spiaggia di Puolo si sale per una stradetta in direzione ovest e si sbocca di nuovo nella strada provinciale, nel Rione Villazzano (da Villa Tizzano?), sul declivio del Monte Corbo (m. 240). L'ascesa sulla sommità si compie in 25-30 min. Il nome di Telegrafo, del punto principale del promontorio deriva dal telegrafo ottico che vi comunicava con l'Isola di Capri. Il Monte Corbo, come la Chiesa dell'Annunziata, è un “monumento” storico importantissimo. V'erano "gli aviti poderi dei Sersale". Il monte, senza dubbio, apparteneva a Sergio III Sersale (Consul et Dux et Princeps Surrenti) e continuava ad appartenere, di generazione in generazione, ai discendenti di quella gloriosa famiglia ducale fino ai tempi più recenti. L'ultimo proprietario del monte, il marchese Oscar Sersale, che fu costretto a venderlo, l’aveva ottenuto direttamente dalla linea di Cornelia Tasso-Sersale. Torquato, durante il suo soggiorno in Sorrento, abitò in quella residenza estiva della sorella. "Fra gli alterni canti ed il festoso affacendarsi della vendemmia - citiamo il Manso - il grande Poeta vi godeva la mirabile prospettiva della melanconica valle dei pini, che lentamente digrada verso il mare, dei ridenti villaggi, che circondano Massa, della solinga Capri, che leggermente velata dai vapori del mattino sorge quasi incantatrice sirena delle acque, ricca di antiche memorie e di felici vigneti”. La Casa Sersale è oggi rappresentata nella linea dei principi di Castelfranco e Marano, duchi di Cerisano, dal principe Don Gerolamo, e in quella dei marchesi Sersale - discendenti di Marzio e Cornelia e dal celebre cardinale “papabile” Don Antonino che le corti europee destinavano a promuovere la nota "riforma" politico-religiosa del sec. XVIII...- da Don Gaetano e Don Paolo (vice podestà di Sorrento) e loro fratelli e cugini, tra i quali il marchese Don Sergio, l'instancabile ricercatore di documenti sulle glorie sorrentine e familiari.

Notizie esatte sulle origini dei Sersale trovansi nelle Memorie istoriche della fedelissima ed antica città di Sorrento di D. Vincenzo, Donnorso (1740), discendente, anch'egli, di una delle più cospicue case patrizie sorrentine, che ora è rappresentata dal duca di Lusciano Antonio Donnorso e dal suo cugino barone Nicola di Stasio Donnorso.

Abbiamo quasi terminato il giro del Comune di Sorrento: S, Agata, il Deserto e il Monte Corbo, sebbene situati nel territorio... straniero, formano con la città delle Sirene un insieme sì perfetto... che non possiamo non considerarli profondamente sorrentini. Diciamo "quasi terminato", e con amarezza, giacché abbiamo dovuto trascurare molte colline, molte vallate, molte grotte azzurre, molte passeggiate - tutte quelle, insomma, che si possono più o meno facilmente rintracciare anche senza guide e senza cartine topografiche...

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Visiteremo ora due comuni che inquadrano la città delle Sirene: Massalubrense, ad ovest, e Vico Equense, ad est.

MASSALUBRENSE* - L'autobus delle Tranvie Sorrentine ci porterà da Sorrento (Piazza Tasso) nel cuore di Massa Nobile (Piazza Vescovado) in 17 minuti. La strada (km 5,3), che già conosciamo in parte è un meraviglioso viale d'un altro Giardino d'Armida. E' quasi un... delitto di percorrerla in autobus: è una della più deliziose passeggiate sorrentine massesi. Durante il percorso tenteremo di passare in rassegna le vicende storiche di questo loco felice e beato.


NOTA

* Il Comune di Massalubrense occupa una superficie di ettari 26000 e conta 8725 abitanti così distribuiti: Massa centro 2972; Acquara 303; Pastena 298; S.Agata 1208; Torca 875; Marciano 265; Schiazzano 367; Monticchio 758; Termini 648; Nerano 731. - Bibliografia: Capasso, Fasulo, Filangieri di candida, Maldacea, Milano, Persico, Peter, Portarelli.


...........  (si omette la parte storica pagg. 159-164) ...........

Siamo dunque nella graziosissima Piazza Vescovado che, circondata in lontananza da colli, domina il Golfo dall'altezza di m. 120. E' una piazza bonbonnière tutta signorile: non è... profanata dai soliti negozi e negozietti. Guardando il mare - Ischia, Capri, S. Liberatore, ecc. - abbiamo: alle spalle, in fondo, la Piazza Minerva; a sinistra, la Pensione Internazionale (attraentissimo panorama dalle terrazze) e il Palazzo del Municipio; a destra, l'ex-Cattedrale di Massa.

Dal larghetto fra il Municipio e la Pensione - un altro belvedere - scorgeremo la bellissima Collina dell'Annunziata: è il sito glorioso dell'antica Massa, che, a dispetto della crudele vendetta di Ferdinando d'Aragona, continua a dominare maestosamente, con la sua Torre sorta sulle rovine del Castello durazzesco, quasi tutto il territorio del Comune e quasi tutti i suoi paesi-vassalli d'una volta.

L’ex Cattedrale, dedicata a S.M. delle Grazie, fu costruita nel 1512-36 e rifatta nel 1760. Ha tre navate. Il pavimento è maiolicato: ornato settecentesco. Il quadro sull’altare maggiore  - La Madonna delle Grazie - è attribuito ad Andrea da Salerno. Il quadro - la Madonna coi Ss. Nicola e Rocco - è di scuola napolitana del ‘700. Nella sagrestia, tutta adorna dei ritratti dei vescovi massesi, si osserva un originalissimo tempietto di legno del ‘700.

Uscendo dal tempio e dando uno sguardo alla lapide, attaccata al muro del Municipio, che ricorda le gesta di Luigi Bozzaotra (“militante contro le orde di Ruffo... e reo di aver piantato il primo nella Penisola Sorrentina l’albero della libertà”),  prenderemo la Via Palma, all'angolo del palazzo del Municipio, nella quale costeggeremo, a sinistra, l'imponente edificio del Conservatorio di S. Teresa (bella facciata), costruito nel 1689 dalla Madre Serafina di Dio. In 2 min. sboccheremo nella Via dell'Arco. Volteremo a destra. In altri 2 min. raggiungeremo, a sinistra, l'immenso palazzo dell'ex Collegio della Compagnia di Gesù, sorto nel '600 sulle rovine della villa di Giovanna II (costruita nel 1424). Questo grandioso edificio fu occupato, dopo l'abolizione del Collegio, dalle truppe francesi. nel 1834 vi fu trasferita la Casa dei veterani di Napoli. Nel 1902 venne adibito, e non senza ragione, a Convalescenziario Militare, grazie alla eccezionale salubrità del clima di Massalubrense. Ora l'ex Convalescenziario, che può ospitare più di 600 persone, attende il risorgimento di Massa come Stazione di cura, soggiorno e turismo. Petite, et dabitur vobis...

Oltrepassando la formidabile Torre (tre piani sopra una base piramidale con una interessante scala a chiocciola nell'interno), ch'è all'angolo occidentale del Collegio, volteremo a destra in Via Marina. A sinistra, di fronte alla Via dell'Arco, sorge il Palazzo Barretta (ora Minieri), edificato nel 1752, con un bel portone di piperno. Nella chiave dell'arco è lo stemma dei Barretta. Qui, secondo alcuni, avrebbe passato la notte Gioacchino Murat alla vigilia della presa di Capri (17 ottobre 1808). Il palazzo, o piuttosto il suo costruttore, ci fa ricordare una paginetta saporita della storia della nobiltà di Sorrento... Ignagio Barretta, duca di Casalicchio, avendo sposato una nobile sorrentina (Ammone), cercava con tutti i mezzi di essere accolto al Sedile di Porta. Ma la nobiltà sorrentina, "la più antica del regno" e fors'anche del mondo..., si rifiutò nettamente di aderire alla richiesta d'un... intruso. Il Barretta ricorse allora alle autorità, al viceré e persino all'imperatore. Questi, dando ragione al Barretta, ordinò ai nobili sorrentini di ammetterlo, ma il Sedile lo respinse con 47 voti su 50. Nuovi ordini dell'imperatore, nuovi rifiuti dei sorrentini, nuove rappresaglie del viceré!... Finalmente, dopo molte altre peripezie, "il Barretta - scrive Manfredi Fasulo - dovette rassegnarsi a vedere quel tale Sedile da lontano, senza potervi andare a sedere"... Nell'androne del palazzo v'è una epigrafe dettata dal Barretta: "Questo casino fabbricato - in questa foresta - sappiate che per voto - a niun si presta ". L'animus di questa prosa giustifica la singolare avversione dei nobili del Sedile di Porta: essi "prestavano" volentieri i loro sontuosi palagi al patriziato napoletano... 

Proseguiamo nella Via Marina, fra i soliti agrumeti, e in 10 min. raggiungiamo l'antichissima Chiesa di S. M. della Lobra.  - Fondata nei primi secoli della cristianità, sul posto di qualche tempio pagano (delubrum), la chiesa stava sulla spiaggia ed era molto venerata nella Penisola. Nel 1528 essa fu trasportata qui in seguito alla poca stabilità del suolo ben argilloso della spiaggia. Fu terminata nel 1584. Ha un portale del ‘500 con cornice intagliata in pietra di Massa. Il bell’affresco della Madonna - coperto di corone d’oro e di preziosi ex-voto - è d’un ignoto pennello. Notevole è il soffitto a lacunari (‘700) della nave media. Nella cappella del Crocifisso s’ammira un gran crocifisso di legno adattato su un pala, ove son le immagini di Maddalena e S. Giovanni (‘500). Graziose son pure le figurine da presepio.

La strada accanto al campanile, sempre fra agrumeti e oliveti, conduce in 5 min. alla pittoresca Marina di Massa. E' chiusa a occidente dalla Collina dell'Annunziata che finisce nel mare col Capo di Corbo (o S. Liberatore). Di fronte, verso destra, sorge lo scoglio Vervece (vervex?): punto rinomatissimo per i suoi antichi banchi di corallo. Massa diede un contributo anche alla gloriosissima storia marinara dello Stato Sorrentino: intenso traffico con Napoli, Malta, la Sicilia, la Calabria, ecc.

Ritorniamo sui nostri passi e raggiungiamo la chiesetta in Via Marina. Voltiamo a destra e proseguiamo in una selva di olivi. Dopo 4 min. avremo la Collina dell'Annunziata a sinistra e la selva che precede la Marina a destra. Altri 4 min. Apparirà tutta Massa con le colline di Sorrento. Cammineremo sulle falde dell'Annunziata. Dopo pochi altri min., presso una casa colonica, il territorio massese e la Marina saranno alle nostre spalle. A destra olivi scenderanno verso il precipizio, mentre altri olivi saliranno verso la cima della collina. In 5 min. saremo sul Capo di Corbo (vi si gode il panorama di Massa e del Golfo), dinanzi alla Chiesa di S. Liberatore (il Cimitero di Massa), sorta sul posto dove, secondo la tradizione, sarebbe stata rinvenuta nel '400 una miracolosa immagine, dipinta su pietra, la quale avrebbe fatto cessare la pestilenza che infuriava allora a Massa. Un sentiero corre da questo luogo solitario verso l'estremità dell'Annunziata. E' un po' faticoso: ma ci offre, di tanto in tanto, nuove vedute. Piegando sempre verso destra, mentre Massa, S. Agata e il Deserto si delineeranno distintamente a sinistra, raggiungeremo, in 15 min., la Casa Rossi - saremo all'Annunziata - dalla quale "Gioacchino Murat seguiva e invigilava le gesta ardimentosa dei soldati francesi e napoletani che strapparono Capri al nemico". In altri 3 min. saremo nella piazza dell'antica città di Massa - ora Annunziata - danneggiata dagli Angioini e distrutta dagli Aragonesi. Fu ricostruita in parte nel sec. XVI. Le sue mura vennero riedificate dopo l'invasione dei saraceni nel 1558. La Chiesa di S. Maria Annunziata, che scorgiamo accanto agl'immensi edifici del Conservatorio, è l'antica Cattedrale della città di Massa (demolita, anch'essa, nel 1465 e rifatta nel 1590). Una scaletta di fronte alla chiesa conduce in 3 min. sulla cima della collina. Vi sorge una Torre sul posto del Castello costruito da Ladislao di Durazzo (1386-1414) e distrutto, come sappiamo, nel 1465. Il panorama è qui oltremodo suggestivo: il Vesuvio, Napoli, Ischia, Capri, S. Costanzo e tutto il territorio di Massa. E "suggestive" diventano le reminiscenze storiche... quando, dallo spettacolo che ci circonda in lontananza, passiamo lo sguardo al corpo del delitto degli Aragonesi: alla desolazione che regna sovrana presso gli avanzi del Castello.

Per la stradetta a sinistra, ripidissima, arriveremo in 8 min., attraverso oliveti, costeggiando a destra una gola "olivizzata", nel centro di S. Maria (m. 200): un'altra vittima del... generoso Ferdinando il Bastardo. Nella Chiesa di S. Maria della Misericordia, a destra della piazzetta, costruita nel XVI secolo, si ammira il quadro rappresentante la Madonna col bambino e i Ss. Giuseppe e Francesco d'Assisi di Guido Reni (1574-1642). Il celebre pittore, durante il suo soggiorno in Napoli, passò qualche tempo a Massa, per godere l'aria di questo "teatro di bellezza ideale"... e donò il quadro, in cambio dell’ospitalità a Vincenzo Ciaffo che, morendo lo lasciò alla chiesa.

Per la strada ch'è di fronte a quella dell'Annunziata scenderemo in un magnifico giardino d'Armida... Dopo 6 min. volteremo a sinistra e in altri 8 min. saremo di nuovo a Via Marina, all'angolo della Via dell'Arco, dinanzi al "casino nella foresta, che per voto fatto a niun di presta"... 

Ora, arrivando nella Piazza Vescovado e voltando a destra nella "patriarcale" Piazza Minerva, lasceremo a destra il bel Palazzo Vespoli ('700) e procederemo nella Strada di S. Agata (fu costruita nel 1881: km 4,8) per visitare Termini, il Monte S. Costanzo e la Punta della Campanella. Dopo 10 min. di cammino attraverseremo il nucleo di case, Morta (m. 160), l'antico regno delle mortelle, e subito scorgeremo l'Annunziata con le tracce delle furie aragonesi... Continueremo a costeggiare, a destra, la meravigliosa pianura. Il verde anche qui avrà tutte le sfumature. A sinistra si estenderà la catena serpeggiante delle colline. Un altro quadro ci sorprenderà dopo altri pochi minuti: Massa, il Monte Corbo, il Vesuvio, il Golfo. Saremo in una foresta di olivi. Una voltata con 5 min. di cammino ci metteranno poi di fronte all'isola di Capri. Oltrepasseremo a destra la via che conduce a S. Maria. La veduta rimarrà alle nostre spalle, ma un'altra voltata ci offrirà un magnifico viale fiancheggiato da una pittoresca depressione con casette sparse sul declivio delle colline. Il quadro, dopo 5 min., diverrà più ricco e spunterà il Monte S. Costanzo. Ed ecco, a destra, dirimpetto ad una immagine della Madonna, apparirà la strada rotabile di Termini (km. 6). Vi procederemo con il Deserto alle spalle, e in pochi minuti saremo nel ridentissimo casale di Monticchio (da Monticello: m. 315). E' la patria di Luigi Bozzaotra. Situato sul versante occidentale della Collina della Neve e dominato da altre colline circostanti, il casale domina, a sua volta, una pittoresca depressione, quasi un burrone, dove corre l'antico viottolo verso la strada di S. Agata. Oltrepassando la chiesetta costruita nel 1221 e rifatta nel 1543, accanto al Conservatorio del SS. Rosario fondato nel 1723 da una villeggiante napoletana, e continuando la strada rotabile, scorgeremo a destra di nuovo l'antica città di Massa di fronte al Golfo. Il Monte S. Costanzo ci apparirà in un atteggiamento provocante col nascondere il corpo dietro le colline e col guardarci soltanto con la cima... Un'altra voltata ci toglierà il quadro. Non ci resterà che il .. sorriso del mare in lontananza, come dicono i poeti, ma altri 10 min. di cammino saranno ricompensati con uno spettacolo imponentissimo del Golfo, delle colline di S. Agata, del Deserto e della Neve. Attraverseremo il casale Metrano, situato sul versante settentrionale delle Tore, a 320 m. sul livello del mare. Volteremo a destra. Il Vesuvio rimarrà ora alle spalle e al di sopra delle colline sorrentine si delineerà il Monte S. Angelo a tre pizzi. Altri passi ancora. Ecco, finalmente, il mare amalfitano. Il Monte S. Costanzo ci apparirà tutto vicino: non ci separerà che una depressione ricoperta d'un solito tappeto verdeggiante. Costeggiando il monte, a sinistra, e oltrepassando il casale Casa (m. 320), saremo ora nel dominio del solo Golfo di Salerno. Scorgeremo li Galli, i tre scogli famosi (Sirenuse) che sarebbero... le residenze invernali delle graziose figlie del fiume Acheloo e della musa Melpomene. In altri pochi min. raggiungeremo la piazzetta di

Termini (m. 330). - Il nome di questo casale deriverebbe da thermae (le terme del Tempio di Minerva?) oppure da terminus (ultimo abitato della Penisola?). La sua posizione, dominando i due Golfi, di fronte a Capri e al Monte S. Costanzo, è oltremodo pittoresca. Lasciamo a destra la chiesettta (una buona Pietà su rame attribuita allo Stanzione) e proseguiamo l'angusta stradetta nel caseggiato. In 3 min. arriveremo sopra il poggetto dal quale si gode, come affermano le vecchie guide, il meraviglioso spettacolo dio tutto il Golfo di Napoli. Però questo godimento è ora amareggiato da un villino che sorge sull'estremità del poggetto e che ci fa imprecare contro i violatori del paesaggio consacrato al... dio Termine, protettore dei limiti dei campi, sì venerato "dal più giusto degli uomini": Numa Pompilio.

La stradetta di fronte alla chiesa conduce, in 45 min., al Promontorio di Minerva: Punta della Campanella. E' una visita d'obbligo: non calpestiamo forse ora il suolo sacro a quella Dea uscita dal cervello del sommo Giove? Dopo pochi passi, lasciando a sinistra il sentiero che mena al Monte S. Costanzo, seguiremo l'antica Via Minerva: lungo le falde del monte in direzione sud-ovest. Cercheremo qui di non... ingombrare questa via, che c'impone... il raccoglimento, né con l'enumerazione delle voltate, delle discese e delle vedute, né col contare dei minuti che separano una voltata da un belvedere e una depressione da una eminenza. Ecco, en bloc, ciò che ci offre il percorso. Dopo l'incantevole veduta di Termini, delle colline e del Golfo, Capri ci apparirà, sempre più vicina, in tutta la sua bellezza, mentre il Monte S. Costanzo passerà alla nostra sinistra nei suoi quattro aspetti diversi: coperto di olivi - Oleae Minerva inventrix...  - dirupato e a picco, disseminato di cespugli, nudo e pietoso. E con quest'ultimi due aggettivi esso forma, di fronte al lato est dell'Isola di Capri, la Punta della Campanella (dalla campana che vi annunziava l'avvicinarsi dei corsari), dove, sul posto della Torre costruita da Roberto d'Angiò nel 1335 e rifatta nel 1566, sorgeva il celeberrimo Tempio di Minerva innalzato, secondo Strabone, dallo stesso... Ulisse, dopo la guerra di Troia. Le preghiere in quel Santuario avevano un'efficacia singolare. Minerva vi distribuiva grazie con generosità tutta divina... I naviganti portarono ad essa i loro ex-voto e si abbandonavano, dopo ogni felice viaggio, alle solite libazioni nella famosa caverna di Capri - Matromania - ch'è situata dirimpetto alla Punta della Campanella. Perfino... Roma Eterna ricorreva alla misericordia di quella Minerva Sorrentina per far placare l'ira dell'Olimpo che di tanto in tanto tormentava i conquistatori del mondo. Tito Livio ci narra, infatti, che uno di tali pellegrinaggi, accompagnato da doni ricchissimi, fu effettuato nel 172 av. C. per protestare contro il fulmine che aveva colpito la colonna rostrata eretta sul Campidoglio dopo la vittoria sui Cartaginesi. La decadenza del Santuario incominciò sotto il vincitore d'Azio. Augusto, non temendo affatto i fulmini, espropriò senz'altro i terreni appartenenti al culto di Minerva - cioè quasi tutto il territorio dell'odierno Comune di Massalubrense... - e li distribuì generosamente ai suoi veterani. L'edificio poi perì nel crepuscolo degli Dei e delle Dee dell'Impero Romano: come perirono tutti gli altri monumenti sacri e profani dello Stato Sorrentino. Ma la memoria di Minerva non sparì e non sparirà in eterno... Il Faro, che sorge qui sulle rovine del suo tempio, simboleggia appunto la luce che illumina la via verso le arti, la scienza e la sapienza, sorvegliate una volta, con tanta diligenza, da quella superba figliuola del Dominatore dei dominatori...

Ritornando sui nostri passi e arrivando nei pressi di Termini, scorgeremo, a destra, il sentiero che, come già sappiamo, conduce sul Monte S. Costanzo in 50 minuti. Sulla vetta orientale di esso, alta m. 488, trovasi un'antica cappella, dedicata al Santo, che ha fatto dimenticare il nome primitivo del monte: Canuto o Canutario. Si domina di lì il Golfo di Salerno. Si distingue la bizzarra insenatura tutta rocciosa - Marina di Jeranto - ch'è ad E della torre della Punta della Campanella, e li Galli vi appaiono vicinissimi, ricordandoci, questa volta, oltre le loro glorie mitologiche, i giorni tristissimi passativi (il medio “Gallo” è detto “Castelluccia": da castello?) dal duca di Sorrento, Manso, accecato dal Guasimaro, principe di Salerno. La vetta occidentale, alta m. 498, offre lo spettacolo dei due golfi e di tutto il promontorio con i casali massesi- antiche ville romane - che sono altrettanti giardini di Armida più o meno trascurati e poco, purtroppo, conosciuti dalle agenzie di viaggi...

Chiuderemo infine le nostre... impressioni, ritornando verso la Piazza Vescovado, con uno stornello locale che ci rivela mirabilmente l'animo gentile del laborioso popolo massese:

Io te saluto a te bianco palazzo

Lu masto che nge ha dato tant'antezza,

Io saluto cuscine e matarazze

Addò reposa la vostra bellezza,

De stu curpetto ne vurria nu lacce

Nu capelluzzo de sta bionna trezza,

Prejo lu cielo e t’avè int’a sti bracce

Me ne vurria murì de contentezza.