| il Progetto Tolomeo del 1990 |
I tracciati, oltre che sulla carta escursionistica, furono segnalati al suolo con strisce di vernice bicolori, più frequenti ed evidenti in prossimità degli incroci dove spesso erano accompagnati da mattoni maiolicati recanti i colori segnavia, le direzioni da seguire e spesso anche le distanze fra i vari casali.

Questa segnaletica
consentiva a tutti di andare a piedi da una località
all'altra senza correre il rischio di imboccare vicoli ciechi o strade
sbagliate, avendo sempre la certezza di percorrere il giusto itinerario,
intendendo con ciò non il più breve, ma il più interessante o il più
panoramico.

Le passeggiate si sviluppavano fra limoneti e uliveti, lungo mulattiere e sentieri, attraverso castagneti e querceti, per raggiungere antichi casali, vaste zone disabitate ricoperte da una fitta macchia mediterranea, pareti calcaree a picco sul mare, memorie archeologiche, torri saracene, punti panoramici. Anche gli escursionisti più esperti, ma abituati ai percorsi montani fra boschi, valli e cime innevate, non possono fare a meno di rimanere incantati davanti a questi ampi panorami che uniscono mare e montagna con splendide viste dei Monti Lattari e dei golfi di Napoli e di Salerno con le loro isole, isolotti e scogli.
I
percorsi della rete erano divisi in 5 categorie:
Circuiti (sigle da C1 a C7) - configurati come degli anelli, quindi con
partenza e arrivo nello stesso luogo, e con l'itinerario di ritorno ben distinto
da quello dell'andata. Furono progettati in modo che ognuno fosse connesso con
almeno altri due per mezzo di tratti in comune o percorrendo delle brevi
bretelle di raccordo.
Escursioni (sigle da E1 a E4) - come i circuiti,
avevano partenza e arrivo
coincidenti,
ma i tragitti di andata e di ritorno erano completamente coincidenti o quasi. Le
escursioni si sviluppavano lontano dai centri abitati, verso mete raggiungibili
solo a piedi da dove non è possibile tornare con mezzi di trasporto pubblico.
Traversate (sigle da T1 a T4) -
avevano la caratteristica di avere partenza ed
arrivo ben distanti: tre di esse erano percorsi che dalle aree più alte conducevano alle marine e la quarta
copriva tutta la costa occidentale di Massa. Per
ognuna di esse era possibile tornare al punto di partenza con i mezzi pubblici.
collegamenti con Sorrento (sigle da S1 a S5) –
ricalcavano le antiche vie di
comunicazione con origine da Massa (2), da Monticchio (1) e da Sant’Agata (2).
Alta Via dei Monti Lattari (CAI1 e CAI2) – segnato dal Club Alpino Italiano
alla fine degli anni ’80, questo lungo tracciato percorre tutto il crinale
della penisola sorrentino-amalfitana da Cava de’ Tirrreni a Punta della
Campanella; le ultime due tappe sono state incluse nella rete.
Gli
itinerari erano stati progettati in modo che risultassero connessi fra loro e che
avessero lunghezza e dislivello tali da poter essere percorsi in due o tre ore.
Ovviamente questi tempi potevano essere più o meno allungati a seconda
dell'interesse che gli escursionisti ponevano nell'osservazione dell'ambiente e
dei vari punti notevoli incontrati lungo ciascun tracciato.
Facevano
eccezione le Traversate (dislivello 300-400 metri), ma le si poteva percorrere in
discesa e risalire con mezzi pubblici, e le Escursioni per le quali, dovendo
raggiungere mete isolate lungo percorsi obbligati, era impossibile evitare le
salite, talvolta impegnative. L’escursione a Punta della Campanella da Termini
era la più lunga (poco più di 6 km) con il ritorno tutto in salita, con un
dislivello di circa trecento metri; la mulattiera che collega Torca a Crapolla
è in gran parte molto ripida (dislivello 350 metri) e quindi la risalita è
sconsigliata nei periodi di maggior calura.
Girovagando fra questi sentieri si aveva l’opportunità di apprezzare sia i caratteristici casali, sia le bellezze dell'ambiente rurale con i suoi uliveti terrazzati e limitati dalle bianche murecine (muretti a secco), i pergolati con le pagliarelle che coprono gli agrumeti, gli edifici in tufo con i classici archi e la scala esterna e, nelle aree meno antropizzate, la gran varietà di piante che crescono spontanee non solo nelle aree coperte da macchia mediterranea, ma anche lungo le sponde dei rivoli, ai margini dei sentieri, nelle fessure dei muri.
Il Progetto Tolomeo del 1990 è stato completamente rivisto, aggiornato ed ampliato ai territori comunali di Sorrento e Sant'Agnello dallo stesso Giovanni Visetti. A partire dalla primavera 2003 tutti i sentieri saranno percorribili; attualmente mancano un paio di tratti che costringono ad effettuare una deviazione, ma sono già state apposte oltre 200 segnavia (per la maggior parte mattonelle in ceramica) e la segnaletica al suolo è stata completata. Questo Nuovo Progetto Tolomeo è stato promosso e finanziato dall'Azienda Autonoma di Soggiorno Sorrento-Sant'Agnello.
Escursionismo lubrense: nuova prospettiva per il turismo
di Giovanni Visetti (da I Beni culturali di Massa Lubrense - contributo alla conoscenza - 1992)
Massa
Lubrense, propaggine estrema della penisola sorrentina, bagnata dalle acque dei
Golfi di Napoli e di Salerno, possiede tutte le caratteristiche per divenire una
delle mete più ambite dagli escursionisti. I suoi quasi venti chilometri
quadrati di territorio, nonostante siano quasi completamente circondati dal
mare, sono segnati da una fittissima rete viaria che ricalca tracciati di strade
risalenti anche a oltre 2000 anni fa. Parte di queste antiche vie di
comunicazione sono state allargare e trasformate in strade rotabili, ma esistono
ancora decine e decine di chilometri di sentieri, mulattiere e viottoli sterrati
o pavimentati con la caratteristica Pietra di Massa. E’ indubbiamente
un tessuto viario degno di essere rivalutato senza effettuare grossi interventi
di ammodernamento o di ripristino, fatti salvi quel pochi casi nei quali si
siano venute a creare situazioni di pericolo.
Purtroppo
dalle nostre parti l’escursionismo è rimasto per troppo tempo legato quasi
esclusivamente alla passeggiata alla Punta della Campanella e alla discesa a
Jeranto da Nerano. Esistono invece tanti altri possibili itinerari in zone
coperte dalla selvaggia macchia mediterranea o fra castagni, pini, roverelle,
querce, carrubi, carpini, o fra i caratteristici, e tanto apprezzati dagli
stranieri, uliveti e limoneti coperti dalle pagliarelle poggiate sui pergolati.
Certamente
il fatto che lungo questi percorsi, oltre a godere delle bellezze naturali, si
possono anche incontrare edifici religiosi con importanti dipinti o maioliche
del ‘700, costruzioni di un certo valore architettonico, torri del ‘500 e
resti archeologia, torna tutto a loro vantaggio rispetto agli itinerari
esclusivamente montani o pedemontani.
In
questa ottica e con il preciso intento di valorizzare questo patrimonio
culturale e ambientale, l’amministrazione Comunale ha commissionato uno
studio, successivamente recepito e approvato, ma non ancora finanziato. Il
progetto, elaborato dalla “Tolomeo” di Massa Lubrense prevede la segnatura
al suolo degli oltre venti percorsi evidenziati nella cartina e la realizzazione
di bacheche e cartelli turistici relativi alle emergenze monumentali più
rilevanti.
Gli
itinerari sono stati scelti seguendo questi criteri:
-
avere lunghezze tali da essere percorribili in un paio d’ore;
-
prevedere un limitato dislivello in salita;
-
avere caratteristiche di percorribilità più o meno omogenee;
-
avere punti di interesse ambientale, storico-artistico, rurale ed etnologico;
-
avere più punti panoramici;
-
essere collegati fra loro.
Quest’ultima
condizione consente di personalizzare qualunque percorso e sarebbe anche
possibile programmare una passeggiata che tocchi tutte le località massesi,
senza ripercorrere le stesse strade, seguendo i segnali dei vari itinerari della
rete, camminando quindi per varie decine di chilometri senza mai uscire dai
confini del territorio comunale.
Il
gran numero di itinerari diversi (oltre 100 chilometri di sviluppo totale dei
percorsi) e le caratteristiche generali dell’ambiente (rocce a picco sul mare,
limoneti e uliveti, antichi casali, vaste zone disabitate ricoperte da una fitta
macchia mediterranea, memorie archeologiche, torri saracene, splendidi e vasti
panorami sui golfi di Napoli e di
Salerno e le loro isole) rendono questo territorio, che a molti residenti sembra
banale e ripetitivo, assolutamente eccezionale. Ciò vale non solo per i molti
turisti che vengono in penisola senza aver mai visto né questo tipo di costa
alta e rocciosa, né scogli e isole, se non addirittura il mare, ma anche
per.gli escursionisti più incalliti i quali, abituati ai percorsi alpini e
appenninici fra boschi, valli e cime innevate, anch’essi non potranno fare a
meno di rimanere incantati davanti a questi panorami che uniscono mare e
montagna.
Gli
itinerari, grazie anche all’assoluta mancanza di zone pianeggianti, sono tutti
estremamente panoramici e quindi gli escursionisti hanno l’opportunità di
poter ammirare da varie angolature buona parte della lunghissima fascia costiera
lubrense (oltre 20 chilometri di sviluppo). Alle viste sul Golfo di Napoli
(Capri, Ischia, Procida, Capo Miseno, Napoli, il Vesuvio e, perché no, il
Vervece) e sul Golfo di Salerno (Isca, Vetara, Li Galli, Vettica di Praiano e,
quando il cielo è terso, anche Punta Licosa) si devono aggiungere quei
particolari panorami, godibili da numerose località, che abbracciano entrambi i
golfi. Oltre a queste vedute, nelle quali il mare e le isole, piccole o grandi
che siano, la fanno da padroni, si devono considerare i non meno incantevoli
panorami montani sui Monti Lattari e quelli di minor ampiezza, ma non minor
bellezza, che permettono di osservare dall’alto le varie frazioni di Massa
Lubrense circondate da ampie zone di verde, i profondi valloni, gli agrumeti
coperti dai pergolati. Guardando invece verso l’alto si apprezzano il quasi
onnipresente Monte San Costanzo, le Tore, e le altre due principali alture cioè
le colline del Deserto e di Santa Maria La Neve.
Le
uniche escursioni già segnate al suolo sono le ultime due tappe dell’Alta Via
dei Monti Lattari. Questa è stata individuata e tracciata dal Club Alpino
Italiano e unisce Corpo di Cava (Cava de' Tirreni) alla Punta della Campanella
percorrendo quasi tutto il crinale dei Monti Lattari. Delle otto tappe che la
compongono, le ultime due attraversano il versante meridionale del Comune di
Massa Lubrense e poi tutta la parte estrema della penisola costituita da Monte
San Costanzo e dalle sue pendici.
La
segnatura completa di questa viaria pedonale richiamerebbe senz’altro un
numero sempre crescente di escursionisti sfruttando come potenziale bacino di
utenza anche la massa di turisti che transitano o soggiornano ogni anno
nell’arca sorrentina. Chiaramente albergatori e ristoratori non ne sarebbero i
soli beneficiari, ma il gran numero di fruitori rappresenterebbe uno stimolo per
rilanciare l’artigianato locale e alcuni tipi di colture, per far sorgere le
prime aziende agrituristiche. Questa riqualificazione delle aree rurali
lubrensi, accoppiata alla imminente, si spera, realizzazione dei parchi (marino
e terrestre) di Punta della Campanella, potrebbe finalmente dare la giusta
spinta per un radicale cambiamento dell’offerta turistica di Massa Lubrense.