il Progetto Tolomeo del 1990

Nuovo Progetto Tolomeo - 2003

I tracciati, oltre che sulla carta escursionistica, furono segnalati al suolo con strisce di vernice bicolori, più frequenti ed evidenti in prossimità degli incroci dove spesso erano accompagnati da mattoni maiolicati recanti i colori segnavia, le direzioni da seguire e spesso anche le distanze fra i vari casali.  

Questa segnaletica consentiva a tutti di andare a piedi da una località all'altra senza correre il rischio di imboccare vicoli ciechi o strade sbagliate, avendo sempre la certezza di percorrere il giusto itinerario, intendendo con ciò non il più breve, ma il più interessante o il più panoramico.  

Le passeggiate si sviluppavano fra limoneti e uliveti, lungo mulattiere e sentieri, attraverso castagneti e querceti, per raggiungere antichi casali, vaste zone disabitate ricoperte da una fitta macchia mediterranea, pareti calcaree a picco sul mare, memorie archeologiche, torri saracene, punti panoramici. Anche gli escursionisti più esperti, ma abituati ai percorsi montani fra boschi, valli e cime innevate, non possono fare a meno di rimanere incantati davanti a questi ampi panorami che uniscono mare e montagna con splendide viste dei Monti Lattari e dei golfi di Napoli e di Salerno con le loro isole, isolotti e scogli.

I percorsi della rete erano divisi in 5 categorie:  

Circuiti (sigle da C1 a C7) - configurati come degli anelli, quindi con partenza e arrivo nello stesso luogo, e con l'itinerario di ritorno ben distinto da quello dell'andata. Furono progettati in modo che ognuno fosse connesso con almeno altri due per mezzo di tratti in comune o percorrendo delle brevi bretelle di raccordo.

Escursioni (sigle da E1 a E4) - come i circuiti, avevano partenza e arrivo coincidenti, ma i tragitti di andata e di ritorno erano completamente coincidenti o quasi. Le escursioni si sviluppavano lontano dai centri abitati, verso mete raggiungibili solo a piedi da dove non è possibile tornare con mezzi di trasporto pubblico.

Traversate (sigle da T1 a T4) - avevano la caratteristica di avere partenza ed arrivo ben distanti: tre di esse erano percorsi che dalle aree più alte conducevano alle marine e la quarta copriva tutta la costa occidentale di Massa. Per ognuna di esse era possibile tornare al punto di partenza con i mezzi pubblici.

collegamenti con Sorrento (sigle da S1 a S5) – ricalcavano le antiche vie di comunicazione con origine da Massa (2), da Monticchio (1) e da Sant’Agata (2).

Alta Via dei Monti Lattari (CAI1 e CAI2) – segnato dal Club Alpino Italiano alla fine degli anni ’80, questo lungo tracciato percorre tutto il crinale della penisola sorrentino-amalfitana da Cava de’ Tirrreni a Punta della Campanella; le ultime due tappe sono state incluse nella rete.  

Gli itinerari erano stati progettati in modo che risultassero connessi fra loro e che avessero lunghezza e dislivello tali da poter essere percorsi in due o tre ore. Ovviamente questi tempi potevano essere più o meno allungati a seconda dell'interesse che gli escursionisti ponevano nell'osservazione dell'ambiente e dei vari punti notevoli incontrati lungo ciascun tracciato.  

Facevano eccezione le Traversate (dislivello 300-400 metri), ma le si poteva percorrere in discesa e risalire con mezzi pubblici, e le Escursioni per le quali, dovendo raggiungere mete isolate lungo percorsi obbligati, era impossibile evitare le salite, talvolta impegnative. L’escursione a Punta della Campanella da Termini era la più lunga (poco più di 6 km) con il ritorno tutto in salita, con un dislivello di circa trecento metri; la mulattiera che collega Torca a Crapolla è in gran parte molto ripida (dislivello 350 metri) e quindi la risalita è sconsigliata nei periodi di maggior calura.  

Girovagando fra questi sentieri si aveva l’opportunità di apprezzare sia  i caratteristici casali, sia le bellezze dell'ambiente rurale con i suoi uliveti terrazzati e limitati dalle bianche murecine (muretti a secco), i pergolati con le pagliarelle che coprono gli agrumeti, gli edifici in tufo con i classici archi e la scala esterna e, nelle aree meno antropizzate, la gran varietà di piante che crescono spontanee non solo nelle aree coperte da macchia mediterranea, ma anche lungo le sponde dei rivoli, ai margini dei sentieri, nelle fessure dei muri. 

Il Progetto Tolomeo del 1990 è stato completamente rivisto, aggiornato ed ampliato ai territori comunali di Sorrento e Sant'Agnello dallo stesso Giovanni Visetti. A partire dalla primavera 2003 tutti i sentieri saranno percorribili; attualmente mancano un paio di tratti che costringono ad effettuare una deviazione, ma sono già state apposte oltre 200 segnavia (per la maggior parte mattonelle in ceramica) e la segnaletica al suolo è stata completata. Questo Nuovo Progetto Tolomeo è stato promosso e finanziato dall'Azienda Autonoma di Soggiorno Sorrento-Sant'Agnello.


Escursionismo lubrense: nuova prospettiva per il turismo

di Giovanni Visetti (da I Beni culturali di Massa Lubrense - contributo alla conoscenza - 1992)

Massa Lubrense, propaggine estrema della penisola sorrentina, bagnata dalle acque dei Golfi di Napoli e di Salerno, possiede tutte le caratteristiche per divenire una delle mete più ambite dagli escursionisti. I suoi quasi venti chilometri quadrati di territorio, nonostante siano quasi completamente circondati dal mare, sono segnati da una fittissima rete viaria che ricalca tracciati di strade risalenti anche a oltre 2000 anni fa. Parte di queste antiche vie di comunicazione sono state allargare e trasformate in strade rotabili, ma esistono ancora decine e decine di chilometri di sentieri, mulattiere e viottoli sterrati o pavimentati con la caratteristica Pietra di Massa. E’ indubbiamente un tessuto viario degno di essere rivalutato senza effettuare grossi interventi di ammodernamento o di ripristino, fatti salvi quel pochi casi nei quali si siano venute a creare situazioni di pericolo.

Purtroppo dalle nostre parti l’escursionismo è rimasto per troppo tempo legato quasi esclusivamente alla passeggiata alla Punta della Campanella e alla discesa a Jeranto da Nerano. Esistono invece tanti altri possibili itinerari in zone coperte dalla selvaggia macchia mediterranea o fra castagni, pini, roverelle, querce, carrubi, carpini, o fra i caratteristici, e tanto apprezzati dagli stranieri, uliveti e limoneti coperti dalle pagliarelle poggiate sui pergolati.

Certamente il fatto che lungo questi percorsi, oltre a godere delle bellezze naturali, si possono anche incontrare edifici religiosi con importanti dipinti o maioliche del ‘700, costruzioni di un certo valore architettonico, torri del ‘500 e resti archeologia, torna tutto a loro vantaggio rispetto agli itinerari esclusivamente montani o pedemontani.

In questa ottica e con il preciso intento di valorizzare questo patrimonio culturale e ambientale, l’amministrazione Comunale ha commissionato uno studio, successivamente recepito e approvato, ma non ancora finanziato. Il progetto, elaborato dalla “Tolomeo” di Massa Lubrense prevede la segnatura al suolo degli oltre venti percorsi evidenziati nella cartina e la realizzazione di bacheche e cartelli turistici relativi alle emergenze monumentali più rilevanti.

Gli itinerari sono stati scelti seguendo questi criteri:

- avere lunghezze tali da essere percorribili in un paio d’ore;

- prevedere un limitato dislivello in salita;

- avere caratteristiche di percorribilità più o meno omogenee;

- avere punti di interesse ambientale, storico-artistico, rurale ed etnologico;

- avere più punti panoramici;

- essere collegati fra loro.

Quest’ultima condizione consente di personalizzare qualunque percorso e sarebbe anche possibile programmare una passeggiata che tocchi tutte le località massesi, senza ripercorrere le stesse strade, seguendo i segnali dei vari itinerari della rete, camminando quindi per varie decine di chilometri senza mai uscire dai confini del territorio comunale.

Il gran numero di itinerari diversi (oltre 100 chilometri di sviluppo totale dei percorsi) e le caratteristiche generali dell’ambiente (rocce a picco sul mare, limoneti e uliveti, antichi casali, vaste zone disabitate ricoperte da una fitta macchia mediterranea, memorie archeologiche, torri saracene, splendidi e vasti panorami sui golfi di Napoli  e di Salerno e le loro isole) rendono questo territorio, che a molti residenti sembra banale e ripetitivo, assolutamente eccezionale. Ciò vale non solo per i molti turisti che vengono in penisola senza aver mai visto né questo tipo di costa alta e rocciosa, né scogli e isole, se non addirittura il mare, ma anche per.gli escursionisti più incalliti i quali, abituati ai percorsi alpini e appenninici fra boschi, valli e cime innevate, anch’essi non potranno fare a meno di rimanere incantati davanti a questi panorami che uniscono mare e montagna.

Gli itinerari, grazie anche all’assoluta mancanza di zone pianeggianti, sono tutti estremamente panoramici e quindi gli escursionisti hanno l’opportunità di poter ammirare da varie angolature buona parte della lunghissima fascia costiera lubrense (oltre 20 chilometri di sviluppo). Alle viste sul Golfo di Napoli (Capri, Ischia, Procida, Capo Miseno, Napoli, il Vesuvio e, perché no, il Vervece) e sul Golfo di Salerno (Isca, Vetara, Li Galli, Vettica di Praiano e, quando il cielo è terso, anche Punta Licosa) si devono aggiungere quei particolari panorami, godibili da numerose località, che abbracciano entrambi i golfi. Oltre a queste vedute, nelle quali il mare e le isole, piccole o grandi che siano, la fanno da padroni, si devono considerare i non meno incantevoli panorami montani sui Monti Lattari e quelli di minor ampiezza, ma non minor bellezza, che permettono di osservare dall’alto le varie frazioni di Massa Lubrense circondate da ampie zone di verde, i profondi valloni, gli agrumeti coperti dai pergolati. Guardando invece verso l’alto si apprezzano il quasi onnipresente Monte San Costanzo, le Tore, e le altre due principali alture cioè le colline del Deserto e di Santa Maria La Neve.

Le uniche escursioni già segnate al suolo sono le ultime due tappe dell’Alta Via dei Monti Lattari. Questa è stata individuata e tracciata dal Club Alpino Italiano e unisce Corpo di Cava (Cava de' Tirreni) alla Punta della Campanella percorrendo quasi tutto il crinale dei Monti Lattari. Delle otto tappe che la compongono, le ultime due attraversano il versante meridionale del Comune di Massa Lubrense e poi tutta la parte estrema della penisola costituita da Monte San Costanzo e dalle sue pendici.

La segnatura completa di questa viaria pedonale richiamerebbe senz’altro un numero sempre crescente di escursionisti sfruttando come potenziale bacino di utenza anche la massa di turisti che transitano o soggiornano ogni anno nell’arca sorrentina. Chiaramente albergatori e ristoratori non ne sarebbero i soli beneficiari, ma il gran numero di fruitori rappresenterebbe uno stimolo per rilanciare l’artigianato locale e alcuni tipi di colture, per far sorgere le prime aziende agrituristiche. Questa riqualificazione delle aree rurali lubrensi, accoppiata alla imminente, si spera, realizzazione dei parchi (marino e terrestre) di Punta della Campanella, potrebbe finalmente dare la giusta spinta per un radicale cambiamento dell’offerta turistica di Massa Lubrense.