isolotto dell'Isca e scoglio di Vetara

Su Isca, chiamata pure Galluzzo anche se con Li Galli non ha niente a che vedere, esisteva un'ennesima villa romana. Comprendeva due ninfei (grande e piccolo) ricavati in altrettante grotte naturali. Tutte le costruzioni (domus, cisterna, ninfei) si trovavano sul versante che guarda verso la costa ed ancora oggi è possibile scorgere qualche resto di questa villa. A meno che non si abbia molto tempo a disposizione, non vale la pena di circumnavigare l'isolotto di Isca. Le poche zone interessanti si trovano infatti tutte lungo la parete che guarda verso la costa e si affaccia su questo braccio di mare largo poco più di 100 metri.  

La costa del lato esterno dell'isolotto segue un andamento semicircolare, senza sporgenze o rientranze notevoli, e si presenta come una striscia calcarea quasi verticale alta mediamente poco meno di dieci metri, quindi inaccessibile. Si notano solo alcune cavità poco accentuate e la solita fascia di marea molto ricca di vita sia animale e che vegetale. La costa settentrionale è invece alta dai 20 ai 25 metri, è assolutamente a strapiombo ed è più o meno parallela alla linea di costa. Percorrendola da sud-ovest a nord-est, si incontra subito uno scoglio che emerge isolato a qualche metro dalla costa in una piccolissima insenatura; è possibile girarvi intorno senza difficoltà.  

Segue un'altra rientranza della costa, un po' più ampia della precedente, sulla quale si affacciano le aperture di altre due grotte. Quella di destra ha una volta molto alta e all'interno è divisa su più livelli; l'altra è meno ampia e si trova più in alto nella parete opposta.

Poco oltre si vede ciò che resta di quello che doveva essere l'antico attracco per le imbarcazioni; al livello del mare si notano alcuni conglomerati cementizi e più in alto pochi scalini scavati nella roccia. Al di sopra degli scalini, resiste ancora la volta dell'antica cisterna e vicino a questa vi sono gli ingressi dei due ninfei: quello piccolo un po' più in basso e quel­lo grande in alto a sinistra.

Proseguendo si incontrano altre piccole cavità al livello del mare, ma nessuna di queste è accessibile con la canoa. Qualche decina di metri prima di giungere alla punta nord-orientale dell'isolotto di Isca, in una porzione di parete particolarmente erosa, si apre un'altra grotticella nella quale è possibile addentrarsi per alcuni metri. Dopo aver superato alcune rocce molto taglienti, si arriva all'attracco moderno, consistente in un minuscolo moletto alto circa un metro, collegato alla casa sovrastante per mezzo di una scalinata di mattoni rossi. La casa sorge sull'unica sporgenza della costa dell'isolotto, puntata esattamente verso nord-est, più o meno nella stessa zona nella quale sorgeva la domus dell'antica villa romana. Nella parete di questa punta si apre l'ultima delle grotticelle di Isca ed è una delle poche accessibili. Anche nei pressi di questa punta, come all'estremità sud-occidentale dall'isolotto, c'è uno scoglio isolato che emerge dal mare a cinque o sei metri dalla costa.

Visto che di Isca si è già parlato, essendo a pochissimi metri dalla costa, prima di passare alla descrizione dei Galli è bene occuparsi brevemente di Vetara, il grosso scoglio dalla sagoma oblunga che emerge dalle acque a metà strada fra l'isolotto di Isca e Li Galli.

Per prima cosa si deve specificare che, alla pari di Isca, Vetara amministrativamente è compreso nel territorio comunale di Massa Lubrense e neanche geograficamente è considerato appartenente al piccolo arcipelago de Li Galli, come alcuni vorrebbero. Per questa ragione in passato, ed anche in questo è accomunata ad Isca che talvolta ebbe lo stesso toponimo, fu indicata con il nome di Galluccio o Galluzzo. Un suo altro nome è la Falanga (curro) cioè quel pezzo di legno massiccio con un'incavatura al centro sul quale, dopo averlo opportunamente ingrassato con abbondante sivo (sego, il migliore è quello di rene), si fanno scorrere le chi­glie dei gozzi e delle lance quando si tirano a secco o si varano. Un ennesimo toponimo per questo isolotto è Vitareto, ma lo si incontra molto raramente.

A proposito del toponimo la Falanga si può citare un classico e­sempio di errore di abbinamento nome/luogo. Su una carta risalente alla fine del XVIII secolo compaiono infatti sia Vivara (Vetara) che La Falanga. Ciò ha causato uno slittamento verso ovest di tutti i toponimi degli isolotti della zona. Allo scoglio Scruopolo è attribuito il nome Liscola, che dovrebbe essere derivato da l'Isca e che successivamente sarà mal copiato su un'altra carta diventando Linola. In effetti la s e la c, molto vicine su questa carta manoscritta, potevano essere confuse con una n, da chi non fosse un buon conoscitore della toponomastica locale. L'isolotto di Isca è invece stato chiamato Vivara, mentre questo grosso scoglio è indicato con il nome La Falanga. Su questa stessa carta i toponimi de Li Galli (Rotonda, Castelluccia e Gallo Lungo) sono invece corretti e ciascuno al posto giusto.

L'isolotto Vetara ha una forma oblunga, essendo lungo poco meno di trecento metri e largo circa cento, e superiormente è tagliato in diagonale con il suo punto massimo (36 m slm) nell'estremità rivolta versi Li Galli. Altro nome con il quale è stato indicato questo scoglio è, come pocanzi si è visto, Vivara o Vivaro ed è stato quindi accomunato a Vivara (la piccola isola adiacente Procida). Come per quest'altro isolotto l'origine del toponimo dovrebbe quindi essere vivarium, e in effetti pare che fosse riserva di caccia ai conigli. L'unica costruzione esistente sull'isolotto è un'antica e semidistrutta piccola cisterna di epoca romana. La circumnavigazione di Vetara non presenta punti estremamente rilevanti, solo una bella, ma consueta, costa calacarea priva di approdi facili.


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