dalla Marina del Cantone all'isolotto dell'Isca

Dopo la lunghissima spiaggia di ciottoli del Cantone (Chiaja del Cantone), la costa ricomincia ad essere rocciosa e a picco e così si manterrà per moltissimi chilometri. Le baie saranno molto meno frequenti e gli approdi pochissimi e spesso non collegati in alcun modo con la strada che, quando c'è, corre parecchio più in alto.

Vicino alle rocce basse che vanno dall'angolo destro della Spiaggia del Cantone alla Punta della Ricotta, emergono vari piccoli scogli. Il primo di questi è stato utilizzato come sostegno per una passerella ed è conosciuto con il nome di Scoglietiello o anche Scoglio di Sant'Antonio per trovarsi a pochissimi metri dalla piccola cappella dedicata al santo. Più avanti si può osservare uno scoglio semisommerso, completamente ricoperto di alghe; la forma della sua parte superiore ricorda molto la groppa di una cavalcatura. Forse oggi non più, ma per anni e anni come tale è stato usato dai bambini della Marina del Cantone, che lo chiamavano quindi 'o Cavalluccio. Pochi metri più avanti, prima di giungere alla punta, c'è ancora un altro piccolo scoglio battezzato: 'a Capuzzella (testolina).

Abbandonata quindi l'ampia rada di Nerano si costeggia il roton­deggiante promontorio di Sant'Antonio sulle cui pareti si vedono spesso troneggiare maestose agavi. Il promontorio presenta praticamente due punte: Punta Sant'Antonio o della Ricotta, verso il Cantone, e Punta di Recommone dal lato della spiaggia omonima.

Un centinaio di metri oltre Punta Sant'Antonio, al lato di una condotta che finisce in mare, c'è l'ingresso della Grotta d''a Ricotta; in effetti non si tratta di una grotta vera e propria, ma solo un'alta fessura nella roccia. Poco più avanti ci sono delle sporgenze della roccia che hanno fatto dare al posto il no­me di Tre Nasi. Ancora pochi metri e ci si trova di fronte all'ingresso di un'altra cavità, detta Grotta Longa, di struttura molto simile a quella della Ricotta.

Prima di arrivare alla Punta di Recommone, la costa forma una in­senatura appena accennata, con una parte più raccolta sulla sinistra, ed uno scoglio basso più o meno al centro; la località è detta 'o Chianiello. Al livello del mare la punta presenta una linea di rocce basse che si protendono verso nord-est e terminano con una specie di dente. Benché piccola e bassa questa sporgenza rappresenta un valido riparo per la spiaggia in caso di moto ondoso proveniente da sud.

La spiaggia di Recommone è raggiungibile anche via terra seguendo un sentiero che ha inizio dall'angolo destro della Spiaggia del Cantone e gira tutt'intorno al promontorio di Sant'Antonio. A una trentina di metri di altezza, in prossimità della punta si erge la Torre di Recomone (1567); attualmente è abbastanza mal ridotta non solo per incuria, ma anche perché fu in parte costruita in arenaria, molto meno resistente del calcare. Su carte e testi antichi viene detta anche Torre Ricomune o Torre Recomoni.

Una volta entrati nella piccola insenatura di Recommone si vedranno sulla sinistra, al livello del mare, varie cavità che non dovrebbero essere definite grotte, ma la più grande, circa a metà della parete, è normalmente conosciuta come Grotta di Recommone, e offre comunque un buon riparo dai raggi solari. Altri la chiamano Grotta dei Pescatori poiché spesso questi andavano ad ancorarsi lì per riposare all'ombra. Nella stessa parete, prima di giungere alla spiaggia, c'è ancora un'altra rientranza della roccia, molto più piccola e bassa della precedente, notevole per la presenza di numerosi Astroides e qualche Pomodoro di mare. La spiaggia è di ciottoli, ma in alcuni punti sono talmente piccoli da sembrare quasi sabbia; sulla destra c'è un ristorante con una piccola banchina in cemento davanti.

In questa insenatura, posta al termine di un ampio vallone, sfo­ciavano i rivi Acchiungo e Sciulia dopo essersi riuniti a formare il cosiddetto Rivo di Recommone a un centinaio di metri dal mare. Attualmente nella parte terminale del vallone del Rivo Acchiungo corre una strada di cemento. Il Rivo Sciulia viene anche indicato come Rio della Spina, dal nome del promontorio che si trova alla sua sinistra idrografica.

Si supera un muraglione costruito in pietra viva in corrispondenza di una punta detta Sciuscelluzza (piccolo carrubo), e si giunge davanti ad una piccola rientranza con grotta in fondo. Il muraglione al centro è diviso da una larga scala di cemento, ma non è adatta allo sbarco in quanto è incassata e non è possibile affiancare la canoa allo scalino più basso.

Nell'insenatura, oltre alla grotta in fondo a sinistra, ve ne sono anche altre due più piccole lungo la parete destra. Si dice che la grotta più grande venisse usata dai contrabbandieri per depositarvi temporaneamente le sigarette. Ha un ingresso di sezione rettangolare con volta assolutamente piatta, e lo specchio d'acqua praticabile è abbastanza grande da poter accogliere una barca. Delle altre due la prima ha un ingresso di sezione pressoché triangolare e l'altra, ancora più piccola, è praticamente solo un buco nella roccia.

L'unica cosa interessante riguarda il nome dell'insenatura che viene indicata con nomi diversi nelle due marine che pure sono vicinissime. A Crapolla la chiamano 'o 'Nchiusoncuorpo, mentre alla Marina del Cantone è detta dint' Muolo. Quest'ultimo toponimo dovrebbe avere la stessa etimologia di Punta di Mola, nome che compare su una carta militare del secolo scorso riferito alla Punta della Sciuscelluzza.

Usciti da questa piccola caletta si devono ora percorrere poche centinaia di metri lungo una parete molto scoscesa il cui ciglio sale fino a quasi 150 metri d'altezza. Nella roccia si aprono varie cavità all'asciutto a pochissima distanza dal mare, in particolare quelle nell'ultimo tratto. Di fronte c'è un'altrettanto alta e strapiombante parete nella cui parte inferiore si aprono gli ingressi di due interessantissime grotte. L'accesso della prima, nell'angolo a sinistra, è piccolo e non facilmente individuabile, mentre quello della seconda ('a Grotta de' Palummi  o Grotta dello Scruopolo) è molto ampio e anzi, man mano che ci si avvicina, ci si rende conto che è ancor più grande di quanto pos­sa sembrare a prima vista. Sulla destra si vede lo Scruopolo ('o Scoglione, Linola, Scoglio di Recommone) un grosso faraglione af­fiancato verso terra da uno scoglio più piccolo. Scruopolo deriva molto probabilmente e semplicemente da scopulus, termine latino per scoglio.  

scoglio dello Scruopolo - sullo sfondo l'isolotto dell'Isca e la torre di Recommone

Seguendo la linea di costa si entrerà quindi prima nella grotta più piccola (Grotta Argentata o Piccola Grotta Azzurra) percorrendo un breve passaggio di forma triangolare. In dipendenza della marea variano molto sia lo spazio disponibile per la manovra che l'ampiezza del corridoio di accesso; infatti, essendo quest'ultimo a sezione triangolare, man mano che il livello dell'acqua sale diminuisce non solo l'altezza, ma anche la larghezza. Dopo una decina di metri il passaggio si allarga fino a formare una sala, non molto grande, ma abbastanza spaziosa da potersi fermare ad osservarne le bellezze con tutta tranquillità e da poter manovrare senza problemi. Da destra, attraverso l'acqua limpida, entra copiosa la luce solare visto che quella parete altro non è che uno spuntone di roccia che pende dalla volta di una grotta più grande, quasi completamente invasa dall'acqua. Con la bassa marea, infatti, si riesce anche a vedere un po' di luce che entra riflettendosi sulla superficie del mare che lambisce la parte bassa di questo cuneo roccioso. Nella parte finale della grotta, muovendo la pagaia in acqua, si crea il famoso effetto Grotta Azzurra, e ciò ha originato uno dei suoi nomi.

Usciti da questa cavità lunga oltre venti metri, si può entrare in quella parallela, molto più corta e illuminata, dalla quale la Piccola Grotta Azzurra prende luce. Tornati all'aperto c'è da notare un buco verticale nella roccia e infine si entra nella grande Grotta de' Palummi (colombi), anticamente detta anche Grotta Scioccola (chioccia). Una volta dentro, dopo aver ammirato le rocce, i colori e le varie forme di vita presenti sulle pareti nella fascia di marea, si dovrà aspettare un po' per farsi gli occhi (abituarsi all'oscurità) in modo da poter poi proseguire l'esplorazione.

Infatti dopo la sala principale, molto ben illuminata, ce ne sono altre due consecutive sulla sinistra, la seconda delle quali è immersa in un'oscurità quasi assoluta. Entrando nell'ultima sala si deve prestare molta attenzione a non battere la testa, ma è tranquillizzante sapere che, una volta superati quegli abbozzi di stalattiti, la volta riacquista quota lasciando ampio spazio per una manovra senza problemi. In queste parti più interne della grotta, oltre al solito effetto Grotta Azzurra, se ne crea a volte un altro. La luce, che in alcuni punti arriva quasi orizzontale sull'acqua, si riflette sulla canoa e se questa è di colore chiaro la volta all'improvviso si illumina quasi a giorno. Questa grotta è una delle più grandi di questo versante essendo superata solo dalla Grotta Pandora e da quella di Sorpraiano; si addentra nella montagna per una cinquantina di metri ed è larga oltre dieci. Tornati alla luce del sole si passa fra lo Scruopolo e terra e si ricomincia a navigare ai piedi di una parete calcarea assolutamente priva di approdi facendo rotta verso l'isolotto di Isca, quello che fu di Eduardo De Filippo.

La costa è assolutamente spoglia di vegetazione nella fascia inferiore, poi cominciano ad apparire pochi piccoli arbusti, e ancora un po' più su, quando la pendenza diventa minore, è completamente coperta da una fitta e bassa macchia. Le rocce sono segnate da numerose fratture, e sono variamente modellate dal mare, dal vento e dalle acque che defluiscono verso il mare percorrendo a volte valloni infossati e altre volte solchi appena accennati. Da Recommone fino alla Grotta Matera la costa continua a presen­tare queste caratteristiche e l'unico approdo che si incontra è quello di Crapolla.

Poco prima di giungere a traverso di Isca c'è un primo sbocco di rivo che ha creato una piccola rientranza nella linea di costa. Dopo neanche 100 metri ce n'è un altro, e poi un terzo proprio prima della Grotta Perciata (detta anche degli Spiriti) che si apre in alto nella roccia. La grotta deve il suo nome al fatto di avere più ingressi; i principali sono quello che si vede venendo da Recommone e quello che guarda verso Isca.

Il rivo che si getta in mare in questa insenatura a "V" ha scava­to nella roccia una specie di grotta stretta e lunga, accessibile solo con il mare calmo. Nella Punta di Portiglione, al di sotto della Grotta Perciata, si apre un foro che la trapassa da parte a parte a una decina di metri dal mare.  


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