da Punta Penna alla Marina del Cantone

Appena superata questa punta appare il grande e isolato Scuoglio a Penna che in effetti, per la parte emergente, è costituito da due grossi blocchi calcarei, presumibilmente uniti sottacqua. La lunga fenditura, larga meno di un metro e orientata perpendicolarmente alla linea di costa, è visibile solo quando si passa a traverso degli scogli (o dello scoglio). Su una carta dei primi dell'800 viene denominato Secca del Cavallo e Penna viene chiamato lo scoglio, circondato da molti più piccoli, fra Mortelle e Marina del Cantone, ma è un caso unico e si dovrebbe quindi probabilmente trattare di un errore. A conferma di ciò c'è da notare che su un'altra carta dell'800 sono citati entrambi i toponimi molto vicini fra loro. Lo scoglio è correttamente chiamato Penna e la Secca del Cavallo è invece indicata poco più a est di esso.

Proprio di fronte allo scoglio, nella roccia si apre una grotta poco profonda nella cui volta sbuca un pozzo, ma la si potrebbe definire una voragine, quasi verticale. Entrati in questa cavità, alzando lo sguardo, si può apprezzare appieno l'impressionante vuoto che la sovrasta; l'apertura superiore del pozzo è visibile anche dall'esterno, ad una ventina di metri sul livello del mare. Questa singolare cavità è localmente conosciuta con il nome di Grotta d''o Pertuso o anche Grotta d''o Pieleco.

Quest'ultimo nome è riferito alla piccola rientranza della costa che inizia subito dopo (dint' Pieleco per i neranesi, ma dint' 'o Fuosso per i massesi), limitata a oriente dalle pendici di Punta della Mortella e dominata dall'altura di Montalto. Questa, seppur di pochissimo, è la più alta delle tre della Penisola di Ieranto e a ciò deve il suo nome. Ma anche nel tratto precedente la parete compresa fra la suddetta grotta e Punta Penna ha un suo nome locale, abbastanza curioso e di origini sconosciute ai più, se non a tutti: 'a Chieja 'e Nardi, vale a dire la piega di Nardi. Il toponimo Pieleco potrebbe derivare da pielego, antico termine marinaresco veneziano che stava ad indicare una grossa barca a tre alberi in uso nel XVI secolo; non essendoci altri termini napoletani assonanti non è escluso che proprio questa sia la giusta etimologia. 

Stando dint' Pieleco, in alto a destra, fra i "pizzi" di Montalto e Mortella, si vede la Torre di Montalto (anche Mont'Alto). Questo è il nome con il quale è di solito indicata, ma in testi non certo recenti si incontra anche la dizione Torre del Capo de la Mortella. Era in comunicazione con la Torre Minerva a ovest e con quelle di Nerano e di Recommone a est, di queste ultime due la prima era di difesa e l'altra di guardia. Anche la Torre di Montalto era una di quelle dette guardiole, edificate più in alto e atte a segnalare il pericolo di incursioni ai paesi posti più all'interno. Dalla sua posizione (110 m slm) si può controllare un enorme superficie di mare che va da Capri ai Galli e al Capo di Conca e la sua artiglieria era in grado di coprire sia la Baia di Ieranto che quella di Nerano.  

L'ultimo capo della piccola penisola di Ieranto è quello della Mortella (mirto), ed è questo che da il nome a tutta la parte occidentale della lunghissima baia della Marina del Cantone detta quindi sotto 'e Murtelle o semplicemente Mortelle. Questo angolo della baia venne anche chiamato Marina di Nerano su di una carta di un paio di secoli fa che, comunque, all'altra estremità dell'ampia insenatura riportava correttamente anche il toponimo Cantone.

Navigando fra l'insenatura di Pieleco e il Capo della Mortella, si continua a procedere lungo una parete calcarea alta e a picco. Ai tre capi - Penna, Montalto e Mortella - corrispondono le tre piccole alture recanti gli stessi nomi, disposte diagonalmente per un osservatore che si trovi nell'angolo opposto della baia. Ciò ha valso al promontorio, preso nel suo complesso, il nome di Tre Pizzi, da non confondere con il Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, ben più alto (1443 m slm) e da tutt'altra parte (alle spalle di Amalfi).  

In tutto il tratto di costa compreso fra Punta Penna e Punta della Mortella la roccia a strapiombo è popolata da numerosissimi gabbiani che nidificano nei punti più impervi. Appena doppiata l'ultima punta c'è una piccola insenatura molto raccolta, chiusa da alte e opprimenti pareti verticali che danno l'impressione, a chi vi entra, di stare in una specie di pozzo molto profondo. Questa particolare conformazione ha generato un toponimo locale per la punta che guarda verso la Marina del Cantone: 'A Ponta 'o Fuosso; lo specchio d'acqua chiuso fra le rocce è detto invece 'o Schiapparo (rete per l'uccellaggione). Alcuni pescatori, però, con quest'ultimo toponimo indicano tutta la parete fra Pieleco e la punta, mentre l'insenatura vera e propria viene individuata anch'essa con il nome: 'a Ponta 'o Fuosso.  

Proprio nel blocco di roccia che costituisce la parte terminale di questa punta c'è un foro circolare che la trapassa da parte a parte a circa un metro dal livello dell'acqua. Giunti in prossimità di questa punta, nei giorni tersi, si può vedere Capo Sottile (Praiano) perfettamente allineato con l'isolotto di Vetara.

Un centinaio di metri più avanti, poco prima di arrivare alla parte più interna dello specchio d'acqua di Mortella, si apre una piccola cavità detta Grotta d''a Mortella o semplicemente 'a Grutticella. E' possibile entrarvi facendo un po' di attenzione a non battere la testa nelle rocce che sporgono dalla volta, ma in linea di massima c'è un discreto margine di sicurezza per starci dentro senza pericolo e per manovrare. Sulle pareti, al di sotto del livello dell'acqua, il colore dominante è l'arancio vivo delle colonie di Astroides calycularis. Il dente che divide in due l'apertura si immerge per meno di mezzo metro e anche la sua parte inferiore è ricoperta da Astroides.

In questa zona di ponente della rada di Nerano era impiantata ancora un'altra tonnara (dopo quelle dello Scrajo e di Sorrento), conosciuta come Tonnara della Mortella. Rimase in attività  dall'inizio del sedicesimo secolo fino al 1929 e vi si pescavano soprattutto palamiti.

Nei pressi della Grutticella c'è uno spuntone roccioso, simile ad una bitta, al quale ancora oggi i pescatori del Cantone vanno spesso ad agganciare le loro reti. In particolare vi ancorano un tipo di rete detto vollero e da ciò deriva il nome locale di questa roccia: 'o Chiappo d''o Vollero (chiappo = cappio).

Le rocce che sono in alto sono dette della Falconara, toponimo già incontrato nei pressi del Capo di Massa. In fondo si vede la Spiaggia del Cantone, Torre Turbolo, i famosi ristoranti prospicienti la spiaggia e Punta Sant'Antonio che chiude la baia a nord-est, separandola da quella molto più piccola e raccolta di Recommone.

In alto, sotto lo spuntone dal quale si affaccia la cappella di San Costanzo, si vede una ampia apertura nella montagna: è l'ingresso della Grotta delle Noglie, nella quale furono ritrovate prove di insediamenti preistorici.

La piccola rientranza che si trova proprio nell'angolo sinistro della baia di Mortelle è detta Porticciullo, mentre quella successiva è individuata proprio con il nome Mortella. Recentemente sugli scogli è stata costruita una piattaforma di cemento ed un piccolo edificio in pietra. A sinistra della scaletta c'è una piccola conca molto raccolta, con una grotticella e la parete di sinistra (cava alla base) popolate da numerose attinie e da colonie di Astroides. Subito dopo, fra Porticciullo e Mortella, la costa presenta una specie di bassa piattaforma calcarea, sulla quale però è comunque molto difficile sbarcare. La parte fra la Mortella e la successiva piccolissima insenatura simile a un fiordo è indicata con due toponimi locali: 'o Ciuccio muorto (asino morto) e 'o Scoglione. Quest'ultimo toponimo è in effetti riferito allo scoglio, simile a un piccolo menhir, che si erge solitario sulla spianata rocciosa, ma viene anche usato per indicare le acque antistanti.

Nella parete destra di Mortelle, fra i massi franati, si è venuta a creare una specie di grotta, la cui volta è costituita dalle stesse rocce cadute. Lo spazio sottostante col tempo è stato ul­teriormente ampliato dal mare che ha eroso la parte inferiore di questi conglomerati. La grotta si addentra per una quindicina di metri fra le rocce, girando verso sinistra e sbucando praticamen­te sulla piattaforma calcarea; riceve luce anche dall'alto attraverso vari fori.

Appena superato questo fiordo si deve prestare attenzione ad un paio di scogli a fior d'acqua, non sempre visibili. Poi la costa ricomincia ad essere scoscesa, ma non a strapiombo, tanto è vero che i pini arrivano quasi fino al mare. In alto si vede lo stretto sentiero a mezza costa che dal villaggio di Nerano conduce a Montalto e a Ieranto. Poco più avanti la costa forma una specie di bassa piattaforma rocciosa detta 'a Varca 'o Miezo e subito dopo c'è 'a Macchia Janca, una piccola punta fronteggiata da uno scoglio massiccio a un paio di metri da terra. E' possibile infilarsi nel braccio d'acqua compreso fra la costa e questo scoglio che è caratterizzato da una parete perfettamente liscia esposta a nord, parallela alla linea di costa. Questa sua particolare posizione ha fatto sì che su di esso, subito al di sotto del livello dell'acqua, proliferassero abbondanti colonie di Astroides, il cui colore arancione vivo contrasta con il rosso cupo delle attinie che si trovano nella fascia di marea.

Usciti da questo passaggio, largo circa tre metri e lungo una quindicina, ci si trova in una baietta dominata dai pini; nella parete si aprono varie piccole grotte poco profonde, la più grande delle quali è detta Grotta de' Palammiti (palamita = Sarda sarda). In questo specchio d'acqua e nel tratto immediatamente successivo vi sono anche molti scogli affioranti e emergenti ai quali è bene prestare attenzione. Più avanti si vede una spiaggetta di ciottoli piccolissimi e su questa si aprono due grotticelle dette semplicemente Grottini o, in dialetto, Gruttilli .

Al di là di questo approdo c'e invece un nutrito gruppo di scogli che si protende in mare per varie decine di metri. Il masso più grande si trova all'esterno, è più o meno piatto ed è costituito da quel tipo di calcare irsuto e tagliente che rende l'approdo pressoché inattuabile. La navigazione fra questi rocce è possibile solo con piccole imbarcazioni, ma si deve prestare comunque molta attenzione agli scogli a pelo d'acqua che, anche se sono ricoperti da un morbido cuscinetto di alghe, possono risultare pericolosi. Sono chiamati nel loro complesso Pila Nuova, ma su una carta del secolo scorso in quel posto è segnato il nome Scoglio Vencone. Pare che questo sia un ennesimo errore di trascrizione visto che esiste un toponimo locale molto simile: Veneone, riferito allo scoglio di dimensioni maggiori.

Oltre questo gruppo di scogli c'è la cosiddetta Spiaggia dei Tedeschi, chiusa dall'altro lato dalla Pila Vecchia, conosciuta anche come Pila di Nerano. Questo toponimo, come il precedente, si riferisce ad un gruppo di scogli e non ad una singola roccia. Con un po' di attenzione è possibile passare anche fra questi pietroni emergenti; fra di loro ve ne sono alcuni che hanno un nome proprio come 'o Tavolone e Carusiello (salvadanaio).

Segue la Spiaggia della Calcara, anch'essa limitata dall'altro lato da un ennesimo gruppo di scogli; il più grande e isolato è il cosiddetto Scoglio del Passo, toponimo riportato anche su alcune carte nautiche. Un altro nome locale per uno di questi scogli è 'o Perale d''a Tonnara, il che lascerebbe intendere che la Tonnara della Mortella si estendeva da qui fino alla parte sud-occidentale della baia.

Sulla riva ci sono molti scogli fra i quali di tanto in tanto si aprono brevi zone ciottolose. Poco più in alto si vede la massiccia Torre di Nerano, attualmente inserita nel complesso del Villaggio Turistico Nettuno. Questa possente torre di difesa fu fatta costruire dalla famiglia Turbolo (e quindi a volte è indicata con questo nome) ed è stata recentemente trasformata all'interno per ricavarne dei mini appartamenti, ma senza assolutamente variare la struttura esterna. Poco dopo la discesa a mare del sud­detto campeggio, si supera un'antica sorgente d'acqua dolce detta 'o Pisciariello e infine si giunge alle palafitte del Ristorante "da Pappone - Lo scoglio", poggiate sullo Scoglio di Petrena.

Nerano, Anarano, Jnderano, Andorano, Narano, sono alcuni dei toponimi usati per la frazione di Massa Lubrense che sta a metà collina fra la Spiaggia del Cantone e il picco di San Costanzo, che la domina dall'alto dei suoi 488 m. Il terreno nella zona è molto argilloso e quindi soggetto a frane, anche di notevole en­tità. Il Persico riferisce di una che nel XVII secolo trascinò in mare oltre 50 moggi di vigneti ed oliveti e fece riemergere lo scheletro di un gigante; molto più recentemente, nel febbraio 1963, una massa di fango stava per spazzare via completamente l'abitato di Nerano. Sia questa frazione di Massa Lubrense che la Marina del Cantone si trovano nell'ampia valle nella quale scorre il Rivo di Nerano, su alcune carte citato anche come Rio Iossa.

Nel 1558, quando era chiamata Arcora o Ancora, da 120 galee turche sbarcarono i quasi 2000 Saraceni che poi risalirono per le Tore di Termini (il crinale a cavallo fra i due Golfi) e sbarrarono il passo ai Massesi ed ai Sorrentini che tentavano di porsi in salvo sulle alture. Infatti la flotta turca, dopo aver lasciato il grosso delle sue truppe al Cantone, aveva passato Punta della Campanella ed era andata ad attaccare dal mare le marine di Massa e Sorrento. In questa incursione, la più disastrosa delle tante effettuate dai Saraceni, furono fatti prigionieri circa 6000 fra sorrentini e massesi e moltissimi furono uccisi.

La Marina del Cantone è l'unica di questa zona ad essere raggiungibile in auto percorrendo strade rotabili, senza essere costretti a lunghe camminate. Il successivo approdo collegato con la rete stradale si trova a Praiano (quasi 20 chilometri più avanti) dato che neanche a Positano è possibile arrivare in prossimità del mare in auto. A pochi metri dalla spiaggia si trovano bar, negozi di generi alimentari, tabacchi, emporio, telefoni e alberghi oltre ai vari notissimi ristoranti le cui specialità più rinomate sono la pasta con zucchini e il pesce. Fra i vari edifici prospicienti la spiaggia spicca un palazzotto che, nonostante sia stato più volte restaurato, conserva ancora intatti i balconi seicenteschi in pietra; i locali al piano basso sono molto probabilmente quelli che servivano da deposito sia per il pescato che per le attrezzature della tonnara della Mortella.


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