Punta della Campanella

Si arriva finalmente in vista della Punta della Campanella, l'antico Capo della Minerva, riconoscibile dalla massiccia torre di tufo grigio e dal traliccio sul quale è posizionato l'attuale faro. Fino ad una ventina di anni fa esisteva, a valle della torre, un faro classico posto su una altrettanto classica casa bianca. L'unico altro toponimo più o meno moderno per questa punta che divide i golfi di Napoli e Salerno è Capo dell'Armi e lo si trova su alcuni testi di qualche secolo fa.

Questa torre, detta Torre Minerva, fu fatta costruire da Roberto d'Angiò tra il 1334 e il 1335, quindi fra le prime della Penisola. Pare che una delle ragioni che spinse alla sua costruzione fosse il fatto che la grotta sottostante era solitamente usata come rifugio dai pirati.

La sua edificazione fu affidata a tale Marino Giraccio di Vettica Maggiore; questi fu inoltre nominato castellano a vita e gli furono assegnati quattro servienti ed uno stipendio annuale di sei once d'oro, mentre ai suoi giannizzeri ne venivano riconosiute solo quattro. Essendo situata in un luogo di enorme importanza strategica a guardia della Bocca Piccola di Capri, queste spese venivano sostenute da quasi tutte le cittadine del versante nord-occidentale della Penisola ed esattamente da Castellammare, Vico Equense, Sorrento, Lettere e Gragnano. Dal 1342 in poi cominciò a pagare anche Massa Lubrense, che fino ad allora aveva invece contribuito all'esborso sostenuto da Sorrento.

La torre, detta anche Torre della Campanella, fu poi rifatta nel 1556, essendo stata quasi distrutta dai Turchi nel corso di una delle loro disastrose incursioni. Era la più grande di tutta la Penisola e rimane imponente anche ora, con tutto che nel corso degli anni ha subito modifiche e che è attualmente priva del corpo di guardia superiore e di tutto il coronamento con le caditoie. Era in comunicazione con la vicinissima Torre di Fossa di Papa e l'isolata Torre di Montalto che sorge dal lato opposto della Baia di Ieranto. L'etimologia del nome della punta è chiaramente legato a una campana, ma esistono due differenti versioni circa il perché del nome. La più semplice delle due teorie sostiene che sulla Torre Minerva, dove stavano i soldati di guardia per avvistare eventuali navi saracene in avvicinamento, esisteva una piccola campana che veniva suonata in caso di pericolo.

L'altra è molto più colorita e fantasiosa e di conseguenza anche più conosciuta. Si narra che in una delle scorribande dei Saraceni nella Penisola Sorrentina (i più dicono che si trattasse proprio di quella tristemente famosa del 1558) fu saccheggiata anche la chiesa di Sant'Antonino Abate, protettore di Sorrento.

Quando la flotta pirata giunse alla Punta della Campanella, la nave che trasportava la campana e gli altri oggetti trafugati nella chiesa fu bloccata da una forza misteriosa e, nel tentativo di procedere e di raggiungere le altre fuste che intanto si al­lontanavano, i predoni cominciarono ad alleggerire l'imbarcazione gettando in mare parte del loro bottino. Ma solo quando si liberarono della campana di bronzo di Sant'Antonino riuscirono a doppiare la punta. La leggenda vuole che, non appena la campana fu gettata in mare, si levò un improvviso e fortissimo vento che consentì al vascello pirata di raggiungere in pochi attimi le altre fuste. C'è anche chi sostiene che ogni 14 febbraio, festa del santo protettore di Sorrento, si sente la campana suonare sott'acqua, e chi non ci crede può andare a controllare!

Qualche decina di metri prima dell'estremità della punta c'è una piccola rientranza della roccia nella quale scende una scala in pietra che giunge quasi fino al mare; questa scalinata ha dato lo spunto per un nome locale dell'insenatura: dint' 'e Grarielli (gradini). Esiste anche un altro toponimo dialettale riferito a questo specchio d'acqua: sotto 'o Surdato. Questo deriva dal fatto che un tempo alla base di quella scala, a pochi metri dal mare, c'era una garitta (se ne vedono i ruderi ancora oggi) nella quale sostava un soldato di guardia.

L'ultima curiosità naturale del Golfo di Napoli sono i due fori paralleli e ovali che trapassano la punta da parte a parte e permettono alla luce di passare e di dare al navigante l'impressione di essere di fronte a due occhi. La piccola insenatura prima della punta, dalla quale si possono osservare i due fori, viene quindi detta dint' 'e Pertusi.

Doppiando la Punta della Campanella è bene prestare la massima attenzione alle correnti, al cambio di direzione del vento ed ai motoscafi che passano a velocità sostenuta a pochi metri dalla costa. Entrati nelle acque del Golfo di Salerno, chi ha fretta di arrivare a Marina del Cantone (molti la chiamano poco corretta­mente Nerano) punterà direttamente su Punta Penna, distante meno di un chilometro; invece chi ha tempo a disposizione andrà a godersi le bellezze della Baia di Jeranto costeggiandone le pareti scoscese e visitandone le grotte.


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