dalle Fontane a Mitigliano e Fossa Papa

Alle Fontane l'approdo non è semplicissimo, ma è possibile in più punti; un sentiero conduce a Marciano in un quarto d'ora circa partendo dalla piccola banchina in cemento situata sulla sinistra dell'insenatura. Entrando a Le Fontane costeggiando 'o Capizzo si passa prima davanti a uno scoglio (Faraglioniello) e poi sopra ad una secca che, in caso di mare agitato, può creare qualche grosso ricciolo. Verso il fondo della baietta emerge uno scoglio isolato, mentre molti altri si trovano più o meno sparsi lungo la riva e sulla destra della caletta. Qui c'è la discesa di una villa costruita in pietra viva con piscina e con inviti a non approdare scritti in ben quattro lingue. Questa piccola insenatura delle Fontane era anche conosciuta alcuni anni fa con il nome di Cala d''o Telegrafo o Cala d''e Telefoni, infatti da qui partivano i cavi sottomarini, prima telegrafici e poi telefonici, che consentivano le comunicazioni via filo fra l'Isola di Capri e la terraferma. Altro nome di questa caletta è Cala d''e Vozzarelle (barchette).

Prima di giungere a Punta Baccoli (qualcuno vuole che il toponimo derivi da Punta di Bacoli, ma nei secoli passati e anche in tempi moderni è spesso citata anche come Punta di Vaccola) c'è ancora un'altra piccola insenatura: il Cenito ('o 'Ncinito). E' divisa dalle Fontane da un piccolo ma massiccio promontorio detto 'o Scarpone; la punta di questo mantiene però il nome della baia che lo precede ed è quindi indicata col nome di Ponta d''e Fontane.

Il Cenito (toponimo che si incontra anche a Posillipo e in altri luoghi) è il nome originale, ma attualmente l'approdo è più cono­sciuto con il nome di un campeggio che conobbe momenti di gloria negli anni settanta: Giardino Romantico. Su una carta nautica della prima metà del '900 viene indicata con il nome di Cala Oncini (molto probabilmente una fantasia del cartografo derivata dal nome dialettale Cala 'O NCINIto ), ma pare che sia l'unica apparizione di questo toponimo; vari decenni or sono veniva anche chiamata 'a Cala 'e 'on Pietro.

Qui l'approdo è facile visto che c'è una spiaggia di ciottoli lunga una trentina di metri. Sulla riva esiste ancora la vasca di una piscina inutilizzata da anni, mentre sulla destra si trova ciò che rimane del pontile che serviva per caricare le pietre della cava. Ci sono vari scogli fra i quali si può passare agevolmente senza pericolo anche con un discreto moto ondoso.

Punta Baccoli ha attualmente una forma leggermente diversa da quella che ha avuto per secoli fino a una ventina di anni fa. Infatti, quando negli anni settanta fu impiantato l'acquedotto per Capri, furono costruite piattaforme di cemento e fu anche fatta saltare parte della estremità per permettere alle tubazioni di scendere in acqua con una giusta angolazione. Prima di allora chi proveniva dalla Punta della Campanella vedeva una roccia del tutto simile al profilo della testa di un grosso sauro che stesse scendendo in mare.

Su questa punta esisteva la Torre Vaccola, la quale faceva da ponte fra Torre San Lorenzo e Torre di Fossa di Papa, ma di essa non rimane praticamente niente. Altri nomi che nei secoli passati sono stati attribuiti alla torre sono Torre Varcola e Torre d'Uarcola; la punta è invece detta anche Ponta d''a Cala.

Siamo ormai giunti alla grande Cala di Mitigliano (foto) compresa fra la collina di Roncato (o Rongata), che termina in mare con il lungo e diritto costone calcareo di Punta Baccoli, e le pendici di Monte San Costanzo. L'insenatura viene localmente chiamata anche semplicemente 'a Cala o 'a Cala Ranna (Cala Grande), essendo la più grande della zona, e in assoluto seconda solo alla Baia di Ieranto. Il toponimo Mitigliano deriva chiaramente da Metellianus ed è quindi un eponimo. Su alcune carte del secolo XVII viene anche indicata come Cala Santa Maria, riferendosi ovviamente alla chiesa di Santa Maria di Mitigliano, nei pressi di Termini, e non alla frazione di Massa Lubrense. In questa insenatura, che è delimitata da ambo i lati da rocce alte e a picco, in più punti è possibile osservare chiaramente il segno orizzontale lasciato dalle acque che parecchi secoli fa erano più alte di circa quattro metri.

Appena superata la punta, alle spalle della piattaforma calcarea si nota una piccola banchina di cemento; questa fu costruita nell'ambito dei lavori dell'acquedotto per Capri ed ha riempito la profonda spaccatura che un tempo divideva quasi queste rocce basse dalla parete sovrastante. A pochissimi metri da questa fenditura ('o Sengone 'a Ponta 'a Cala) si nota una sporgenza della roccia del tutto simile ad un pulpito, ed infatti i pescatori massesi la chiamano 'o Purpito.   

Lungo il costone sinistro, a un centinaio di metri circa dalla punta, si trova una piccola grotta ('a Grotta 'a Cala) solitamente inaccessibile in canoa; con il mare grosso spruzza potentissimi getti di acqua a mo' di soffione. Solo in condizioni di bassa marea e mare calmissimo è possibile, chinandosi, entrare in una sala pressoché circolare del diametro di 5 o 6 metri.

Più o meno in corrispondenza di questa cavità, a 15 metri circa sotto il livello dell'acqua, esiste l'ingresso di una grotta subacquea, lunga circa cento metri, nella quale furono ritrovati alcuni esemplari di rari pesci cavernicoli: Oligopus ater. Altri esemplari di questi pesci, che vivono in totale assenza di luce, sono stati segnalati solo in alcune grotte jugoslave.

Si prosegue lungo la parete liscia e a picco, sempre segnata dalla concavità di cui si diceva poc'anzi a circa quattro metri dal livello dell'acqua, fino ad arrivare ad una singolare cavità a metà strada fra una grotta ed una piscina naturale.

Questa potrebbe essere descritta come un piccolo Bagno della Regina Giovanna  inserito in una grotta molto ampia, o come un antro il cui ingresso, per la parte inferiore, è chiuso da una scogliera monolitica calcarea nella quale si apre un arco la cui parte superiore è all'aria mentre il resto è sommerso. In effetti è difficile descriverlo anche se più o meno dalle righe precedenti se ne possa avere un'idea. (foto)

Come si diceva la luce dell'arco al di sopra del livello del mare è piuttosto limitata - meno di un metro di altezza per un paio di larghezza - ed è quindi sconsigliato tentare di accedervi con la canoa anche se, in particolari condizioni di mare assolutamente calmo e bassa marea, risulta possibile. L'ingresso a nuoto è ovviamente molto più semplice e sicuro, ed è quindi consigliato. La vasca-grotta è abbastanza ampia e continua per varie decine di metri, restringendosi nella parte terminale, dopo aver formato un bacino relativamente largo subito dopo l'ingresso. E' inutile sottolineare che, vista la particolare conformazione della volta, è illuminata quasi a giorno.

Nella parete che precede l'ingresso di questa grotta, a circa un metro sul livello dell'acqua, si vedono dei resti di mattoni incassati nella roccia. Probabilmente anche qui esisteva un approdo e questi pochi ruderi sono tutto ciò che rimane di quella che doveva essere una banchina d'attracco. Sulla riva, al livello di questa scogliera naturale, si trova una vecchia calcara. C'è una minima spiaggetta di ciottoli adatta all'approdo, ma si deve prestare attenzione ai vari scogli affioranti, non sempre facilmente individuabili. Questa parte più interna della cala viene ovviamente detta 'nterra 'a Carcara.

Anche in questa baia per un certo tempo fu impiantata una cava e di conseguenza la riva è cosparsa di scogli di ogni dimensione e quindi l'approdo è reso difficoltoso da quelli che sono rotolati fino a mare. Una mezza dozzina di questi sono anche un po' di­stanti dalla riva, ma tutti ben visibili e non creano pericoli per la navigazione sotto costa. Solo uno è notevolmente più grosso degli altri ed è anche più distante dalla riva, ma, a differenza degli altri, sta lì da secoli; si tratta dello scoglio 'a Castagna, su qualche vecchia carta segnalato anche col nome Pila della Cala. Le acque a ridosso della parete destra sono dette sotto 'a Castagna e molto probabilmente è questo costone ha dato il nome allo scoglio e non il contrario. Dalla riva si protende verso il mare ciò che rimane del pontile di carico delle pietre della cava. Nell'angolo di destra questa linea di scogli finisce perpendicolarmente contro il massiccio e cupo (è esposto al nord) costone roccioso anch'esso segnato dalla scanalatura a quattro metri dal livello del mare.

Dalla Ponta d''a Castagna, limite meridionale di Mitigliano, manca ancora più di un chilometro prima di raggiungere la Punta della Campanella e passare quindi dal Golfo di Napoli al Golfo di Salerno. Il tratto di costa compreso fra la Cala di Mitigliano e la parte più interna della Baia di Ieranto è praticamente costituito dalle falde del Monte San Costanzo, già Monte Canutario (498 m slm), ultima altura della dorsale dei Monti Lattari prima che questa si inabissi per poi riemergere formando l'Isola di Capri.

La costa, da Mitigliano a Punta della Campanella, segue un andamento più o meno rettilineo alla base delle località Puliciaro, Namonte, Marvizzi e Pezzalonga, con le sole interruzioni della piccola rientranza di Farcuni (falconi) e di quella un po' più ampia di Fossa di Papa. Quest'ultima, anticamente detta Fossa della Papara, è sovrastata dalla torre di guardia omonima, a volte citata anche col nome di Torre di Termini, o semplicemente Torre Fossa.

Anche questa torre fu costruita per ordine del viceré don Parfan de Ribera, e come altre dello stesso periodo è orientata in modo da offrire uno spigolo e non una parete a chi la vede dal mare, in modo da ridurre notevolmente l'effetto dei colpi sparati dall'artiglieria nemica. La Torre della Papera, costruita in pietra calcarea locale, è tutt'oggi ben conservata e mantiene inalterata la struttura originaria che, fra l'altro, prevedeva un insolito accesso mediante un ponte levatoio che conduceva direttamente al primo piano.

La costa è rocciosa e in forte pendenza, ma non proprio a picco e sono facilmente distinguibili gli strati rocciosi, ben separati e paralleli, che degradano verso il mare con un angolo spesso superiore ai 45 gradi. L'approdo è dovunque difficile e con il mare grosso la navigazione sotto costa diventa pericolosa a causa della violenta risacca che si viene a creare.

La linea di costa è segnata da innumerevoli piccole rientranze, spaccature, buchi e cavità di varia misura. Solo tre fra queste ultime, infatti, possono essere chiamate grotte, ma non sono interessanti e oltretutto sono molto difficilmente accessibili. Due si trovano fra Mitigliano e Farcuni e la terza poco prima di giungere a Punta della Campanella.

Superata 'a Ponta d''a Castagna, si incontrano nell'ordine: 'o Sengone d''a Castagna, Grotta Longa, Farcuniello ed infine Farcuni. Questa è una rientranza di forma pressochè rettangolare ed è limitata lateralmente da due alte pareti lisce a picco, mentre la parete di fondo è più intagliata.

Le acque che si trovano in corrispondenza di Torre Fossa sono localmente dette sotto 'a Torre 'e 'Ntuniello e poco più avanti una delle cavità nella roccia è conosciuta con il nome 'o Pertuso 'a Quaglia (il buco della quaglia), toponimo che si ritroverà anche lungo l'altro versante della Penisola, nelle vicinanze di Punta Sant'Elia.

L'insenatura di Fossa di Papa, o Fossa della Papara, è parecchio più grande di Farcuni ed ha la forma di un corno con la punta rivolta verso Mitigliano. Al vertice c'è una scaletta in cemento che, seguendo il corso della piccola valle chiusa fra il promontorio della torre ed il costone dell'antica via Minerva, raggiunge quest'ultima. Le prime rocce che si costeggiano dopo essere usciti da questa insenatura sono dette 'e Prete Arse e qualche decina di metri più avanti, in una rientranza della parete, si apre l'ingresso della Grotta Scioccola (chioccia).


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