da Capo Corbo alle Fontane
Capo Corbo (Corvo,
Corno o anche Punta San Liberatore) al livello dell'acqua presenta una apertura
abbastanza ampia che lo attraversa da parte a parte (foto1)(foto2). Questo passaggio è
praticabile con qualunque tipo di canoa anche con mare non assolutamente
calmo. Dalla sua forma arcuata alcuni vorrebbero che derivi il toponimo Corno.
La
piccola insenatura delimitata dal Grottino
e dallo spuntone roccioso successivo viene detta dai pescatori massesi dint'
'o Serpente e subito dopo la piattaforma calcarea è interrotta da una
profonda spaccatura conosciuta come 'o
Sengone . Per qualche centinaio di metri si costeggiano ora le rocce
abbastanza basse sulle quali, d'estate, sono montate le scalette metalliche
delle varie discese private delle ville di Punta
Lagno. Le piattaforme rocciose, perfettamente livellate, degradano
dolcemente verso il mare; la più grande, quella al di sotto della piscina, è
detta 'o Seccone.
Prima di raggiungere Punta
Lagno propriamente detta, la costa forma un'insenatura, 'a
Cala 'e l'Acqua o 'a Piscina, la
cui parte sinistra viene indicata dai vecchi pescatori con il nome dint' 'o Pezzente e presenta una parete non troppo alta, ma a picco.
Nella parte più interna della baietta, sulla destra, si trova una grotta il cui
ingresso resta nascosto alla vista di chi naviga da punta a punta; questa grotta
è, comunque, piccola e di scarso interesse. Nella parete a picco sulla destra
si vede invece sgorgare da una ritenuta in pietra viva (foto)
il piccolo salto
d'acqua, una volta potabile, che da il nome alla baietta. La roccia è coperta
di muschio e l'acqua gelida della Cascatella
(foto) trasuda anche dalla parete. Pare che quest'acqua sia stata convogliata lì molti
secoli fa per mezzo di un acquedotto con lo scopo di approvvigionare le
imbarcazioni che si recavano a Punta
della Campanella e a Capri.
Questo posto è anche detto sotto 'a
Carcarella.
C'è
ancora un'ultima discesa a mare con relativa scaletta estiva prima di doppiare Punta
Lagno e trovarsi nell'insenatura di Cesiglione,
un po' più ampia della precedente. Questa punta, l'unica della zona senza torre
saracena, viene anche detta Ponta 'e
l'Acqua
(dai pescatori della Marina di Cassano)
e su una carta militare del secolo scorso si trova il toponimo Punta
dell'Agno. Se questa fosse la scrittura originale corretta, ma il fatto è
molto improbabile, potrebbe derivare da agnolo,
termine con il quale in alcune zone si indica la ghianda, ma molto più
verosimilmente deriva proprio da lagno,
collettore di acque, che quindi sarebbe riferito alla condotta che alimenta la
cascatella (l'Acqua).
La
baia, delimitata da Punta Lagno a
nord e Punta San Lorenzo a sud, è
caratterizzata da due fiordi ben
visibili, un albergo, purtroppo ancor più visibile, ed una grotta non proprio
evidente. Questa insenatura viene indicata con il nome di Cala d''o Trebbete sia a Cassano
che a Vico Equense, mentre a Massa,
come si è visto, il toponimo Trebbete
è riferito allo scoglio all'esterno del porto.
Appena
superata la punta ci si trova nella Conca,
uno specchio d'acqua limitato da una linea semicircolare di basse rocce
calcaree.
Appena usciti da questa baietta ci si trova di fronte al primo dei due fiordi
che si trova nell'angolo sinistro dell'insenatura ed è la continuazione del
vallone nel quale scorre il Rivo
dell'Annunziata detto anche, con molta fantasia, Torrente
Annunziata. Su testi e carte antiche viene citato con i nomi Rio
Santa Maria e Rivo Grande, in dialetto Rivo
Ranne. Questo per fortuna sfocia sulla spiaggia di ciottoli e quindi le sue
acque arrivano al mare filtrate e non direttamente. A volte capita che nel
fiordo
ristagni acqua non esattamente pulita, ma in ogni caso una visita è
d'obbligo, quanto meno per apprezzare le pareti ripide coperte da vegetazione
spontanea. Notevoli sono due grossi ceppi di palme nane, caratteristiche della
costiera sorrentino-amalfitana, aggrappate alla parete destra, mentre più in
alto si affacciano dei lecci.
Fra
questo primo fiordo ed il secondo, sul quale si affaccia il suddetto hotel, c'è
un'ennesima discesa privata ed una cavità della roccia che comunque non può
essere definita grotta. Nel secondo fiordo si versa il Rivo
di Cesiglione (o Rivo 'e Miezo) il
quale dà anche un nome a tutta la baia: dint'
Cesiglione. Lungo la parete sinistra, si trovano le due discese a mare
dell'albergo ed una piccola
banchina, mentre il lato destro è costituito da un sol blocco di roccia liscia.
Al fondo del fiordo ci sono vari scogli emergenti da un fondale piuttosto basso,
ma non c'è spiaggia e l'approdo non è dei più semplici. Di tanto in tanto
però, come in altre piccole insenature, è possibile che si formi una piccola
spiaggetta sabbiosa a seguito di una mareggiata. Per esempio, dopo che per
parecchi mesi il mare aveva bagnato gli scogli più interni di questo fiordo,
nel maggio del 1990 era possibile approdare dolcemente su un arenile di
discrete dimensioni.
Si
esce da questa seconda insenatura superando una punticella ('a Batemani) e, mantenendosi sotto costa, dopo pochi metri si giunge
ad una piccola rientranza della costa con alcuni grossi scogli emergenti,
chiaramente franati in anni recenti. Dietro questi scogli è situato l'ingresso
della Grotta di Cesiglione dominata,
in alto, dalla chiesa di Sant'Andrea a Marciano (foto).
L'apertura
è piuttosto stretta e, all'inizio del corridoio che conduce alla sala interna,
c'è uno scoglio a fior d'acqua che però di norma non ostacola il passaggio
delle canoe. E' comunque opportuno prestare molta attenzione nell'entrare nella
grotta, specialmente in caso di mare mosso e con la bassa marea.
Tornati
alla luce diretta del sole si continua a costeggiare e a passare radenti le
rocce e gli scogli che da queste si sono staccati. Alcuni di questi sono un
po' distanti dalla linea di costa e creano dei piccoli specchi d'acqua. Questo
tratto di mare è detto sotto 'o Trebbete,
e il Trebbete, dal quale deriva anche
uno dei nomi della baia, sarebbe lo spuntone di roccia che lo sovrasta.
Nell'angolo destro dell'insenatura si trova una discesa a mare in disuso ('a Scala) con ciò che rimane di una vecchia gru arrugginita, un tempo usata per alare una barchetta. Resta una piccola banchina che può essere utilizzata per uno sbarco di emergenza. Questo specchio d'acqua, che nella parte più interna è limitato da una specie di grotta molto alta e poco profonda, viene detto sotto 'a Rondinella. In alto si nota la chiesetta di Sant'Andrea a Marciano, recentemente restaurata, e ormai rimangono da percorrere solo un centinaio di metri per uscire da questa insenatura doppiando Punta San Lorenzo.

Ma c'è ancora qualcosa da osservare: un grosso foro nella roccia (foto)
che taglia la
punta diagonalmente dal basso verso l'alto, quindi visibile solo da questo lato.
Si trova ad una decina di metri sul livello del mare, più o meno a metà della
parete rocciosa che va dalla gru alla punta. Il passaggio, poiché di questo si
tratta, è almeno in parte artificiale e serviva per accedere ad un molo che
doveva esistere lungo la parete, un po' più avanti, verso l'estremità dello
sperone calcareo. Infatti ancora oggi sono visibili resti (foto1)(foto2)(foto3)
di costruzioni su un
pendio naturale della costa, poco oltre il foro, ed anche nelle immediate
vicinanze di Punta San Lorenzo, dal
versante opposto, all'inizio del tratto detto 'a
Caurara.
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La Punta di San Lorenzo è anche conosciuta con il nome dialettale di Ponta
d''e Vacche. Questo toponimo potrebbe far pensare a una connessione con Punta
Vaccola, ma quelli che lo usano chiamano quest'ultima 'a
Ponta d''a Cala e quindi, se c'è stato un passaggio di nomi, è avvenuto
molti anni fa e solo nella tradizione orale. La
Punta San Lorenzo si presenta come una stretta striscia calcarea
che si protende in mare dall'alto costone roccioso sul quale sorge il piccolo e
antico centro abitato di Marciano,
riparato a sud-ovest dal costone di Pontone.
La parete corre alta e diritta per varie centinaia di metri, interrotta solo da
una lieve sporgenza più o meno a metà della sua lunghezza e punteggiata da
cespugli di euforbia e qualche agave. Nell'angolo in fondo ('nterra Zi' Lucia) si trova un approdo con una piccola banchina in
cemento riparata da alcuni scogli, dipendenza della villa soprastante. Il
passaggio più ampio e sicuro si trova a sinistra, lungo la parete della
punta, mentre dal lato di terra il passaggio è più stretto e diventa
pericoloso con il mare mosso. |
Adesso
ci si trova ai piedi di una parete di roccia liscia e a strapiombo, alta oltre
100 metri, dalla quale si vedono sgorgare vari rivoli d'acqua ed alla quale sono
incredibilmente abbarbicati arbusti e grossi ceppi di fichi d'india. L'acqua,
che esce dalla parete parecchi metri più in alto del livello del mare, non
forma però una cascatella come a Punta
Lagno, ma scorre lungo la parete levigata. Questa particolarità ha fatto sì
che i pescatori sorrentini chiamassero tutta la baia 'a Cala 'e l'Acqua appesa. Nell'angolo a destra ci sono due profonde
e strette spaccature verticali, la seconda delle quali alta quasi quanto il
costone. Queste due fessure danno invece il nome a questa parte della baia detta
quindi dint' 'e Senguni, ma anche sotto
'o Monte o sotto da Carmela.
La
costa si fa poi più bassa e perde il suo aspetto liscio e verticale
diventando più tondeggiante e coperta dalla vegetazione. Molto probabilmente si
tratta di una parte di parete franata chissà quanti secoli fa e il toponimo 'a Pertica 'o Schiapparo ci dice che questo era un luogo nel quale
si sistemavano le reti per la caccia alle quaglie. Poi si ritorna verso il
costone in una piccola baia nella quale si versa 'o Rivetiello; sulla sinistra si erge un alto scoglio che alcuni
chiamano Sfinge, poiché da
particolari angolazioni ricorda il suo particolare profilo.
C'è ancora una lieve rientranza della costa ('e Cannaglie) prima del piccolo e basso promontorio che delimita l'insenatura detta Le Fontane. Questa prominenza rocciosa raramente viene nominata sulle carte, e quelle poche volte che viene presa in considerazione viene indicata come Punta Marciano, ma localmente è conosciuta col nome 'o Capizzo.
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