la Marina della Lobra
Il
porticciolo della Marina della Lobra
è aperto a nord-est e l'imboccatura
è delimitata dalla punta della scogliera che parte da Capo
Corbo e dall'altro lato da un frangiflutti molto più piccolo e staccato
da terra. Nello specchio d'acqua compreso fra questa piccola scogliera e la riva
vi sono numerosi scogli, fra questi
è facilmente identificabile 'a Preta
ummeda (pietra umida) in quanto è un po' più grande degli altri ed ha la
particolarità di rimanere umido anche quando la bassa marea lo lascia scoperto.
L'edificio che domina l'ingresso del porto continua ad essere chiamato La
Medusa, anche se la pensione-ristorante omonima ha chiuso oltre venti anni
fa, e lo specchio d'acqua sottostante sotto
'a Medusa. Nei pressi ci sono posto telefonico pubblico, bar, tabaccaio e
negozio di generi alimentari.
Nel
porto di Massa lo sbarco è sempre facile ed agevole sulla spiaggia dei
pescatori - sulla sinistra nella prima parte del porto - e, passata la strettoia
fra il Circolo Nautico e la scogliera, allo scivolo di cemento per il varo e
l'alaggio delle imbarcazioni o alla spiaggetta di Fontanelle
in fondo al porto, alla base del ponte della strada. A monte del molo, dalla
parete emergono resti di strutture di epoca romana in opus reticulatum (foto).
Bar
e ristoranti sono sparsi un po' dappertutto, ma gli unici negozi sono quelli già
citati del vecchio borgo marinaro che si affaccia sulla spiaggia dei pescatori.
Proprio
di fronte all'abitato della Marina della Lobra, a poco meno di un miglio da
terra, in direzione nord-ovest, sorge dalle acque il Vervece
(dal latino Vervex = caprone)
caratteristico scoglio di Massa, localmente detto 'o Revece.
Appena
usciti dal porticciolo della Marina della
Lobra si comincia a costeggiare la lunga scogliera eretta a protezione
dell'abitato e, a metà circa di questa, si passa al lato di uno scoglio basso
detto 'o Trebbete (treppiede) (foto). Quando
questo è stato citato sulle carte ufficiali, peraltro raramente, viene
erroneamente indicato con il nome Pila
di Massa. 'O Trebbete è
inavvicinabile dal lato di terra essendo costituito di quel tipo di rocce
frastagliate
e taglienti, mentre dal lato mare, al livello del bagnasciuga, presenta una
piccola piattaforma ricoperta da alghe morbide. Qui, se il mare è calmo, è
anche possibile sbarcare e tirare in secco la canoa. Molto probabilmente questa
parte esterna è stata manomessa dall'uomo, e il pavimento di questa pedana
potrebbe essere costituita da resti di costruzioni addirittura di epoca romana,
forse la parte terminale di un molo costruito sugli scogli. Infatti 'o Trebbete è il più esterno di una serie di scogli allineati
secondo un asse perpendicolare alla riva, in parte ancora visibili, in parte
ricoperti dalla moderna banchina di cemento davanti al circolo nautico. Il più
grosso, al quale apparteneva il toponimo di Pila di Massa, è inglobato nella scogliera, proprio di fronte al
circolo. Questo invece poggia in parte su quella che i pescatori chiamavano Pila
Pizzerella (piccola), in contrapposizione al nome Pila
Ranna (grande) riferito allo scoglione attorno al quale è stata poi
costruita la scogliera. Probabilmente queste serie di scogli costituiva parte
del riparo dell'antico approdo di Massa che "anticamente
aveva anche un bel porto che rimase distrutto a cagione delle sue frequenti
sciagure e veggonsene fin oggi i suoi vestiggi". E' sconsigliabile
avvicinarsi alla scogliera con mare grosso in quanto si viene a creare una
notevole risacca, in particolare nel passaggio fra il Trebbete e gli scogli frangiflutti.
Anche
il Filangieri cita un molo che fu costruito fra i secoli XVI e XVII, nel periodo
della massima potenza commerciale di Massa
Lubrense. A quei tempi molti massesi facevano fortuna a Napoli come banchieri, avvocati, medici e anche come artigiani;
inoltre c'era un tale traffico di feluche provenienti dalla Marina
della Lobra che la vecchia Porta di San Pietro Martire, presso la quale
solevano approdare le imbarcazioni massesi, fu da allora detta Porta di Massa.
Tale nome è tutt'oggi riferito ad una banchina del porto di Napoli e alla via
che da detto varco, attualmente chiuso, conduce a via Mezzocannone.
La
scogliera termina perpendicolarmente alla parete rocciosa di Punta
Corbo, dominata dalla chiesa e dal cimitero di San Liberatore e dalla
sottostante Torre di Toledo (foto). Già
esistente nel XIII secolo (è citata in un documento recante la data del 19
aprile 1277 con il nome di Torre Corva) fu ristrutturata nel 1556-57 a seguito
della ordinanza vicereale già citata più volte. In questo piccolo edificio vi
sono stati i cannoni borbonici fino al 1860.
E' detta anche Torre di Marina di Massa, della Lobra o di San Liberatore ed è da molti anni privata ed utilizzata come abitazione, pur conservando il suo aspetto originario. Sulla famosa carta del Magini (1620) viene indicato il nome T.La Mana, dove "T" sta per torre. Questo toponimo è posto lungo la costa a sud del Vervece e subito prima di Massa, e la torre successiva ad essere segnalata quella di San Lorenzo. Da ciò si potrebbe dedurre che La Mana fosse un altro nome della Torre Corva, visto che in zona non vi sono altre torri e la più vicina non segnalata è quella esistente a Capo Villazzano, certamente meno importante e meno famosa; si potrebbe, però, anche ritenerere che Mana sia stato semplicemente un errore di trascrizione di Massa o di Marina su quella carta.
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