dal Capo di Massa alla Marina della Lobra

Dal Capo di Massa fino alla Punta della Campanella la costa segue l'asse nord-sud rimanendo esposta a tutti i venti del III e del IV quadrante. Quindi al passaggio del capo attenti alle correnti ed al cambiamento di moto ondoso, a volte capita che da un lato sia assolutamente calmo e dall'altro molto agitato.

In questo tratto di costa lungo, in linea d'aria, circa sette chilometri di solito soffia nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio un vento regolare che gira fra libeccio e ponente e viene localmente detto Furano o Viento 'e fora.

Sul Capo di Massa, a poche decine di metri dal livello dell'acqua, si nota il rudere di una torre quadrangolare, la prima di una lunga serie di torri di avvistamento fatte costruire dall'Università di Massa Lubrense, per lo più nel XVI secolo. La si trova indicata sui testi e sulle carte sia come Torre di Massa che come Torre di Villazzano (foto), proprio come il capo. C'è da notare che questo a Puolo è chiamato Ponta 'e Puolo, e in questa stessa marina per Ponta 'e Massa si intende quello sperone calcareo che delimita le rocce del capo dal lato della Marina della Lobra, quasi 300 metri più avanti.

Sopra il Capo di Massa si vede la cima di Monte Corbo (240 m slm, anticamente detto Montaccora, e ancora oggi dai massesi Montaccovero) da non confondere con l'omonimo capo, adiacente al porticciolo della Marina della Lobra. Sulla sommità spicca la piccola costruzione bianca del Semaforo della Marina Militare dal quale si trasmetteva con un telegrafo ottico e nella prima metà dell'ottocento fungeva da ponte fra Napoli e Capri. Su quest'isola sorgevano due postazioni: una di avvistamento nel punto più alto di Monte Solaro e una su Monte Tuoro (detto per questo anche Telegrafo o Semaforo) adibita solo alla trasmissione dei messaggi. Di qui un ufficiale, una volta ricevuta la segnalazione da Monte Solaro, trasmetteva la notizia alla stazione di Monte Corbo; questa la ripeteva per le postazioni successive o, se la visibilità era buona, direttamente per il telegrafo di Castel Sant'Elmo (a Napoli) che a sua volta la comunicava, sempre con lo stesso sistema, a Palazzo Reale.

Una volta doppiato il Capo di Massa, si naviga per un paio di centinaia di metri lungo un'ampia e poco scoscesa piattaforma calcarea, priva di approdi e segnata da varie fenditure perpendicolari alla costa. Più o meno a metà di questo tratto si incontra la spaccatura più profonda ('o Maciello = il macello), la cui parete sinistra è cava, ed ha praticamente l'aspetto di una piccola insenatura. Poche decine di metri più avanti c'è ancora un'altra fenditura nella quale si può entrare con la canoa, ma è di dimensioni molto minori. Si trova proprio in corrispondenza di quella che a Puolo si chiama Ponta 'e Massa, dove c'è uno scoglio in parte staccato dalla costa, e infatti si vede un po' di luce passare da parte a parte vicino alla base.

Qui ha inizio una baia (dint' 'a Chianella ) che accoglieva un tempo una cava, e lo si vede chiaramente dallo stato della parete al di sopra della fascia calcarea al livello del mare. In fondo a questa specie di piattaforma superiore ci sono i resti di una grossa costruzione in pietra viva, forse una calcara, ma sicuramente la parte bassa doveva servire da tramoggia. Per quanto riguarda il toponimo c'è da rilevare che quasi sicuramente in questo caso chianella non deve essere interpretata come pianella (calzatura), ma indica quel tipo di sporta bassa e con pochissimo bordo usata dai pescatori per trasportare il pesce.

Ormai si è già in vista dell'abitato della Marina della Lobra, distante circa due chilometri, e la costa, man mano che si procede, si fa sempre più alta e a strapiombo e prende il nome di Falconara, toponimo chiaramente legato alla presenza dei falchi su questa falesia. Si segue la roccia abbastanza levigata di questa parete alta oltre 50 metri e si giunge davanti ad una piccola grotta alla quale non è attribuito alcun toponimo; infatti i pescatori, quale punto di riferimento, non usano quella cavità bensì l'Uocchio 'o Falcone (occhio del falcone). Questo è il nome di quel grosso foro circolare che si trova a destra della grotta, a una decina di metri sul livello del mare; è apprezzabile solo guardando la parete dal lato della Marina della Lobra, stando un po' distanti dalla costa.  

Un centinaio di metri più avanti si apre una ex cava trasformata in complesso turistico: la Conca Azzurra. Ovviamente oggi è questo il nome maggiormente in uso, ma per secoli la piccola baia è stata invece chiamata Marcigliano. Questo è chiaramente un eponimo, ma non tutti sono d'accordo a farlo derivare da Marcellianus, indicante che il signore del posto all'epoca dell'Impero era un Marcello; infatti alcuni ipotizzano che derivi da Marsilianus e quindi da Marsilius.

Prima di diventare stabilimento balneare, nel periodo di sfruttamento della cava, il posto era anche conosciuto come Cava di Vitale ed anche questa, come quella di Puolo, fornì parte del materiale per la costruzione della diga foranea di Napoli.

Sulla sinistra ci sono vari scogli emergenti fra i quali è possibile passare prestando un minimo di attenzione ad altri affioranti. A destra l'insenatura è chiusa da Punta Marcigliano, detta anche Capo Nasto, di fronte al quale si trovano gli scogli della Pila, altrimenti detti 'e Capuozzoli o 'e Perozzole. Alcuni sono grossi e molto ben visibili, ma altri (all'esterno) sono spesso coperti dalle onde e quindi pericolosi per la navigazione. Le rocce di Capo Nasto son anche dette Falconarella.

L'approdo è facile sull'ultima spiaggetta a destra (pietre molto piccole miste a sabbia), mentre un po' più scomodo risulta sulle altre che sono costituite da massi più grossi, anche se molto levigati. Sulla sinistra esiste uno scivolo ai cui lati ci sono due piccole piattaforme sulle quali si può sbarcare se non c'è troppa risacca.

Il passaggio fra gli scogli della Pila di Marcigliano e Capo Nasto è facile e sicuro, tanto da essere frequentato anche da grosse imbarcazioni, e ci porta davanti al gruppo di ville di San Montano riparato dalla furia dei marosi, che più volte hanno fat­to danni, da tre scogliere parallele e sfalsate fra loro.

Nell'angolo a sinistra, nelle vicinanze di una piccola rientranza della roccia, c'è un arco naturale ('o Traforo) sotto il quale è possibile passare facendo solo attenzione allo scoglio a fior d'acqua dal lato dell'uscita verso la Marina della Lobra. In corrispondenza della prima scogliera, dalla piattaforma di cemento sgorga ancora uno zampillo di acqua sorgiva potabile. Facile lo sbarco per dissetarsi, bisogna solo stare attenti a non scivolare sui massi resi viscidi dalle alghe.

Uscendo attraverso il passaggio fra l'ultima scogliera e terra si deve prestare attenzione a vari scogli a fior d'acqua, molto poco visibili. Sulla sinistra si vede il vallone del Rivo 'e Patierno detto anche Ciummariello (fiumicello) perché c'è sempre almeno un poco d'acqua anche nei periodi di siccità, quando la maggior parte degli altri rivi sono completamente asciutti. I pescatori della Marina di Cassano, fino a vari decenni or sono, usavano anche un altro toponimo per questo piccolo corso d'acqua: Rivo 'e Ricchione.

Da qui fino al porticciolo conviene mantenersi a qualche decina di metri dalla costa sia per evitare vari scogli affioranti sia per ammirare lo splendido fondale. Dallo sbocco in mare del rivo, ai piedi di una scoscesa parete argillosa, cominciava la Chiaja, lunga spiaggia di grosse pietre chiare di arenaria (Pietra di Massa) tanto levigate dal mare da essere anche chiamata 'e Prete lisce. La Pietra di Massa, essendo molto facile da lavorare, nei secoli passati fu utilizzata per la costruzione di portali, sedili, rivestimenti. Fu usata anche per lastricare le strade avendo il pregio di non essere sdrucciolevole, neanche quando è bagnata, e varie stradine massesi conservano ancora, a volte integralmente e altre volte solo in parte, l'antica pavimentazione.

Nel 1988 è stata installata su questa spiaggia una lunga condotta fognaria che unisce la Marina della Lobra al depuratore nei pressi del rivo. A protezione dei lavori è stata creata una linea di frangiflutti costituita da grosse pietre nere che hanno completa­mente coperto la Chiaja.

Circa a metà strada fra 'o Rivo 'e Patierno e l'imboccatura del porticciolo della Marina della Lobra, fuoriesce da questa linea scura un piccolo molo conosciuto come Scogliera di Cutolo; questa ripara un piccolo approdo un tempo conosciuto con il toponimo fora 'a Marinella. Nei pressi c'erano varie sorgenti di acqua potabile che sgorgava dalla parete argillosa e spesso ristagnava tanto da far chiamare il posto 'o Pantano o Pantaniello. Prima di arrivare al porto si devono ancora superare tre o quattro grossi scogli a pelo d'acqua fra Cutolo e la passerella prendisole di un villaggio turistico, gli ultimi dei quali, molto pericolosi per la navigazione, affiorano proprio in prossimità dei piloni di sostegno del piccolo pontile.

In alto, sul crinale del promontorio che termina in mare con Capo Corbo, comunemente conosciuto come Punta San Liberatore, si vedono un bastione troncoconico e parte delle mura del Castello Aragonese che sorgeva fra Santa Maria e l'Annunziata. Più in basso spiccano invece la Torre della Marina di Massa e la chiesa del cimitero di San Liberatore con la sua grossa croce che di notte diventa un ottimo punto di riferimento essendo luminosa.


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