Commercio ed Industria nel 1800

Faremo in questo articolo parola de’ prodotti del suolo Lubrense, non che della pesca, della caccia, della pastorizia; della manifattura delle fettucce e del commercio. Il territorio di Massa produce ogni specie di frutti saporitissimi; i cereali vi prosperano bene, ma i suoi prodotti ubertosi sono il vino, l’olio e la seta; tutte queste derrate si vendono per la maggior parte in Napoli per essere di ottima qualità e specialmente il vino è molto leggiero ed utile agl’infermi e così si esprime Cesare Capaccio: Vinum leve, odorum ad vires convalescentibus confirmandas a Medicis maxime probatum.

La pesca è abbondante e come questi mari son pieni di scogli e senza fango il pesce è tutto di squisito gusto. La Caccia che altrove forma ordinariamente un divertimento de’ cittadini comodi, qui per la vicinanza della Capitale è divenuta un industria, per cui quasi tutti son cacciatori.

Gli uccelli che in Massa arrivano sono di svariate specie, ma non possono ivi restare perché Massa non ha boschi, né laghi, non montagne, né foreste, essi adunque vi arrivano nella primavera dall’Affrica, vi restano una sola giornata per riposarsi, indi se ne partono; e nell’autunno vi ritornano dal fondo dell’Europa per passare di nuovo in Africa. Le specie sono moltissime, ma le più perseguitate sono le quaglie, le beccafichi, i tordi, i merli, le beccaccie; tutte queste specie si uccidono con lo schioppo e si prendono poi con gli archetti molte specie di uccelletti. Vi passano anche tortore e colombi, non che alcune specie di uccelli di rapina, e questi sono la Gazza rossa, in Massa denominata Capo rossa; la Sparviera, detta Paglionica; lo Sparviere, il Girifalco, detto Farconcello; l’Astor detto Arpello con molte varietà che vanno qui sotto il nome di Mosardi; il Falcone; lo Smeriglio; il Baccello, detto Voletta ed alcune altre varietà di tali specie ec. Vi passano le Gru, ma altissime.

La pastorizia consiste qui in vacche in numero grandissimo e majali di cui le cari sono squisite; dalle prime si ottiene un eccellente latte di cui se ne fanno caciocavalli, casciotte e burro in grande quantità, che tutto si vende in Napoli; si hanno delle vitelle che si vendono nella Capitale col nome di vitelle di Sorrento, e meritatamente il Pulcarelli cantò:

Sorrenti vitulas, quas laudibus ornant. Mille tibi verno tempore dabit.

La grande manifattura consiste nelle fettucce di seta che si travagliano dapertutto; e qui non vi è donna la quale non sappia tessere e queste quando hanno disbrigate le loro faccende campestri si ritirano nelle case ove tutte sono occupate a questa manifattura, per cui entrano in Massa annualmente molte somme di denaro per questo lavoro.

I Massesi sono attivi e risvegliati a cagione del clima dolce e dell’aria purissima che respirano; essi son disposti al traffico, ma gli mancano i mezzi ed il primo ostacolo è la mancanza di un ricovero ove tenere i loro legni. Del resto il massimo commercio ora si fa con la Capitale e questo è molto attivo giacché in Napoli si vendono quasi tutti i prodotti del paese.

Vi sono però pochi brigantini che fanno il traffico di Messina e Malta a cui sono addetti per la maggior parte gli abitanti de’ casali di Schiazzani e Marciano, e quantunque questo commercio si riducesse a poca cosa, pure questi due Casali sono i più comodi ed i più civilizzati: ora immaginatevi cosa doveva essere Massa ne’ suoi tempi di commercio!

(da Storia di Massa Lubrense di Gennaro Maldacea - 1840 - ristampa 1999)