PENISOLA SORRENTINA - COSTIERA AMALFITANA

CENNI STORICI

da Le Coste di Sorrento e di Amalfi - toponomastica antica, moderna e dialettale

di Giovanni Visetti - Editoriale Scientifica - 1991


Dai reperti rinvenuti nella Grotta della Conca (nei pressi di Sorrento), in quella delle Noglie (vicino Nerano), ma soprattutto nella Grotta La Porta e le altre attorno Positano, è stato determinato senza ombra di dubbio che la Penisola fu abitata da trogloditi fin dai tempi più remoti, in età neolitica e nell'età del bronzo. Ma i primi popoli dei quali si abbia notizia sono quelli degli Osci (o Oscici), Ausoni e Opici. La regione fu quindi anche chiamata Opicia e corrispondeva più o meno a quella che successivamente si sarebbe chiamata Campania. I primi stranieri ad approdare sulle coste dell'Opicia furono molto probabilmente i Fenici o gli Egei, ma sia gli uni che gli altri fondarono però solo delle stazioni commerciali costiere.

I navigatori greci Lestrigoni e Cimmeri furono i primi a colonizzare le regioni dell'Italia Meridionale alla fine della prima età del ferro, e la prima delle città che essi fondarono sulle coste campane fu Cuma, probabilmente nell'XI secolo a.C.. I Teleboi, altro popolo greco, si insediarono a Capri e alla estremità della Penisola nel X o IX secolo a.C. portando con sè il mito e il culto delle Sirene, che tanta fama avrebbe dato a questo territorio.

I Greci probabilmente non si fusero con gli Osci, ma li ricacciarono all'interno assoggettando solo la Penisola Sorrentina e Capri. La parte più interna della Campania non occupata dai Greci, che in genere si insediavano quasi esclusivamente nelle zone costiere, fu invece conquistata dagli Etruschi e dai Tirreni verso il VI secolo a.C.. I Tirreni sicuramente occuparono la Valle del Sarno fino a Marcina (l'attuale Vietri) città che divenne poi uno dei più importanti centri dei Picentini.

A partire dal V secolo a.C. e fino all'epoca della conquista romana (289 a.C.) le regioni costiere subirono l'influenza dei Siracusani, ma il territorio fu materialmente conquistato dai Sanniti che scesero dai monti dell'interno e conquistarono prima Capua, poi Cuma e, infine, anche Sorrento.

A quest'epoca alcuni fanno risalire l'origine del nome Campania in quanto i Sanniti che avevano conquistato la pianura (i campi) furono da allora in poi chiamati Campani per distinguersi da quelli che erano rimasti nella loro terra di origine sulle alture appenniniche. Una teoria più moderna e fondata vuole invece che il termine derivi dal nome della città di Capua, e di conseguenza Campani sarebbe stata una evoluzione di Capuani.

Pare, però, che i Sanniti avessero concesso ai Greci di rimanere all'estremità della Penisola per custodire i luoghi sacri dedicati alle Sirene e ad Atena. Infatti a quei tempi la Punta della Campanella era già famosa presso i naviganti di tutto il Mediterraneo e da questi era conosciuta proprio con il nome di Ateneo o Sirenusio.

All'epoca non esisteva una nazione Campana, ma delle confederazioni; una delle più importanti era quella Nocerina, che comprendeva tutta la valle del Sarno e le città costiere di Ercolano, Pompei, Stabia e Sorrento.

Nel IV secolo a.C. ebbero inizio le Guerre Sannitiche che si protrassero per ben 74 anni, ma alla fine, nonostante l'alleanza con i Bruzi e i Lucani, i Sanniti furono sconfitti e Roma si impossessò definitivamente della Campania nel 289 a.C.; Sorrento e l'Ateneo furono assoggettate politicamente, ma sostanzialmente rimasero di cultura greca.

Nel 268 furono deportate in Campania le popolazioni ribelli dei Piceni (provenienti da Atri, vicino al Tronto) alle quali fu assegnato il territorio corrispondente più o meno all'attuale provincia di Salerno. Questa regione, che era stata confiscata ai Lucani, comprendeva le città di Eburum (Eboli), Salernum (Salerno) e Picentia (Pontecagnano); quest'ultima era all'epoca la città più importante e da essa prese il nome la Provincia Picentina o dei Picentini.

E' a quest'epoca quindi che si devono far risalire le prime divisioni amministrative del territorio della Penisola fra la regione Campana a nord-ovest e quella Picentina a sud-est. Questo confine, a volte esclusivamente amministrativo, altre volte di determinante importanza politica, nei secoli successivi sarà molte volte spostato dalle vicinanze di Positano, alla valle del Sarno, alle Tore di Sorrento.

Nel 216 a.C., nel corso della II Guerra Punica, gli abitanti della Penisola si allearono con Annibale contro Roma e anche questi nuovi conquistatori rispettarono la grecità dei luoghi. Poi, all'inizio del I secolo a.C., vari popoli (fra i quali i Marsi, i Sanniti e i Campani) si unirono contro Roma formando la Lega Italica (Guerra Sociale). Furono eletti due consoli: Pompedio Silone (Marso) e Papio Mutilio (Sannita). Varie città campane, fra le quali Stabia, scacciarono il presidio romano e accolsero Papio Mutilio. A seguito dell'emanazione della legge Giulia (che concedeva la cittadinanza romana alle popolazioni che si assoggettavano a Roma), alcune di queste città non si lasciarono sfuggire l'occasione e ritornarono dalla parte dei Romani abbandonando la Lega Italica. Stabia fu una di quelle che rimase invece fedele alla Lega e a Papio Mutilio e per questa ragione fu incendiata e rasa al suolo da Lucio Silla nell'89 a.C..

Al tempo di Augusto fu istituita una colonia militare di veterani di Silla alla quale fu assegnata quasi tutta l'estremità della Penisola (l'attuale territorio di Massa Lubrense e parte di quello Sorrentino) e quindi a far data da allora i Romani si sostituirono ai Greci e l'Ateneo divenne Promontorium Minervae a tutti gli effetti.

Augusto prima e Tiberio poi cominciarono a trascorrere buona parte dell'anno nell'isola di Capri, dove il secondo fece costruire la celeberrima Villa Iovis. A causa di ciò in Penisola affluirono i più eminenti cittadini romani e in particolare la costiera sorrentina diventò uno dei luoghi di villeggiatura più in voga nel I secolo.

In tutto questo periodo non ci furono sulla costiera amalfitana centri abitati importanti. C'erano però alcune isolate ville romane, come quelle di Minori, Positano e dei Galli, raggiungibili solo via mare. Molte di queste ville subirono gravissimi danni a seguito dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la stessa che seppellì Pompei, Ercolano e la risorta Stabia. Caddero poi definitivamente in rovina quando Capri, dopo i fasti dell'epoca di Tiberio, fu abbandonata dalla nobiltà romana e divenne residenza obbligata di personalità mandate al confino.

Nel V secolo tutta la Campania subì le invasioni dei barbari e fu poi teatro della guerra fra Goti e Bizantini, e la battaglia finale nel 555, vinta dai secondi, fu combattuta proprio al limitare della Penisola, nei pressi del fiume Sarno. A seguito delle invasioni dei barbari, la costiera amalfitana comiciò ad essere popolata da coloro i quali cercavano scampo in quei territori impervi, tentando di sfuggire così agli assedi, ai saccheggi e alle epidemie portate dai Vandali e dai Visigoti.

Nel 570 i Bizantini furono scacciati dai Longobardi i quali occuparono gran parte della Campania, ma non riuscirono a conquistare le principali basi navali quali Gaeta, Napoli, Amalfi, Sorrento e Salerno. Successivamente i soli stati italo-greci che resistettero furono Napoli, Sorrento e Amalfi, mentre le vicine città di Nocera e Salerno (630), anch'esse passarono sotto il dominio longobardo del Ducato di Benevento.

All'epoca i possedimenti di Sorrento si estendevano dal Sarno al Promontorium Minervae. Il territorio di Stabia, fra il Sarno e il Monte Aureo (Monte Faito), si chiamava Plagia Maggiore; ad occidente di questa c'era Massa Equana (Vico); seguiva la piana sorrentina divisa in Planizie (il Piano di Sorrento) e Sorrento; infine all'estremità della penisola, includendo quindi il Promontorium Minervae, c'era Massa Publica (Massa Lubrense).

A partire dal VII secolo, quindi, le zone costiere facilmente difendibili da attacchi portati via terra acquisirono importanza e ivi si trasferirono i ceti dirigenti romano-bizantini in fuga davanti ai Longobardi. Per un certo tempo in questo periodo, Sorrento ed Amalfi furono annesse a Napoli, resasi definitivamente indipendente dai Bizantini nel 752 quando Eutichio, ultimo Esarca di Ravenna, cedette ai Longobardi.

Fino a quel momento i territori del versante napoletano e di quello salernitano erano stati quasi sempre accomunati sotto la stessa bandiera, ma d'allora in avanti, fino alla fine del secolo XII, ebbero vita politica separata. A nord-ovest si costituì il libero Ducato di Sorrento mentre a sud-est nasceva la Repubblica di Amalfi, che comprendeva anche Capri.

Nell'838 Amalfi fu conquistata e quindi saccheggiata dal longobardo Sicardo che voleva così aumentare la potenza di Salerno sul mare. Ma l'anno successivo gli amalfitani si ribellarono, Sicardo fu assassinato a Salerno a seguito di una congiura e da quel momento cominciò la vera crescita commerciale di Amalfi. I Sicardiani fuggirono a Vietri e gli Amalfitani si elessero un Comes (o Comites) senza l'intervento di Napoli come era successo fino ad allora. Il primo Comes fu Pietro nell'839, dopo venti anni la figura dei Comes fu sostituita da quella dei Praefecti e infine nell'897 si passò ai Duces.

In questa prima metà del IX secolo, in più occasioni gli Amalfitani furono alleati dei Napoletani e dei Gaetani contro le flotte dei Saraceni che razziavano le coste tirreniche. Questi pirati in principio erano stati chiamati come mercenari per combattere il Principe di Benevento, ma poi si erano insediati in vari punti delle coste campane come Punta Licosa, Agropoli, la foce del Volturno e, per un breve periodo, anche in Penisola a Cetara. Ciononostante gli Amalfitani continuavano ad intrattenere buoni rapporti commerciali e politici con gli arabi di Sicilia e del Nord- Africa, e non era raro che le navi di questi venissero a riparare nel porto di Amalfi. Nella seconda metà del IX secolo, in seguito alla divisione di Salerno da Benevento, la potenza longobarda cominciò a decadere, mentre Amalfi, che nel frattempo si era staccata da Napoli, si affermava sempre più come potenza commerciale e marittima.

Alla fine del X secolo la Repubblica Amalfitana raggiunse il suo massimo splendore ed il suo territorio, che a nord confinava con il Ducato di Sorrento, comprendeva Capri e tutta la costa da Positano a Cetara e, all'interno, Agerola, Tramonti, Lettere e Gragnano. Tutte queste località erano munite di castello per la difesa degli accessi terrestri del valico di Chiunzi e della strada di Agerola.

All'epoca Amalfi era tanto importante che nel Libro delle Vie e dei Regni (977) scritto dal mercante di Bagdad Abu al Hawqal si legge: "Poi c'è Amalfi, la città più ricca della Lombardia, la più nobile e la più illustre per le sue condizioni, la più frequentata e la più opulenta. Il territorio di Amalfi confina con quello di Napoli. Questa è una bella città, ma meno importante di Amalfi". Le banchine del porto e le strette strade della Capitale della prima delle Repubbliche Marinare erano frequentate da mercanti, naviganti e geografi, arabi, libici, siciliani e africani.

Nel 1038 Guaimaro IV Principe di Salerno conquistò Sorrento e l'anno seguente cadde anche Amalfi e quindi ci fu la dominazione longobarda. Ma già nel nel 1052 la seconda tornava indipendente e nel 1067 Sorrento si elesse un Duca proprio: Sergio I, che nel 1090 fu affiancato dal figlio Sergio II e nel 1099 regnavano ancora insieme.

I Normanni entrarono in Amalfi nel 1073 come alleati, ma ben presto divennero oppressori e, a seguito di vari tentativi di ribellione, chiamarono in aiuto la flotta pisana. Nel 1137, dopo due anni di attacchi e saccheggi, le imprese mercantili di Amalfi entrarono definitivamente nell'orbita di Pisa.

Anche dopo la caduta di Amalfi il Ducato di Sorrento mantenne la propria autonomia fino alla dominazione di Re Ruggiero. Il territorio sorrentino, oltre a non appartenere, se non per quel breve periodo nell'XI secolo, all'Italia dei Longobardi, non fu conquistata dai Normanni, e quindi evitò l'imposizione del regime feudale.

Quando Ruggiero il Normanno conquistò il Regno nel 1133 ebbe dal suo Ammiraglio Giorgio la fortezza amalfitana sulla Castelluccia (uno degli isolotti de Li Galli), nonchè i castelli di Capri e Trivento. Circa quest'ultimo ci sono due diverse interpretazioni: il Triventum citato sui documenti sarebbe una errata trascrizione di Sirentum o di Tramontum. Anche se la prima tesi fu sostenuta da molti, la seconda sembra essere più reale visto che solo a Tramonti esisteva un castello vero e proprio. Poco tempo dopo la caduta del Ducato di Amalfi, anche quello di Sorrento veniva annesso al Regno.

Del periodo normanno e della successiva dominazione sveva si sa molto poco per la quasi totale assenza di documenti riguardanti le suddivisioni amministrative e i feudi della penisola. Infatti la maggior parte degli archivi normanni andarono distrutti nella congiura contro Guglielmo il Malo, mentre quelli svevi furono distrutti a Melfi. Fra i pochi documenti rimasti c'è il Catalogo dei Baroni (dell'epoca di Guglielmo il Buono) nel quale non viene citato alcun feudo nella Penisola Sorrentina e da ciò deriva l'opinione comune degli storici che in questo territorio non fu mai introdotto il regime feudale.

In questo periodo le potenze marittime commerciali come Gaeta, Salerno e Amalfi avevano già perso molto della loro importanza. Il 26 febbraio 1266 con la battaglia di Benevento finì il dominio della dinastia normanno-sveva di Federico II e Manfredi e il regno passò agli Angioni, il cui primo sovrano fu Carlo I d'Angiò, il quale stabilì la capitale a Napoli.

A partire dalla dominazione angioina ebbero inizio le lotte di Massa, e a volte di Piano e Vico, contro i soprusi dei Sorrentini. A volte si limitavano a battaglie legali, altre volte si ricorreva alla forza e alle armi. Ogni qualvolta se ne presentò l'occasione, per farsi guerra, si schierarono con le fazioni opposte, e ciò capitò spesso nel corso delle successive interminabili dispute fra Angioini e Durazzeschi. Per oltre un decennio in questo periodo il Territorio di Massa Lubrense fece parte del Ducato di Amalfi e con esso della Provincia di Principato Citra.

Con la tragica morte di Giovanna I cominciarono le guerre fra Durazzeschi e Angioini per la successione al Regno di Napoli. Primi avversari furono nel 1382 Carlo III di Durazzo e Ludovico Duca d'Angiò. Morto Carlo, gli successe Ladislao, sotto la reggenza della madre Margherita, e gli contendeva il Regno Ludovico II, figlio del defunto Duca d'Angiò. La Penisola rimaneva possedimento dei Durazzeschi e nel 1389 fu edificato il Castello a Massa e fu anche riedificata la città che era stata in precedenza distrutta da Carlo I d'Angiò nel 1273.

Nel 1420 la Penisola passò dalla parte degli Angioini (Ludovico III Re di Sicilia), ma nel 1422 Castellammare fu restituita a Giovanna II, la quale fece assediare Sorrento e Massa. La Regina Giovanna affidò la cura dei territori di Sorrento e di Amalfi all'Ammiraglio Artaldo de Luna, Conte di Caltabellotta, il quale fu nominato, per 5 anni, Governatore e Capitano Generale di Sorrento, Massa, Vico, Amalfi, Capri, Atrani, Ravello, Scala, Tramonti, Agerola, Positano e Conca (18 luglio 1422). La prima a sottomettersi era stata Positano subito seguita da Sorrento e Massa. Per ultimo il castello di Tramonti che, preso dopo una strenua resistenza, fu messo a ferro e a fuoco.

Nel 1423 la Regina dichiarava decaduto Alfonso e adottava il suo nemico Ludovico d'Angiò. Castellammare, Vico, Sorrento e Massa, che si erano sottomesse ad Alfonso, gli rimasero fedeli, ma l'anno seguente furono riconquistate dalle truppe della Regina Giovanna, la quale si avvalse dell'appoggio dell'armata genovese.

Morta Giovanna nel 1435, le successe Renato d'Angiò che, tre anni più tardi donò alla moglie Isabella il Ducato di Amalfi unitamente a Sorrento, Massa e Castellammare.

Nel 1441 Massa fu presa dagli Aragonesi, i quali l'anno successivo conquistarono anche Sorrento e tutto il Regno giungendo così all' unificazione del Regno di Napoli e di Sicilia. Nel 1445 Massa, Sorrento e Vico furono censite come terre demaniali della Provincia di Principato Citra, governata dal Duca di Calabria.

Un'altra data fondamentale per la storia della Penisola (ma anche per tutto il Regno di Napoli) fu il 1503, anno in cui con Ferdinando il Cattolico iniziò il dominio Vicereale spagnolo.

Nel 1527 l'armata francese, incaricata della riconquista del Regno, giungeva nel Golfo di Napoli guidata da Andrea Doria. Torre del Greco, Castellammare, Sorrento e Massa si arresero; ma poi, dopo un periodo di tregua, il potere tornò agli Spagnoli. L'anno successivo gli stessi territori furono ripresi dai Francesi e successivamente tornarono ancora una volta agli Spagnoli.

Fino alla fine del XVIII secolo il Regno rimase unito e quindi fu un periodo di relativa calma, interrotto solo dalla rivoluzione di Masaniello (1647), che ebbe numerosi sostenitori anche in Penisola, e precedentemente dalle solite incursioni e razzie dei Saraceni.

Nel 1707 il Regno di Napoli passò alla dinastia borbonica che detenne il potere di tutto il Meridione fino all'Unità d'Italia, con una sola breve interruzione a cavallo dei due secoli. Infatti Ferdinando IV, salito al trono nel 1759, il 21 dicembre 1798 lasciava Napoli di gran fretta per fuggire a Palermo a seguito dell'invasione del Regno da parte dei Francesi. Seguì la ben nota rivolta popolare e la proclamazione della Repubblica Partenopea il 24 gennaio 1799.

Poi tornarono i Borboni e gli Inglesi aiutati dal Cardinale Ruffo, capo dei Sanfedisti. Le truppe alleate sbarcarono a Castellammare, prendendo anche Lettere e Gragnano, e a Salerno, prendendo Vietri, Cava, Pagani e Nocera; il 1° maggio sbarcarono a Sorrento.

Il 23 febbraio 1806 Ferdinando IV fuggì di nuovo a Palermo mentre Napoli veniva occupata dal generale francese Massena. Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone) fu proclamato Re di Napoli. Pochi mesi dopo gli Inglesi, alleati dei Borboni, riconquistarono Capri; il comando della guarnigione fu affidato a Lowe, lo stesso che qualche anno più tardi sarebbe stato il custode di Napoleone a Sant'Elena.

Da questa base militare a Capri gli Inglesi tentarono più volte lo sbarco a Massa e anche a Meta, ma sempre senza successo; egualmente i Borboni tentarono due volte di prendere Capri, ma neanche loro riuscirono nell'impresa. Nel 1808 Giuseppe passò a reggere il Regno di Spagna e gli successe Gioacchino Murat, il quale decise che la sua prima azione militare sarebbe stata la presa di Capri. Vi riuscì al primo tentativo, nell'ottobre dello stesso anno, nonostante la strenua resistenza degli Inglesi di Lowe ai quali fu concesso l'onore delle armi. Tutta l'operazione fu seguita e diretta dallo stesso Gioacchino Murat appostato a Villa Rossi, sulla collina dell'Annunziata a Massa Lubrense.

Murat rimase al potere anche dopo la caduta di Napoleone, ma solo per un breve periodo. Fu fucilato a Pizzo Calabro il 13 otttobre 1815. Ferdinando IV riottenne il Regno con il titolo di Ferdinando I Re delle Due Sicilie il 7 giugno 1815.

Gli successero Francesco I, Ferdinando II nel 1830 e infine Francesco II (1859/60). Il regno di quest'ultimo fu bruscamente interrotto dalla spedizione dei Mille i quali, guidati da Garibaldi, entrarono in Napoli il 7 settembre 1860. Poco più di un mese più tardi, il 21 ottobre, ebbe luogo il Plebiscito d'annessione all'Italia. Da quel momento in poi, come è ben noto, non ci sono state altre dominazioni straniere.

Amministrativamente la Penisola è oggi interamente compresa nei confini della Campania, ma è divisa fra le Province di Napoli e di Salerno. Il confine ricalca più o meno gli stessi limiti che più volte in passato avevano diviso le due costiere, quando il Ducato di Sorrento faceva parte della Provincia di Terra di Lavoro e quello di Amalfi della Provincia di Principato Citra.

Queste due zone sono ulteriormente ripartite in oltre venti territori comunali. I Comuni di Castellammare di Stabia e di Meta di Sorrento affacciano solo sul Golfo di Napoli e cinque hanno tratti di costa su entrambi i Golfi (Vico Equense, Piano di Sorrento, Sant'Agnello e Sorrento due parti separate, e Massa una linea continua di costa, trovandosi all'estremità della penisola). Tutti i suddetti comuni fanno parte della Provincia di Napoli. Solo sul Golfo di Salerno affacciano invece i Comuni dell'omonima Provincia: Positano, Praiano, Furore, Conca dei Marini, Amalfi, Atrani, Ravello, Minori, Maiori, Cetara e Vietri sul mare. Inoltre all'interno, sui Monti Lattari vi sono altri Comuni che non hanno sbocchi sul mare: Gragnano, Lettere, Casola, Pimonte, Agerola, Scala, Tramonti.