cavallo, cavallo mantieneme 'ntuosto

Questo era un gioco realizzabile solo quando ci si ritrovava in numero tale da poter formare due squadre, composte generalmente da un minimo di quattro ad un massimo di sei ragazzi. Per dirla in parole povere il gioco prevedeva che tutti i componenti di una squadra saltassero sulla schiena degli altri. A meno che le due fazioni non fossero già precostituite (gruppi di amici, squadre rionali, squadre che dovevano avere una rivincita, ecc.), due partecipanti al gioco vuttavano 'o tuocco e poi sceglievano un compagno a testa fino alla composizione completa dei gruppi. Di solito quelli designati a scegliere erano due ragazzi aventi più o meno le stesse caratteristiche tecniche: due buoni saltatori, due che, data la loro esilità, erano destinati a reggere il cavallo, o anche due chiattoni.

Dopo che gli stessi "capitani" avessero tirato a sorte per stabilire il gruppo che per primo doveva fungere da cavallo, finalmente giungeva il momento in cui le squadre si organizzavano praticamente. Quelli che erano destinati a rappresentare il cavallo sceglievano fra di loro chi sarebbe stato in piedi, di solito con le spalle contro un muro, a reggere la testa del primo elemento (quasi sempre si sceglieva il più piccolo o il più mingherlino). Per quanto riguarda poi la sequenza degli altri "pezzi" del cavallo non esisteva una tattica generale assoluta, ma si dovevano considerare attentamente le caratteristiche dei vari partecipanti al gioco.

I fattori da considerare dal punto di vista del cavallo erano: l'altezza del bacino e la resistenza all'urto e al peso (per gli elementi del cavallo), la capacità di saltare lontano o in alto e il peso (per gli avversari). In base a questa valutazione si poteva, per esempio, decidere di mettere un piccoletto come ultimo elemento e poi qualcuno più alto;   in tal modo chi saltava si appoggiava su una schiena bassa e si trovava poi a dover superare un ostacolo più alto. In questo caso il ragazzo più alto inarcava anche la schiena e stava con le spalle quanto più dritte possibile per creare maggiori difficoltà agli avversari. Se invece i saltatori non erano molto agili, si piazzavano gli elementi più deboli del cavallo per primi in quanto c'erano poche possibilità che un avversario riuscisse con un salto ad arrivare così avanti.

Appena finite le discussioni, che a volte diventavano appiccichi (litigi), per decidere la composizione del cavallo, il fortunato che era stato designato a reggere la testa del cavallo prendeva posizione vicino al muro ed il primo elemento si piazzava con una spalla contro la sua pancia e con un braccio gli cingeva la vita. Ovviamente era molto più conveniente fare da sostegno e poi divertirsi a saltare sulle spalle degli altri che fare da cavallo e ricevere gli avversari sulle reni. Il secondo elemento del cavallo si agganciava al primo in maniera simile appoggiandosi con una spalla contro il bacino di chi gli stava davanti e mantenendosi poi con la mano, più o meno come succede nelle mischie nelle partite di rugby.

Una volta che il cavallo si fosse sistemato, gli avversari dovevano decidere a chi toccasse saltare per primo; gli altri venivano scelti poi volta per volta in conseguenza della situazione che si fosse venuta a creare. L'obiettivo primario era ovviamente quello di caricare al massimo l'elemento più debole del cavallo con la speranza che cedesse sotto il peso, o almeno si tentava di riuscire a saltare tutti sul cavallo.

Dato che uno della squadra del cavallo stava a reggere gli altri ed era in piedi, i saltatori erano sempre uno in più degli elementi del cavallo. Era quindi importante che il   primo a saltare arrivasse abbastanza avanti per lasciare sufficiente spazio agli altri compagni; un primo salto sbagliato poteva pregiudicare tutto il prosieguo del gioco. Il salto si effettuava in questo modo: dopo aver preso una certa rincorsa, si batteva a piedi uniti e poi, poggiando le mani sulla schiena dell'ultimo o del penultimo elemento del cavallo, si allargavano le gambe e si tentava di volare il più lontano possibile e dopo di ciò non ci si poteva più muovere.

Prima di saltare era obbligatorio avvertire quelli che rappresentavano il cavallo dell'imminente arrivo di un peso sulle loro spalle e quindi si diceva, quasi gridando, la fatidica frase: "Cavallo, cavallo mantieneme 'ntuosto!" (cavallo, cavallo mantienimi forte). Se il saltatore avesse dimenticato di dirlo per tempo, la sua squadra automaticamente perdeva e, senza effettuare ulteriori salti, passava a fare da cavallo.   

Il primo saltatore, nel caso che si fosse fermato sulla schiena di uno degli elementi di coda del cavallo, si doveva piegare in avanti, poggiando il torace sulla schiena di chi gli stava sotto, in modo che gli altri potessero saltare sulla sua schiena. Ciò era sì più difficile, ma il peso di più ragazzi sarebbe gravato tutto sullo stesso elemento che quindi il più delle volte scunucchiava (cedeva di schianto). In linea di massima, se il primo saltatore fosse riuscito ad andare abbastanza avanti, i suoi compagni avrebbero continuato a saltare in ordine di abilità avendo quindi buone possibilità di entrare tutti sul cavallo. Se invece il primo saltava corto, il più bravo fra i restanti doveva essere l'ultimo della sua squadra in quanto presumibilmente si sarebbe trovato a fare una specie di salto in alto sulle spalle di almeno un paio di suoi compagni.

Altro elemento importante (ma anche arma a doppio taglio) per quelli che saltavano era 'o chiattone (grassone), e ce n'era quasi sempre uno in ogni squadra. Questo ragazzo "robustello" era spesso in grado di far scunucchia' da solo il cavallo, ma data la sua mole, e la sua conseguente scarsa agilità, a volte creava qualche problema specialmente in caso di sovraffollamento della parte terminale del cavallo. Infatti doveva essere uno degli ultimi a saltare poiché di solito non riusciva a saltare se non sull'elemento di coda.

Chi era già a cavallo non poteva mantenersi ad esso, non poteva toccare terra con i piedi e non poteva cercare una posizione (più stabile) diversa da quella nella quale era arrivato in seguito al suo salto. Nel caso che qualcuno dei saltatori avesse messo un piede a terra, si fosse mosso o si fosse mantenuto al cavallo, questo sarebbe risultato vincitore e, senza attendere ulteriori salti, si sarebbero invertite le parti. Se invece il cavallo avesse ceduto, o si fosse semplicemente spostato, prima che tutti gli avversari fossero saltati su di esso, si sarebbe ricominciato da capo con gli stessi ruoli.

Nel terzo e ultimo caso in cui il cavallo non avesse ceduto e tutti gli avversari fossero riusciti a sistemarsi su di esso senza commettere irregolarità, i saltatori erano obbligati a schiuppa' e mmane (battere le mani) ad oltranza in attesa che succedesse qualcosa. Si aspettava cioè all'infinito fin quando il cavallo non fosse scunucchiato o si fosse arreso, o qualcuno dei cavalieri avesse commesso un'infrazione.

C'era anche un altro tipo di conclusione del gioco, più rapida, che consisteva, molto semplicemente, nel contare fino a dieci a partire dal momento in cui tutti fossero regolarmente a cavallo. Trascorso questo tempo, se niente fosse ancora successo, la vittoria sarebbe stata comunque attribuita al cavallo che aveva retto al peso dei saltatori.  E chi non ha mai giocato a cavallo, cavallo mantieneme 'ntuosto  non creda che sia facile saltare a poi atterrare senza aiutarsi con le mani e poi, non potendosi aggiustare, resistere anche agli urti dei compagni che gli arrivano nella schiena.

tratto dal libro di Giovanni Visetti - disegni di Raffaele Mellino

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