i  BOTTAI

Procedimento di costruzione delle botti

Si prende del legno dolce: castagno, ciliegio, gelso, rovere. Si riduce a strisce (doghe) della lunghezza variabile e larghezza di 5 cm, si piegano quest’ultime ad arco facendole passare sul fuoco e bagnandole contemporaneamente per piegarle più facilmente. Arcuate al punto giusto con l’ausilio del calore, si tengono un giorno sotto la forma e il giorno dopo si piallano allo scopo di rendere più regolari i lati da combaciare. Si dispongono quindi una a fianco dell’altra fino a formare una circonferenza di diamentro voluto e determinato dall’inclinatura data alle singole doghe.

Cerchiatura

In questa fase si inseriscono i cerchi di ferro. Essi vengono riscaldati sul fuoco al fine di dilatarli quanto più possibile, poi si spingono sulle doghe disposte a cerchio fino al punto voluto. Il raffreddamento del cerchio porterà a restringerlo con conseguente ammorsamento di tuute le strisce di legno. In genere, i cerchi sono almeno tre di cui uno a centro dove la botte è più panciuta e due alle estremità.

Per calare il cerchio sulla botte occorre molta pratica e attenzione. Soprattutto bisogna fare molta attenzione a riscaldare il ferro in modo omogeneo smuovendo continuamente il fuoco. Quando non si disponeva del ferro, si utilizzavano per cerchi i rami di un castagno giovane che risultano facilmente piegabili. I cerchi in legno, che anticamente venivano utilizzati al posto del ferro, venivano uniti tra loro mediante un intreccio per assicurare la tenuta della botte.

Per asciugare ulteriormente il legno, per stagionarlo cioè, prima della rifinitura, si lasciavano le botti per un periodo di tempo di, 3-4 mesi, senza i fondi, all’aperto, cosicchè si asciugavano ancora meglio.

Quando le botti sono vuote è sempre opportuno bagnarle di tanto in tanto, al fine di provocare la dilatazione delle strisce di legno. In tal modo la botte resta sempre ben compatta.

Rifinitura

Le botti così ottenute sono allo stato “grezzo”. Passato il periodo della stagionatura vieve eseguita la fase di rifinitura. Essa consiste inizialmente nel segare le sporgenze delle doghe in legno alle due estemità, rendendo le due basi perfettamente orizzontali. Con l’ausilio di un’ascia, si modellano le doghe ove occorre e, poi, con un attrezzo chiamato “inaturo”, si crea nella parte interna, poco al di sotto del bordo, una scanalatura dove si andrà ad incassare i due fondi. Questi vengono preparati a parte, sempre con l’ausilio di doghe in legno, però, dritte. In uno dei due fondi si crea una piccola porticina che, all’occorrenza, può essere rimossa per poter pulire la botte o togliere la Vinaccia. Nella botte si inserisce anche la cosiddetta “candela”, che non è altro che un rubinetto in legno per poter spillare il vino. In antico erano molto eleborate. Esse sono dotate anche di un filtro.

(Tratto da ALLA RISCOPERTA DELL’ ARTIGIANATO LUBRENSE

Studio realizzato dalla III A (94/95) della S.M.S. Bozzaotra

in collaborazione con Archeoclub d'Italia - Sede di Massa Lubrense)