L' A R C H I T E T T U R A    R U R A L E

L'arte edilizia nelle nostre regioni meridionali derivava da una esperienza le cui radici si nutrivano ancora dello spirito ellenico e romano di cui è permeato questo suolo cosparso, com'è, dei resti di un'architettura che completò così felicemente l'opera della natura nella creazione di un paesaggio di leggendaria bellezza.La tecnica e l'economia hanno incominciato per trasformare, deturpare gli antichi edifizi - conventi, monasteri, episcopii - per adattarli ad esigenze moderne - scuole, caserme, asili - senza alcun rispetto per la loro veneranda vetustà; poi son venuti i caseggiati a sostituire le case, i villini a sostituire le dimore rurali. La caratteristica strutturale tipica della architettura popolare, nel paesaggio di Sirenide, è l'organismo che, scolasticamente, si può definire come risultante da un'ossatura di piedritto sul quale poggia una copertura a volta e soggetto ad azioni di spinta. La volta - nel gergo locale lamia - viene utilizzata nei suoi tipi fondamentali: a botte, a sesto acuto, sferica. Ma la esecuzione, non essendo quasi mai guidata da piani di costruzione, le lamie si foggiano secondo le necessità della utilizzazione degli ambienti come risultato della improvvisazione del muratore e spesso come manifestazione della sua immaginazione, della fantasia stimolata dalla febbre creativa di uno spirito libero non costretto ad osservare le prescrizioni e le norme di un progetto prestabilito. 

Dopo più di un quarto di secolo, nel quale le volte erano state abbandonate per essere sostituite da coperture piane, a travi di ferro, abbiamo così visto rifiorire la lamia a gaveta, quella più comune a vela, le volte a crociere con i sesti acuti, volticine a botte, a schiena d'asino. Ma forse la più bella e più utile rievocazione e rinascita di antichi sistemi di costruzione è quella di un'arte della quale si andava perdendo perfino il ricordo: l'arte della volta battuta. In quest'ultimo mezzo secolo la sostituzione del tetto piano alla volta, nella forma delle coperture, e la introduzione dell'asfalto fra i materiali atti a rendere stagna la copertura avevano quasi completamente cambiato il carattere del nostro paesaggio.Ma questa deturpazione è stata vendicata da circostanze dipendenti dalla stessa natura dell'ignobile materiale e da condizioni climatiche che ne rendono l'applicazione, specialmente sulle coperture a volta, inutile o dannosa. E' interessante il confronto fra i risultati ottenuti con il sistema antico - di volta battuta - o quello moderno di copertura ad asfalto nella nostra regione meridionale.

Le antiche coperture ad astrico battuto, meno che nei casi di edifizi completamente abbandonati e nei quali sia mancata ogni manutenzione, si sono conservate perfettamente stagne ed a Capri, per esempio, non è infrequente il caso di volte in perfetto stato di conservazione dopo due o tre secoli dalla loro costruzione. Edifizi che rimontano al 1300-1400 presentano esempi sorprendenti di coperture ancora stagne a volta battuta. Il fatto che in tutte le moderne costruzioni nelle quali si è impiegato l'asfalto, le riparazioni si sono rese indispensabili dopo pochi anni o debbono rinnovarsi frequentemente, ha indotto a considerare la possibilità ed opportunità della rinascita di una tecnica, disusata da oltre un quarto di secolo, nota come quella dell'astrico battuto.  

Il processo di questa tecnica è semplicissimo: sulla volta formata in muratura ordinaria, si dispone uno strato di 15 a 20 cm. di lapillo vulcanico inzuppato di latte di calce. Una squadra di operai incomincia il lavoro della battitura che dura tre giornate, normalmente, servendosi della mazzoccola una grossa spatola di legno con la faccia inferiore piana ed i lati foggiati ad angolo acuto. Nella prima giornata la battitura si compie con la faccia piana della mazzoccola, nella seconda giornata si batte di taglio e nella terza di nuovo con la faccia piatta, e fino a che la superficie battuta non diventi perfettamente liscia. Durante tutto il tempo in cui si svolge la battitura la copertura viene continuamente inzuppata di latte di calce. Ad opera compiuta lo spessore deve ridursi di circa un terzo della grossezza originale; irrigata convenientemente, la volta si ricopre di terra, erba o fieno o paglia, perché asciughi lentamente. L'esperienza, oramai secolare, ha dimostrato la superiorità tecnica di questo sistema di copertura battuta su tutti i sistemi di copertura più moderni. Ma oltre a questa superiorità tecnica - di durata, resistenza, impermeabilità - la volta battuta ha sulla copertura di asfalto un vantaggio estetico di primaria importanza per l'architettura di tutta la nostra regione. Essa ha anzitutto quella nobile impronta dell'opera compiuta, direttamente, dalla mano dell'uomo, che nessun ordegno meccanico arriverà mai ad uguagliare. La grana stessa della copertura è di effetto piacevole e con il tempo, quando le spore di numerose specie della flora protettiva dei ruderi e dei tetti, hanno avuto il tempo di fissarsi e svilupparsi, la copertura battuta acquista una patina vegetale di piacevolissimo effetto.

(da L’architettura rurale della contrada delle Sirene di Edwin Cerio)