chiesa di Santa Maria di Loreto a Metrano

E’ edificata accanto a un rivoletto, propinqua al casale di Metrano. Intorno alla sua origine vi è una leggenda, raccolta dal Montorio, secondo la quale la Madonna stessa avrebbe rivelato ad un suo devoto la volontà che le fosse eretto un tempio in quel luogo; e si riteneva prodigiosa la buona conservazione dell'affresco dell'immagine in un luogo così umido. Ma pare invece che fosse stata fondata con elemosine al tempo di un contagio. L'istrumento di fondazione fu rogato da not. Andrea Cerleone, il 14 giugno 1501: il 17 agosto dello stesso anno fu posta la prima pietra, come appare da istrum. di not. Ciccio de Turri, e furono stabiliti varii patti, tra cui in primo luogo quello che la chiesa fosse amministrata dal sindaco e da un prete cittadino, e che il cappellano potesse mutarsi ad arbitrio del Vescovo. Ma i capitoli col Vescovo furono stipulati da not. Giulio Ces. de Turri il 10 marzo 1538, e in essi fu imposto ai maestri l'annuo tributo di un cereo bianco in signum recognitionis

Tra i principali oblatori per la fondazione vi fu Antonio Tizzano, come si legge in una epigrafe, trascuratissima nell'ortografia, che sta a sinistra di chi entra: «Magistri huius Ecelesiae / Sanctae Mariae de Loreto tenentur / celebrari (sic) fecere singulis diebus dominicis / et festivis in perpetuum missam unam / pro anima meam tonii (mea Antonii) Tizzani ex testamento / ipsius in quodie tam (in quo dictam) Ecclesiam cum / hoc onere sibi heredes (haeredem) untem (universale?) instituit / facto dicto testamento manu aegregii (sic) notarii C. M.» (l'epigrafe è stata spostata in anni recenti sulla parete a destra dell'altare e sostituita da un'altra)

Credeva mons. Palma che questa chiesa fosse juspatronato dell'Università, e tale era la comune credenza; ma il Nepita assodò che era del Capitolo e che il Vescovo ne aveva concessa all'Università soltanto l'amministrazione. Vi erano in quel tempo (1685) tre maestri, di cui il capo era un sacerdote massese.

La chiesa è nella pianta della fondazione, e consta di una ampia sala rettangolare, avente tre arcate in ogni parete. Dalla prima nel lato del Vangelo si accede alla sacrestia, e nelle altre cinque furono eretti altari, dei quali non ne resta che uno.

Sopravvivono però gli affreschi nelle rispettive pareti. Il dipinto della Madonna, di gradevole aspetto, sta dietro il maggiore altare marmoreo, ed è rimasto dell'antico pennello nella parte superiore, essendone la parte bassa rifatta. 

L'altro altare è nell'arcata centrale dell'Epistola. 

Si racconta che in tempo della fondazione vi fosse in Metrano una antichissima cappella diruta di S. Martino, e che toltane la imagine fosse stata portata in questo altare. E’ probabile che la rettoria vi fosse stata trasferita, ma non l'imagine, poiché l'affresco di quel santo, che ancora vi si vede, è dell'istessa mano degli altri affreschi della chiesa e rimonta alla fondazione. Il buon altare di marmi policromi ha la data 1740. 

Nella prima arcata di sinistra appaiono ai lati un S. Ambrogio e un S. Gaetano; nella seconda vi è S.M. di Costantinopoli. Nel lato dell'Epistola, l'arcata precedente l'altare di S. Martino, ha N. S. del Rosario, e l'ultima ha nei lati S. Costanzo e S. Erasmo. Son tutti lavoro notevole dello stesso artista.

Innanzi alla chiesa vi era un portico, che essendo mezzo rovinato nel 1685, fu poi eliminato. Nell'ingresso vi era un bel portale quadrato del primo Rinascimento, intagliato in pietra di Massa, con cornice ad ovoli. Essendo un po' malandato è stato da non molto barbaramente ricoperto di calcina.