Conservatorio e chiesa del SS.Rosario - Monticchio

Al monastero, costruito nella prima metà del ‘700, è annessa una chiesa alla quale si accede tramite un ampio scalone con due rampe semicircolari. Sia il pavimento maiolicato della chiesa che il chiostro (con un pannello attribuito al Chiaiese, famoso maiolicaro napoletano del XVIII secolo) valgono una visita. Chiedere il permesso di visita al Monastero.  

Foto delle maioliche del chiostro:

pannello centrale 

particolare della iscrizione del pannello centrale 

pannello a sinistra raffigurante San Giuseppe 

pannello a destra raffigurante San Francesco 

San Gennaro

 

 

Foto del pavimento della chiesa ed altro:

interno della chiesa

pavone a sinistra lato ingresso

pavone a sinistra lato altare

pavone a destra lato ingresso

pavone a destra lato altare

tela raffigurante Ignazio Chiaiese

statua lignea di San Michele Arcangelo

CONSERVATORIO DEL SS. ROSARIO

La pia donna napoletana Cristina Olivieri fin dal 1707 si recava a villeggiare nel casale di Monticchio, dov’era ospite dei Tizzano; e durante quelle dimore si dette a raccogliere oblazioni con l’intendimento di fondare un monastero. Principal benefattore fu il napoletano Lorenzo Lauro, che le donò duc. 800 con istrum. di not. Basilio Mastellone dei 21 gennaio 1717. Con questo ed altro danaro raccolto suor Cristina comprò due piccole aree presso la Chiesa parrocchiale, e procuratosi nel 1723 l’assenso dei vescovo De Rossi, invitò il parroco di Monticchio a benedire la prima pietra, che fu deposta con una croce scolpita nei fossati ove poi si elevarono le fondamenta del pio luogo. Ma ciò sollevò un generale malcontento tra’ Massesi, i quali, avendo ricorso al S. R. C., furon per ordine di quelle convocati in parlamento il 4 aprile 1723. Messa ai voti la questione del monastero di Monticchio, si ottennero 27 voti contrarii e soltanto 2 favorevoli; si fece quindi una supplica al Viceré nella quale si esposero le ragioni del malcontento, e cioè che erano fin troppe le corporazioni religiose che vi erano a Massa, e che esse possedevano grandissima parte del territorio, mentre la popolazione era immiserita. Ma la Olivieri frustrò interamente il ricorso dei Massesi, dichiarando in S. R. C. che quelle fabbriche ella erigeva per suo uso privato. Le opposizioni dei cittadini e le difese della fondatrice continuarono così per varii anni, e si alternavano i decreti permissivi o proibitivi alla continuazione della fabbrica. Intanto l'edificio progrediva, e nel 1732 era in gran parte fatto, mentre vi si era già impiegata la somma di duc. 4150, come dichiaravano i fabbricatori il 12 giugno di quell'anno. In tal punto nuove proteste levavano i Massesi e il tesoriere della chiesa di S. Pietro, col dire che il conservatorio recava pregiudizio a quella chiesa; ma la tenacia ammirevole di suor Cristina trionfò ancora, perché il Viceré decretava il 24 maggio che non si fosse fatto alcun divieto alla costruzione del monastero. Ma con la venuta del governo borbonico si ripigliò la controversia ed i Massesi il 18 gennaio 1738 ottennero dalla Cam. Reale nuova proibizione di continuarsi l'edificio se fosse per uso di conservatorio; ed il Re si uniformò a questa consulta con Dispaccio del 14 febbraio. Ma il 20 dello stesso mese, non doma, la fondatrice presentò altra supplica alla Cam. Reale. Dopo di ciò, non trovandosi più nei processi alcun documento al riguardo, è da supporsi che la supplica della Olivieri dovette trovare ascolto. E ciò è confermato dal fatto che qualche anno dopo il conservatorio veniva ultimato ed abitato dalle monache sì che potette visitarlo mons. Pisani nel 1746. Queste religiose accettarono la regola di S. Domenico.

L'edificio, di buona costruzione, sorge in bellissima posizione a occidente della chiesa parrocchiale di Monticchio. E’ circondato da un giardino, dov'è pure un ospizio.

 (da Storia di Massa Lubrense di R. Filangieri)

CHIESA DI SANTA MARIA DEL ROSARIO

E' la chiesa del monastero di quel casale, ed era stata già cominciata nel 1746, come attesta mons. Pisani. Fu finita nel 1762, data che si legge nel pavimento e sull'organo. 

Il fondatore fu Ignazio Chiaiese, il cui ritratto si conserva nel pio luogo. La chiesa ha una buona facciata settecentesca ed è preceduta da uno scalone a due rampe semicircolari. L'interno è di un bel barocco, con elegante architettura e decorazione. La pianta è a croce greca con bracci assai corti, ed ampia crociera sormontata da calotta a sesto ribassato con lanternino. 

Ha, oltre il maggiore, altri due altari, tutti in marmo. Nel primo si venera un quadro della B. V. del Rosario, in quello dal lato dell'Epistola una Cena in Emaus, nell'altro un'Adorazione dei Magi. Sono, tutti e tre i dipinti, opera dell'istessa mano, e sono piuttosto delle pregevoli composizioni.

 (da Storia di Massa Lubrense di R. Filangieri)