chiesa di Santa Maria delle Grazie - Sant'Agata
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Nelle
memorie storiche della Chiesa sorrentina, compilate dal sig. Bartolomeo Capasso
(Stabilimento dell'Antologia legale Napoli 1854) a pag. 181 si legge: Parrocchia di S. Agata nel villaggio di tal nome Questa
Chiesa è dedicata alla Beata Vergine delle Grazie. Narrasi per antica
tradizione riferitaci dal Montorio (pag. 200) che un gentiluomo di
Massa Lubrense della famiglia Festinese avendo perduta una piccola figliuola
rubatagli da un lupo, fé voto alla Vergine, che dove il suddetto animale avesse
lasciata viva la bambina, egli vi avrebbe fatto edificare a sue spese una Chiesa
in onore della Madre di Dio, e questo è appunto il luogo dove fu trovata la
fanciulletta lasciata intatta. |
Accanto alla Porta si legge:
D. 0. M. / Deiparaeque Virgini Gratia nuncupatae / Ac Divae Agathoe tutelari / III. Mauritius Centinus Massensis Antistes / Templurn hoc XXI. Kal. Jon. ann. 1626 / Consecravit / D. Jo. Baptista Pastena Rectore.
Altar
maggiore pregiatissimo
Magnifico!
perché ammirabilmente intarsiato di lapislazuli, madreperla, ecc., lavoro
pregiatissimo della rinomata fabbrica di pietre dure di Firenze, inviato in
Napoli sin dal tempo dei Medici, e poi per delle vicende riposto in una cassa di
mattoni intonacati e dimenticato in un sotterraneo dei Gerolomini in Napoli, dai
quali l'accorto Parroco di S. Agata Giovan-Battista Casola al 1845 riuscì a
comprarlo per poche centinaia di ducati senza che quei Padri al momento di
consegnarglielo avessero avuta la menoma curiosità di vederlo.
Lo
squisito lavoro di questo altare fece tal grido che chiamò la curiosità di due
dei più rinomati scultori di Napoli, il sig. Angelini ed il sig. Persico, i
quali essendosi espressamente recati a S. Agata, ed avendolo attentamente
osservato, lo hanno stimato trentamila ducati circa.
altra foto dell'altare (particolare) altra foto dell'altare (lato sinistro)
Bella
copia d'un quadro di Raffaello
L'aspetto
esteriore di questa Chiesa è quasi come tutte quelle de' villaggi. E però
entrandosi nella prima Cappella a sinistra di S. Francesco si osserva la bella
copia della Madonna del pesce di Raffaello. Il quadro rappresenta l'Arcangelo S.
Raffaele che presenta alla Vergine Tobia ferito al dito da una spina di
pesce.
Or
quel ch'è rimarchevole si è che la figura di Tobia è il ritratto di Pico
della Mirandola, amico di Raffaello, e quello di S. Girolamo vestito di porpora
(come dal leone che gli sta a' piedi) è il ritratto del Cardinal Bembo,
Mecenate di Raffaello.
La Prima chiesa risale al 1475 sotto il titolo di Casafestina, dal nome di Marcantonio Festinese, che la fece costruire per voto alla Madonna. Mons. Andrea Belloni, vescovo di Massa Lubrense, nel 1566, la elevò in Parrocchia. Rifatta nell'attuale forma, a navata unica ed a croce latina, con volta e cupola, architettura di fine rinascimento, fu consacrata da Mons. Maurizio Centino, Vescovo di Massa Lubrense, il 21.12.1625.
Una lapide marmorea, all'ingresso e a sinistra della chiesa, ne tramanda il ricordo. Di notevole interesse è l'Altare Maggiore, di arte fiorentina, sec. XVI, appartenne ai PP. Gerolomini di Napoli. Esso è ricco di madreperle, lapislazzuli ecc. e di gran pregio artistico.
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La Chiesa è dedicata a S. Maria delle Grazie, il cui quadro, di modeste proporzioni, spicca in un trono corinzio nella tribuna sopra detto altare. I due altari laterali, in marmi policromi del sec. XVII, uno è dedicato alla Vergine del Rosario e l'altro a S. Antonio di Padova. La navata ha tre cappelle per ciascun lato. La prima, a destra, conserva la statua d'argento di S. Agata, Protettrice della Frazione omonima. Le pareti delle cappelle recano epigrafi con stemmi araldici di famiglie gentilizie. Il pavimento settecentesco del transetto e dell'abside è stato recentemente sostituito da un altro, che non s'intona con lo stile di fine rinascimento della chiesa. Attiguo
alla chiesa e con essa comunicante attraverso la sacrestia, vi era un
Oratorio, edificato nel 1673 e conservava un bel quadro del pittore
napoletano Andrea Malinconico. Si opina che due colonne marmoree di questa
chiesa appartenevano alla diruta Abbazia di S. Pietro a Crapolla. La loro
decorazione è a spirale, potrebbe aver contenuto un mosaico. (da Massa Lubrense - Parco delle Sirene di Nino Coppola) |