PARTE III

 

Storia Moderna

 

CAP. II

 

Avendo finora parlato in questa Storia moderna de’ progressi che fece la religione Cristiana fin dal primo secolo in questa penisola, e di cambiamenti che avvennero tanto nello Stato Civile che ecclesiastico, fa d’uopo ora parlare de’ Casali, o sieno Parrocchie, che poi tutte insieme rappresentano la moderna città di Massa Lubrense.

Massa Lubrense è una contrada molto elevata dal livello del Mare, che si estende per molte miglia in mezzo a due Golfi, avendo nelle sue estremità meridionale il mare d’Affrica: è un paese il di cui diametro da un Golfo all’altro è ristretto a poche miglia, che non ha montagne nel suo centro, ma un solo monte che sorge dal mare meridionale ed aderisce alle colline, come fusse un termine, ed un sostegno.

Un paese cui un Golfo possiede grandi isole e l’altro amene isolette.

Un paese sito in un clima mite e temperato, il di cui suolo non è piano, ma frammisto di ristrette pianure con colline e valli, irrigato da copia d’acqua salubre e non mai stagnante.

Tutte le falde delle colline adorne di paesetti, ed in fine una contrada circondata da spaziose marine e di un mare ricco di pesci squisiti e pieno di Coralli.

Un paese che per la salubrità dell’aria e per la squisitezza de’ suoi prodotti, non che per essere i suoi abitanti industriosi, laboriosi e pacifici, spinse Torquato Tasso nativo di Sorrento a cantare:

                          .  .  .  .  .  I bei colli,

che vagheggia il Tirren fertili e molli

Questi paesetti sono ora Parrocchie; l’origine di essi si sa che è antichissima, ma si potrebbe domandare: sotto all’Impero Romano la Città Municipale di questa contrada, ove era? la domanda sarebbe molto giusta, per cui facciamo un dovere di dichiarare che Sorrento era la Capitale di tutta questa Penisola.

Ma ne’ secoli felici dell’Impero romano il sito ove veniva rappresentata la Città Minervina noi siamo portati a credere che fusse nel medesimo luogo che adesso esiste: cioè al di sopra della marina di Massa; difatti in tutta questa contrada in ogni secolo della nostra Era si sono scoverti antichi monumenti, ma tutti appartenenti a’ Romani; e segnatamente nel giardino del Signor Commendatore D. Nicola de Turri, uomo rispettabile, anni sono si dissotterrarono alcuni sepolcri romani; ed in un podere de’ Signori Cerulli sito nella Città di Massa furono ritrovati altri sepolcri che indicavano la medesima origine, né è a nostra notizia di essersi giammai scoverti in tale contrada monumenti Greci, e di altre antiche Nazioni.

Il comodo porto che era in quella marina aveva richiamato gran parte della popolazione a stabilirsi nel piano superiore di detta marina a cagione del commercio e poi siamo nella perfetta oscurità di quello che in Crapolla, e nella Città Greca esistente nella contrada detta ora di Sant’Agata, sia avvenuto in quella remotissima epoca in cui sembra che scomparvero le Città rappresentanti, una la colonia Greca, l’altra la Fenicia, e che quella popolazione riunita tutta sotto al Governo dei Romani parte si disperse per la Campagna Lubrense, altra parte si fissò sopra la marina; e che la prima si diede all’agricoltura, la seconda al commercio, una diede origine ai Casali, l’altra avrebbe col tempo formata la Città di Massa, se il timore di essere assaliti e da’ ladri e dai Saraceni non avesse obbligato i cittadini a fondare una Città murata e forte ove potersi chiudere e difendere in occasione di una aggressione segnatamente per mare.

Noi adunque parleremo ora della fondazione della Città di Santa Maria, e poi dei Casali.

 

Della fondazione della Città di Santa

Maria e descrizione de’ Casali

 

Nel principio dell’undecimo secolo, atteso i pericoli da cui erano minacciati, i Cittadini di Massa Lubrense tutti uniti decisero di fortificare quell’alto monte che è al disopra della marina di Massa, in cui esistevano già case, con un forte Castello e quasi in quei tempi era inespugnabile dalla parte del mare, e circondarlo con forti mura; dentro poi di tal recinto fabbricarono la Città e la denominarono Santa Maria e questo avvenne circa l’anno 1150 dell’Era Cristiana.

In questa Città si ritirarono tutti i primarii cittadini ed ivi edificarono due grandi Chiese: una di proprietà della Città, sotto al titolo di San Nicola, l’altra dell’Annunciata, ed in questa poi prese possesso il primo Vescovo.

Vi si fabbricò il palazzo della Città e quello del Governatore; più tutti i cittadini ricchi, ognuno di essi vi eresse un palazzo per sé; il Castello ebbe dal Governo un Comandante, il quale era pagato dalle rendite della Città; la porta di questa nuova Città era magnifica perché tutta di marmo, in cui erano effigiate le armi Aragonesi; finalmente buona parte di quei cittadini, i quali il timore li aveva allontanati da Massa, vi ritornarono, lieti di vedere sorta in poco tempo nella loro patria una bellissima, forte e sicura Città; e veramente questa Città di Santa Maria per la sua posizione era bellissima, essa godeva la vista di tutto il Cratere, dominava lo stretto di Capri, le isole tutte del Golfo di Napoli l’erano a vista, come tutta la costa di Sorrento, Castellammare ec.; essa godeva di un atmosfera purissima, ma l’unico difetto era la mancanza dell’acqua sorgiva; ma a questo inconveniente si rimediò con la costruzione di vaste cisterne, che ancora n’esistono.

Ed ecco che nella fine dell’undecimo secolo Massa Lubrense si trovò organizzata; essa possedeva una forte e bella Città in cui si potevano ritirare con sicurezza tutti i cittadini in tempo di pericolo; la Città era prossima al porto e questo non era per i Massesi piccolo vantaggio; molti ricchi cittadini si erano ripatriati e questo accrebbe sempre più la ricchezza nel paese; aveva la Città tutte le sue estese campagne non solo intieramente coltivate, ma eziandio animate per la esistenza de’ Casali; ed in conseguenza Massa cominciava di nuovo a risorgere ed a figurare nella Provincia di Napoli; ma nuove disgrazie successero l’una a l’altra che la rovinarono; di queste ne faremo parola nell’ultimo articolo della istoria, ora intanto daremo principio alla descrizione dei Casali.

Persico dice che ne’ suoi tempi Massa veniva rappresentata da 24 Casali e da 604 fuochi, cioè famiglie.

Fa d’uopo sapere che ora per Casali si intendono le Parrocchie, e che più Casali compongono una Parrocchia, e poscia gli antichi Casali si distinguono con i loro primitivi nomi, e così si specifica la contrada.

Per tenere un ordine regolare ed evitare qualunque confusione in questa descrizione de’ detti Casali, è necessario cominciare dall’ultimo e gradatamente discendere fino alla presente Città.

In ognuno di essi faremo parola della sua topografica situazione, de’ sacri edificii e di tutt’altro che di rimarchevole vi esiste: notizie che possono essere vantaggiose a’ forastieri che desiderassero godere di tutte le magnifiche e svariate vedute che la campagna lubrense presenta, ed in prima descriveremo il Casale di Torca.

Torca che prende il nome da torquere, perché colui che arriva in quel Casale l’è inibito di andare avanti, perché finisce la strada e cominciano le coste di Positano aspre e montuose.

Gode questo Casale una bella veduta ed un lucido orizzonte; esso si specchia sul golfo di Salerno ed ha dirimpetto le famose isolette delle Sirene, in distanza si vede la punta di Licosia ed a settentrione ed occidente le amene colline di Sant’Agata.

Vi sono in questo Casale due punti di veduta bellissimi: uno detto Monticelli, le Gesine l’altro.

Nell’inverno ivi poco si sente il freddo, per essere situato a perfetto mezzo giorno e difeso da venti di tramontana; è distante due miglia dalla Città di Massa; vien composto da due rioni di Case, de’ quali uno si chiama Monticelli, Nuvola l’altro. Ha una Parrocchia sotto al titolo di San Tommaso Apostolo ed una Confraternita laicale dedicata a San Filippo Neri. La Chiesa è grande e luminosa, gli Altari son tutti di marmo, il quadro di San Tommaso è di buon pennello; vi è anche una statua di Sant’Anna in legno, ammirabile pel lavoro; possiede ancora Torca un orologio a campane; finalmente la sua popolazione ascende a 700 anime.

Sant’Agata è il Casale più prossimo a Torca, esso è il più grande, relativamente al numero dell’anime, di tutti i Casali; giace nella più spaziosa e grande pianura del Lubrense suolo; ha una retta e bella strada che dalla Pedara conduce avanti alla Chiesa; vien formato da due comprensori di case, uno detto Pedara, l’altro Sant’Agata.

La Chiesa è dedicata alla Madonna delle Grazie; vi è annessa una congregazione sotto il titolo del Rosario, e da poco tempo i fratelli hanno costruita una spaziosa Terra Santa dietro la Congregazione, che hanno molto ampliata.

Su la piazza vi è un antichissima cappella dedicata a Sant’Agata, da cui ne ha preso poi il nome il Casale; questa è la prima Chiesa eretta ne’ primi secoli in tale Contrada.

La Parrocchia è bellissima e grandiosa ed è, dopo il Vescovado, la più grande Chiesa della Diocesi, ed è ancora la Parrocchia più ricca; essa è grande non solo, ma ancora fabbricata su di un buon disegno, ben decorata e officiata.

In questo Casale vi è anche un orologio a campana, per comodo degli abitanti.

Gode di una doppia veduta, relativamente a Torca, giacché da mezzo giorno mira tutto il golfo di Salerno e da settentrione gode la vista del Cratere di Napoli; gli abitanti ascendono a 923.

Sant’Agata è stata sempre sito di Villeggiatura de’ signori Sorrentini e Napoletani; in questo Casale vi sono moltissimi casini che appartengono a’ villeggianti, e tra questi vi è il bellissimo casino di sua Eccellenza il Marchese d’Andrea, Ministro delle Finanze e degli affari Ecclesiastici, che gode la bella veduta del Golfo di Napoli.

Oltre di questo casino, vi è quello del Cardinale Sersale, sito su la grande strada che dalla Pedara conduce in Sant’Agata; e l’altro del Signore D. Ferdinando dei Principi Pignatelli, questo casino poi si specchia intieramente sul golfo di Salerno.

Appartiene ancora a questa Parrocchia il monte di Crapolla, che un tempo formava il bosco sacro d’Apollo.

E tutto il Deserto che un tempo possedevano i monaci Teresiani è divenuto congrua della Parrocchia di Sant’Agata.

Crediamo intanto di far cosa grata al lettore con dargli distinte notizie di questo Monistero de’ Teresiani che da pochi anni è stato soppresso e la fabbrica rovinata.

Il Deserto, di cui ne abbiamo dovuto molto parlare nella Storia Geologica, è una delle colline di Massa dove si gode una veduta che incanta; il suo apice, ove era il Monistero, è il più elevato punto di tutte le altre colline di questo territorio, da quel sito si vedono amendue i golfi, tutto il tenimento di Massa, la Città di Sorrento, il suo piano ed i suoi colli gli sono sottoposti alla vista dello spettatore situato in quella eminenza, e l’incanto è tale che non vi è forastiere che arriva in Sorrento od in Massa che non si porta nel Deserto a goderne la veduta.

I Teresiani non potevano eleggere un luogo più bello per fondare il loro Monistero, e si deve aggiungere ancora che da Sant’Agata per una via brevissima e piana si arriva ben presto in questo sito.

Nell’anno 1679 i Padri Carmelitani Scalzi vollero da Sorrento trasferire il loro Monistero su di questa collina ed a tale oggetto ricorsero al Pontefice, onde ottenerne il permesso, e dietro a tale domanda la sacra Congregazione de’ concilii nel dì primo di luglio 1679 inviò al Vescovo di Massa Lubrense la petizione de’ Teresiani per informo e parere a cui il Vescovo Nepita rispose che l’esposto da’ Padri era tutto vero e che egli con grato animo l’avrebbe ricevuti nella sua Diocesi; il Cardinale Colonna n’era il Prefetto e dietro tale approvazione si diede tosto principio alla fabbrica. Questo Monistero fu fabbricato a mattoni su di un disegno magnifico e con ogni comodo.

Questo stesso Vescovo Nepita fu forse l’ultimo Vescovo di Massa che visitò la Chiesa di San Pietro a Crapolla e la Grangia spettante un tempo a’ Benedettini, i quali hanno avuto un Monistero in San Pietro: ciò che ora sembra impossibile, come i Benedettini abbiano potuto abitare in Crapolla e pure così è stato; questi Religiosi ivi hanno dimorato ed eccone una dimostrazione: si legge nel manoscritto spettante alla visita generale della Diocesi fatta da Monsignor Nepita ciò che segue: Deinde, cioè dopo visitata la Chiesa di San Pietro, descendit ad subcorpus illudque visitavit et invenit ornatum picturis santorum Benedittorum; visitò anche l’atrio o cortile da cui si saliva in diverse stanze addette per refettorio; e perché si approssimava la sera, così si legge nel manoscritto, Monsignore se ne salì da Crapolla e per istrada visitò anche la Grangia di detti Benedettini la di cui Chiesa era sotto il titolo di San Giacomo. Ma come de’ beni di questi Benedettini se ne era formata una Badia che rendeva da mille e cinquecento ducati annui, così era nel’obbligo l’Abbate di custodire la Chiesa di San Pietro e mantenere un cappellano nella detta Grangia e, siccome questa era al disotto della Pedara, riuscì comodo al Vescovo visitarla nel salire che fece da Crapolla, intanto Nepita nel visitare questa Chiesa la ritrovò spogliata di tutti gli arredi sacri, per cui giunto in Sant’Agata chiamò il cappellano per sapere la ragione dell’abbandono di quella Chiesa e questi gli disse che erano più anni da che era nata una forte lite tra l’Arcivescovo di Sorrento, del Pezzo, ed il Vescovo di Massa per la giurisdizione della Badia e che questa lite era stata portata a Roma alla Congregazione de’ riti; più che il Metropolitano aveva interdetta la Chiesa percui esso era stato obbligato di levarne tutti gli arredi e conservarli in sua Casa. Di tutto questo fabbricato poi della Grangia è avvenuto una cosa curiosa, nel 1691 Nepita visitò questa Chiesa, intanto nel breve spazio di un secolo e più gli alluvioni hanno coverto di terra la Chiesa ed il fabbricato della Grangia, al segno che è scomparsa alla vista degli uomini ed ancora cancellata dalla loro memoria.

Difatti sono pochi anni che il signore D. Giuseppe Sebastiano, nostro antico ed ottimo amico, coltivando un suo podere al disotto della Pedara scoprì questo fabbricato, ma da quei naturali si ignorava da quanto tempo esistesse sotto terra ed a chi appartenesse.

 Ma non vogliamo che il lettore sia privato di un altra antichissima cosa che risguarda da vicino questo Casale di Sant’Agata.

Ne’ tempi antichissimi, e quando erano in grande venerazione questi due Tempii di Apollo e Minerva, i Greci abitanti di Sorrento, in un giorno stabilito in Primavera sormontando i colli Sireniani, le tora, discendevano sul mar Pestano, golfo di Salerno, processionalmente ad offerire sacrifici ad Apollo in quel famoso Tempio; ma questa religiosa processione ancora dura e si eseguisce annualmente, ed ecco come: i Greci Sorrentini avendo al pari de’ Greci Minervini abbracciata la fede Cristiana, ed allora quando il Tempio d’Apollo fu invertito in Chiesa Cristiana e dedicato a San Pietro Apostolo, essi nella prima festa dopo Pasqua di Resurrezione si portavano da Sorrento processionalmente con un Sacerdote a San Pietro ove si faceva una sontuosa festa; caduto poi da pochi anni il Tempio, questa stessa processione sale parimenti da Sorrento, ma resta nella bella Chiesa di Sant’Agata.

Prossimo a Sant’Agata calando verso occidente si incontra il Casale di Pastena, nome che deriva da un antica famiglia la quale possedeva molte terre in Pastena, ed in Sant’Agata nel sito detto Casa di Pastena.

Su la strada che da Sant’Agata conduce Pastena si incontra una bella Cappella con un Atrio coverto, questa fu la Cappella che i primi Cristiani del Casale eressero in onore della natività della Regina de’ Cieli; poscia nel 1656, dopo la terribile peste che esterminò questo paese, Bartolomeo Cuccaro con le limosine ampliò detta Cappella e fu allora posta sotto il titolo di San Sebastiano e nell’atrio vi si pose una tabella di pietra di Massa in cui era inciso l’oggetto e l’epoca di tale epitaffio; il tempo ha talmente roso le lettere che più non si possono leggere.

Proseguendo il cammino ben presto si incontra una Chiesa, questa è la Parrocchia del Casale; l’edificio ha un tempo sofferto una gran Catastrofe; esso è sostenuto da forti pilastri laterali ed entrando nella Chiesa si vede che l’altezza non corrisponde alla lunghezza: più anni sono la volta nell’interno della Chiesa era sostenuta da tre grosse aste di ferro che, alla distanza di più canne dalla volta, l’attraversavano, ciò che faceva molto sfigurare questa Chiesa; più il tetto era cadente e finalmente era mancante di tutte le necessarie suppellettili ed arredi sacri; ma la Provvidenza vi ha mandato da pochi anni un Pastore il quale ha tutto riparato ed adornato in modo che ora la Parrocchia di Pastena può mettersi al paragone delle altre belle Chiese di questa Diocesi di Massa. La Chiesa fu visitata da Nepita in tempo del Parroco Caputo; è sotto il titolo di San Paolo Apostolo, ma in origine era dedicata a San Michele Arcangelo.

Pastena un tempo faceva parte della Parrocchia di Sant’Agata.

In questa Chiesa esiste un quadro grandioso sul muro dietro al grande Altare rappresentante San Pietro e Paolo di un eccellente pennello.

Questo Casale giace sotto alla falda meridionale del Deserto, gode un aria pura e si rattrova nel centro del paese e molto distante dal mare.

La Chiesa ha un largo cortile in mezzo del quale vi vegeta un albero di Tiglio, il più bel albero che sia nel suolo Lubrense, conta cento e quaranta anni, dacchè vi fu piantato da Alesio Stajano nativo di Pastena.

Gli abitanti sono in numero di 270. Vi è finalmente da osservarsi in questo Casale un magnifico Acquedotto antichissimo che si vede nel territorio sito al disotto della Chiesa e si chiama la grotta di san Paolo; nella strada che mena a Sant’Agata ve n’è un altro, e Persico dice che ne’ suoi tempi se ne vedeva un altro in una grotta nel Casale di Sant’Agata.

Ora vi è da riflettere che queste opere grandiose non si fanno mai per comodo de’ villaggi, ma bensì per uso delle grandi Città.

Da Pastena andando verso occidente si giunge ben presto in Santo Nicola, punto di una bella veduta da cui si mira l’intero golfo di Napoli; ivi son due strade, una a destra che mena al Casale di Acquara e l’altra a sinistra che conduce al Casale di Monticchio; quella retta poi discende nella Città e termina nella Marina di Massa.

Il Casale intanto di Acquara ha preso tal nome dalla gran quantità dell’acqua che ivi sorge provveniente dall’alto colle del Deserto.

In questo piccolo Casale vi è solo da osservare una Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di San Vito.

Questa Chiesa è stata dall’ultimo Parroco Aragona molto abbellita e per la sua mediazione ha ottenuto la congrua.

Circa due secoli indietro era unito con Pastena. Gli abitanti sono in numero di 160.

Questa chiesa era in origine l’antica Cappella eretta in quel casale da’ primi Cristiani, poi fu ampliata ed ornata da Aelardo Vicedomini, discendente da un antica famiglia di questo Casale, come appare da un fascicolo esistente nell’Archivio, ove si legge in un istrumento di Notar Bartolomeo Guardato de Turri scritto a’ 13 Marzo 1416 in tempo del Vescovo Lodovico.

L’altra strada a sinistra di Santo Nicola conduce nel casale di Monticchio: questo per riguardo al territorio è il più vasto Casale di Massa e confina con la maggior parte degli altri Casali.

Esso vien composto da molti comprensorii di Case, divisi l’uno dall’altro; i principali sono Monticchio, ove è ora la Chiesa Madre, Turro, Titigliano, Caprile, Metrani, nomi tutti che ricordano antichi proprietarii di quelle contrade.

Giace parte sotto al Colle della Neve, parte sotto al Vallone di Turro, altra parte sotto alla collina di Santo Nicola; l’aria è pura e quasi da ogni dove gode la vista del mare di Napoli.

La Chiesa Parrocchiale è grande e ben tenuta, è dedicata a San Pietro Apostolo; ha una congregazione laicale sotto l’invocazione del Nome di Gesù.

Ma nella sua origine fu sotto al titolo dell’Oratorio o del Santissimo Nome di Dio; questa confraternita nel 1576 di già esisteva.

Ma nel 1629, essendosi ricorsi alcuni divoti fratelli di uniti al Parroco alla Curia lagnandosi della poco o quasi niente frequentazione de’ fratelli nell’Oratorio, la Curia dietro a tale lagnanza modificò quest’Oratorio in perfetta congregazione e questo avvenne a’ quattro marzo dell’indicato anno, sotto al Vicario Orazio Maldacea.

Questa stessa congregazione ha da pochi anni una bellissima Terra Santa, fondata accosto a detta congregazione.

Il Casale possiede delle antiche e grandi Cappelle e tra le altre una nella contrada di Metrano, dedicata in origine a San Martino, che poi fu ampliata e se ne formò una gran Chiesa dedicata alla Madonna di Loreto; questa fabbrica si cominciò ai 17 di Agosto del 1501 ed il quadro di San Martino, che era nella Cappella, fu poi situato in questa Chiesa.

Uno dell’antica famiglia de’ Tizzani lasciò ricchi fondi a questa Chiesa di Loreto che era la prima Chiesa Parrocchiale di quel Casale. Vi è in questo Casale un altra Cappella molto celebre ed è Santa Maria della Neve; ma intanto Nepita, che fece una visita esattissima, di tale Cappella non ne parla; ciò vuol significare o che questa in tempo di quel Vescovo era piccola cosa o pure che allora non esisteva.

Ma comunque sia, certo è però che adesso per divozione del canonico D. Michele Bozzaotra, questa piccola Cappella è stata ampliata tanto da essere un decoroso santuario in cui son concorsi e concorrono i fedeli a raccomandarsi all’intercessione della nostra Santissima Vergine ed avvocata da cui hanno in tutti i tempi ottenuto grazie e miracoli.

Questo Casale possiede eziandio un bel Monistero di religiose sotto al titolo del terzo ordine di San Domenico. Principiò a fabbricarsi nel 1717 su di buon disegno, esso è bastantemente grande malgrado che avesse avuto origine da due camere in cui si era ritirata una donzella napolitana e per un sogno avuto. Intanto questa Cristina Olivieri, la quale fu la vergine donzella ispirata dal Signore di portarsi in Monticchio ed ivi finire i suoi giorni, unitosi al altre sue amiche fondarono questo Monistero.

Per divozione poi del Signore Ignazio Chiajese uomo rispettabile per i suoi costumi fu fabbricata la chiesa a sue spese; essa è piuttosto piccola, ma bella e di un buon disegno.

Ha ancora questo Monistero un buon Chiostro ed un grandissimo giardino; finalmente possiede un Ospizio sito in vicinanza del Monistero su di un masso di pietra calcarea e tanto dal Monistero quanto dall’Ospizio si gode la vista delle colline e del Cratere; questo Casale fa 740 anime.

Il Casale di Schiazzani è poco distante da quello di Monticchio; esso è situato sul pendio settentrionale di quella collina che si estende fino a Termini.

Esso non è molto grande, ma unito e ben fabbricato, è distante un miglio dalla Città.

Vi esiste una Parrocchia col titolo del Santissimo Salvatore; la Chiesa è ricca di arredi sacri e ben tenuta; vi si ammira un quadro antico sopra a legno rappresentante la trasfigurazione del Redentore.

Vi è una Congregazione sotto al titolo del Santissimo Rosario, eretta da più di un secolo.

Schiazzani è uno de’ Casali più comodi perché addetto al commercio marittimo.

I suoi abitanti ascendono a 400.

Dalla collina di questo Casale andando verso occidente si giunge ben presto in Termini, Casale antichissimo sito alla falda di San Costanzo; esso gode la vista de’ due golfi, ha una Chiesa Parrocchiale col titolo di Santa Croce; ed una Confraternita sotto l’invocazione del Rosario; e nella collina detta Casa una Chiesa coadiutrice che fu fondata dalla nobile famiglia Massese Fontana come si rileva dalla iscrizione che esiste a’ piedi dell’Altare, e Tesselino Fontana Vescovo di Vico abbellì di molto detta Chiesa e lo stesso fecero i suoi Nipoti; e chi mai poteva immaginarsi che una famiglia tanto nobile e ricca doveva in pochi secoli cadere nell’oscurità e nell’obblio!

Il numero degli abitanti di questo Casale ascende a 600.

Termini ha altri due Casali siti al di sotto di sé, uno cioè ad oriente, ad occidente l’altro: il primo è Nerano, il secondo Marciano.

Noi di questi Casali ne faremo parola dopo di avere parlato di San Costanzo.

Questo Monte di cui altre volte abbiamo tenuto parola è distaccato dalla catena degli Appennini. Esso fu ne' primi tempi denominato Promontorio di Minerva, cui poscia prese il nome tutta la Lubrense contrada; ma nel Medio Evo si chiamò Monte Canutario e così si vede designato nelle carte Geografiche di quei Secoli; Canutario a cagione che in esso non possono vegetare alberi perché le acque portano al mare annualmente la sua terra.

Giovanna II lo diede in proprietà agli abitanti di Termini e di Nerano; nel suo vertice vi è la Chiesa antica di San Costanzo e questa ha dato origine al nome che porta adesso. Questo santo fu il primo padrone di Massa, la cui festa si celebra a’ 14 di Maggio.

Un antica tradizione dice che i Massesi presero, ma non si sa come, il corpo di San Costanzo da Capri e lo portarono in Massa facendogli poi quella Chiesa su la cima del monte e lo dichiararono il Santo Protettore. Ma perché fabbricarono quella Chiesa in un sito tanto alto e deserto non si sa; e di questo Santo i Massesi presenti ne sanno quello che ne scrisse Persico, e questo ne sapeva quello che ne’ suoi tempi se ne diceva, cioè che San Costanzo era di una famiglia regnante di Costantinopoli, che esso si oppose agli eretici de’ suoi tempi e ne convertì moltissimi e che vivo e morto fu illustre per i miracoli; morto il suo corpo fu portato in Capri, ma totalmente si ignora in qual tempo e da chi; si dice ancora che ora il suo corpo sia in Massa, ma se ne ignora il luogo.

Persico seguita a dire che queste notizie si sono ricevute da certi antichi manoscritti esistenti nella Chiesa maggiore di Benevento.

Alle falde occidentali di questo Monte vi è stata un antichissima Chiesa nel sito detto Mitigliano che fu fondata ne’ primi secoli dell’era Cristiana ed era posseduta da’ Benedettini. Nella visita di Nepita fatta a quella Chiesa, che ancora era ne’ suoi tempi officiata, si vedevano le mura del Monistero sito alla destra della Chiesa.

Nerano è fabbricato positivamente sotto la falda del Monte di San Costanzo in modo che il Monte gli leva il Sole molte ore prima di tramontare; per cui nell’estate si gode fresco nelle ore vespertine; è distante dalla Città due miglia.

Vi è in questo Casale da notarsi una Chiesa Madre dedicata al Santissimo Salvatore ed una Confraternita laicale col titolo dell’Invocazione del Rosario. Questo Casale possiede la bella marina del Cantone; i suoi abitanti ascendono a 500; aveva un tempo anche una Grangia di Martiniani.

Marciano è il Casale più prossimo al Tempio di Minerva; la sua situazione è bellissima; lo stretto di Capri ed il Cratere gli apprestano una veduta bellissima; ha una Parrocchia dedicata a Sant’Andrea Apostolo ed i suoi abitanti sono in numero di 340. Da tutto quello che abbiamo detto fin’ora per riguardo della dedica di queste Chiese, si rileva che tutte le antiche sono dedicate a Maria Santissima o agli Apostoli; ciò che indica che la fede fu fin dal primo secolo dell’era Cristiana introdotta in Massa Lubrense.

E con ciò abbiamo finito la narrazione de’ Casali; ed ora ci rimane a parlare della Città.

Questa Città presente vien formata da più Casali prossimi assai l’uno all’altro, ma come che tra questi ve ne sono due intieramente separati, che per alcune ragioni ce ne dobbiamo occupare di proposito; così parleremo del primo, che è Santa Maria, e dopo dell’altro, denominato San Francesco.

Questo Casale di Santa Maria è una contrada che risveglia antiche idee.

Questo sito vien formato da un piccolo monte erto da due lati e solo comodamente accessibile da Oriente, ivi la veduta è superba e l’aria purissima.

Nella parte del monte più elevata vi è una specie di Torre, detta ora il castello, e realmente là era il forte della Città, ed ora vi è un orologio a campana che per essere in un sito molto elevato si sente da tutta l’estensione della Città.

Dopo la distruzione della Città qui si è formato un bel Casale che ha conservato l’antico nome di Santa Maria; vi sono de’ Palazzi e de’ Casini bellissimi ed i Massesi in questo luogo, fino a pochi anni indietro, vi avevano la Sala del loro Parlamento ed hanno ancora qui la Chiesa della Città.

Noi intanto ci facciamo un dovere di far parola di questa Chiesa.

I Massesi dopo la distruzione della Città edificarono questa Chiesa dandogli il titolo di Santa Maria della Misericordia e la dichiararono Chiesa della Città; secoli dopo vi unirono un piccolo Convento in cui ne presero possesso gli Agostiniani scalzi, ma rileviamo che poco tempo ebbero dimora; mentre sorsero liti tra i Massesi e i Monaci che troppo si anderebbe alla lunga se tutto si volesse descrivere; in generale a noi sembra che questo piccolo Convento era molto povero per cui i Monaci vi vivevano di mal animo ed era questa la sorgente di tutte le liti; questo Convento poi finì per essere soppresso sotto al Vescovo de Juliis e questa è la Bolla che da Roma fu spedita a tale oggetto.

All’Illustrissimo e Reverendissimo Fratello, il Vescovo di Massa Lubrense.

Si manda qui unito il decreto intorno all’applicazione e ripartimento de’ beni del Convento degli Agostiniani perché non manchi di dare la dovuta esecuzione, e quando i religiosi del Convento non avessero voluto sortire non manchi a ciò obbligarli, ed in caso di resistenza ne faccia subito avvisata la sacra Congregazione che se le daranno sopra di ciò quelli ordini precisi, che si stimeranno opportuni.

Eseguisca con ogni puntualità e Dio la prosperi. Di Roma a’ 16 di Maggio 1653. Firmato B. Cardinale Spada.

Segue il parere del Vescovo su l’applicazione delle rendite di detto Convento.

Il Convento degli Agostiniani ha di rendita annui ducati settanta in circa: vi sono 270 messe di obbligo ed altri pesi; si potrebbe applicare detta rendita a due cappellani che risedessero nel Convento e soddisfacendo al peso delle messe nella stessa Chiesa per sé stessi, in maniera che vi si celebri ogni mattina almeno una Messa ed uno di essi abbia il peso di coadiuvare al Curato e l’altro abbia cura delle fabbriche e della Chiesa.

All’occidente di questo castello esiste il Monistero dell’Annunciata che racchiude religiose sotto a tale titolo.

Questa Chiesa dell’Annunciata era dentro la Città, come dicemmo, e corse la sorte di tutti gli altri edifici.

La pietà poi di un benemerito cittadino, Marco Cangiano, fece sì che nel 1589 col suo denaro e con qualche sovvenzione della Città giunse a riattare la detta Chiesa e di unirci ancora un Convento di figliuole povere; esso prese la porta di marmo che giaceva a terra e ne formò la porta della Chiesa, ma poi coll’andare degli anni, come quasi sempre avviene, da povere donzelle si è cambiato in persone civili ed ora è il Monistero più ricco di Massa. Tutto ciò che di ottimo e pio fece Marco Cangiano avvenne sotto al Vescovo Gio: Battista Palma.

In questo Convento, dice Persico, vi sono 70 figliuole le quali menano vita spirituale, esse dicono ogni giorno l’officio Divino in Coro; hanno di rendita 1500 ducati annui e poi con le loro fatiche ne lucrano altri 500.

Questo Monistero per la veduta che gode del prossimo sottoposto mare supera gli altri Monisteri di Massa, ma però è privo di un giardino.

La Chiesa è bella in tutto e segnatamente l’Altare maggiore è di marmi scelti e di un lavoro che attira l’ammirazione di tutti; vi sono ancora buoni quadri.

Prima di finire la descrizione di Santa Maria fa d’uopo parlare della Congregazione, detta della Terra, la quale è aldisotto del Castello; questa è la più antica di tutte e gode la preferenza su le altre ed è ben anche la più ricca di fratelli; essa è sotto il titolo del Rosario.

L’altro Casale staccato dalla Città moderna è San Francesco; questo giace sotto la collina di Santo Nicola; ha preso il nome da un Monistero di Paolotti che ivi erano, ma ora soppresso con grave danno di quelle genti, mentre in quella contrada non esiste un Sacerdote. Il Monistero è ben conservato e la sua Chiesa è grande e bella; vi è da ammirarsi due quadri grandi che rappresentano uno il Salvatore che discaccia i profanatori dal Tempio, l’altro l’Assunta; l’Altare maggiore è di bellissimo marmo.

Questa Città moderna di Massa Lubrense vien formata da più Casali prossimi l’uno all’altro come accennammo e da due intieramente divisi di cui ne abbiamo fatto parola.

Ma siccome ne’ primi secoli della Chiesa ogni rione di case fu obbligato ad erigersi una Cappella così essendo questa composta di più Casali uniti vi dovettero ne’ scorsi secoli esservi molte Cappelle delle quali buona parte più non esistono; di fatti Nepita ne descrive nella sua visita 46; queste erano allora le superstiti e le più grandi che meritarono la visita del Pastore ed ora di queste menzionate non ne esiste neppure la metà; vi è anche da riflettere sul conto di queste Cappelle che alcune appartenevano a famiglie particolari per cui dall’antichità di queste si può conoscere l’antichità di alcune famiglie Massesi.

Intanto col nominare queste Cappelle della Città veniamo ancora ad indicare il nome de’ Casali.

La prima è in Serignano dedicata alla Santissima Vergine del Carmine.

La seconda di San Filippo Neri fondata dalla famiglia de’ Pisani.

La terza è nel Casale di Mortora dedicata a San Giacomo ed appartiene alla famiglia di Martino.

La quarta dedicata alla Santissima Trinità, spettante alla famiglia de Turri.

La quinta è nel Casale di Campo, antica Cappella della Madonna; vi sono altre Cappelle che tralasciamo.

In questa Città l’aria è purissima e l’atmosfera ha un grande vantaggio sopra de’ Casali, o sieno Parrocchie, per non essere soggetta alla nebbia che nuoce terribilmente alla vegetazione di queste campagne di sopra.

La Città è situata sopra un piano irregolare ed è molto elevata dal livello del mare, gode la vista del Cratere, è riparata da’ venti di tramontana. Il suo clima è più caldo de’ Casali per cui i frutti vi maturano molto più presto; ha molti giardini di Agrumi, alberi che ne’ Casali vegetano male a cagione de’ venti freddi.

Vi furono quattro Monisteri di religiosi: il primo era quello degli Agostiniani; il secondo de’ Paolotti; il terzo esistente su la marina de’ frati minori dell’Osservanza di San Francesco d’Assisi a’ quali fu concessa la Chiesa della Lobra a’ 16 d’Aprile del 1584. Il quarto fu il Collegio della Compagnia di Gesù: edificato per cura e limosine ritrovate dal Padre Vincenzo Maggio patrizio di Massa e religioso della stessa Compagnia. Questo Collegio si cominciò ad edificare l’anno 1600 e si abitò a’ 19 di Settembre del 1604.

Vi era una bella Chiesa dedicata a San Giuseppe, ove erano due Cappelle di stucco indorato ed in queste erano riposte e conservate cento corpi e sessanta braccia di Santi Martiri Opera sontuosa e magnifica, cui Ottavio Beltrano nella descrizione del Regno di Napoli stampata nel 1640, nell’articolo Massa Lubrense, dice che non vi era cosa simile in tutto il Regno.

Queste reliquie sono ora custodite nel Monistero di Santa Teresa.

Il Collegio aveva un giardino tutto murato di quaranta moggia, ricco d’acqua ed adorno di belle fontane.

Il sito ove si fondò il Collegio si chiamava la Casa della Regina perché realmente un tempo ivi era il Palazzo di Giovanna II ed una Chiesa detta della Maddalena; ma amendue questi edificii si dovettero demolire perché entravano nel piano di questa sontuosa fabbrica. Il Padre Maggio eresse accosto al Collegio una gran torre per sicurezza de’ Padri Gesuiti, denominata Torrione.

Questa Casa della Compagnia di Gesù in sul principio forse era mediocremente comoda, ma se non fussero stati aboliti col tempo sarebbero divenuti molto ricchi, giacché ritroviamo registrato nel manoscritto di Monsignor Nepita una copia di un testamento olografo scritto da Costanza Pignatelli nella seguente maniera.

Io Costanza Pignatelli Marchesa di Medugno; col presente Alberano scritto di proprio pugno: E’ mio ordine e volontà e sarà da me sottoscritto, perché voglio che sia valido come istrumento: Dico e dichiaro che a tempo che viveva mio Marito Ansaldo Grimaldi Marchese di Medugno unitamente noi desiderammo fondare un luogo ad onere e gloria di Dio, e sperando dalla Divina misericordia ottenere grazia e perdono de’ nostri peccati; ed a tale fine risolvemmo ritirarci nella Città di Massa Lubrense, dove era incominciata la fabbrica del Collegio de’ Gesuiti, di cui mio marito era divotissimo, e là risparmiare ogni anno parte delle nostre rendite, per impiegarle alla continuazione di detto Collegio; e per questo comprammo ivi una Casa e territorio e cominciammo ad ingrandirla onde poterci abitare comodamente, per goderla in vita nostra e poi lasciarla al Collegio: ma avendo il Signore disposto altrimenti e chiamato a sé mio marito amatissimo; restai io sempre con la stessa volontà di quanto avevamo tra noi stabilito.

Ed essendo dopo ancora trapassato mio fratello Gio-Francesco Pignatelli lasciandomi erede universale sopra tutti i suoi beni e raccomandandomi l’anima sua, e desiderando che dopo la mia morte i suoi beni li destinassi ad un opera pia. Posto ciò, posso ora io disporre di ducati trenta mila, che realmente dono e lascio al detto Collegio de’ Gesuiti di Massa, dopo la mia morte: con patto però di dare a mio fratello Fabrizio ducati cinquanta al mese vita sua durante: e ciò si intende dopo la mia morte.

Desidero ancora di essere notata come fondatrice, e che sopra la porta della Sagrestia vi sieno le armi della mia famiglia; come è il solito praticarsi.

Questa Casa della famiglia Pignatelli era nel casale di Acquara che ora appartiene alla famiglia de Turris.

Questo Collegio è rimasto abbandonato per lunghissimo tempo, ma poi all’epoca che i Francesi vennero in Roma, i Trappensi di là espulsi vennero in Massa ed occuparono questo locale, e poi per la stessa ragione da qui furono mandati via nel 1806; poscia nel 1832 si cominciò a trasformarsi in Quartiere, e nel 1834 ne presero possesso gl’invalidi. Questo Quartiere è capiente di 600 individui e per ridurlo in questo stato vi si sono spesi 18 mila ducati.

Nella Città vi sono due Monisteri di Monache, uno un Santa Maria di cui ne abbiamo di già parlato, l’altro prossimo al Vescovado di Teresiane; questo Monistero fu fondato dalla venerabile Madre Serafina di Dio, fondatrice di molti Monisteri di Teresiane, e questo fu fissato prossimo al Vescovado ed alla Casa de’ Gesuiti in tempo di Monsignor Neri, su di un disegno vasto e decoroso e si continuò sotto al Vescovo Nepita terminandosi intieramente nel 1689 ed a’ 20 di Giugno dell’istesso anno ne presero possesso le religiose.

Questo Monistero è costruito sopra un eccellente disegno, e l’Atrio che conduce alla Chiesa ed alla Porteria è nobile e grandioso. La sua Chiesa non è molto grande, ma raccolta e decente come tutte le Chiese de’ Teresiani.

Il Monistero è ben architettato ed ha l’acqua perenne nel suo piano superiore; il Coro circonda tutta la Chiesa; ha un Chiostro pieno di agrumi, oltre di un vastissimo giardino; la veduta dal Monistero è bellissima, mentre gode l’aspetto delle colline e quella di tutte il Cratere; è poco distante dal mare. In quel Monistero si gode la pace e le religiose sono in armonia tra loro e vivono in perfetta comunità.

Le congregazioni sono tre: una è quella della Terra che esiste in Santa Maria, cui ne abbiamo già fatto parola; un altra di Sant’Antonio nel Monistero de’ Francescani, e questa è diretta nello spirituale da quei Padri; la terza è de’ galantuomini, sotto al titolo dell’orazione e della morte, sita accosto al Vescovado.

Allora quando fu distrutta la Città di Santa Maria, il Vescovo fu obbligato di fissarsi nel Monistero della Lobra, ove dimorò lunghissimo tempo e fintanto che la Città di Massa Lubrense ritrovò i mezzi da fondare un altro Vescovado; ma in questo intervallo di tempo sorse una quistione tra gli abitanti de’ Casali e quei della Città; mentre i primi volevano che il Vescovado si edificasse in Santo Nicola, come sito centrale del paese, al contrario quei della Città bramavano il Vescovado nel seno della Città; questa disparità di voleri durò moltissimo tempo; finalmente unitosi il Governo Municipale di Massa, il Clero, il Capitolo, ed i primarii Cittadini decisero che il detto Vescovado si doveva edificare ove esisteva il Governatore e la casa Comunale; mentre detto Governatore, allorché fu distrutta Santa Maria si ritirò nella Casa della Regina Giovanna e non mica ne’ Casali; terminata intanto questa lunga disparità di sentimenti si diede principio alla fabbrica del Palazzo Vescovile e del Vescovado nel sito ove ora si ritrova, detto Palma; ed il Vescovo, allorché fu terminato il Palazzo, abbandonò il Monistero della Lobra, ma la Città si riserbò il dritto di officiare il Capitolo di unito al Vescovo ed al Sindaco in quella Chiesa della Lobra nel giorno dell’Assunta, volendo così la Città perpetuare a far conoscere che quel Monistero e quella bella Chiesa sono di sua proprietà.

Ora dobbiamo parlare del Vescovado, ma prima è necessario che esponiamo sommariamente le vicende a cui è andato soggetto dacchè si ritrova fissato in questo sito Palma.

Uno degli ottimi Vescovi di Massa fu certamente Gio-Battista Nepita, questo riattò il Palazzo Vescovile, che trovò rovinato, ed il Vescovado, che era in uno stato peggiore del Palazzo, non solo per la fabbrica, che minacciava rovina, ma ancora per essere privo di tutti gli arredi sacri: la Curia poi era stata intieramente saccheggiata, in essa mancavano le scritture più interessanti.

Questo ottimo Pastore appena preso possesso, con le sue economie, mentre le rendite erano tenuissime, accomodò il Palazzo, riattò il Vescovado e lo fornì di tutti gli arredi sacri che gli mancavano, e ricuperò per quanto fu in suo potere le scritture perdute; e così pose in ordine tutta la sua Diocesi; Tanto può la carità e l’amore dell’ordine in persona di un vero Pastore! Ma quando era tutto in ordine venne un tremuoto che rovinò il Palazzo Vescovile dalla parte della Strada sino alla porta del giardino ed il Vescovo fu costretto ritirarsi nel Collegio de’ Gesuiti; in tale emergenza si vide nella necessità di ricorrere alla Città per avere un sussidio, onde poter riattare i danni e le rovine cagionate dal tremuoto, per essere le sue finanze intieramente esauste; ma perché alcuni male intenzionati, come spesso avviene ne’ governi municipali, si opposero fortemente alla giusta domanda del Vescovo, esso fu costretto a comparire nel Collaterale, ove litigò sedici mesi, ed alla fine fu decretato che la Città pagasse, pronunc, ducati trecento, essendosi deciso dal tribunale che tale spesa spettava alla Città, per la povertà della Chiesa; detti ducati trecento, ne furono pagati cento nel Sindacato annuale di Costanzo Cangiano, cento in quello di Gennaro Caprile, ed il resto in quello di Mattia Perrella.

Con questo denaro si fecero tutti gli accomodi più urgenti, e quando tutto era terminato venne il secondo terremoto, e questo in buona parte rovinò le opere fatte; onde bisognò risarcire i guasti avvenuti.

 Ma l’antico palazzo del Vescovo non è quello che esiste attualmente, esso era dietro al Vescovado; ma perché mal fondato ne’ fondamenti, fin dal principio, finì per cadere intieramente.

Il presente che esiste attaccato lateralmente alla Chiesa Vescovile si deve a Monsignor Bellotti, il quale lo eresse mediante la sua economia, esso è nobile e bello e degno di un ottimo Pastore, la di cui memoria sarà sempre grata a questa popolazione; Bellotti, al pari di Nepita, ritrovò il Vescovado rovinato e privo di tutto, ed esso lo rimise in buon sistema ed ordine.

Ma essendosi ne’ nostri tempi riunita la Diocesi di Massa con Sorrento, questo Vescovado, non avendo più chi ne avesse presa una cura diretta, di nuovo minacciava rovina, per cui il Capitolo si è incaricato di riattarlo a sue spese ed è ora divenuta la più bella Chiesa di questa Diocesi di Massa, e ciò fu eseguito sotto la direzione e cura del Signore Colonnello Vollaro.

La spesa è ascesa a ducati 7000.

Il Vescovado di Massa Lubrense è una Chiesa grande che contiene dodici altari, oltre del grande Altare e della Cappella del Santissimo Sacramento e del Santo Protettore; ivi si ammira il quadro dell’Altare Maggiore, che è di ottimo pennello, rappresentante la Visitazione; vi è una Statua di Santa Irene bellissima; quella poi del principale Protettore costruita in mezzo busto, cui la testa e le mani sono di argento, ed a’ piedi vi è un femore del Santo, chiuso in una cassettina di cristallo, sostenuta da due puttini; questa reliquia è antichissima pervenne in Massa da Taranto, ove esiste il Corpo di San Cataldo.

Per cura poi del reverendo Padre Pietro d’Onofrio, antico Gesuita, venne dall’istesso Taranto un osso del braccio del medesimo Santo, sono ormai quarant’anni, e questa nuova reliquia fu situata nel petto della Statua.

Nella Sacrestia vi sono i ritratti di buona parte de’ Vescovi e vi esiste una piccola stanza, che chiamasi la Canonica.

Ma come i Massesi sono stati in ogni età divotissimi della Santissima Vergine, così questo Vescovado è sotto al titolo della Madonna delle grazie, intanto sino a due anni indietro non esisteva una statua della Madonna delle grazie, ora ad insinuazione del Vicario mio germano D. Pietro Paolo i figliani di questa Parrocchia ne hanno fatta una bellissima, a statura naturale, e l’hanno adornata in tutto magnificamente.

La prima festa fatta in questo Vescovado in onore della Vergine si celebrò nel 1838 ed il concorso superò ogni aspettativa; vi vennero gente da Capri e da tutta la Costa del Cratere ed ancora da Napoli; la festa fu sontuosissima, sopra ogni credere e continuerà a farsi in ogni anno.

Finalmente la popolazione di questa Cattedrale ascende a 3000 anime.

Vi è in questa Città un altra sontuosa festa che si celebra a’ 15 di Agosto in onore dell’Assunta, nella Chiesa della Lobra, seconda Chiesa Cristiana, sita sopra della marina, ove si conserva la prima immagine in Massa dipinta della Santissima Vergine, detta la Madonna della Lobra, e da pochi anni l’Incoronata, a motivo che quei Padri francescani fecero una sontuosissima festa in questa occasione dell’incoronazione della Madonna Lubrense; e noi non possiamo meglio farne comprendere la magnificenza che con riportare il programma in quella circostanza pubblicato, questo è il seguente.

Si fa noto come nella Chiesa de’ Padri osservanti di San Francesco d’Assisi, sita su la marina di Massa Lubrense nel giorno dodici del prossimo mese di Agosto 1804 si corona con sollenne pompa la miracolosa immagine di quella Vergine Santissima, sotto il titolo di Santa Maria della Lobra.

La festa durerà quattro giorni, cioè dal dodici fino al quindici di detto mese.

Ed oltre del pomposo apparato tanto nella Chiesa che nella piazza, ed oltre alla generale illuminazione della Città, in tutte le sere vi sarà musica per divertimento della popolazione e nella prima ed ultima sera vi saranno superbi fuochi artificiali.

Il Pontificale si farà da Monsignor Miccù dell’Ordine de’ Minori osservanti, Vescovo di Scala e Ravello.

Nei primi tre giorni vi saranno Panegirici recitati da tre scelti soggetti della Religione Osservante.

La Musica sarà del celebre Maestro di Cappella Tritta; vi sarà il sonatore d'Arpa, Leopoldo, il primo violino sarà Merciar, e le prime voci Velluto da soprano e Creiz da primo tenore. Tutti coloro che ne’ quattro giorni si confesseranno e comunicheranno in questa Chiesa guadagneranno indulgenze plenarie.

Nota delle spese.

Per due corone d’oro 460 ducati.

Per Musica 552 ducati.

Per pranzo a’ musici e soldati 271 ducati.

Per affitti di letti 30 ducati.

Ai soldati 83 ducati.

Per organetti 30 ducati.

Per cere 140 ducati.

Per spese minute 20 ducati.