PARTE III

 

Storia Moderna

 

CAP. I

 

Nella descrizione della Storia moderna di Massa Lubrense dobbiamo lasciare indietro molti secoli e fissare un’epoca da cui partiremo, onde poi camminare con un certo ordine per giungere fino a’ nostri giorni, e ciò per la ragione che queste due colonie del Promontorio di Minerva si governavano con le loro leggi, ma però amendue erano protette dalla loro Madre patria ed ognuna di esse si gloriava di far parte della sua Nazione da cui era derivata; ma essendo sorto l’Impero Romano, ed avendo dilatata la sua potenza sopra tutto il Mondo noto di quei tempi: Atene, Tiro, Cartagine furono sottomesse a’ Romani i quali, essendo già padroni da secoli dell’intiera Italia, lo furono eziandio di queste piccole colonie le quali, come tutti gli altri Italiani, dovettero a’ Romani sottomettersi, ed allora ne avvenne che queste colonie si confusero fra loro e formarono una sola nazione, un Municipio Romano.

Quello poi che avvenne sino all’Epoca che andremo a fissare a queste colonie non si sa, ma solo si può arguire riscontrando ciò che accadde a queste provincie sotto alla Romana dominazione.

L’epoca che abbiamo deciso di fissare è l’era Cristiana: noi dunque cominciaremo questa istoria descrittiva moderna dal principio dell’era volgare.

La pienezza de’ tempi era giunta e l’uomo a vita novella era chiamato, l’idolatria di tanti secoli doveva cadere per la cooperazione di dodici uomini ignoranti, miserabili e plebei.

Un pescatore capo di questi, San Pietro, giunse in Napoli circa il quarantaduesimo anno dell’era volgare e predicò a’ Napolitani un solo Iddio e la nuova sua legge di grazia, tanto bastò che si convertirono molti Napoletani, i quali non tardarono a portarsi in Massa Lubrense ove esistevano quei famosi Tempii di Minerva ed Apollo deità, della prima classe scelta, che continuamente richiamavano gran folla di uomini da tutte le Città vicine, ed ancora da Roma ad adorare queste deità in questi famosi e vetusti Tempii; intanto i novelli Cristiani creati da San Pietro in Napoli non mancarono nel suolo lubrense di predicare la parola di Dio, l’Evangelo; moltissimi di quei abitanti si convertirono ed abbandonarono l’idolatria; ed i Tempii cominciarono per conseguenza ad essere meno frequentati, e così di mano in mano, da generazione in generazione si andò dilatando la vera credenza ed il culto, tanto per lo passato venerato, di Apollo e di Minerva andò indebolendosi e finì poi totalmente nel terzo secolo, quando Costantino il Grande salì sul Trono di Roma: tanto la grazia del Signore agì sull’animo de’ nostri antichi padri!

A quell’epoca, cioè dopo tre secoli di persecuzione in cui si immolarono milioni di vittime e che il sangue corse a fiumi, la Chiesa Cristiana acquistò la sua pace, ma avvenne allora una grandissima rivoluzione nello stato civile della Società e fu questa costretta ad adottare un nuovo sistema di vivere, una nuova morale e nuove leggi perché nuovo era il culto.

Posto ciò, si comprende bene che questi abitanti del Promontorio Minervino, essendo divenuti tutti Cristiani, dovettero costruire delle nuove Chiese per cui convertirono quella di Apollo in Chiesa Cristiana e la dedicarono a San Pietro Apostolo e distrussero l’altra di Minerva.

Ma allora tutti gli abitanti di sopra avevano una Chiesa, che era quella di San Pietro, ma quelli che abitavano ancora nella Campanella o nel piano di Massa o sulle falde del Promontorio di Minerva, tutti questi si ritrovarono distantissimi dalla Chiesa di San Pietro a Crapolla, per cui essi furono obbligati di fondare un altra Chiesa, prossima alle loro abitazioni; e questa la fecero magnifica nella marina di Massa, ove ora si denomina quel sito Fontanella, dove, come abbiamo detto, i Fenicii vi avevano un piccolo Tempio dedicato ad Ecate; i Cristiani lo diroccarono ed avvalendosi anche di quei materiali eressero ivi una Chiesa magnifica sul modello delle Chiese Cristiane, essa era a tre navi e sostenuta la volta da colonne di marmo travertino.

Questa è la prima Chiesa Cristiana che fu eretta dalle fondamenta in questa Penisola Sorrentina, fu dedicata alla Santissima Vergine e la sua immagine fu dipinta a fresco sulla parete del muro di detta Chiesa, e quella immagine tanto miracolosa, che ancora si conserva intatta in Massa, denominata la Madonna della Lobra o l’Incoronata, a cui i Massesi di tutti i secoli sono stati e sono divotissimi, ed essi in ogni età ed ogni circostanza ne hanno ottenuto grazie e miracoli.

Le stesse ragioni, che per la Campanella e Crapolla militano, lo sono ancora per Fontanella; mentre la marina attuale di Massa Lubrense non è quella stessa che era ne’ secoli cui facciamo parola; giacché allora era spaziosa ed aveva un piccolo molo o porto atto e comodo per i bastementi di quei secoli; aveva ancora sopra di sé una bella pianura ove prima fu fabbricato il Tempio di Ecate e poi quello della Vergine Santissima.

Gli alluvioni, il mare e la povertà sopraggiunta degli abitanti ha fatto andare tutto in rovina.

Prima intanto d’inoltrarci in questa narrazione della Storia moderna fa d’uopo far menzione del nuovo nome che piacque a questi abitanti dare al loro paese.

Si vuole generalmente che il Promontorio di Minerva nell’era cristiana fu chiamato Massa per la fertilità delle sue terre, ma quante terre vi sono in questa provincia di Napoli più fertili di queste e pure non si chiamano con questo nome.

Persico dice di aver letto un antico istrumento scritto in Pergamena, nel quale nell’anno 1021 dell’Era Cristiana Benedetto Tizzani nativo del Casale di Monticchio fondò la Chiesa vecchia di detto Casale sotto il titolo di San Pietro, nel quale istrumento il Tizzani vien denominato Massese.

Ma a noi pare che questo nome di Massa sia assai più antico di quello che lo crede Persico e che gli sia stato dato da’ primi cristiani i quali vergognandosi della loro antica credenza vollero per sempre mandare in obblio il nome di Minerva; e crediamo che questa fu la ragione che gli spinse a denominare questo loro Promontorio di Minerva Massa, vi aggiunsero poi Lubrense, nome che derivarono dal vocabolo Delubrum, Minervae; ed in appresso la Santissima Vergine vene chiamata la Madonna della Lobra, cioè la Vergine di Massa Lubrense.

Ci rimane a fare un altra riflessione su la fondazione di questa prima Chiesa, perché fu edificata nella marina di Massa e non già in mezzo al territorio di Massa; ciò ci porta a credere che la massima popolazione in quell’epoca dimorava in vicinanza di detta marina a cagione del commercio a cui forse erano addetti i cittadini di questa contrada in preferenza dell’Agricoltura, a cui pare che in prosieguo si applicarono, ed i proprietari, essendosi ritirati nelle loro Case di campagna di unito a’ coloni, ivi si stabilirono e poi quei siti furono chiamati con i loro cognomi; così per esempio; Pipiani da Pompeani, Marciani da Marziano, Titigliano da Tiziano, Nerano, cioè Neroniano da Tiberio Nerone, il quale mentre dimorava in Capri scorreva la costa fino alla marina di Nerano.

Ed ivi essendosi aumentata la popolazione, quel sito si denominò casale; ed in seguito poi più Casali formarono una Parrocchia.

Ma come che tutta questa popolazione era Cattolica e non aveva che due Chiese, una a Crapolla, un’altra alla Marina di Massa, non era possibile che questi abitanti di Massa Lubrense potessero frequentare la Chiesa; ed ecco l’origine di tante Cappelle che ancora ne esistono in questo paese; mentre ogni Casale fu obbligato a fabricarsi una Cappella in cui vi officiavano giornalmente i Sacerdoti, ed allora la Chiesa Madre era quella di Santa Maria della Lobra a Fontanella.

Ma, aumentandosi la popolazione in detti Casali, la distanza della Madre Chiesa arrecava grandissimo incomodo e disturbo ai fedeli che abitavano sopra Massa; per cui ricorsero al Pontefice per ottenere la creazione delle Parrocchie, ciò che gli fu accordato e tra le prime fu quella di Torca, di Termini, di Monticchio, indi Sant’Agata ed in seguito tutte le altre che ora esistono, ed allora tutti gli altri Casali furono incorporati con queste primitive Parrocchie.

Le prime furono istituite con un breve di Pio V nel 1596, e tutta poi la Diocesi di Massa era sottoposta al Vescovo di Sorrento, il quale era allora il solo Vescovo di tutta la Penisola Sorrentina ed era indipendente, cioè non suffraganeo di alcuno Arcivescovo.

Quest’epoca si ignora intieramente per le mancanze delle scritture disperse nella Curia e Persico si è molto affaticato per mettere a giorno questo punto interessante della Storia di Massa, ma non vi è riuscito; né la serie de’ Vescovi che esso Persico riporta è intiera, altronde noi ne abbiamo ricevuto un notamento che ci sembra molto esatto dal nostro ottimo amico D. Giuseppe Mollo, il quale esercita la Professione Medica nella Capitale con gran decoro; egli è figlio del Capitano della Marina Reale D. Luigi, nativo di Massa.

Il notamento è il seguente:

Il primo Vescovo di Massa Lubrense fu Alberto creato Vescovo da Onorio III e fiorì nel 1220.

Il secondo Pietro Donorsi nel 1289.

Il terzo Francesco creato nel 1299 e trasferito in altra sede nell’anno 1311.

Il quarto Giorgio Magnesio nel 1347.

Il quinto Fra Paolo Fiorentini nel 1348.

Il sesto Giovanni Fiorini nel 1531.

Il settimo Lodovico Fiori nel 1401.

L’ottavo Sebastiano Ripa nel 1434.

Il nono Giacomo Scannapeco creato nel 1466.

Il decimo Geronimo Casfaldo nel 1506.

L’undecimo Pietro Marchese nel 1521.

Il duodecimo Geronimo Borgia nel 1544.

Il decimo terzo Gio. Battista Borgia nel 1545.

Il decimo quarto Giovanni Andrea Bellone Messinese nel 1560.

Il decimo quinto Giuseppe Faraone nel 1577 e trasferito nel 1581.

Il decimo sesto Giovanni Battista Palma Massese creato nel 1591, morto nel 1594.

Il decimo settimo Lorenzo Asprella nel 1594, morto nel 1605.

Il decimottavo Fra Agostino Quinzio creato nel 1605, morto nel 1611.

Il decimo nono Ettore Gironda nel 1611, morto nel 1626.

Il vigesimo Fra Maurizio Centino nel 1626.

Il ventunesimo Alessandro Gallo nel 1632, morto nel 1645.

Il ventiduesimo Giovanni Vincenzo de Juliis nel 1645, morto nel 1672.

Il vigesimo terzo Francesco Maria Neri nel 1672 e trasferito nel 1678.

Il vigesimo quarto Andrea Massarenga nel 1684.

Il vigesimo quinto Gio-Battista Nepita nel 1695, morto nel 1701.

Il vigesimo sesto Giacomo Maria de Rossi nel 1702, morto nel 1701.

Il vigesimo settimo Andrea Schiani Massese nel 1740.

Il vigesimo ottavo Liborio Pisani nel 1746, morto nel 1756.

Il vigesimo nono Giuseppe Bellotti nel 1757, trapassato nel 1785.

Il trigesimo finalmente fu Angelo Vassallo creato nel 1792, morto nel 1797.

E qui finisce la serie de’ Vescovi di Massa Lubrense la quale Diocesi si è riunita un altra volta con quella di Sorrento.

Dopo di aver esposto la serie de’ Vescovi di questa Città, fa d’uopo ritornare a far parola della prima Chiesa fondata nella marina di Massa che dopo alcuni secoli i cittadini furono costretti ad abbandonarla e fabbricarne un altra al disopra di detta marina, ma per ben comprendere la causa di tale abbandono è necessario che noi esponiamo le circostanze che vi presero parte.

Ed in prima bisogna sapere che la massima opulenza de’ Massesi fu sotto l’Impero Romano e segnatamente all’epoca che Tiberio risiedeva in Capri, allora Massa, come che paese vicinissimo a quest’isola, molti Signori romani vi fabbricarono de’ Casini per essere prossimi a questo Imperatore ed ancora adesso qui si vedono gli avanzi di queste fabbriche romane; e si comprende bene che avendo Tiberio dimorato tanti anni in Capri questo paese si arricchì; più il commercio de’ Massesi era florido in quell’epoca ed essi avevano una quantità di bastimenti di commercio.

Un altra sorgente di ricchezze era per questa contrada l’antichissima esistenza di quei due famosi Tempii tanto noti e venerati da tutto il gentilesimo; per cui vi concorrevano da ogni parte ad offerire sacrificii e tale concorso di gente arrecava non poco utile e vantaggio agli abitanti.

Ma essendo caduto l’Impero romano poi sotto il dominio de’ barbari tutto andiede in rovina e Massa allora perdé la sorgente delle sue ricchezze, che era allora il commercio, e per conseguenza le opere pubbliche furono abbandonate: la marina di Massa avendo un piccolo porto, questo fu a poco a poco ingojato dal mare non essendo annualmente riattato; perduto il porto, il mare giunse fino alle mura della Chiesa e cominciò a roderle, ma oltre a queste disgrazie ne sorse un altra non meno terribile delle precedenti; elasso pochi secoli principiò l’incursione de’ Turchi o Saraceni su tutte le coste di questo Regno; per cui si finì di rovinare il commercio; ed i Massesi allora furono costretti di abbandonare la loro Chiesa della marina e perché minacciava rovina ed ancora per essere troppo esposta all’incursione de’ barbari.

Ed a quell’epoca avvenne che i più ricchi cittadini cominciarono ad abbandonare Massa, come sito poco sicuro e privo di qualunque difesa; ed ora i nipoti hanno dimenticato anche il nome della loro antica patria.

E fu in quell’epoca che questi abitanti di Massa sempre divotissimi della Santissima Vergine si decisero a fabbricare un altro Tempio quasi simile al primo al di sopra della marina; e con le limosine di tutta la popolazione in pochi anni lo condussero a fine.

Questo fu fabbricato nel sito detto Capitello, ed è quel bel Tempio che ora è ufficiato da’ Francescani, ed ivi trasportarono la loro cara immagine della Santissima Vergine; e come questa era dipinta nel muro, con somma diligenza ne la staccarono e la situarono in questa nuova Chiesa nel muro dietro l’Altare maggiore ove si adora sotto il titolo antico della Madonna della Lobra e da pochi anni poi anche sotto quello dell’Incoronata.

Il Clero di Massa Lubrense è qualche tempo che si è molto diminuito di numero: difatti Persico, scrittore di questa Storia patria, circa due secoli indietro asserì che ne’ suoi tempi il Clero ascendeva a 62 Sacerdoti permanenti, a 40 Clerici ed a 21 altri beneficiati assenti, ma poi non dice se il Capitolo era incluso in questo numero.

Ma poi oltre del Clero vi erano più Monisteri, che sono stati soppressi, come diremo a suo luogo.

Ora i Sacerdoti ascendono a quaranta in circa, incluso anche il Capitolo, ma quantunque questo Clero sia ridotto in sì scarso numero, pure esso coltiva la vigna del Signore con ogni zelo e carità, e vi sono moltissimi soggetti rispettabili per evangelici costumi e dottrina.

Il Capitolo è composto di un Arcidiacono, un Primicerio, un Cantore, due Ebdomadarii e tredici Canonici; l’Arcidiacono funziona anche da Parroco e da Vicario Foraneo, ed i Canonici son vestiti di Cappa magna e mozzetta.