l'invasione dei Turchi del 13 giugno 1558

.... nell’anno 1558 nel far del giorno venne l’armata Turca contra la Città di Massa e Sorrento con cento e più galere e saccheggiò questa Città al segno che non vi lasciarono cosa alcuna: si presero l’oro, l’argento, le gioje e le stoffe ricche; sturarono le botti del vino, ruppero i ziri dell’Olio e fecero tutto il male che era in loro potere. Furono prese le Torri ancora, a riserba di tre dentro delle quali si salvarono moltissimi individui.

Scrive lo stesso Notaro che esso, come a tutti gli altri, fu saccheggiato e gli fu levato tutto, gli fu presa la moglie con tre figli maschi e tre femmine e solo si salvò lui con un piccolo figlio denominato Antonino. Fu grandissima la strage e le crudeltà che i Turchi usarono con questi disgraziati Massesi e Sorrentini giacché oltre de’ schiavi che fecero in numero di quattro mila tra Massa e Sorrento, uccisero ancora molti uomini e donne e segnatamente i vecchi, ed a questo Notaro uccisero la Madre ed il suocero; né solo usarono crudeltà contro degli uomini, ma contro ancora degli animali, mentre ammazzarono tutte le vacche che incontrarono, i cani, i muli, i majali ec. e da questo terribile eccidio si contaminò l’atmosfera purissima di Massa in modo che per molto tempo non si poteva respirare; dice ancora de Turri che le case non si potevano più abitare perché i barbari ruppero e fracassarono tutte le porte e finestre.

Cesare Molignano ragionando di Sorrento dice che Pialì Pascià con 120 galere a’ 13 di giugno avanti alla Capitale saccheggiò Massa e Sorrento e ne portò via in Costantinopoli due mila Sorrentini; né in Sorrento rimase casa che non fosse spogliata e distrutta.

Lo stesso asserisce Cornelio Vitigliano nella cronica del Regno di Napoli nel cap. V ed aggiunge che fra i presi in Sorrento vi fu un gran numero di Monache.

Il Signore de Turri ci fa ancora sapere che l’armata turca avvicinandosi di notte sulla marina del Cantone, senza esser veduta, gli fu facile sbarcare due mila uomini bene armati, con ordine che se incontravano resistenza se ne ritornassero nelle galere e per questo fine lasciarono nella marina di Nerano o Cantone molte galere ed il resto della flotta attraversando lo stretto di Capri venne alla marina di Massa e Sorrento.

Gli abitanti nel vedersi assaliti fuggirono verso le colline credendo che solo dalla marina del Golfo di Napoli fussero venuti i turchi, ignorando quello che già era accaduto a Nerano; e così rimasero ingannati perché i due mila sbarcati in Nerano non avendo ritrovata resistenza si erano inoltrati su le colline di Termini e si diressero verso Sant’Agata e Torca, mentre quei che erano discesi in Massa si avanzavano verso il centro del paese; altronde i Massesi vedevano l’armata turca che aveva invaso anche Sorrento, per cui si ritrovarono chiusi da ogni parte; pur non ostante molta gente si sarebbe salvata, la quale per diverse vie era giunta alla pezza della vela, collina al di sopra di Sant’Agata, e da tal luogo essi potevano facilmente prendere Vico, ma per colmo di disgrazie sorse tra loro una voce che i turchi avendo fatto uno sbarco a Vico da quella parte gli venivano all’incontro, per cui presi da novello spavento ritornarono indietro; ed ecco che anche questi si imbatterono con i barbari i quali avevano invasi i Casali di Torca e Sant’Agata e trascinavano seco loro tutti i Schiavi, o sieno i miseri Massesi, di unito al bottino; e così tutta l’intiera popolazione di Massa venne nelle mani de’ Turchi e solo si salvarono quei che ebbero più astuzia, che per altro non furono pochi, e si nascosero in mezzo alla campagna e tra le macchie delle colline; mentre questa era una scorreria, né i Turchi potevano molto restare nella Penisola, ed in quella circostanza unirsi molta gente e correre le strade battute era pessimo consiglio.

I Turchi dopo di avere devastata Massa e Sorrento partirono portando quattro mila e più infelici in Costantinopoli lasciando tante famiglie desolate e tutti privi di quello che avevano di migliore; partiti, D. Matteo Pisani Canonico di San Giovanni Maggiore si portò in Massa ed andò per tutti i Casali notando i nomi e cognomi di quelli che erano stati fatti schiavi e ritrovò che ascendevano a 1493 oltre di moltissimi di cui non se n’ebbe più notizia. Di quelli portati in Costantinopoli, dopo lungo tempo se n’ebbe notizie e si seppe ancora che una buona parte era morta in viaggio per i pessimi trattamenti ricevuti.

Il Segni parla della spedizione Turca che da Costantinopoli venne in Marsiglia in soccorso di Francesco I comandata dal famoso Barbarossa; questa armata navale, egli dice, nel ritirarsi fece varii sbarchi su le marine di questo Regno ed allora furono rovinate le isole di Ischia e Procida, e che da Ischia ne menarono schiavi da due mila persone ed in tutto ascesero i prigionieri a dodici mila; soggiunse lo stesso Storico, che di questi una gran parte morirono soffocati nel fondo delle galere, che anzi arrivò a tanto la barbarie e crudeltà de’ turchi che gittarono in mare i morti e i moribondi; da questo fatto il lettore può considerare come dovettero essere trattati quei poveri Massesi e Sorrentini; e se la Provvidenza non avesse a quell’epoca salvata Malta dalle mani di Solimano oh! Quanto più grandi sarebbero stati i nostri mali! Il riscatto de’ loro parenti fu un altra rovina per Massa e Sorrento.

Tutte le torri costruite con tanta cura, in quella circostanza non valsero nulla, che anzi fu maggior rovina, perché essendo stati assaliti all’impensata, i Massesi fuggirono in queste Torri senza armi e spaventati, per cui costò poco a’ Turchi il gittare in terra le porte: solo tre non furono prese e tra queste una fu quella del signore D. Nicola de Turri in cui vi si era chiuso il suo fratello con tutti i suoi figli e tutta quella gente che potette guadagnarla; intanto un turco, che giunse sotto alla torre prima degli altri, salì sopra di una quercia per poter tirare un colpo di fucile a quei di dentro, ma un Massese dalla torre fu più sollecito di lui nel tirargli una fucilata, per cui cadde morto; al colpo giunsero molti Turchi e vedendo il loro compagno morto se ne fuggirono. Da questo fatto si conosce bene che se i Massesi e Sorrentini avessero opposto una lieve resistenza a’ Turchi, questi si sarebbero subito imbarcati ed andati via.

(da Storia di Massa Lubrense di Gennaro Maldacea - 1840 - ristampa 1999 - Giovanni Visetti editore )